sabato 23 maggio 2009

contro la Chevron, per l'inquinamento del territorio



Entro la fine dell'anno un giudice ecuadoregno dovrà pronunciarsi nella causa intentata dai nativi contro la Chevron, per l'inquinamento del territorio

Scritto
Chiara Pracchi

Gli impiegati della Chevron che in questi giorni stanno facendo un giro di ricognizione dei vecchi impianti petroliferi in Ecuador, devono girare con la scorta armata. La società, che dal 2001 ha assorbito la Texaco, non è molto popolare da quelle parti, da quando, nel 1993, i nativi hanno intrapreso un'azione legale per i danni causati all'ambiente e alle persone.

Nella regione amazzonica, quasi al confine con la Colombia, le conseguenze lasciate dall'estrazione del petrolio sono ancora visibili: immense pozze di fanghiglie nerastre che si aprono improvvise nel mezzo della foresta pluviale. Sono il risultato di quasi quarant'anni di sfruttamento del territorio e dello sversamento sconsiderato dei prodotti di scarto, condotti prima dalla Texaco e poi, dagli anni '90 in avanti, dalla Petroecuador, la compagnia petrolifera nazionale. Una commissione di esperti, nominata dal tribunale e guidata da Richard Cabrera, ha trovato tracce di bario, piombo e altri metalli pesanti, che hanno profondamente contaminato il terreno e sono penetrati nella falda acquifera. Secondo questo rapporto, almeno 1400 persone sarebbero morte di tumore, leucemia e altre malattie legate all'inquinamento dell'ambiente: un dato che appare sottostimato, scrivono i periti del tribunale, e per il quale ora i nativi chiedono un risarcimento di quasi tre miliardi di dollari.

La Chevron, che negli anni 90 aveva raggiunto un accordo con i deboli e traballanti governi ecuadoregni, ora rifiuta come tendenzioso e di parte il rapporto del tribunale. Ma da allora, in America Latina, il vento è cambiato, e lo stesso presidente Rafael Correa, visitando i luoghi contaminati, ha definito l'operato della compagnia petrolifera in Ecuador "un crimine contro l'umanità". Dal canto suo, la Chevron, che sostiene di aver già versato 40 milioni di dollari per decontaminare l'area e di non poter essere ritenuta responsabile per l'inquinamento causato negli anni seguenti dalla Petroecuador, sta facendo sentire tutto il suo peso sull'amministrazione Obama perché escluda l'Ecuador dai trattati commerciali, mettendo in campo lobbisti del calibro di Mickey Kantor e Mack McLarty, rispettivamente ministro del Commercio e capo dello staff alla Casa Bianca sotto la presidenza Clinton.

Lago Agrio è una città fondata dalla Texaco negli anni '60 come base per i suoi impianti nella regione amazzonica. Da allora numerosi slums sono cresciuti intorno al nucleo originale. L'aula del tribunale sorge all'ultimo piano di un centro commerciale. Da lì, entro la fine dell'anno, il giudice Juan Nunez, dovrà pronunciarsi sulla questione e la sua decisione potrebbe portare la compagnia californiana a pentirsi d'aver chiesto lo spostamento del processo, nel 2003, da New York ad una corte ecuadoregna. Ma un'eventuale sentenza di condanna non porrà fine alla vicenda. Chevron ha già annunciato che ricorrerà in appello nella stato latinoamericano e in un tribunale internazionale, se sarà necessario. Nel frattempo, nella foresta, i residenti continueranno a chiedersi chi pulirà i loro corsi d'acqua e li compenserà per i lutti che hanno dovuto sopportare.

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