giovedì 5 novembre 2009

Un problema che affligge Taranto

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OROSCOPO
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Oggetto: Un problema che affligge Taranto. Per quanti possano partecipare o divulgare. Csoa Cloro Rosso 03 novembre alle ore 19.37 RispondiVenerdi 6 novembre alle ore 18 a Taranto presso la biblioteca Acclavio si terrà un dibattito intitolato DISASTRO AMBIENTALE A TARANTO al quale interverranno Leo Corvace di Legambiente , Antonietta Podda di Radio Popolare Salento moderati da Marcello Di Noi direttore di TarantoOggi.Questo dibattito organizzato dal Csoa CLOROROSSO e da RADIO POPOLARE SALENTO, mira a mettere a fuoco l attuale situazione ambientale del capoluogo ionico che negli ultimi mesi si è “arricchita” di una importante novità con la proposta di ampliamento della raffineria ENI .Sarà un occasione per confrontarsi con la città riguardo l annoso problema ambientale ma non si limiterà al solito elenco di dati indecorosi che purtroppo iniziamo a conoscere fin troppo bene, quest incontro ha l ambizione di andare a ridefinire il modo in cui Taranto ha intenzione di rapportarsi con la grande industria e la sua ricaduta sulle nostre vite quotidiane.Il fulcro del problema, a nostro avviso, è la presunta vocazione industriale della nostra terra che è stata non solo smentita dalla storia ma che soprattutto è stata rigettata dal presente; la nostra città ha conosciuto tutte le fasi industriali dal boom degli anni 60 alla decrescita dei decenni successivi fino al collasso socio-ambientale di questi ultimi anni.Tutte le città del mondo hanno alle proprie periferie degli insediamenti industriali, l anomalia Taranto consiste a nostro avviso proprio nel fatto che sia invece la città alla periferia della sua area industriale.Taranto vive di riflesso la sua industria e i cicli produttivi ne influenzano non poco gli aspetti sociali , un industria come quella siderurgica, in crisi da 30 anni, ha prodotto danni devastanti su tutti i fronti.L ambizione nostra e di tutti i cittadini che hanno a cuore Taranto è quella di andare a ridefinire la città e programmare il futuro nostro e delle prossime generazioni. Da oltre un anno la questione ambientale è entrata nella quotidianità dei cittadini e vive nelle chiacchiere dei bar e dei mercati, ed è la forza di questa istanza, ma a quanto pare non basta, visto che, invece di iniziare ad immaginare una città che cambi strada ci si trova difronte alla possibilità di un ampliamento della raffineria ENI .Ciò che più di tutto lascia interdetti in questa fase che sta vivendo la città di Taranto è il totale scollamento della sua classe politica dalla gente , in questi mesi alcuni politici locali hanno accolto di buon grado la possibilità del raddoppio della raffineria per elemosinare qualche intervento sui livelli di occupazione (a fronte dei faraonici profitti che i colossi industriali nostrani registrano ogni anno); mentre noi cerchiamo la via per smantellare, gli ambientalisti di vetrina, quelli che il 29 novembre dello scorso anno scendevano in piazza al nostro fianco(anche se a debita distanza dal corteo ) prendono la strada del raddoppio e dell aumento degli agenti inquinanti.La nostra città ha bisogno di una nuova coscienza ambientale che non si esaurisce con una legge antidiossina (che appare comunque carente), ma di una nuova strada verso l ecosostenibilità ed è in questo contesto che si deve scendere in piazza il 28 novembre prossimo, non per chiedere interventi palliativi ma per iniziare tutti insieme a smontare questi giganti industriali e (ri)costruire una città nuova, più bella di quella che abbiamo conosciuto in questi anni.L ecosostenibilità del pianeta e il surriscaldamento globale saranno al centro della prossima conferenza ONU che si terrà a Copenaghen in Dicembre e in tutto il mondo si sono aperti dibattiti sulla necessità di intervenire in questi processi decisionali e di mettere in discussione il sistema del capitale che ha generato questo collasso, il caso Taranto si inserisce prepotentemente in questo filone ed è per questo che la manifestazione del 28 avrà un importanza strategica anche dal punto di vista della visibilità mediatica che è uno degli strumenti cardini per avvalorare la nostra lotta.Uscire dai confini locali è l unica nostra possibilità di vittoria , porre il caso Taranto al centro dell' agenda politica nazionale è l unico modo per scardinare il meccanismo perverso dell industrializzazione selvaggia che abbiamo subito negli ultimi 40 anni, abbiamo il dovere di dimostrare a tutta l Italia di quanto Taranto sia un emergenza nazionale al pari delle recenti catastrofi di L Aquila e Messina con l unica differenza che le nostre morti sono latenti e diluite nel tempo e per questo meno mediatiche (anche la morte non è uguale per tutti).Questi sono i nodi che andremo ad affrontare e sviluppare il 6 novembre, un iniziativa che si va ad inserire nella preparazione alla grande manifestazione del 28 che ci vedrà ancora protagonisti nelle strade di questa tormentata città , un altro piccolo passo verso il sogno di vivere in una Taranto migliore... che stiamo già costruendo...FINO ALL ULTIMO RESPIRO

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