mercoledì 24 febbraio 2010

FIUME LAMBRO ( 24-2 ore 17.00 ) tentativo bonifica


ECCO LE FOTO :
TENTATIVO DI BONIFICA , DOPO 36 ORE DAL DISASTRO ECOLOGICO ,,,,
QUI SIAMO ALL'INTERNO DEL PARCO LAMBRO ,
ORMAI LA CHIAZZA PIU GRANDE DI PETROLIO AVRA RAGGIUNTO IL FIUME PO ,,,,,

AI LATI DEL FIUME SI VEDE BENISSIMO LA RIGA NERA LASCIATA DAL PETROLIO ,,,,

PUZZA DIFFUSA PER TUTTOIL PARCO .......... SOB


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Lo sporco viaggio dell'onda nera

Eleonora Formisani


Disastro ambientale in Lombardia. Gasolio e petrolio fuoriescono dalla ex raffineria Lombarda Petroli e finiscono nel fiume Lambro. Un atto doloso secondo la procura di Monza che apre un fascicolo. Sull'area l'ombra della speculazione edilizia con il placet del Comune.
Lambro10-4

Una marea nera di gasolio e petrolio, inarrestabile, micidiale ha avvolto il fiume Lambro. Si tratta di 600 mila litri di materiale tossico proviene dalla «Lombarda Petroli», una ex raffineria di Villa Santa in provincia di Monza. Ignoti hanno aperto i collettori di collegamento di tre cisterne del deposito facendo fuoriuscire il gasolio e l’olio combustibile che si sono riversati nel fiume.
Quasi certamente si tratta di un atto doloso [come è emerso da una riunione pomeridiana in Prefettura] sul quale la Procura del Tribunale di Monza ha aperto un fascicolo per disastro ambientale e avvelenamento delle acque. Secondo gli investigatori l’azione è stata condotta da persone che sapevano come azionare le valvole e sapevano anche quali erano i serbatoi pieni. L’accusa, al momento, è a carico di ignoti.
Nel corso della nottata le squadre specializzate hanno pompato gli idrocarburi posizionando delle barriere e dei materiali oleoassorbenti che però non hanno retto, la marea nera è riuscita a raggiungere il tratto piacentino del fiume Po e continua la sua corsa.

Un disastro ambientale di enorme portata. La macchia, grande almeno mille metri cubi come ha chiarito l’Arpa, è partita da Monza per poi attraversare alcune zone di Milano e Lodi. Centinaia gli animali morti: pesci, anatre selvatiche, aironi, germani reali. L’ecosistema del Parco regionale del Lambro è a serio rischio e i sindaci della zona sono stati invitati ad avvertire la popolazione di non bere l’acqua del rubinetto. Non solo, il fiume è off limits anche per innaffiare gli orti e i campi e, ovviamente, non si potrà più pescare, avverte la Asl Milano 2.
«Una vera e propria catastrofe ambientale – secondo il presidente di Legambiente Lombardia, Damiano Di Simine – L’impatto sulle comunità biologiche è ancora tutto da quantificare, ma per molto tempo produrrà un deserto biologico».
Forse questo è il colpo di grazia al fiume, uno dei più inquinati d’Italia nonostante i diversi miliardi investiti per il suo risanamento e nonostante la delocalizzazione di molte industrie dell’area brianzola.
«Nel 1988 era stato istituito un piano straordinario di bonifica ‘Lambro-Seveso-Olona’ per riqualificare i tre fiumi più importanti e più degradati dell’area milanese, ma non è mai stato realizzato. – ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia – Lo stesso piano di tutela delle acque regionale ha rinunciato esplicitamente alla possibilità di un serio recupero del fiume, affermando che sarebbe comunque impossibile entro il 2015 raggiungere il ‘buono stato ecologico’ richiesto dall’Europa. Dopo la dichiarazione di ‘morte biologica’ del Lambro, l’entrata in funzione dei 3 depuratori milanesi ha ridato al fiume una seppur minima vitalità ma questo non basta certo per salvare la situazione».
Ora uno dei tre depuratori, quello di Monza che serve mezzo milione di abitanti, è fuori uso. «C’è da mettere in conto il fatto che per settimane, forse mesi, quel depuratore sarà fuori servizio. Per cui il disservizio farà si che oltre all’inquinamento da gasolio si aggiungerà anche un inquinamento da sostanze organiche, da sostanze tossiche provenienti dalle aree industriali della Brianza. Un danno molto serio, anche nel medio periodo», aggiunge Di Simine.

Sull’area dell’ex raffineria Lombarda Petroli che stava per essere definitivamente dismessa, c’è molto interesse. È proprio qui infatti che, secondo un piano del comune datato 2004 con variante al piano regolatore, dovrebbe nascere un quartiere polifunzionale di 300 mila metri quadri: l’Ecocity Villasanta del valore di 250milioni di euro. A costruire sarà il gruppo Addamiano Costruzioni di Nove Milanese. «Un nuovo quartiere con particolare attenzione all’ecocompatibilità, all’utilizzo di tecnologie e materiali innovativi, al risparmio energetico, con uno stile architettonico che sia interprete degli stili di vita contemporanei e in linea con le tendenze future, e che leghi ambiente ed edifici in un unico elemento», si legge nella presentazione del progetto presentato dal gruppo.
Sarà la magistratura a chiarire, intanto la Regione Lombardia ha chiesto lo stato di emergenza.
LEGGI ANCHE
http://cipiri.blogspot.it/2010/02/la-marea-killer-attenta-al-delta-del-po.html

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martedì 23 febbraio 2010

PETROLIO NEL LAMBRO



OGGI POMERIGGIO , COME AL SOLITO CORRO IN BICI AL PARCO LAMBRO , GIA AD UNA DISTANZA DI100 METRI DAL FIUME SI SENTIVA ODORE DI PETROLIO , ED ECCO LA SORPRESA ,,,,,,,, SUL FIUME GALLEGGIAVANO POZZANGHERE COLOR ARCOBALENO , ,,,,,,,,,,,, E KE PUZZAAAA .
SEMBRA CHE CI SIA STATA UNA PERDITA NELLE FOGNE , DA UNA DITTA DI VILLASANTA A QUARANTA KILOMETRI DAL PARCO ,,,,,,,,,,,,, LA FUORIUSCITA SI E' VERIFICATA ALLE 04.00 DELLA NOTTE , ORMAI IL LIQUIDO OLEOSO AVRA' SICURAMENTE RAGGIUNTO IL FIUME PO',,,,,,,,,,


Un fiume di petrolio nel Lambro


Intorno alle 4 del mattino, ignoti hanno aperto i collettori di collegamento di tre cisterne del deposito della ex raffineria Lombarda Petroli di via Raffaelo Sanzio a Villasanta [Monza], causando la fuoriuscita di almeno 600 mila litri di gasolio per autotrazione e riscaldamento, e olio combustibile, che in parte sono finiti nel vicino fiume Lambro. E' disastro ecologico.

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mercoledì 17 febbraio 2010

Nucleare. Greenpeace, oltre 40mila firme in dieci giorni per dire 'no' ....

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Nucleare. Greenpeace, oltre 40mila firme in dieci giorni per dire 'no'

In soli dieci giorni piu’ di 40mila persone hanno firmato l’appello sul sito di Greenpeace per chiedere ai candidati alle regionali di dichiararsi contrari al nucleare. Hanno aderito all’appello anche personaggi del mondo dell’arte e dello spettacolo come Lello Arena, Bernardo Bertolucci, Andrea Camilleri, Ascanio Celestini, Elio Germano, Beppe Grillo, Sabina Guzzanti, Diego Parassole, Valerio Mastandrea.
‘’Contro un governo che continua a imporre le sue scelte, l’opposizione delle Regioni e’ l’unica possibilita’ per fermare il ritorno del nucleare in Italia. – sostiene Andrea Lepore, responsabile campagna Nucleare di Greenpeace Italia – Il nostro appello servira’ a fare pressione sui candidati per farli uscire allo scoperto sul nucleare e a dare ai cittadini la possibilita’ di esercitare un voto consapevole alle regionali’’.

Su www.nuclearlifestyle.it, oltre a firmare l’appello, gli utenti possono partecipare al Nuclear quiz per testare se conoscono i rischi del nucleare, scaricare ‘’Il decalogo anti-nucleare’’ ed entrare nel Nuclear shop per scoprire diversi ‘’gadget radioattivi’’ virtuali e non.

Sara’ presto online anche una pagina dedicata ai ‘’candidati nucleari’’. In questa sezione i cittadini troveranno i nomi dei candidati che collaborano a riportare il nucleare in Italia, appoggiando o non opponendosi chiaramente e con fermezza ai piani nucleari del governo.

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OROSCOPO
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martedì 16 febbraio 2010

Danimarca e l'energia verde: Samso, un'isola 100% rinnovabile ....



Danimarca e l'energia verde: Samso, un'isola 100% rinnovabile

A Samso, piccola isola dell'arcipelago danese, il freddo e tagliente vento che soffia dal Mare del Nord non solo piega l'erba, frusta le bandiere e rende gelido l'inverno, ma è una risorsa fondamentale per alimentare le turbine eoliche installate sull'isola. E questa è una buona notizia per gli abitanti di Samso, circa 4000, visto che possiedono azioni proprie in 20 delle 21 turbine che danno l'energia all'isola e che sono sorte sia sul terreno sia nelle acque al largo dello stretto di Kattegat che collega il Mare Baltico al Mare del Nord.
Solo brutture urbanistiche ed architettoniche?

Soren Hermanses è uno dei “predicatori” e promotori principali dell'esperimento dell'installazione delle turbine eoliche sull'isola ed anche direttore del Samso Energy Academy. Hermansen non è d'accordo con quanti vedono nelle turbine eoliche solamente una bruttura urbanistica e con quanti si lamentano del rumore delle loro lame rotanti in movimento. “Se si possiede una quota in una turbina a vento tutto sembra migliore, suona meglio”.

Le turbine sul terreno di Samso hanno un'altezza di circa 50m con un'apertura delle pale di circa 27 metri e si estendono da un capo all'alto dell'isola. Quelle che invece hanno la loro base in mare sono più massiccie: 63 metri di altezza e 40 metri la lunghezza delle lame.

Una sola turbina è progettata e realizzata per essere in grado di generare circa otto milioni di chilowattora di elettricità in un anno ad un costo di 3 milioni di dollari per le turbine poste in mare e di un milione di dollari per quelle poste sul suolo di Samso.

Strutturata sulla base di una cooperazione danese operativa 150 anni fa per reperire i fondi necessari per costruire e gestire gli impianti di macellazione, circa un decimo degli abitanti di Samso possiede almeno una quota in una delle turbine con un prezzo che varia ogni anno in base alla produzione e al prezzo dell'energia elettrica.

Le turbine hanno anche consentito a tutti i 4.000 residenti di produrre più energia da queste fonti rinnovabili di quanta ne consumino in realtà, eliminando in tal modo, a conti fatti, le loro emissioni di biossido di carbonio.

L'energia eolica è reponsabile al 100 per cento del fabbisogno di elettricità di Samso e il 20 per cento del fabbisogno dell'intera Danimarca che è diventata il nuovo centro di produzione di nuova elettricità dopo gli Stati Uniti. Samso, un'isola composta da 22 villaggi che è il doppio delle grandezza di Manhattan, si presenta quindi agli occhi del mondo come un'alternativa per il futuro. Lo steso Hermansen di che “sembra che abbiamo fatto qualcosa di straordinario in questa isola. Ci sono solo persone normali, forse un po 'ingenue, forse un po' egoiste, forse noiose ma che stanno cercando di fare una vita normale.”
Lezione di storia: l'inizio del progetto

L'esperimento Samso è iniziato nel 1997, quando un consulente intraprendente, Ole Johnsson da Aarhus, la seconda città più grande della Danimarca ha convinto il sindaco (e solo in sindaco) di proporre Samso per entrare in un concorso nazionale per diventare un'isola a energia rinnovabile. “Pensava che sarebbe andato a Copenaghen con una carriola e tornare con i soldi come un vichingo", dice Hermansen.

E anche se il governo danese ha deciso di investire 90 milioni di dollari per dieci anni questo è venuto insieme ad altri requisiti: l'autosufficienza energetica che impiega tecnologie immediatamente disponibili prodotte in Danimarca più la necessità di fondi locali corrispondenti. "Da allora in poi, si sapeva che era un progetto molto in salita".

domenica 14 febbraio 2010

DAL GOVERNO OK SUI SITI. NOI NON CI FERMIAMO ....




NOTIZIE NUCLEARI: DAL GOVERNO OK SUI SITI. NOI NON CI FERMIAMO!


Ciao ,

notizie nucleari in arrivo. Poche ore fa il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo che disciplina la localizzazione e la realizzazione di nuove centrali nucleari. Ma non ci diranno - prima delle elezioni - in quali Regioni intendono costruire gli impianti!! È un diritto di noi cittadini saperlo!

La nostra campagna contro questa scelta rischiosa e troppo costosa va avanti. Partecipa anche tu e firma l’appello sul sito www.nuclearlifestyle.it per chiedere ai candidati alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo di dire No al Nucleare. Contro un governo che continua a imporre le sue scelte, l’opposizione delle Regioni è l’unica possibilità che abbiamo per fermare il ritorno del nucleare nel nostro Paese.

klikka qui per firmare
www.nuclearlifestyle.it

In pochi giorni quasi 12.000 persone hanno firmato il nostro appello!
Se anche tu hai già partecipato, ti chiediamo di aiutarci a diffondere questa importante campagna tra i tuoi amici.
Saluti e a presto!

sabato 13 febbraio 2010

Luce sui traffici di materiale radioattivo ...

Mentre il governo si prepara a rilanciare il nucleare, un'inchiesta, in Basilicata, cerca di fare luce sui traffici di materiale radioattivo. E arriva molto vicina alla verità.

Il governo ripete ogni giorno che il rilancio del nucleare italiano è ormai cosa fatta. Però evita di dire dove saranno piazzate le nuove centrali che potranno produrre energia tra vent’anni, quando la tecnologia di oggi sarà già vecchia.
Né il ministro Claudio Scajola, né il presidente del consiglio Silvio Berlusconi dicono però cosa si voglia fare delle scorie radioattive, eredità ad alto rischio della precedente avventura nucleare, chiusa con il referendum del 1987. Un’inchiesta in Basilicata mostra che tipo di appetiti si scatenino attorno all’uranio: ‘ndrangheta, servizi segreti e aziende impegnate nello smaltimento delle scorie. Accade all’Itrec di Trisaia di Rotondella, in provincia di Matera, a pochi passi dalla costa jonica della Basilicata.

venerdì 12 febbraio 2010

MILLUMINO DI MENO .....

ANKE IO ,,,,,,,,,,,,,,,,

giovedì 11 febbraio 2010

Torino vuole l'acqua pubblica .....

Torino vuole l'acqua pubblica

Con 29 voti a favore, nessuno contrario e due astenuti, ieri il Consiglio comunale di Torino ha approvato una delibera di iniziativa popolare contro la privatizzazione del servizio idrico.
Grazie alle 12mila firme raccolte, il Comitato Acqua Pubblica Torino e’ riuscito a far modificare lo Statuto della Citta’, che ora riporta testualmente: “La proprieta’ delle infrastrutture e delle reti del servizio idrico integrato e’ pubblica e inalienabile”.
Fino ad oggi hanno annunciato il ricorso con il decreto Ronchi quattro Regioni: Puglia, Marche, Piemonte, Liguria. Molte altre stanno valutando l’ipotesi di procedere.

giovedì 4 febbraio 2010

Nucleare. Il Governo attacca le Regioni ....

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Nucleare. Il Governo attacca le Regioni

Eleonora Formisani


Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare dinnanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l'installazione di impianti nucleari. Il Governo cerca di frenare la crescente opposizione all'atomo di molte Regioni. Vendola: «La Puglia sarà la regione più disobbediente d’Italia»
Centrale-nuclearejpg

«Ci sono molte imprese che non sono più in grado di sopportare l’eccessivo costo dell’energia elettrica in Italia. Se avessimo una quota di energia nucleare non avremmo questi problemi, i posti di lavoro sarebbero tutelati e potremmo eliminare uno dei fattori più importanti che riducono la competitività del Paese». A dirlo, pochi giorni fa [31 gennaio] in una intervista all’Unità era Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico.
Ed ecco che oggi arriva la notizia: il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro Scajola, ha deciso di impugnare dinnanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che, di fatti, impediscono l’installazione di impianti nucleari nei loro territori. «L’impugnativa delle tre leggi è necessaria per questioni di diritto e di merito», ha dichiarato il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola. Continua il ministro: «Le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato [produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica] e non riconoscono l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente della sicurezza interna e della concorrenza [art. 117 comma 2 della Costituzione]». E infine aggiunge: «Non impugnare le tre leggi – continua – avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese».

Il Governo cerca di frenare un’opposizione sempre più crescente da parte delle Regioni al decreto legislativo che individua i nuovi impianti. La scorsa settimana infatti dalla Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Lazio, Umbria, Toscana, Marche, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte, Sicilia, Sardegna e dalla Campania è arrivata la bocciatura al decreto attuativo. Il parere negativo è stato dato tranne che da Veneto e dal Friuli Venezia Giulia [anche se oggi il presidente della Regione Renzo Tondo ha ribadito che il Friuli Venezia Giulia non ha alcuna intenzione di insediare impianti nucleari sul proprio territorio]; la Lombardia si è astenuta in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale, alla quale hanno presentato ricorso undici Regioni.

Per Legambiente quello del Governo non sarebbe altro che « un atto che mira a frenare preventivamente ulteriori decisioni regionali in tal senso’», Così ha commentato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, che continua «E’ assurdo che un Governo che ha fatto del federalismo la sua bandiera continui invece a centralizzare in modo arrogante e militarista le decisioni inerenti alle politiche energetiche, in totale spregio della Costituzione, delle scelte regionali e delle opinioni dei cittadini».

Secondo il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli « Quello che il governo ha fatto è un atto da regime direi anche fascista. Uso queste parole – ha spiegato – perché quando un governo impugna leggi fuori dalla Costituzione solo perché le leggi che le Regioni hanno fatto non sono in coerenza con i principi e le volontà politiche ed ideologiche di questo governo, siamo fuori dalla democrazia in questo paese». E aggiunge: «E’ necessaria una grande ribellione da parte dei cittadini a un governo che ha deciso, per portare le centrali nucleari nel nostro paese, di utilizzare anche l’esercito»

«Sul nucleare si sta aprendo un conflitto istituzionale e la posizione del governo denota “una grande debolezza”», commentano i senatori del Pd, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante.

E sulla questione non poteva mancare l’intervento di Niki Vendola, neocandidato per il centrosinistra alla Regione Puglia, che pochi giorni fa ha promesso battaglia contro le centrali nucleari nella sua regione, ha ribadito che la Puglia «sarà la regione più disobbediente d’Italia e continuerà a dire no al nucleare».q
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martedì 2 febbraio 2010

QUANTO È SOSTENIBILE IL TONNO CHE MANGI ....

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OROSCOPO
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QUANTO È SOSTENIBILE IL TONNO CHE MANGI?

Ciao MAURIZIO,

sai cosa c'è davvero nelle scatolette di tonno che compri?

Per scoprirlo, abbiamo inviato un questionario alle aziende responsabili dei più importanti marchi di tonno in scatola presenti sul nostro mercato e sulla base delle risposte pervenute abbiamo pubblicato la classifica "Rompiscatole".

Coop, ASdoMar e Mare Blu sono ai primi posti in classifica: sebbene non siano effettivamente sostenibili, hanno almeno una regolamentazione scritta.
Zero in classifica per due dei marchi più venduti in Italia - Tonno MareAperto STAR e Consorcio - per la loro assoluta mancanza di trasparenza. Su 14 marchi valutati, 11 finiscono nella sezione "in rosso", perché non hanno ancora adottato criteri chiari per garantire che la pesca del tonno non danneggi l'ambiente.

Per pescare il tonno si utilizzano spesso metodi distruttivi che sono responsabili della cattura accidentale di un'ampia varietà di altre specie, tra cui tartarughe e squali ed esemplari immaturi di tonno. Il pinna gialla, il più consumato in Italia, è sotto pressione e la salvaguardia di alcuni stock desta ormai serie preoccupazioni.

In Italia si consumano più di 140mila tonnellate di tonno in scatola all'anno: prima che anche gli stock di tonno tropicale vengano totalmente compromessi, bisogna ridurre gli sforzi di pesca, eliminare gli attrezzi pericolosi e tutelare con riserve marine le aree più importanti per queste specie.
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LINK : http://www.greenpeace.it/tonnointrappola/

I petrolieri gridano alla crisi ..........

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I petrolieri gridano alla crisi

Ora ci si mettono pure i petrolieri. Dicono che il consumo dei combustibili è calato e che a rischio, come al solito, ci sono subito i lavoratori. Oltre settemila, sostiene l’Unione petrolifera: sarebbero cioè in bilico 4 o 5 raffinerie sulle 16 operative in Italia. Una situazione destinata a peggiore, dicono i petrolieri, man mano che ci si avvicinerà agli obiettivi fissati dall’Unione europea: 20 per cento di risparmio energetico, 20 di riduzione, 20 da energie rinnovabili. Speriamo che a nessuno venga in mente di chiedere, per aiutare il settore, di consumare più combustibili fossili.

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OROSCOPO
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lunedì 1 febbraio 2010

Emergenza rifiuti finita? Bruxelles non ci crede ...

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Campania. Emergenza rifiuti finita? Bruxelles non ci crede
Confermata la richiesta di infrazione della Commissione Europea per l’Italia. Ascoltati i rappresentanti di Governo e Regione, oltre a Tommaso Esposito, delegato a parlare in nome dei comitati: “Si è operato in violazione della normativa”.
Nessuna riabilitazione per l’Italia. Resta aperta la richiesta di infrazione da parte della Commissione Europea.
La Commissione Petizioni del Parlamento Europeo conferma quanto aveva deciso nella precedente riunione del 1 dicembre 2009, di effettuare una missione conoscitiva in Campania. E’ questo l’esito della seduta del 29 gennaio nel corso della quale sono stati ascoltati i rappresentanti del Governo e della Regione Campania sulle questioni sollevate dai diversi comitati/movimenti in merito alla gestione dell’emergenza dei rifiuti.
I comitati hanno criticato la scelta di costruire cinque inceneritori che ‘’dimostra l’assoluta violazione della gerarchia nella gestione dei rifiuti previsto dalla direttiva Ue 19/11/2008 e la volonta’ di bruciare tutto e di piu’, nell’assenza di una politica di riduzione, riuso, raccolta differenziata e riciclaggio, nonche’ di ogni attivita’ di bonifica e messa in sicurezza del territorio’’. I rappresentanti dei comitati hanno inoltre criticato il fatto che nell’area dove si trova l’inceneritore di Acerra ‘’si sono superati dal 26 marzo 2009 ad oggi, per ben 191 volte i valori di PM10 consentiti a fronte del limite di 35 volte l’anno previsto dalle normative vigenti, senza alcun intervento teso ad individuarne e rimuoverne le cause’’

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BachecaWeb
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Nucleare. Vendola: "In Puglia nemmeno con i carri armati"......

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Nucleare. Vendola: "In Puglia nemmeno con i carri armati"

“In Puglia troveranno uno sbarramento di popolo, saremo una barriera umana che neppure i carri armati potranno bucare”. Lo dice il presidente della Puglia Nichi Vendola, ricandidato per il centrosinistra al governo della Regione, a proposito dell’ipotesi del Governo di costruire una centrale nucleare nella regione.
In un’intervista a ’L’Unità’, Vendola accusa Berlusconi: “Il premier va parlando a vanvera di nucleare sicuro, che esiste solo negli spot pubblicitari”. Politicamente, l’atteggiamento del governo è “il più brutale ritorno a un centralismo persino autoritario”, con il decreto sulle centrali che “prevarica le autonomie locali e gli enti territoriali”. Ma la Puglia “è una regione dove i cittadini non portano l’anello al naso. Dovranno far venire l’esercito per immaginare di aprire un solo cantiere”.


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OROSCOPO
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