venerdì 18 giugno 2010

Prove inconfutabili di un traffico di rifiuti sospetti verso l’Africa

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Greenpeace Update
18 Giugno 2010


Ciao ,

Sei terribili foto. Mai pubblicate prima. Prove inconfutabili di un traffico di rifiuti sospetti verso l’Africa. Le diffondiamo oggi con la nostra nuova inchiesta “Le navi tossiche: lo snodo italiano, l’area mediterranea e l’Africa", che riassume più di vent’anni di traffico di rifiuti tossici e radioattivi. Le foto risalgono al 1997 e dimostrano come centinaia di container dal contenuto di dubbia provenienza siano stati interrati nel porto di Eel Ma’aan in Somalia, costruito da imprenditori italiani.

La nostra inchiesta solleva anche profondi dubbi su come siano state gestite le operazioni per fare luce sul presunto ritrovamento del relitto della “Cunski”, al largo di Cetraro. Ci sono indicazioni chiare che il Ministero britannico della Difesa abbia offerto al governo italiano mezzi e personale qualificato per effettuare le ricerche sottomarine a un prezzo inferiore rispetto a quello proposto da Mare Oceano, di proprietà della famiglia Attanasio, che ha effettuato l’operazione. Perché l’offerta britannica è stata rifiutata? Quali sono i termini del contratto della Mare Oceano? Non ce lo dicono! Sappiamo, però, che Diego Attanasio è coinvolto nel caso “Mills-Berlusconi”.

Il settimanale “L’Espresso” che puoi trovare oggi in edicola, ha pubblicato la nostra inchiesta. Ti invitiamo a leggerlo. Se vuoi conoscere tutti i dettagli di questa vicenda, scarica il report e diffondilo tra i tuoi amici. Abbiamo tutti il diritto-dovere di informarci per capire cos’è successo e succede. Oggi esiste una mole impressionante di fatti e dati che - anche se purtroppo non ha prodotto una verità giudiziaria - può permettere la ricostruzione di una verità storica ormai matura.

> SCARICA IL REPORT IN INGLESE 'THE TOXIC SHIPS'
> SCARICA IL BRIEFING IN ITALIANO 'LE NAVI TOSSICHE'


ILARIA ALPI - Il più crudele dei giorni


di: Ferdinando Vicentini Orgnani
TRAMA

L'ultimo mese di vita di Ilaria Alpi e del suo operatore video prima della loro scomparsa.

RECENSIONI
Questo film si inserisce all’interno del genere denominato film d’inchiesta nel quale, modestamente parlando, nel nostro paese siamo degli esperti. Non mancano illustri titoli che si prestano a dotte citazioni per il sedicente esperto di cinema. Potremmo fare il nome di Francesco Rosi e del suo Salvatore Giuliano risalente al 1962 e del successivo Le Mani sulla città del 1963. Andando più in là nel tempo i titoli si moltiplicano come vanno moltiplicandosi gli strani fatti irrisolti della fantapolitica italiana. Francamente non riesco a trovare un altro modo di definire accadimenti che hanno dell’incredibile e dell’assurdo per qualsiasi paese civile. Il caso Moro, Il caso Mattei, Il muro di Gomma e più recentemente il film riguardante il caso Tortora e Vajont. Ma francamente molto più interessante sarebbe andare ad indagare tutte quelle sceneggiature che “sarebbero volute essere altra struttura” ma che non lo sono mai divenute in quanto molto fastidiose per il potere politico ed economico. Esiste con certezza una sceneggiatura che ripercorre tutta la storia di mani pulite ma a detta dello sceneggiatore (che per ovvie ragioni non citiamo augurandogli di lavorare ancora per molto) tutte le produzioni si sono rifiutate irremovibilmente di portarla alla fase di realizzazione. Potremmo dire che in Italia non abbiamo bisogno di fantascienza in quanto a questa sopperisce abbondantemente il panorama politico-economico che ci ha regalato e ci riserverà ancora per molto colpi di scena degni di Blade Runner, Matrix e Guerre stellari. Si, qui da noi ci sono replicanti della politica che succhiano il sangue alla popolazione come fossero batterie e le guerre nell’aria abbattono aerei carichi di normali cittadini. Perché spendere tanto in effetti speciali quando la realtà ti regala tutto questo ben di Dio?
20 marzo 1994, Mogadiscio. E’ la data di morte di Ilaria Alpi. Una morte che a distanza di circa nove anni non ha ancora un senso. Chi furono i mandanti dell’omicidio e perché Ilaria Alpi fu assassinata con un colpo di pistola sparato in testa? Il film di Ferdinando Vicentini Orgnani, scritto insieme ai familiari della giornalista, racconta l’ultimo mese di vita della ragazza insieme al suo fedele operatore video Miran Hrovatin. I due si muovono in territori ostili, rischiando continuamente per portare a termine il loro lavoro che consiste nell’informare. Ad interpretare la ragazza è una Giovanna Mezzogiorno sicura di sé e pronta a tutto pur di trovare la verità. Miran Hrovatin è invece interpretato da Rade Sherbedgia, un attore che ha all’attivo capolavori quali La tregua di Francesco Rosi, Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick e tanti altri. La produzione è stata il risultato della cooperazione tra Lares Video Srl – GAM Film Srl, EMME Produzioni Srl con la collaborazione di RAI CINEMA mentre la distribuzione è affidata all’ISTITUTO LUCE. Il regista apre e chiude il film con la stessa scena vista da due punti di vista differenti e si preoccupa di ottenere il massimo del realismo. Per fare questo utilizza attori somali e gira tra Trieste, Slovenia, Roma, Marocco e Belgrado. Secondo le dichiarazioni del regista, rilasciate nelle sue note di regia, le persone di origine somala contattate all’inizio, sparivano inspiegabilmente in seguito a delle minacce. L’autore ha tratto il film dal libro intitolato L’esecuzione, scritto da Giorgio e Luciana Alpi, Mariangela Gritta Grainer e Maurizio Torrealta. Il lavoro per arrivare alla sceneggiatura scritta dal regista insieme a Marcello Fois e pubblicata dall’editore Frassinelli, è iniziato nel settembre del 2000. Il risultato è un film forte e convincente, capace di lasciare intuire che dietro quest’omicidio c’è qualcosa di molto grosso. Particolarmente toccante è la scena dell’omicidio nella quale il regista ci mostra la facilità con la quale viene commesso e la paura della protagonista. La tesi degli autori, che si rifà ai processi, è che Ilaria Alpi aveva scoperto dei traffici illeciti. Il processo è ancora in corso e di Ilaria Alpi rimane un libro, un film ed un premio per il giornalismo televisivo. Prove che dimostrano quanto persone come lei rimangano impresse nella memoria di una società combattuta dal desiderio di sconfiggere le ingiustizie.
Fabio Sajeva
Voto: 7.5

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