mercoledì 4 agosto 2010

Pioltello. Ex area Sisas. Tradotto: una bomba biologica a cielo aperto




Bomba biologica a Milano. Grossi scappa
e ci lascia una multa da 440 milioni

Pioltello. Ex area Sisas. Tradotto: una bomba biologica a cielo aperto. Lascito del polo chimico fallito nel 2001. In sintesi: 290mila tonnellate di rifiuti industriali, 50mila di nerofumo, idrocarburi contaminati con mercurio. Il tutto precariamente mantenuto in superficie da un complicato sistema di pompe, che, per ora, non fanno scivolare le sostanze in falda. Un’eventualità non remota e che avvelenerebbe mezza Lombardia. C’è, dunque, da bonificare. È stato fatto in parte. Ma Giuseppe Grossi, il plurindagato ras delle bonifiche che ha vinto l’appalto per due delle tre discariche, ha deciso di lasciare. E ora la Regione Lombardia corre inesorabile verso la multa prevista dalla Unione europea. Una bazzecola da 440 milioni di euro. A pagare, come al solito, i cittadini. In questo caso i lombardi. Ultimo giorno utile fissato dai commissari di Bruxelles, il 31 dicembre prossimo. Praticamente dopodomani. Colpa di Grossi, naturalmente. Ma anche del governatore Roberto Formigoni che ne ha incensato le qualità, ostinandosi a tacere, per esempio, sugli ultimi guai giudiziari dell’amico imprenditore.
Da qualche giorno in quest’area, incastrata tra i comuni milanesi di Pioltello e Rodano, c’è uno strano via vai. Camion che più che entrare nel cantiere escono carichi di macchinari. Insomma, qui all’ex Sisas si smantella. E a farlo è la T.R Estate srl, la società di Giuseppe Grossi, imprenditore spericolato con amicizie potenti, dal deputato azzurro Giancarlo Abelli ai fratelli Paolo e Silvio Berlusconi. Lo stesso Grossi che è coinvolto nel pasticcio tossico del terreno di Montecity-Santa Giulia. Accusato di riciclaggio, recentemente il gip di Milano, oltre a mettere sotto sequestro l’area, lo ha indagato per traffico di rifiuti tossici e discarica abusiva.
Capitolo chiuso? No. Perché quella responsabilità ricade e apre il caso Pioltello. Lui, Grossi, visti gli impicci giudiziari di quella bonifica non ne vuole più sapere. E lo ha comunicato ufficialmente a Regione Lombardia con una lettera del 26 luglio dove si legge che “in data odierna il Cda della società ha deciso di sospendere i lavori relativi all rimozione delle discariche A e B a partire dal 28 luglio”. Detto fatto. I camion qui escono e non tornano. In più Grossi chiede alla Regione di saldare 25 milioni di euro, anche se non ha mai versato la fideiussione di 60 milioni. Sì perché in questo strano intreccio, nell’accordo per la bonifica Grossi ha ottenuto anche la possibilità di costruire sull’area un centro commerciale.
A questo punto, però, Regione Lombardia, dopo averlo favorito in tutto, resta con il cerino in mano e l’incubo di una multa impressionante. Per questo ha invitato Grossi a proseguire i lavori di bonifica, fissando il paletto del prossimo bando di gara a settembre. “Una situazione surreale”, commentano i consiglieri regionali del Pd Giuseppe Civati e Carlo Monguzzi, “se si pensa che Formigoni per evitare la multa ha dato carta bianca a uno come Grossi”. Il cortocircuito ha, per i due consiglieri, una conclusione certa: “La multa la paghi Formigoni e non i cittadini”.


Pioltello, la morte nascosta sotto la fabbrica

Nell'ex area industriale della Sisas sono rimasti almeno 1.500 fusti di sostanze tossiche. Ma il piano di bonifica non riesce a partire e la regione spende 350mila euro all'anno per proteggere la falda

di Davide Carlucci


.L’archeologia industriale ha un aspetto sinistro, quando è un luogo dove si producevano veleni. Dalla Sisas, azienda chimica a cavallo tra Rodano e Pioltello, uscivano, fino al 2000, i solventi e altre sostanze da utilizzare come additivi nell’industria plastica. Che fossero sostanze terribili lo rivelano i cartelli.

«Attenzione sostanze corrosive». «Alta temperatura». «È obbligatorio usare i mezzi di protezione». «Non usare acqua per spegnere gli incendi». «Doccia d’emergenza». «Lavaocchi d’e mergenza».

La cautela e la paura della morte aleggia tuttora ovunque nelle indicazioni che spuntano nella selva di tubi argentati, neri o rossi di ruggine, la complessa architettura di sfiatatoi, scale, cisterne, tubature, che ancora vive solo per l’incessante stillicidio dell’acqua piovana. «Attenzione pericolo di folgorazione». E, infine, davanti al capannone che non contiene più niente: «Questa porta deve rimanere chiusa».

Nella Sisas oggi sono sepolti, si calcola, millecinquento fusti di rifiuti industriali e una montagna di nerofumo, la fuliggine sputata dalle ciminiere quand’erano attive, pesante quattrocentomila tonnellate. Sono perlopiù idrocarburi policiclici aromatici contaminati con mercurio.

Dall’esterno nessuno li vede. Nemmeno i passeggeri dei treni della Milano-Venezia che passano alle spalle dell’ex fabbrica: una montagnetta inaccessibile, su cui ormai sono cresciuti alberi, ripara dagli sguardi indiscreti il giacimento di veleno. Dall’i nterno, invece, seguendo un sentiero, ecco spuntare, oltre i rovi, la polvere nerissima, imbiancata e come impreziosita dalla neve.

Come portarla via, come neutralizzarla, come evitare che sprofondi nel sottosuolo è il grande dilemma su cui da anni si confrontano tecnici, medici, assessori, avvocati di multinazionali. Un accordo di programma, firmato a gennaio del 2008 da ministero dell’A mbiente, Regione, provincia di Milano e dai due comuni interessati, affida la riqualificazione dell’area al gruppo Zunino e a Walde ambiente.

.L’idea imprenditoriale su quello che dovrebbe sorgere al posto dell’ex fabbrica chimica non brilla per originalità, da queste parti: un centro commerciale. Come se non ci fossero già (a tre chilometri) l’Auchan di Vimodrone, l’Acquario di Vignate (stessa distanza) e, poco più in là, il Carosello di Carugate. Senza contare gli Esselunga di Pioltello e di Segrate, i vari Pennymarket , Scarpe&Scarpe e altri supermercati qua e là. E nemmeno il futuro centro commerciale che dovrebbe sorgere a Segrate, previsto come il più grande d’Europa.

L’accordo di programma doveva servire a evitare di pagare la salata multa comminata dallo Stato dall’Unione europea: venti milioni di euro per i ritardi della bonifica più altre centinaia di migliaia di euro per ogni giorno che passa con le ruspe ferme. Per questo sono partite le prime (parzialissime) operazioni di bonifica. Ma è ancora troppo poco.

Nel frattempo, la Regione, per evitare la contaminazione della falda, spende ogni anno centinaia di migliaia di euro: solo nel 2007, per esempio, sono stati sono stati assegnati alla Cem Ambiente Spa 350mila euro per “interventi urgenti di messa in sicurezza”.

Sul progetto, poi, pesano una serie di incognite. Zunino, in forte difficoltà economica, sta cercando di defilarsi dall’affare. L’a ccordo di programma, poi, è sotto il fuoco di fila da più fronti. Air Liquide, la multinazionale che occupa l’area adiacente al complesso in abbandono, ha avviato ricorsi e altre azioni legali contro il provvedimento, invocando il principio secondo il quale chi inquina deve pagare e non chi produce, in seguito, sulla stessa area.

Anche Antibioticos, l’azienda spagnola che ha sede accanto alla Sisas, non vede di buon occhio il progetto: «Non capiamo il senso di un centro commerciale in un’area dove si produce chimica», dice Fabio Montoli, direttore dello stabilimento. Ma soprattutto, il comune di Pioltello si sta mettendo di traverso. «Quell’area deve rimanere industriale – spiega il sindaco, Antonio Concas – magari accogliendo un termovalorizzatore, un parco tecnologico e aziende che producano gas nobili: con il ministro Bersani ipotizzammo anche la nascita di un polo del freddo per il Nord Italia».

L’assessore all’Ambiente, Giorgio Fallini, ha un’idea leggermente diversa: «Più che sul termovalorizzatore, bisognerebbe puntare sulle energie alternative. In questo modo sì che ci pagheremmo i costi di bonifica».
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