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martedì 21 dicembre 2010

Salviamo le balene, Ora ci pensa Godzilla



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Salviamo le balene,

 

Ora ci pensa Godzilla

Ha preso il largo in Tasmania la nuova imbarcazione degli attivisti di Sea Shepherd, pronta per fronteggiare le baleniere giapponesi nell'Antartico. E' un battello superveloce di trenta metri, che prende il nome dal celebre "mostro" dei film di fantascienza giapponesi

ROMA - Pronti per affrontare una nuova missione. Con una nuova, supertecnologica arma. Ha preso il largo oggi da Hobart, in Tasmania, il nuovo battello degli attivisti di Sea Shepherd 1, l'organizzazione (nata da una costola di Greenpeace e ben più aggressiva) fondata dal capitano Paul Watson. Si tratta di un intercettore superveloce di trenta metri, dal temibile nome di "Gojira", il celebre mostro dei film giapponesi conosciuto in altre lingue come Godzilla. Con il suo equipaggio di undici marinai raggiungerà in mare aperto le altre due navi dell'organizzazione, la "Steve Irwin" e la "Bob Barker", con a bordo altri ottanta attivisti, per lanciare una nuova offensiva contro la flotta baleniera giapponese che sta per avviare la stagione estiva di caccia "scientifica" nell'Oceano Antartico con una quota di 1000 grandi cetacei.

Il comandante della "Gojira", Locky MacLean, prima della partenza ha spiegato che l'imbarcazione è più veloce anche delle navi arpionatrici e quindi dovrebbe intercettare e raggiungere senza grosse difficoltà. "E' la settima missione di Sea Shepher contro le baleniere - ha aggiunto MacLean - e potrebbe essere risolutiva. Siamo meglio attrezzati che mai, abbiamo l'equipaggio più numeroso e più esperto. E con il vantaggio di arrivare prima, ci sono buone probabilità di riuscire a cacciarli via per sempre dall'Oceano Antartico".

Un appello è giunto dal ministro degli Esteri neozelandese Murray McCully, che ha esortato entrambe le parti all'autocontrollo per evitare incidenti di grossa entità. Lo scorso giugno, gli attivisti di Sea Shepherd erano stati prptagonisti di una vera e propria battaglia 2 con due pescherecci libici, aiutati da un rimorchiatore con bandiera italiana, che stavano effettuando la pesca al tonno rosso nelle acque di Tripoli sebbene la stagione che consente questa attività si fosse ufficialmente chiusa una settimana prima. Lo scontro verbale è rapidamente precipitato per concludersi con uno scontro fisico. Ma intanto altri attivisti erano riusciti a liberare numerosi tonni dalle reti.
 http://www.repubblica.it/ambiente/2010/12/20/news/balene-10404061/

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