martedì 25 gennaio 2011

Non farti contagiare, opponiti al nucleare

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Ciao ,
dopo il successo dello spot con più di 60.000 visite in meno di una settimana, va avanti la nostra campagna per mostrare tutte le agghiaccianti verità sull’energia nucleare. La chiamano soluzione invece è il problema. Come quello delle scorie. È questo il tema della prima pubblicità stampa che oggi ti presentiamo e ti invitiamo a diffondere.

Non esiste ancora alcun esempio di deposito a lungo termine delle scorie nucleari.
Le scorie a vita media rimangono radioattive per alcuni secoli, le scorie a vita lunga anche miliardi di anni. In sessant’anni l’industria nucleare non è stata in grado di sviluppare un sistema per la gestione in sicurezza. Negli USA è stato chiuso, dopo quindici anni e 9 miliardi di dollari spesi, il progetto di Yucca Mountain.

Il ritrattamento del combustibile è una scelta inquinante e inutile.
La parte più rilevante delle scorie è rappresentata dal combustibile irraggiato, inviato negli anni al ritrattamento prima in Inghilterra e ora in Francia. Questi rifiuti sono destinati a ritornare, sotto forma di scorie vetrificate, nei paesi d’origine. Anche in Italia. È un processo più costoso dello stoccaggio a secco delle barre di combustibile, più inquinante per i rilasci in aria e acqua di radioattività, più pericoloso per i trasporti in andata e ritorno, con più rischi militari per la separazione del plutonio.

I nuovi EPR producono scorie più pericolose. Come conseguenza di una maggiore “produttività”, l’EPR - il tipo di reattore che vogliono costruire in Italia - genererà scorie sette volte più radioattive di quelle dei reattori esistenti. Le scorie, dunque, risulteranno più pericolose da gestire.

Non farti contagiare, opponiti al nucleare.
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Marea Nera In Sardegna

Una scia di catrame lunga chilometri, disastro ambientale a Platamona

Diecimila litri di olio combustibile spalmati sulla battigia di Platamona (Sassari). Una lunga scia nera che dal terzo "pettine" arriva fino al sesto, quasi al limite della Marina di Sorso. Atto finale dell'incidente accaduto martedì sera al molo E.On, dove la nave cisterna Esmeralda aveva appena finito di scaricare l'olio destinato ad alimentare i vecchi gruppi di produzione 1 e 2. L'incidente ha riguardato una delle tubature che portano il carburante dalla banchina ai depositi della termocentrale. Dalla condotta, interrata nel cemento, è fuoriuscito l'olio che prima ha invaso la banchina e poi è finito in mare. In un primo momento si era parlato di "una modesta quantità", ma l'aspetto delle spiagge racconta un'altra storia. E in realtà la Capitaneria ha quantificato la perdita in 10 metri cubi (foto Mauro Chessa e Andrea Sini) Leggi l'articolo
[14 gennaio 2011]

 

Marea Nera  In Sardegna


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In Sardegna un'onda di olio combustibile ha sommerso una vasta linea costiera vicino a Porto Torres, sulla costa Nord Ovest dell'isola. Anche se i particolari sono scarsi e contraddittori, sembra che l'ingente fuoriuscita di carburante sia avvenuta durante le operazioni di rifornimento della centrale elettrica della E.on di Porto Torres. I dati ufficiali parlano di una prima fuoriuscita di 18.000 litri e di almeno una seconda perdita di dimensioni superiori, ma si sospetta che la quantità di olio combustibile sia molto maggiore a quella dichiarata.
Sea Shepherd è presente sul posto sia con i volontari del gruppo Sardo, sia con dei volontari arrivati da Roma. L'offerta di collaborazione con le autorità per fornire volontari per la pulizia delle coste è stata stroncata dalle istituzioni con la motivazione che la sostanza da maneggiare è altamente cancerogena, ma senza fornire alcun dato sulla quantità di materiale riversato nell'ambiente, e sull'estensione del disastro. Bene, quindi abbiamo una vasta chiazza di carburante cancerogeno a zonzo per i cristallini mari del nord della Sardegna pericoloso per chi ne venga a contatto, ma non vengono divulgati i dati su dove sia con precisione e quanto grande sia. Per non mettere a rischio la prossima stagione turistica le notizie ai media vengono messe a tacere, e sui giornali e nei telegiornali non se ne parla.

La deduzione è semplice: per non rovinare le vacanze ai turisti, si lascia che l'olio combustibile penetri nella fascia litoranea di sabbia, soffochi le forme marine, e sia tranquillamente a contatto con chi vive e frequenta la zona. Meglio lasciare che le sostanze cancerogene entrino nei nostri organismi piuttosto che mettere a rischio gli affari degli alberghi e delle pizzerie della zona.

Questa è la situazione: il "benessere" non può essere disturbato da un disastro ambientale, soprattutto se tale disastro ambientale viene cancellato da un muro di gomma. Tanto poi chi si ricorderà di questo disastro quando tra 10-20 anni ci sarà un innalzamento dei casi di cancro nella popolazione?
Fortunatamente tutte le associazioni ambientalistiche si battono insieme con l'obiettivo comune di fare qualcosa di concreto, di mandare volontari per aiutare a pulire le coste e raccogliere le sostanze inquinanti. A tal proposito pubblico una mail che è arrivata a Sea Shepherd da parte di un gruppo di volontari locali indicante che la volontà di fare qualcosa non è stata soffocata dal muro di censura che circonda questa vicenda. Insieme possiamo sconfiggere i censori che ci impediscono di fare azioni positive per il nostro pianeta, e più in dettaglio, per uno dei più incantevoli angoli del mediterraneo.

Gent.le Seasheperd

scrivo dalla Sardegna, dove siamo in piana emergenza marea nera, i media non diffondono la notizia o la minimizzano, ma la situazione è molto grave. La sostanza sta invadendo le coste creando scempi inimaginabili, non si riesce ad intervenire, non abbiamo mezzi né aiuti, la società incaricata della bonifica non è cordinata adeguatamente né monitorata, sta creando più danni che altro, intervenire è molto difficile la sostanza si appiccica ovunque e si espande, togliendola si rischia di contaminare il resto, perché non é né solida né liquida, è appiccicosa e invade tutto, noi volontari siamo pochissimi, e non abbiamo attrezzature adeguate.

Comune, Protezione Civile, associazioni ambientaliste coinvolte non agiscono adeguatamente e non sanno cordinare né la società adetta alla bonifica né noi volontari. La marea nera è arrivata fino alle bocche di Bonifacio, minacciando il paradiso dei cetacei e le colonie di gabbiani corsi, la sabbia viene buttata a palate nelle buste di spazzatura, spogliando i litorali, e le bianche coste sono ormai nere. Vi prego di non ignorare questa mail e di risponderci, abbiamo bisogno davvero urgente bisogno di consigli e di aiuto. Spero mi rispondiate, è una richiesta disperata di aiuto di un gruppo di volontari che amano la propria terra, le coste e i suoi animali che rischiano di morire sotto un mostro nero.
Grazie dell'attenzione spero davvero di avere vostre notizie.

Roberta Soru e i volontari di Tempio Pausania

http://www.seashepherd.it/news-and-media/muro-di-gomma-in-sardegna.html


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Discarica e rifiuti ci hanno fatto ricchi, la storia di Mariana , Mantova

 

 

 

Discarica e rifiuti ci hanno fatto ricchi,

la storia di Mariana ,

Mantova


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A Mariana, in provincia di Mantova, i rifiuti sono una ricchezza. Sono centomila le tonnellate annue di spazzatura che arriva ogni anno da tutta la provincia dopo essere prima stata selezionata in impianti di compostaggio. Per ogni tonnellata di rifiuti solidi urbani vengono pagati al Comune 13 euro dall’azienda municipalizzata Tea (Territorio energia e ambiente). Se in Campania la questione “munnezza” ha scatenato la guerriglia urbana, ai 732 abitanti di Mariana ha portato benefici. Il sindaco Angelo Rosa commenta soddisfatto: “Se non ci fosse la discarica, come Comune avremmo fatto bancarotta già quindici anni fa”.
Sulla discarica c’è un cumulo di terra che “serve per ricoprire i rifiuti scaricati dai camion – commenta il sindaco prima Dc e poi Margherita- prima passano i compattatori con le ruote dentate, e subito dopo il tutto viene coperto con questa argilla. Vede, siamo tanto veloci che anche i gabbiani non trovano nulla da mangiare. Ne vediamo qualcuno, ogni tanto. Bisogna usare la testa. Se si ragiona, anche i problemi più gravi si risolvono. Io quelli di Napoli un po’ li capisco. Ad ogni emergenza, c’è chi dice di risolvere tutto e invece non risolve nulla. Ma anche loro debbono cambiare testa: non possono continuare a dire: la discarica si deve fare, ma non qui da noi. Ci vogliono programmazione e consenso”.
Inoltre Mariana riesce a vendere aree urbanizzate a 30 euro al metro quadro, a differenza del comune accanto che le vende a 200 euro. I giovani e anche meno che decidono di andare a vivere lì quando si sposano riceve 750 euro: per il primo figlio che nasce ricevono 500 euro, per gli altri figli il “premio” sale a 1000 euro. Quando iniziano la scuola la famiglia ha un bonus di 500 euro all’anno mentre per la scuola materna non si paga.
“Abbiamo comprato e ristrutturato una casa padronale. Ne abbiamo ricavato nove appartamenti molto curati, che affittiamo a chi è in difficoltà: novanta euro al mese. E poi abbiamo costruito la bocciofila, stiamo preparando la palestra… Insomma, fino a quindici anni fa rischiavamo di scomparire: eravamo rimasti solo in 596. Adesso siamo in crescita e la cosa bella è che dai paesi vicini arrivano soprattutto giovani che si vogliono sposare e mettere su casa”, dice ancora Angelo Rosa.


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Sono in molti a vedere i rifiuti non come un handicap ma come un’opportunità: imprese, ecologisti, ed ora anche i Comuni. Uno in particolare, si trova in Lombardia ed ha registrate all’anagrafe appena 732 anime. Si tratta di Mariana, un piccolo paesino a pochi chilometri da Mantova, il quale ha deciso di trasformare i rifiuti nella principale fonte di reddito cittadina.

Ma come fanno? Semplice, bastano tre requisiti: lo spazio per inserire una discarica, una buona organizzazione ed un impianto a biogas. Lo spazio c’è, visto che il centro abitato, come detto, è molto piccolo, e così è possibile costruire una discarica a 3 km dalla prima casa, in modo da non far vedere nulla ai cittadini.

Una volta arrivati i rifiuti (che permettono al comune di incassare 13 euro a tonnellata, oltre un milione di euro lo scorso anno), i compattatori partono molto rapidamente, li riducono in balle in pochi minuti, tanto che, come dice il sindaco Angelo Rosa,

siamo tanto veloci che anche i gabbiani non trovano nulla da mangiare.

Questa rapidità gli permette di avere tanto spazio in discarica, ma soprattutto non far fermentare l’immondizia che crea quell’aria irrespirabile che conosciamo benissimo visto che ci è stata raccontata in tutte le salse nella cronaca di Napoli. In pratica i cittadini non si accorgono nemmeno della presenza della discarica, e così gli unici odori cattivi che arrivano, quando arrivano, sono da attribuire agli allevamenti presenti intorno al centro abitato, non di certo all’immondizia.

Infine le eco-balle vengono trasportate al vicino impianto a biogas che produce elettricità per il comune. Risultato? I cittadini non pagano tasse (Irpef sparita, l’Ici era stata eliminata anche prima della riforma voluta da Berlusconi), addirittura i genitori non pagano nemmeno la mensa scolastica e la retta alla scuola materna, e sono persino previsti degli incentivi a sposarsi e fare figli (vengono elargiti 750 euro a chi si sposa e va a vivere nel Comune, 500 euro per il primo figlio, 1000 per il secondo e per il terzo, più altri 500 euro per chi iscrive il proprio figlio alla scuola elementare del paese). Conclude il sindaco

Se non ci fosse la discarica, come Comune avremmo fatto bancarotta già quindici anni fa, eravamo rimasti solo in 596. Adesso siamo in crescita e la cosa bella è che dai paesi vicini arrivano soprattutto giovani che si vogliono sposare e mettere su casa.

Il motivo è semplice, ed è legato oltre che agli incentivi, anche al fatto di poter acquistare una villetta a poco prezzo, a 30 euro al metro quadro nelle aree già urbanizzate ed anche meno per le aree nuove. Insomma, come spiega lo stesso sindaco,

Bisogna usare la testa. Se si ragiona, anche i problemi più gravi si risolvono. Ci vogliono programmazione e consenso.

E speriamo che il modello Mariana 
sia esportato anche nel resto d’Italia.


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martedì 18 gennaio 2011

Discarica di amianto di Cappella Cantone (CR), l'ultimo tentativo d'imbroglio di Regione Lombardia e Cavenord, ma non passeranno





Comunicato stampa
Cremona, 18 gennaio 2011

Discarica di amianto di Cappella Cantone (CR), l'ultimo tentativo d'imbroglio di Regione Lombardia e Cavenord, ma non passeranno.


L'intreccio tra interessi politici ed economici sono sempre più evidenti nella vicenda della discarica di amianto di Cappella Cantone (CR), come dimostrano i fatti resi noti in questi giorni.
Riassumiamo brevemente cosa sta accadendo:
A) Il 17 novembre 2010 la Regione rende noto che la Cavenord ha dieci giorni di tempo per presentare controdeduzioni, diversamente la discarica non si farà.
B) Alla scadenza dei dieci giorni, visto che non viene resa pubblica la notizia dell'avvenuto deposito delle controdeduzioni, tutti gli organi di stampa e gli enti interessati ritengono chiusa la vicenda.
C) A distanza, però, di due mesi si scopre che Cavenord aveva presentato le sue controdeduzioni il 26 novembre 2010, ultimo giorno utile (sarà vero? questo atto sarà da verificare ai protocolli della Regione, cosa che sarà fatta nelle sedi opportune).
Perché questo atto è stato reso noto solo dopo circa due mesi?
La verità è che la Regione Lombardia e Cavenord (ora di proprietà della sempre più discussa Locatelli che ha dato lavori in subappalto alla Perego General Contractor srl, tra le più importanti imprese lombarde del movimento terra, ora fallita, e che era finita nelle mani della n’drangheta)
insistono nel voler imporre a tutti i costi e con ogni mezzo la realizzazione della discarica di amianto a Cappella Cantone.
Le notizie che sono state rese note in questi giorni denotano la volontà della giunta Formigoni di voler operare 'in modo clandestino' pur di raggiungere i loro obiettivi.
Evidentemente gli interessi in gioco sono tanti e inconfessabili, dal momento che non si rispettano le più elementari regole di trasparenza. Che cosa si vuole nascondere?
Noi ribadiamo, per l'ennesima volta, che sulla base delle intercettazioni pubblicate sulla stampa nei mesi scorsi e sulla base dei dati certi contenuti nel nostro esposto alla Magistratura, quest'ultima è sollecitata ad intervenire.
Troppi interrogativi, troppi lati oscuri circondano questa vicenda che a questo punto noi intendiamo affrontare in modo decisivo rilanciando, se sarà necessario, la mobilitazione di massa e l'occupazione permanente dell'area finché la questione non sarà chiusa ufficialmente.
E' stucchevole continuare a ripetere ormai da quasi tre anni gli stessi concetti, ma ancora una volta ribadiamo che è sempre più evidente che si possono configurare interessi privati in atti pubblici o viceversa atti pubblici in interessi privati.
Perché la giunta regionale non ha garantito la trasparenza degli atti?
Perché la Regione, a suo tempo, ha nascosto l'informativa sulle controdeduzioni?
Perché il signor Rossoni, che ci risulta essere vicepresidente della Regione eletto nella provincia di Cremona, non ha ritenuto opportuno informare i suoi elettori di quanto stava succedendo?
Quanto è accaduto in questi due mesi è un insieme di inganni e di furbizia di cui qualcuno prima o poi dovrà render conto.
A questo punto, per inquadrare meglio tutta la vicenda, è giusto ricordare che Testa Battista di Ghisalba (BG) e la consociata Seraco sempre di Ghisalba (BG) hanno versato nel 2004, per sostenere la campagna elettorale di Forza Italia, complessivamente 25mila euro (di cui 15mila Testa Battista e 10mila la Seraco).
Di per sé questo fatto è giuridicamente legittimo, ma è lecito che faccia sorgere qualche dubbio sul suo significato politico, visto anche quanto emerso dalla pubblicazione di alcuni verbali della Magistratura in cui emergevano ambiguità e lati oscuri nei rapporti tra n'drangheta e alcuni politici di centro-destra.
Sulla base di tutte queste considerazioni riteniamo che la giunta regionale e l'ARPA (il cui massimo dirigente, in base alle nuove norme, viene scelto solo ed esclusivamente dalla giunta regionale presieduta da Formigoni e vicepresieduta da Rossoni) non siano più legittimate a pronunciarsi sulle questioni ambientali, dati gli oggettivi e sempre più evidenti intrecci tra potere politico e imprese private.

d.ssa Mariella Megna -Cittadini contro l'amianto
Giorgio Riboldi - SU LA TESTA l'altra Lombardia
Carmine Fioretti - CUB Confederazione Unitaria di Base

per info 3391956669 - 3389875898


 Cittadini contro l'amianto della provincia di Cremona

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sabato 15 gennaio 2011

Le api stanno morendo in tutto il mondo e la nostra intera catena alimentare è in pericolo




Einstein  disse: "Se l'ape scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita"





Cari amici,



Le api stanno morendo in tutto il mondo e la nostra intera catena alimentare è in pericolo. Gli scienziati puntano il dito contro i pesticidi tossici e quattro governi europei li hanno già vietati. Se riusciamo a convincere gli USA e l'UE a unirsi alla messa al bando, altri governi in tutto il mondo potrebbero seguirli, e salvare così le api dall'estinzione. Firma la petizione e inoltra questo appello urgente:

In silenzio, miliardi di api stanno morendo e la nostra intera catena alimentare è in pericolo. Le api non solo producono il miele, ma sono una gigantesca forza lavoro, perché impollinano ben il 90% delle piante che coltiviamo.

Diversi studi scientifici hanno individuato in un gruppo di pesticidi tossici la loro drastica diminuzione, mentre la popolazione delle api è aumentata incredibilmente nei quattro paesi europei che hanno vietato questi prodotti. Ma alcune potenti industrie chimiche stanno facendo pressioni enormi per continuare a vendere questo veleno. L'opportunità che abbiamo per salvare le api ora è di spingere gli Stati Uniti e l'Unione europea a unirsi nella messa al bando di quei prodotti: la loro azione è cruciale perché avrebbe un effetto a catena nel resto del mondo.

Non abbiamo tempo da perdere: il dibattito su cosa fare si sta facendo infuocato. Qui non si tratta soltanto di salvare le api, ma della sopravvivenza dell'ecosistema. Costruiamo un gigantesco ronzio globale diretto all'UE e agli USA per mettere fuori legge questi composti chimici killer e salvare così le nostre api e il nostro cibo. Firma la petizione urgente sotto, inoltrala a tutti e noi la consegneremo ai decisori chiave:

https://secure.avaaz.org/it/save_the_bees/?vl

Le api sono essenziali per la vita sulla Terra: ogni anno impollinano piante e coltivazioni per un valore stimato in 40 miliardi di dollari, oltre un terzo delle scorte alimentari in molti paesi. Senza un'azione immediata per salvare le api potremmo rimanere senza frutta, verdura, noci, oli e cotone.

Negli ultimi anni la popolazione delle api ha registrato un notevole declino globale: alcune specie di api sono ora estinte e altre arrivano solo al 4% del loro numero precedente. Gli scienziati si stanno arrovellando per trovare le risposte. Alcuni studi ritengono che il declino sia dovuto alla combinazione di alcuni fattori, incluse malattie, la perdita dell'habitat naturale e prodotti chimici tossici. Ma una nuova ricerca indipendente di primo piano ha prodotto dati incontrovertibili che danno la colpa ai pesticidi neonicotinoidi. Francia, Italia, Slovenia e Germania, paesi in cui è basato il suo più grande produttore Bayer, hanno vietato uno di questi killer delle api. Ma Bayer continua a esportare il suo veleno in tutto il mondo.

La questione sta per raggiungere il punto di ebollizione, visto che importanti nuovi studi confermano la portata del problema. Se riusciremo a convincere i decisori europei e statunitensi ad agire, altri li seguiranno. Non sarà facile. Un documento trapelato dimostra che l'Agenzia statunitense per la protezione dell'ambiente era a conoscenza dei pericoli del pesticida, ma che li ha ignorati. Il documento dice che il prodotto "altamente tossico" della Bayer comporta "un grave rischio per insetti fuori bersaglio [api da miele]".

Dobbiamo far sentire le nostre voci per contrastare la forte influenza esercitata da Bayer sui decisori pubblici e sugli scienziati, sia negli Stati Uniti che nell'Unione europea, dove finanzia gli studi e siede negli organi decisionali. I veri esperti - gli apicoltori e gli agricoltori - vogliono il divieto di questi pesticidi finché e qualora non avremo studi dimostrati e indipendenti che dimostrano che siamo al sicuro. Aiutiamoli ora. Firma la petizione sotto, poi inoltra questa e-mail:

https://secure.avaaz.org/it/save_the_bees/?vl

Non possiamo più permetterci di lasciare la nostra delicata catena alimentare nelle mani della ricerca diretta dall'industria chimica e dai regolatori che sono sul loro libro paga. Con il divieto di questi pesticidi saremo più vicini a un mondo sicuro per noi stessi e e per le altre specie di cui abbiamo cura e che dipendono da noi.

Con speranza,

Alex, Alice, Iain, David e tutto il resto del team di Avaaz.

PIU' INFORMAZIONI

Strage di api, pesticidi sotto accusa
http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_26/miele_calo_produzione_moria_api_bca2575c-5b26-11dd-95e7-00144f02aabc.shtml

Wikileaks: conferma del sordido intreccio che protegge la Bayer
http://www.mieliditalia.it/index.php/il-declino-delle-api/pesticidi-e-insetti-utili/80002-wikileaks-conferma-del-sordido-intreccio-che-protegge-la-bayer-

Moria di api: colpa dei pesticidi, fuorvianti le altre ipotesi
http://www.apicolturaonline.it/ilvelino8507.html

Legambiente e apicoltori: "Stop ai pesticidi killer delle api e dell'ambiente"
http://www.newsfood.com/q/a1c626d9/legambiente-e-apicoltori-stop-ai-pesticidi-killer-delle-api-e-dellambiente/

Lo stop ai pesticidi ha fatto bene. Boom di miele italiano nel 2009
http://www.italiaatavola.net/articoli.asp?cod=14000

Il declino delle api imputabile a un cocktail chimico che interferisce con il cervello (in inglese)
http://www.guardian.co.uk/environment/2010/jun/22/chemicals-bees-decline-major-study?INTCMP=SRCH

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Sardegna, Marea nera, pesci morti sulle spiagge, disastro senza precedenti

 

 

Una scia di catrame lunga chilometri,

 

disastro ambientale a Platamona

 

Diecimila litri di olio combustibile spalmati sulla battigia di Platamona (Sassari). Una lunga scia nera che dal terzo "pettine" arriva fino al sesto, quasi al limite della Marina di Sorso. Atto finale dell'incidente accaduto martedì sera al molo E.On, dove la nave cisterna Esmeralda aveva appena finito di scaricare l'olio destinato ad alimentare i vecchi gruppi di produzione 1 e 2. L'incidente ha riguardato una delle tubature che portano il carburante dalla banchina ai depositi della termocentrale. Dalla condotta, interrata nel cemento, è fuoriuscito l'olio che prima ha invaso la banchina e poi è finito in mare. In un primo momento si era parlato di "una modesta quantità", ma l'aspetto delle spiagge racconta un'altra storia. E in realtà la Capitaneria ha quantificato la perdita in 10 metri cubi (foto Mauro Chessa e Andrea Sini)

Marea nera,

 

pesci morti sulle spiagge,

 

disastro senza precedenti - FOTO

Quello di Platamona è un disastro ambientale senza precedenti. Il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, ha annunciato che aprirà un confronto con i vertici delle aziende che gestiscono grosse industrie nell'isola, alla luce dell'episodio di inquinamento ambientale a Platamona causato martedì scorso dalla fuoriuscita di combustibile dagli impianti E.On di Fiumesanto. L'episodio ha creato forte allarme anche a Stintino, anche se al momento la scia di olio si è diretta solo verso est. Sul fatto sono intervenuti anche due consiglieri regionali del Pd: "L'incidente è più grave di quanti si pensasse"
Le operazioni di bonifica a Platamona Le operazioni di bonifica a Platamona
SASSARI. La Procura della Repubblica di Sassari ha aperto un'inchiesta per stabilire le cause e le eventuali responsabilità della perdita in mare di migliaia di litri di olio combustibile avvenuta tre giorni fa nello scalo industriale di Porto Torres. Un 'marea nera' che invaso decine di chilometri di costa nel sassarese, ora interdetti. L'ipotesi di reato è di disastro ambientale, ma al momento non ci sarebbero indagati. Nel frattempo, nella sede della Capitaneria a Porto Torres amministratori e addetti ai lavori sono riuniti per fare il punto sulle operazioni di bonifica.

In mattinata sopralluogo della commissione Ambiente della Provincia di Sassari sul litorale nord occidentale dell'Isola interessato dall' inquinamento, dalla marina di Sorso sino a Castelsardo. Il leader indipendentista di Irs, Gavino Sale, componente della commissione, annuncia che domani verrà costituito un comitato spontaneo di cittadini ed esercenti che chiederanno i danni ai 'colpevoli'. "Denunceremo E.On per disastro ambientale - dice Sale - Abbiamo trovato pesci morti sulla spiaggia, ci sono chilometri di litorale inquinato, abbiamo visto un centinaio di operai al lavoro per le bonifiche, ma ne servirebbero almeno un migliaio".

LEGGI Marea nera, interdetti chilometri di spiaggia | Marea nera, una settimana per le bonifiche | Marea nera a Platamona | Il sindaco di Sorso: "Dobbiamo bloccare le chiazze"
GUARDA Le foto del disastro ambientale

"Guardiamo con grande preoccupazione a quanto avvenuto a Porto Torres", ha detto Cappellacci, durante una conferenza stampa a Villa Devoto convocata sulla manovra finanziaria 2011 approvata l'altra sera dal Consiglio regionale. "La Sardegna ha scelto di puntare sulla green economy. Ho in mente un confronto con gli operatori delle principali industrie dell'isola che possono comportare problemi di tipo ambientale. Penso, per esempio, ai vertici di E.On, Saras ed Eni. Dobbiamo ragionare sulle scelte da adottare, privilegiando la strategia di un'industria leggere ad alto valore aggiunta, nell'ottica, appunto, della green economy"
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Per l'olio combustibile fuoriuscito a Porto Torres c'è forte preoccupazione anche a Stintino ed il sindaco, Antonio Diana, ha scritto alla Provincia. "La fuoriuscita dell'olio combustibile ha creato un certo allarme anche a Stintino - ha sottolineato il sindaco - questo sebbene per il momento l'inquinamento si sia diretto verso est". Ieri mattina Diana, accompagnato dagli assessori dell'Ecologia e dell'Ambiente, rispettivamente Angelo Moschella e Antonella Mariani, ha effettuato un sopralluogo sul litorale stintinese.

"Al momento non sembrerebbe esserci niente da temere - ha spiegato il sindaco - però chiediamo un intervento della Provincia e dell'Arpas. Da parte nostra continuiamo a monitorare l'andamento delle maree e dei venti". Diana oggi ha chiesto all'assessore dell'Ambiente della Provincia di programmare anche un sopralluogo congiunto sulle spiagge stintinesi per verificare la reale situazione.

"Nel caso di Porto Torres, quantunque si cerchi di minimizzare quanto è successo a seguito dello sversamento in mare di olio combustibile durante le operazioni di scarico da una nave cisterna ai serbatoi della E.On., è necessario conoscere perché i sistemi di prevenzione non sono attivi e non tutelano affatto le nostre coste". Lo hanno dichiarato il Capogruppo del PD al Consiglio Regionale Mario Bruno e Luigi Lotto, componente della V^ Commissione permanente per la tutela dell'ambiente, nel richiedere urgentemente la convocazione della stessa Commissione per audire l'assessore all'Ambiente Oppi e il commissario straordinario dell'Arpas Corraine.

"La nostra richiesta, suffragata dalla viva preoccupazione sia della popolazione sia dalle amministrazioni locali, è volta - hanno spiegato - a sollecitare l'assessore Oppi affinché riferisca innanzitutto sulla reale entità del disastro, perché è ovvio che non possiamo rimetterci alle valutazione della E.On., e in secondo luogo mira a conoscere quali atti si stanno predisponendo per superare l'emergenza nonché per evitare il ripetersi di simili disastri. La tutela del bene ambientale e la sua salvaguardia - hanno proseguito Bruno e Lotto - è sovrastante rispetto a ogni altra questione. Lo abbiamo sempre affermato e per questa difesa la nostra battaglia politica sarà intransigente".


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mercoledì 12 gennaio 2011

Pompe di calore , il calore della terra, dell’acqua e dell’aria



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Pompe di calore

il calore della terra, dell’acqua e dell’aria

Energia pulita e duratura per tutti.

La pompa di calore è una macchina capace di trasferire calore da una sorgente a temperatura più bassa (come l’acqua sotterranea o superficiale; l’aria; il calore del suolo) ad un altra a temperatura più alta (l’aria o l’acqua di una casa, un ufficio, una fabbrica). Praticamente agisce come un condizionatore che funziona al rovescio.

Il vantaggio nell’uso della pompa di calore deriva proprio dalla sua capacità di fornire più energia (calore) di quella elettrica impiegata per il suo funzionamento (il rapporto è di almeno 1 a 4 o superiore, anche 1 a 6).
Con un impianto a pompa di calore è possibile sia riscaldare che raffrescare (pompa di calore “reversibile”).

La pompa di calore è un’interessante alternativa ai sistemi tradizionali di riscaldamento e
di condizionamento per migliorare il comfort degli ambienti abitativi e di lavoro offrendo garanzie di risparmio energetico particolarmente elevate
(35-40%).

Applicabilità

tutti i settori (residenziale, terziario e servizi, enti pubblici, industria).

Approfondimenti:

La pompa di calore (Opuscolo ENEA): che cos’è, come funziona, tipologie, rendimenti, applicazioni, dimensionamento, installazione e manutenzione, costi e risparmi.

Conosciamo le pompe di calore: articolo particolarmente dettagliato con interessanti aspetti tecnici sul dimensionamento e l’efficienza delle diverse tipologie di impianti. (Fonte: Robur SpA)

L’energia delle acque sotterranee: l’acqua sotterranea adatta per riscaldare e raffreddare; i principi, le procedure di progettazione, le caratteristiche tecniche di quattro esempi di impianti. (Fonte: Svizzera Energia)

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Solare termico , acqua calda dal sole per la tua casa



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Solare termico

acqua calda dal sole per la tua casa

Un impianto solare termico utilizza l’energia contenuta nella radiazione solare per riscaldare l’acqua fino a 50-70 °C. Il sistema è quindi particolarmente adatto per gli usi sanitari nel settore residenziale, nelle scuole, negli ospedali, negli alberghi, negli impianti sportivi.
Se associato a pannelli radianti, il solare termico può garantire anche il normale riscaldamento di ambienti. Alcune particolari tipologie di impianti sono in grado di fornire anche acqua ad alta temperatura (120 °C) per l’impiego nei processi del settore industriale.
Le nuove normative italiane (D.Lgs 192/05 e D.Lgs 311/06) rendono il solare termico obbligatorio per tutti i nuovi edifici che devono garantire almeno il 50% di fabbisogno di acqua calda sanitaria prodotta da collettori solari. Questa tipologia di impianti gode anche di numerose soluzioni di finanziamenti e agevolazioni fiscali. / Guida al risparmio energetico

Applicabilità

Tutti i settori (residenziale, terziario e servizi, enti pubblici, industria).

Approfondimenti:

L’impianto solare termico: caratteristiche, classificazioni, dimensionamento, pannelli radianti, costi, risparmi, autorizzazioni, procedure



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Microcogenerazione , elettricità, caldo e freddo con un unico impianto



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Microcogenerazione

elettricità, caldo e freddo con un unico impianto

La cogenerazione è la produzione combinata di energia elettrica e di calore.

Con il termine microcogenerazione si indicano impianti decentralizzati caratterizzati da un motore primo (turbina a vapore, turbina a gas, oppure motore a combustione interna) di piccola taglia

(in genere <200 kWel) ed un generatore elettrico, installati in siti con contemporanea e continuativa necessità di energia elettrica, calore ed eventualmente raffrescamento nei mesi estivi.

Il processo di microcogenerazione consente un uso energetico razionale con forte risparmio di energia primaria (minori consumi di combustibile, minori perdite di rete, efficienza del sistema anche oltre l’80%), risparmio su altri costi del sistema elettrico (trasporti e accise), enormi benefici ambientali in termine di riduzione delle emissioni, garanzia di approvvigionamento (back up) in caso di black out.
La cogenerazione è assimilata alle fonti di energia rinnovabile e gode pertanto di una serie di incentivi e agevolazioni (certificati bianchi, scambio sul posto per impianti sino a 200 kW, semplificazione delle procedure amministrative).

La microgenerazione potrebbe portare ad una vera e propria rivoluzione tecnologica nel modo di produrre e consumare energia in tutti quei settori, industria, terziario e residenziale, non più considerati come utenti passivi di una rete alimentata da grandi centrali di generazione, ma soggetti attivi che scambiano energia con una rete elettrica locale cui si interfacciano una molteplicità di piccoli operatori.

Applicabilità

ideale per applicazioni nel settore industriale e nei settori residenziale, terziario/servizi (alberghi, ospedali, impianti sportivi, grandi edifici commerciali e civili, enti pubblici).

Approfondimenti::

Dossier Microcogenerazione: interessante e completo articolo sulla microcogenerazione, tratto dal progetto europeo “Res & Rue Dissemination” e pubblicato con il contributo di Adiconsum;

La microcogenerazione in sintesi: articolo di FIRE (Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia) sulle tecnologie disponibili, i benefici e le controindicazioni, gli aspetti economici;

Generalità sulla cogenerazione: articolo tratto dal sito web del GSE (Gestore dei Servizi Elettrici) che illustra le principali caratteristiche e tipologie degli impianti di cogenerazione e presenta tutta la normativa di riferimento.



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Solare fotovoltaico , energia elettrica dal sole , ogni giorno





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Solare fotovoltaico

energia elettrica dal sole … ogni giorno

La tecnologia fotovoltaica (FV) permette di trasformare direttamente l’energia solare in elettricità, grazie all’impiego di particolari materiali semiconduttori come il silicio.

Questi sistemi di impianti producono elettricità gratuita, hanno una vita media di 20-25 anni e una bassissima necessità di manutenzione (è sufficiente un controllo annuale). E’ possibile una perfetta integrazione con qualsiasi tipo di edilizia valorizzando l’edificio sul quale sono installati.
La Legge Finanziaria 2008 (244/07) stabilisce che, a decorrere dal 1 gennaio 2009, deve essere prevista per gli edifici di nuova costruzione l'installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in modo tale da garantire una produzione energetica non inferiore a 1 kW per ciascuna unità abitativa, compatibilmente con la realizzabilità tecnica dell'intervento. Per i fabbricati industriali, di estensione superficiale non inferiore a 100 metri quadrati, la produzione energetica minima è di 5 kW.

L’energia elettrica prodotta può essere utilizzata in proprio; venduta sul mercato libero nazionale; venduta a prezzo incentivato al gestore di rete ("conto energia”); oppure è possibile usufruire anche del servizio di scambio sul posto ottenendo un saldo annuo tra l’energia immessa in rete dall’impianto e l’energia prelevata dalla rete (vedi articoli di approfondimento).

Per gli impianti fotovoltaici realizzati a partire dal 2007 è disponibile il nuovo sistema di incentivazione in conto esercizio denominato “conto energia”, un vero e proprio contratto tra l'utente e il Gestore della rete elettrica nazionale (GSE) che si impegna ad acquistare l'energia prodotta dal tuo impianto a diverse tariffe agevolate a seconda della potenza e della tipologia dello stesso (vedi anche finanziamenti e agevolazioni fiscali.).
LifeGate Engineering, offre inoltre la possibilità di assicurare il proprio impianto fotovoltaico in esercizio.

Applicabilità

tutti i settori (residenziale, terziario e servizi, enti pubblici, industria).

Approfondimenti:

L’impianto solare fotovoltaico: caratteristiche generali, tipologie, dimensionamento, costi, risparmi, incentivi, autorizzazioni, procedure

L’energia fotovoltaica: (opuscolo ENEA): informazioni generali sulle caratteristiche e le tipologie degli impianti fotovoltaici; i principi di funzionamento; le forme di utilizzo; i criteri di scelta; consigli pratici per l’installazione e la manutenzione; le valutazioni economiche degli investimenti

Nuovo conto energia (fonte GSE): agevole e completo documento di consultazione per tutti coloro che intendono realizzare un impianto fotovoltaico e richiedere i relativi incentivi. La Guida si articola in due parti. Nella prima sono presentate le innovazioni introdotte dal nuovo DM 19/02/07, le indicazioni generali per la realizzazione e la connessione dell’impianto alla rete e le modalità da seguire per richiedere l’incentivazione al Gestore dei Servizi Elettrici Spa (GSE). Nella seconda sono approfonditi alcuni aspetti generali e specifici per coloro che, non esperti del settore, intendano acquisire alcune informazioni di base sugli impianti fotovoltaici e sull’evoluzione del meccanismo d’incentivazione in “conto energia”.

Il servizio di scambio sul posto (fonte AEEG): lo scambio sul posto consiste nell’operare un saldo annuo tra l’energia elettrica immessa in rete dall’impianto fotovoltaico e l’energia elettrica prelevata dalla rete. Il manuale fornisce tutte le indicazioni tecniche e le procedure per accedere al servizio.

L’integrazione architettonica degli impianti fotovoltaici (fonte GSE): : il “conto energia” riconosce maggiori incentivi agli impianti ben integrati architettonicamente con l’edificio. Con questa guida, ricca di esempi grafici e fotografici, si intende quindi sottolineare come la tecnologia solare fotovoltaica possa entrare in perfetta simbiosi con la qualità dei nostri panorami urbani ed extraurbani integrandosi armoniosamente nel costruito e rispettando gli equilibri estetici e compositivi dell’architettura.




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LINKS: Con i contadini sfrattati dal Vaticano




LINKS: Con i contadini sfrattati dal Vaticano: " Con i contadini sfrattati dal Vaticano Oragiovedì 13 gennaio · 11.00 - 14.00 LuogoRoma, L.go Giovanni XXIII Creato daFed..."

Domani, giovedi 13 gennaio, alle ore 11.00, i Verdi saranno in largo Giovanni XXIII (all’inizio di via della Conciliazione), assieme ai contadini del Parco Tenuta di Acquafredda, contro lo sfratto esecutivo, previsto per fine mese, richiesto dal Vaticano (Apsa-Capitolo di San Pietro).

l'albergo ecosostenibile (e galleggiante) capace di ospitare 10.000 abitanti




http://www.spiegel.de/fotostrecke/fotostrecke-63251.html

L'Ark di Remizov,

l'albergo ecosostenibile (e galleggiante)

 

capace di ospitare 10.000 abitanti

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Noè aveva costruito la sua arca per mettere in salvo tutte le specie animali dal diluvio universale. L'architetto russo Alexander Remizov ha progetto la sua Ark ispirandosi, a quanto pare, agli effetti del riscaldamento globale. Si tratta di un hotel dalla gigantesca struttura a chiocciola realizzato con materiali eco-compatibili, energeticamente autosufficiente e in grado di accogliere fino a 10.000 persone.

Questo grande piano edilizio progettato da Remizv ad impatto zero è adattabile in vari modi, secondo la destinazione d’uso e il luogo in cui si vorrà realizzare l’opera. Grazie alla collaborazione con un’azienda di ingegneria tedesca e con lo scienziato moscovita Lev Britvin, Alexander, infatti, ha ideato una struttura completamente autosufficiente, grazie ad un impianto dotato di generatori a energia eolica e solare.
"La forma di una cupola promuove la formazione di turbolenze d'aria, rafforzando il lavoro di generatori eolici. - ha fatto sapere Remizov - Dentro l'edificio, la forma a cupola promuove l’accumulo di aria calda nella parte superiore della struttura. Questo calore sarà trasformata in altri tipi di energia da raccogliere anche negli accumulatori termici”.




L’arca - che può essere costruita con il legno, l’acciaio e la plastica EFTE ad alta resistenza - si può adattare agli ambienti e ai climi più diversi e – grazie alla sua struttura modulare e prefabbricata – può prestarsi ad usi diversi, come uffici, hotel, abitazioni, ma anche luoghi di rifugio per emergenza.

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La struttura è stata studiata per svilupparsi su una superficie di 14.000 metri quadrati ed ospitare così fino a 10.000 persone con ampi spazi verdi al proprio interno.
"Potrebbe essere costruita in soli 3 o 4 mesi, in qualsiasi parte del mondo – ha fatto sapere Remizov, specializzato in insediamenti a basso impatto ambientale. 
Ark: l\'arca ecosostenibile by Alexander Remizov   Ark: l\'arca ecosostenibile by Alexander Remizov   Ark: l\'arca ecosostenibile by Alexander Remizov   Ark: l\'arca ecosostenibile by Alexander Remizov

Ma non è tutto, perché il l’architetto russo ha pensato anche ad una variante: quella galleggiante! Grazie ad una particolare carena a nido d’ape, l’arca potrebbe anche essere costruita sull’acqua per far fronte alle conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai.



Verdiana Amorosi

Fonte: Spiegel


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