lunedì 28 febbraio 2011

Il Giurì dell'Autodisciplina Pubblicitaria che ha bloccato la messa in onda dello spot promosso dal Forum Nucleare, perché ingannevole




 . Anche le cose sognano.. Regenesi .


Ciao ,

che si trattasse di una partita a scacchi truccata, te lo abbiamo detto subito. Ora arriva anche la conferma dal Giurì dell'Autodisciplina Pubblicitaria che ha bloccato la messa in onda dello spot promosso dal Forum Nucleare, perché "ingannevole".

Da quando a dicembre le tv nazionali hanno cominciato a bombardarci, abbiamo denunciato le informazioni ingannevoli dello spot su tutti i nostri canali. In particolare:

> Le scorie si possono gestire in sicurezza. E da quando? In sessant'anni l'industria nucleare non ha ancora trovato una soluzione per la gestione di lungo termine dei rifiuti nucleari;
> Tra 50 anni non potremo contare solo sui combustibili fossili. È vero, ma anche l’uranio è limitato;
> Le fonti rinnovabili non bastano. Sicuro? Uno scenario energetico 100% rinnovabile è possibile, come dimostrano analisi dell’Ue e dell’industria. ;

Intanto il nostro contro spot è rimbalzato sulla rete grazie anche al tuo passa parola, raggiungendo le 200.000 visite. Un buon risultato ma non basta. Tra pochi mesi (la data non è stata ancora fissata) si terrà un referendum che può fermare per sempre i nuovi progetti di centrali nucleari. Solo con il tuo forte coinvolgimento, possiamo contrastare la propaganda dell’industria nucleare da milioni di euro.

Non farti contagiare, opponiti al nucleare. Condividi la nostra campagna sul tuo profilo Facebook, inoltrala per e-mail ai tuoi contatti.

Salvatore Barbera
Responsabile campagna Nucleare
Greenpeace Italia
DONA ORA


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mercoledì 23 febbraio 2011

QUANTO COSTA L’ENERGIA NUCLEARE




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QUANTO COSTA L’ENERGIA NUCLEARE

di Ing. Paolo Mazzanti, RETE DEI CITTADINI
Le previsioni mondiali di aumento nei prossimi anni della domanda di energia elettrica sono attualmente quasi nulle, ad esclusione di Cina, India e forse Russia e Brasile, dato il loro attuale repentino sviluppo industriale.
In Italia si prevede una crescita nulla della domanda, sia per gli effetti del risparmio energetico, che per la situazione economica. Inoltre la disponibilità di potenza elettrica è doppia dell’attuale richiesta massima.
Se ne deduce che non abbiamo alcun bisogno di nuove centrali di qualsiasi tipo.
Se poi affrontiamo l’argomento costi per kwatt/ora, le centrali nucleari non sarebbero proponibili, anche se fosse necessaria più potenza. Infatti, pur con dati approssimativi, perchè sono attualmente in costruzione pochissimi prototipi di centrali nucleari (solo due in Europa), sono stati analizzati gli elementi principali di costo, cioè:
- costi dei materiali (70% di provenienza estera, quindi poco lavoro italiano);
- tempi di costruzione (previsti 4 anni, già slittati a oltre 6 anni, ma le costruzioni non sono finite!);
- vita utile consentita dalle normative dai 40 ai 60 anni (per aumentarla occorrono miliardi);
- tasso di sconto sui capitali;
- rendimenti energetici (inferiori al 40%);
- ore di esercizio effettivo (le nucleari devono subire fermi per manutenzioni anche di mesi);
- costo del capitale.
Le deduzioni, fatte da Enti come il DOE (Ministero dell’energia USA), il MIT (Massachusetts Institute of Technology) ed altri inconfutabili Istituti di fama mondiale, sono che il chilowatt/ora da nucleare ha oggi un costo di circa il 10% inferiore a quello delle centrali a gas, ma in aumento ogni anno del 15% e quindi, quando fossero attivate le centrali nucleari, il costo sarebbe nettamente superiore a qualsiasi altro sistema.
Inoltre per il piano ipotizzato di rientro dell’energia nucleare in Italia servono circa 10 centrali, necessarie per coprire il previsto 25% della potenza totale: a prezzi odierni si tratta di spendere oltre 70 miliardi di Euro, più il costo oggi praticamente invalutabile dello smaltimento e conservazione delle scorie e dei resti futuri delle centrali stesse (che devono essere “ricondizionate” a metà vita), ma che certamente supera i 20 miliardi di Euro. Chi pagherebbe simili cifre? E che ne faremmo delle attuali moderne centrali a gas, che per il “surplus” sopraddetto sono poco usate?
A riprova delle suindicate valutazioni dei costi, i governi stanno drasticamente riducendo i sostegni alle nucleari, incentivando ricerca, sviluppo ed attivazione di impianti a rinnovabili. Gli USA hanno ridotto ad 1/10 il sostegno alle nucleari (che non vengono più costruite o sono addirittura sospese a metà costruzione), l’Inghilterra lo ha azzerato, mentre l’Unione Europea ha aumentato i finanziamenti alle rinnovabili da 3,3 miliardi di Euro (2004) a 11,5 (2010).
Il CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo), consulente della CEE, prevede infine che entro il 2030 l’energia prodotta da nucleare si ridurrà del 40%. La nazione più coinvolta del nucleare, cioè la Francia, riduce ora la “dipendenza” dallo stesso (7%) e sta facendo accordi con grandi gruppi internazionali per gasdotti (!), mente la sua azienda più specializzata nel nucleare (Areva) sta dedicando una sua divisione alle rinnovabili (sole ed eolico).
L’Italia può quindi a piccoli passi (spese) procedere a sostituire le vecchie centrali con le rinnovabili, come ci chiede la Comunità Europea, per ridurre l’emissione dei gas inquinanti.
L’ipotizzato rientro dell’Italia nel nucleare in conclusione non ha senso per gli italiani, ma solo per chi ha altri interessi ed oltretutto non deve prevedere aiuti di stato; infatti con la Legge n. 122 del 30/07/2010 il governo ha decretato di non spendere un Euro per questo tipo di finanziamenti. L’unica che potrebbe essere interessata, a parte ovviamente la francese Areva, può essere ENEL, ma a sue spese credo sia difficile, dato il suo forte indebitamento di bilancio (a fine 2009 pari a 51 miliardi). Quindi lasciamo perdere il nucleare!
P.S.: molta documentazione su questo argomento è ricavata dalla ricchissima bibliografia, presente nella pubblicazione “Si fa presto a dire nucleare” del Prof. A. Clò, docente all’Università di Bologna, che ringrazio vivamente.





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martedì 22 febbraio 2011

L’ora per la terra 2011-Earth Hour 2011



L’ora per la terra 2011-Earth Hour 2011: luci spente per 1 ora il 26 Marzo in Italia


Io partecipo all' Ora della Terra, il più grande evento globale del WWF :ogni anno più di un miliardo di persone in oltre 120 paesi del mondo spengono simbolicamente la luce per un'ora. Partecipa anche tu!
http://www.wwf.it/oradellaterra










Il più grande evento globale del WWF: ogni anno più di un miliardo di persone in oltre 120 paesi del mondo spengono simbolicamente la luce per un’ora. L’obiettivo di Earth Hour 2011 è coinvolgere Istituzioni, Cittadini e Aziende ad andare “Oltre
l’ora” impegnandosi non solo a spegnere le luci durante l' Earth Hour ma anche, manifestando
attraverso diverse azioni o attraverso degli eco-consigli, l'impegno nei confronti del pianeta.
Il cittadino che rinuncia all' auto un giorno a settimana, una scuola che installa pannelli solari sul
tetto, un comune che costruisce piste ciclabili, ed ogni piccola azione contribuisce a proteggere
l'unico pianeta che abbiamo.
Ogni piccolo gesto fa la differenza. Aderisci ora all'iniziativa, ognuno di noi può






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lunedì 21 febbraio 2011

Troppo fosforo e plastica negli oceani


Troppo fosforo e plastica negli oceani






Unep: «Trasformare i rifiuti in risorse preziose»

 LIVORNO. Secondo lo "Year Book 2011 - Emeerging issues in our global environment" del Programma Onu per l'ambiente (Unep) «Le quantità considerevoli di fosforo e di plastiche scaricate negli oceani del pianeta hanno un impatto diretto sull'ambiente e mettono in luce un problema mondiale di gestione di questi rifiuti».

Il fosforo, utilizzato soprattutto come fertilizzante, viene sversato negli oceani «A causa dell'inefficacia dell'agricoltura e dell'incapacità di riciclare le acque reflue. Tali rifiuti, così come quelli di altri prodotti chimici come l'azoto e il potassio, producono una proliferazione di alghe nocive per la qualità delle acque, gli stock di pesci e il turismo. Solo negli Stati Uniti, il costo di questo inquinamento è stimato in più di 2 miliardi di dollari all'anno. A livello mondiale, arriva quindi a decine di miliardi di dollari».

I principali responsabili di questo tipo di inquinamento sono la crescita della popolazione mondiale e lo sviluppo dell'agricoltura intensiva che tra il 1950 e il 2000 hanno prodotto un aumento del 600% dell'utilizzo mondiale di fertilizzanti contenenti fosforo, azoto e potassio e l'Unep sottolinea che «La cifra dovrebbe ancora aumentare, tenuto conto dei bisogni alimentari crescenti dei Paesi in via di sviluppo».

L'altro inquietante problema messo in risalto dal rapporto dell'Unep è  l'impatto dei miliardi di frammenti di plastica di ogni dimensione che finiscono nei mari del pianeta e che «Hanno delle conseguenze dirette e indirette sula salute della fauna e l'ambiente marino».

Year Book 2011 cita una nuova ricerca secondo la quale «Questi frammenti di plastica possono assorbire una gamma di prodotti chimici tossici che si ritrovano nella catena alimentare, sono legati ai cancri ed hanno degli effetti sui processi riproduttivi degli esseri umani e della fauna». Per questo l'agenzia dell'Onu per l'ambiente sottolinea «L'importanza di mettere in atto una gestione migliore dei rifiuti nel mondo e dei modelli migliorati di consumo e produzione che permettano di evitare questi scarichi».

Il direttore dell'Unep, Achim Steiner, ha detto che «La scienza è essenziale per aiutare i governi a stabilire delle priorità di azione sulle sfide persistenti ed emergenti e queste questioni emergenti saranno al centro dei prossimi  15 mesi e della preparazione della Conferenza mondiale dell'Onu per lo sviluppo sostenibile organizzata a Rio l'anno prossimo. Il fosforo e le materie plastiche mettono in evidenza la necessità urgente di colmare le lacune scientifiche, ma anche di catalizzare una transizione mondiale verso una green economy  efficace, che permetta uno sviluppo sostenibile ed una lotta contro la povertà».

Steiner ha poi parlato degli impegni della Conferenza di Rio, che si terrà dal 14 al 16 maggio 2012, 20 anni dopo il Summit della terra a Rio de Janeiro, e 10 anni dopo il Summit mondiale sullo sviluppo sostenibile a Johannesburg: «A Rio, l'accento sarà messo sulle soluzioni e le opportunità. Che sia il fosforo, le materie plastiche od una qualunque delle sfide alle quali il mondo moderno fa fronte, ci sono manifestamente delle possibilità di produrre dei nuovi tipi di industrie più efficaci». Steiner ha concluso chiedendo la messa in opera di «Una gestione più intelligente, per trasformare i rifiuti, e i loro impatti sull'ambiente e la salute, in risorse preziose».

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mercoledì 16 febbraio 2011

Un'intervista al metereologo Luca Mercalli




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Un'intervista di Qualenergia.it al metereologo Luca Mercalli.

Quello di Luca Mercalli è un volto noto, con le sue previsioni del tempo all’interno del programma “Che tempo che fa” è stato una delle pochissime voci del mondo scientifico che sono riuscite a far arrivare la questione climatica al grande pubblico. Abbiamo rivolto qualche domanda a questo climatologo e divulgatore, presidente della Società Metereologica Iitaliana e molto interessato alle tematiche del risparmio energetico e dell’energia rinnovabile.

Professor Mercalli, i dati che arrivano dalla climatologia e le valutazioni che ne traggono scienziati ed economisti trasmettono sempre di più l’urgenza di agire, la percezione della gravità della questione però non sembra essere arrivata all’opinione pubblica e nemmeno alla politica. Come si spiega il permanere di questo scollamento e come lo si può risolvere?
In Italia c’è una gravissima lacuna culturale per quel che riguarda le questioni ambientali. Io sono riuscito a parlare di cambiamento climatico, solamente per alcuni minuti a settimana, usando un espediente “a cavallo di troia”, cioè infilando, pian piano negli anni, il discorso clima nelle previsioni del tempo che facevo, prima a “Che tempo che fa” e poi a “TGR Montagne”. L’ulteriore passo che sto facendo, da dilettante, visto che non è il mio lavoro, è aprire i miei orizzonti alle cose che si possono fare per affrontare il problema. Da un lato si tratta di costruire la consapevolezza dei problemi ambientali – clima ma non solo – dall’altra indicare una via d’uscita, dare delle ricette alle persone per consentire loro di impegnarsi in prima persona. Sicuramente l’edilizia sostenibile è uno dei modi più semplici per far vedere alla gente quel che si può fare. Le case sono spesso colabrodi energetici e tappare i buchi fa risparmiare soldi oltre che tagliare le emissioni. Io insisto molto più sull’aspetto economico che su quello climatico quando parlo di questo. Non si capisce perché nonostante i vantaggi di introdurre una rivoluzione nel nostro modo di abitare non si riesce a fare arrivare il messaggio alla gente e a tradurlo in atti concreti.
Che tempo farà in Italia nei prossimi decenni? Ossia, quali sono i probabili scenari climatici che si stanno delineando e che impatto avranno sulla vita degli italiani e sulle attività economiche del paese?
La temperatura è aumentata più di un grado nell’ultimo secolo. Lo si può vedere chiaramente in montagna, con i ghiacciai che si ritirano e al mare, dove, con l’acqua più calda , come si è accorto chi va a pescare, si sono diffuse varie specie di pesci tropicali. Gli effetti del cambiamento dunque sono già evidenti e non serve citare tutta la ricerca scientifica che lo testimonia, spesso ignorata o addirittura derisa. Venendo agli scenari ci dobbiamo aspettare un’Italia che entro fine secolo sarà dai 2 ai 5°C più calda. I rischi associati alla parte superiore del range non sono certo uno scherzo. Avere 5 °C in più significherebbe vivere come tutte le estati del 2003.
Esistono quantificazioni economiche dei danni che uno scenario del genere causerebbe al nostro paese?
Ci sono, ora non mi vengono in mente, ma sono sicuramente state fatte per i vari settori. La più famosa quantificazione è quella fatta per il livello mondiale da Nicholas Stern. Ma io non vorrei neanche ridurre tutto ad una questione economica: ci sono sofferenze che non si pagano. Penso alle patologie o alle morti premature legate alle ondate di caldo. Anche per i danni a settori economici come l’agricoltura che è difficile quantificare. Uno scenario agricolo completamente stravolto dal cambiamento climatico causerebbe danni incalcolabili anche alla nostra cultura gastronomica. Oppure si pensi all’aumento del livello del mare: un metro in più vorrebbe dire avere Venezia con l’acqua alta permanente …
Servirebbero misure di adattamento, che però non arrivano…
Esattamente, un paese che nega il problema è ovvio che non si ponga nemmeno il problema di come risolverlo.
Lei saprebbe indicare delle misure prioritarie da adottare per difenderci dal clima che cambia?
Sì, la priorità è costruire un progetto di resilienza. Sarà un mondo più difficile da vivere: oltre al cambiamento climatico c’è l’aumento della popolazione e l’esaurimento progressivo di risorse strategiche, sia energetiche, sia minerarie, che rinnovabili come le foreste o lo stock ittico dei mari. Una politica saggia dovrebbe sfruttare gli anni di relativa calma e prosperità che abbiamo ancora davanti per attrezzarci per tempi più duri. Se non saremo in grado di contrastare gli shock che ci attendono nei prossimi decenni rischiamo veramente la barbarie, rischiamo di perdere tutto quel che abbiamo guadagnato nella rivoluzione industriale. Se vogliamo garantirci un livello di benessere dignitoso in futuro è adesso il momento di fare delle scelte, di buttare via la zavorra, il superfluo, spesso frutto di una costruzione dell’immaginario assolutamente fuorviante. Bisogna dire alle persone che la torta si è ristretta. Per banalizzare con una frase ad effetto: possiamo decidere se investire quello che resta per comprarci il SUV o per mettere i pannelli solari sul tetto. Io scelgo la seconda opzione.
Cioè occorre cambiare modello di sviluppo?
Sicuramente ci vuole un’evoluzione del modello di sviluppo economico attuale, non sta a me dirlo ma agli economisti prendere atto che viviamo in un mondo dalle risorse non infinite. Dal punto di vista dei temi strategici è chiaro che clima ed energia sono i due punti fondamentali su cui il paese deve costruire un paracadute, una rete di salvataggio, altrimenti sarà veramente difficile uscirne senza dolori.
Vede risposte adeguate nel panorama politico attuale?
Non vedo alcuna risposta adeguata da parte di nessuna parte politica al momento. Non la vedo ovviamente a destra e non la vedo nemmeno a sinistra. Ci vuole un progetto politico nuovo che prenda atto delle criticità citate e costruisca un piano della resilienza. Un piano impopolare perché si tratta di dire alle persone che l’era delle vacche grasse è terminata e ci si deve attrezzare per quella delle vacche magre. Nessuno farà mai una campagna elettorale su questo e il mio timore è che ce ne accorgeremo quando sarà troppo tardi. A quel punto la politica dovrà gestire delle emergenze e il rischio è che quando si devono affrontare emergenze molto gravi si ricorra al metodo più efficace, la dittatura.
E a livello mondiale? Qual è la sua valutazione, dopo Cancun, di quanto si sta facendo contro i cambiamenti climatici?
Dal punto di vista umano si potrebbe vedere il bicchiere mezzo pieno: sono probabilmente gli accordi internazionali più complicati e importanti che si siano mai presi e, seppur lentamente, dei passi avanti si stanno facendo, non siamo al buio. La preoccupazione è data però dal fatto che le leggi della fisica non hanno gli stessi tempi delle leggi degli uomini. Noi cerchiamo di prendere tempo per portare certi processi all’attenzione di tutti i paesi, ma intanto il funzionamento del pianeta non sta ad aspettare noi. Il rischio è che ci si spinga troppo in là senza che i processi diventino incisivi in tempo utile: per agire c’è una finestra di tempo utile molto stretta, nell’ordine dei 10-20 anni.

intervista a cura di Giulio Meneghello



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martedì 8 febbraio 2011

Onda nera nel Lambro, indagati i petrolieri


http://cipiri6.blogspot.com/2010/02/petrolio-nel-lambro.html

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ALCUNE FOTO FATTE DA ME

La Procura di Monza: disastro per coprire l'evasione delle imposte su tonnellate di gasolio

Non l’avvertimento della ’ndrangheta, il sabotaggio della concorrenza, la vendetta di un dipendente. Ci sono due indagati nell’inchiesta sui veleni nel Lambro e nel Po, 2.600 tonnellate stimate di idrocarburi finite nella notte tra il 23 e il 24 febbraio scorso prima nell’affluente poi nel Grande Fiume. Un disastro ambientale, per giorni in mondovisione, causato da uno sversamento nella Lombarda Petroli, a Villasanta. Gli indagati sono Giuseppe e Rinaldo Tagliabue, 54 e 49 anni, gli stessi proprietari della società. I petrolieri. L’accusa: sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa sugli oli minerali. Ma attenzione: non è solo cosa di evasione. Partendo da qui si potrebbe chiudere il caso, con il reato di disastro ambientale. Senza dover andar lontano. Nel senso di luoghi e anche di persone.] Non l'avvertimento della 'ndrangheta, il sabotaggio della concorrenza, la vendetta di un dipendente. Ci sono due indagati nell'inchiesta sui veleni nel Lambro e nel Po, 2.600 tonnellate stimate di idrocarburi finite nella notte tra il 23 e il 24 febbraio scorso prima nell'affluente poi nel Grande Fiume. Un disastro ambientale, per giorni in mondovisione, causato da uno sversamento nella Lombarda Petroli, a Villasanta. Gli indagati sono Giuseppe e Rinaldo Tagliabue, 54 e 49 anni, gli stessi proprietari della società. I petrolieri. L'accusa: sottrazione all'accertamento o al pagamento dell'accisa sugli oli minerali. Ma attenzione: non è solo cosa di evasione. Partendo da qui si potrebbe chiudere il caso, con il reato di disastro ambientale. Senza dover andar lontano. Nel senso di luoghi e anche di persone.


AMMANCHI E INTERROGATORI - Da raffineria con 300 operai, la Lombarda Petroli si era trasformata in centro di stoccaggio con una decina di dipendenti. Eppure non c’era stato totale ridimensionamento. Continuavano a entrare enormi quantità tenute in deposito per conto terzi. Carburante, oli industriali. Le quantità, a detta degli accertamenti, non trovavano corrispondenza nei registri contabili e soprattutto nelle tasse versate. Si ipotizza che in quel febbraio controlli dell’Agenzia delle dogane avrebbero potuto comportare milioni di euro di multe e conseguenze penali. Le pm di Monza, Emma Gambardella e Donata Costa, condurranno altri interrogatori. I carabinieri di Monza e del Nucleo operativo ecologico hanno depositato i risultati di un intenso anno di indagini. Sarà la Procura a valutare ulteriori provvedimenti nei confronti dei Tagliabue. Secondo la ricostruzione, avrebbero favorito lo sversamento. Forse servendosi di qualche operaio. La fuoriuscita, se non provocata da un guasto, necessita di numerose manovre in sequenza. Difficile improvvisare. ] AMMANCHI E INTERROGATORI - Da raffineria con 300 operai, la Lombarda Petroli si era trasformata in centro di stoccaggio con una decina di dipendenti. Eppure non c'era stato totale ridimensionamento. Continuavano a entrare enormi quantità tenute in deposito per conto terzi. Carburante, oli industriali. Le quantità, a detta degli accertamenti, non trovavano corrispondenza nei registri contabili e soprattutto nelle tasse versate. Si ipotizza che in quel febbraio controlli dell'Agenzia delle dogane avrebbero potuto comportare milioni di euro di multe e conseguenze penali. Le pm di Monza, Emma Gambardella e Donata Costa, condurranno altri interrogatori. I carabinieri di Monza e del Nucleo operativo ecologico hanno depositato i risultati di un intenso anno di indagini. Sarà la Procura a valutare ulteriori provvedimenti nei confronti dei Tagliabue. Secondo la ricostruzione, avrebbero favorito lo sversamento. Forse servendosi di qualche operaio. La fuoriuscita, se non provocata da un guasto, necessita di numerose manovre in sequenza. Difficile improvvisare.


GLI ONASSIS BRIANZOLI - Dopo un ricco passato (i Tagliabue sono chiamati «gli Onassis della Brianza»), l’azienda era in dismissione. Su buona parte dei terreni dovrebbe sorgere una zona residenziale costruita dal gruppo Addamiano. Scherzo dei nomi: la - costosa bonifica permettendo - nuova area si chiamerà Ecocity. Giuseppe Tagliabue era stato già indagato per aver violato la normativa Seveso che consente di stoccare un massimo di 2.500 tonnellate di materiale inquinante. La marea nera era arrivata all’Adriatico. C’erano stati errori ed eccessive, a detta degli ambientalisti, rassicurazioni dalle istituzioni. Gli errori: ritardi nei soccorsi (sversamento alle 2.30, segnalazione alla sala operativa della Protezione civile regionale alle 10.25). Le rassicurazioni: il grosso delle tonnellate era stato recuperato, dunque i danni per l’ambiente erano stati contenuti. Vero o falso? GOMORRA E PARLAMENTO - Renato Vismara, docente di Ingegneria sanitaria ambientale al Politecnico, aveva subito detto: «Dei veleni alcuni viaggiano in superficie e possono essere fermati; altri viaggiano sott’acqua e non c’è niente da fare». Quale quantità di idrocarburi è rimasta ancorata? Quale si è depositata sugli argini? In questi mesi i Tagliabue, difesi dall’avvocato Giuseppe Bana, si sono professati innocenti. Semmai, in questa storia, hanno detto di essere soltanto vittime. Qualcuno ha evocato una Gomorra nostrana, in un territorio, tra Milano e Monza, infestato di discariche abusive. Di questo chiederanno conto, stamane, i membri della Commissione parlamentare (presidente Gaetano Pecorella) sulle attività illecite nel ciclo dei rifiuti. In programma audizioni. A cominciare dalla Procura brianzola. Federico Berni e Andrea Galli] GLI ONASSIS BRIANZOLI - Dopo un ricco passato (i Tagliabue sono chiamati «gli Onassis della Brianza»), l'azienda era in dismissione. Su buona parte dei terreni dovrebbe sorgere una zona residenziale costruita dal gruppo Addamiano. Scherzo dei nomi: la - costosa bonifica permettendo - nuova area si chiamerà Ecocity. Giuseppe Tagliabue era stato già indagato per aver violato la normativa Seveso che consente di stoccare un massimo di 2.500 tonnellate di materiale inquinante.
La marea nera era arrivata all'Adriatico. C'erano stati errori ed eccessive, a detta degli ambientalisti, rassicurazioni dalle istituzioni. Gli errori: ritardi nei soccorsi (sversamento alle 2.30, segnalazione alla sala operativa della Protezione civile regionale alle 10.25). Le rassicurazioni: il grosso delle tonnellate era stato recuperato, dunque i danni per l'ambiente erano stati contenuti. Vero o falso?

GOMORRA E PARLAMENTO - Renato Vismara, docente di Ingegneria sanitaria ambientale al Politecnico, aveva subito detto: «Dei veleni alcuni viaggiano in superficie e possono essere fermati; altri viaggiano sott'acqua e non c'è niente da fare». Quale quantità di idrocarburi è rimasta ancorata? Quale si è depositata sugli argini? In questi mesi i Tagliabue, difesi dall'avvocato Giuseppe Bana, si sono professati innocenti. Semmai, in questa storia, hanno detto di essere soltanto vittime. Qualcuno ha evocato una Gomorra nostrana, in un territorio, tra Milano e Monza, infestato di discariche abusive. Di questo chiederanno conto, stamane, i membri della Commissione parlamentare (presidente Gaetano Pecorella) sulle attività illecite nel ciclo dei rifiuti. In programma audizioni. A cominciare dalla Procura brianzola.

Federico Berni e Andrea Galli

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lunedì 7 febbraio 2011

Protesta contro il nucleare in Piemonte


Piemonte:

treno con scorie radioattive bloccato 

 da manifestanti




 . Anche le cose sognano.. Regenesi .
Protesta contro il nucleare in Piemonte. Un gruppo di manifestanti ha bloccato questa mattina un treno carico di scorie radioattive che era diretto verso la Francia. Il fatto è avvenuto prima dell’alba, attorno alle ore cinque, presso la stazione di Condove (Torino).

Il blocco del treno ha impedito la regolare circolazione ferroviaria per più di un’ora e mezza. I treni hanno ricominciato a viaggiare alle 6.40, quando i manifestanti hanno rimosso il blocco e il convoglio con le scorie è potuto ripartire. Molti i pendolari che sono rimasti danneggiati dai ritardi provocati dalla manifestazione. Alcuni treni sono stati addirittura soppressi.

La protesta si è svolta senza grossi incidenti – è stato solo bruciato qualche copertone. Alcuni dei manifestanti sono stati identificati dalla Polizia Ferroviaria, la quale è prontamente giunta sul posto.

Le scorie nucleari, da quanto si è saputo, provenivano dal deposito di accumulo di Saluggia (Vercelli), un paese quattromila persone in cui si trova il reattore sperimentale ‘Avogrado RS-1’. Il reattore stesso è stato chiuso nel 1971 ed oggi costituisce un centro per lo stoccaggio di materiale irraggiato. Le scorie sono destinate ad alcuni centri speciali francesi in cui verranno trattate, rese sicure e poi inviate nuovamente in Italia. Un programma di smaltimento che dovrebbe essere eseguito fino ai primi mesi del 2012.

Gianluca Bartalucci
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martedì 1 febbraio 2011

Con l´energia fai da te si creeranno milioni di nuovi posti



Con l´energia fai da te si creeranno milioni di nuovi posti

Scambio tra produttori. Le case si trasformeranno in mini centrali con un flusso continuo: non si dovrà più dipendere dagli oligopoli ma ci sarà uno scambio tra produttori

Ma questa rivoluzione tecnologica, che si annuncia come epocale, riuscirà a dare una risposta concreta nei tempi che la crisi impone?

«Per creare lavoro in tempi rapidi i settori dell´efficienza energetica e delle fonti rinnovabili sono i più adatti», risponde Rifkin, anticipando i temi della sua relazione. «Stiamo vivendo un passaggio simile a quello che ha segnato il trapasso dall´epoca del carbone a quella del petrolio: è una transizione che nel tempo assicurerà in Italia milioni di posti di lavoro e trasformerà il panorama politico creando una democrazia energetica. Tutte le case si trasformeranno in mini centrali con un flusso continuo di energia in entrata e in uscita: non si dovrà più dipendere dagli oligopoli ma si avrà un interscambio continuo tra milioni di sorgenti energetiche. Un po´ come avviene oggi per il web: il sistema verticale, dall´alto in basso, è stato sostituto da un sistema orizzontale, a rete, più sicuro e più affidabile».

Suona come la descrizione di un´utopia.

«Vent´anni fa pochi avevano immaginato il successo travolgente di internet e i fondatori di società che oggi valgono più di molti grandi gruppi dell´industria tradizionale venivano considerati visionari esaltati. Io sono convinto che tra vent´anni ci troveremo di fronte a un´analoga sorpresa sul fronte energetico».

Milioni di posti di lavoro dalle rinnovabili?

«Non solo. Se guardiamo oltre la produzione di elettricità, che è meno di un terzo dell´energia che usiamo, scorgiamo altri campi di intervento. C´è la necessità di avere più caldo o più fresco, una necessità che aumenterà con il progredire dei cambiamenti climatici, e quindi bisognerà mettere mano agli edifici. Dovranno essere meglio disposti, più isolati, capaci di produrre l´energia che consumano: vuol dire sviluppare la ricerca, innovare i materiali, moltiplicare le mini rinnovabili, creare manodopera specializzata nella costruzione dei nuovi sistemi, nella loro installazione, nell´edilizia bioclimatica».

E poi ci sono i trasporti: il settore finora più restio all´efficienza.

«Perché sono mancati il salto culturale e quello tecnologico. Da una parte nella maggior parte delle città non si è riusciti a creare un sistema avanzato di mobilità pubblica. Dall´altra non c´è stato il passaggio all´elettricità e all´idrogeno: sarà questo il futuro. Avremo milioni di automobili che viaggeranno in maniera silenziosa senza emettere gas nocivi. Milioni di batterie in cui si potrà accumulare l´energia pulita ottenuta dalle rinnovabili, mettendola in rete quando la macchina non viene usata. E un mare di nuovi occupati».

di Jeremy Rifkin
intervista di: Antonio Cianciullo




Rifkin
Jeremy

laureato in economia alla Wharton School dell'Università della Pennsylvania e in affari internazionali alla Fletcher School of law and diplomacy della Tufts University. Militante del movimento pacifista fonda nel 1969 la Citizen Commission, un'associazione che voleva portare alla luce i crimini di guerra degli Usa durante il conflitto in Vietnam. Fin dagli anni '70 si occupa di globalizzazione e nuove tecnologie. È presidente della Foundation on economic trends di Washington, della Greenhouse Crisis Foundation e insegna alla Wharton School of finance and commerce. Fra i suoi libri tradotti in italiano: La fine del lavoro (1995), Il secolo biotech (1998), e, per Mondadori, Entropia (1982), L'era dell'accesso (2000), Ecocidio (2001), Economia all'idrogeno (2002) e Il sogno europeo (2004).


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