mercoledì 27 aprile 2011

25 anni dopo Chernobyl




25 anni dopo Chernobyl
IN ITALIA
FINGONO DI 
NON VEDERE ...


Oggi parliamo di un incubo. Un incubo che 25 anni fa è diventato reale e ancora oggi continua a uccidere. Un incubo che poco più di un mese fa si è ripetuto dall'altra parte del mondo, in Giappone, e che potrebbe ripetersi ancora se non ci decideremo a cancellare per sempre il nucleare.
Ma bisogna cancellarlo sul serio, non solo fingere come vorrebbe fare Berlusconi. Oggi, a Roma, il tappetaro che indegnamente occupa palazzo Chigi ha svelato la truffa che ha organizzato ai danni dei cittadini e della Costituzione. Ha ammesso quello che noi dell’Italia dei valori stiamo denunciando da giorni: non ha alcuna intenzione di rinunciare al nucleare, e la “sospensione” è solo una messa in scena per dare una fregatura alla maggioranza degli italiani che dopo Fukushima voterebbero contro la follia nucleare. Poi, passata la festa, gabbato lo santo. Una volta scavallato il referendum il programma nucleare riprenderà come se niente fosse alla faccia della democrazia e della Costituzione.
Tanti si chiedono perché il truffatore ha svelato così il suo piano. Semplice. Perché non poteva fare diversamente altrimenti avrebbe dovuto rompere i contratti con la Francia per il ritorno al nucleare e, come ha detto per rassicurare Sarkozy, non ha alcuna intenzione di farlo. Ma la conferenza stampa di oggi e il solo mantenimento di quei contratti sono la prova provata della truffa che il governo ha organizzato contro i cittadini e contro la legge. A questo punto è assolutamente indispensabile che chi ha il compito di garantire il rispetto delle regole blocchi questa manovra truffaldina, un vero e proprio tradimento ai danni del popolo italiano e della Carta costituzionale.
Il presidente della Repubblica non deve firmare una legge dichiaratamente scritta per fregare gli italiani. Tutte le persone oneste, indipendentemente da quello che pensano del nucleare, devono insorgere e protestare contro questo attentato alla democrazia.
Solo in questo modo, potendo votare come è loro diritto nel referendum, saranno i cittadini a decidere se vogliono correre il rischio che succeda di nuovo una catastrofe come quella di 25 anni fa.
Sto parlando di Chernobyl, la centrale nucleare ucraina esplosa nella notte tra il 26 e il 27 aprile del 1986. La contaminazione nell’aria fu di 100 volte superiore a quella delle bombe di Hiroshima e Nagasaki messe insieme. E dopo 25 anni ancora non conosciamo le dimensioni reali delle conseguenze. Forse, ma non è detto, si potranno fare stime più precise dopo il 2016, perché il cesio-137, il principale agente radioattivo liberato dall’esplosione di Chernobyl, ha una emivita di trent’anni.

La sola cosa sicura al 100% è che quelle conseguenze sono ancora più gravi delle previsioni fatte allora, subito dopo l’esplosione. Tra il 1986 e il 2004 sono morte per malattie contratte a causa delle radiazioni, secondo le stime di Greenpeace circa 200mila persone solo nei Paesi più vicini alla centrale, Ucraina, Bielorussia e Russia. In Bielorussia i casi di cancro sono aumentati del 40% nei 12 anni successivi alla tragedia, del 2,7% in Russia e del 3% in Ucraina.
Portate dal vento sono arrivate almeno in altri 145 paesi, tra cui anche l’Italia, nei quali si è registrato un aumento del cancro alla tiroide, che è la più frequente anche se non certo l’unica malattia provocata dall’esplosione di una centrale nucleare. Secondo alcune stime, le vittime, in tutto il mondo, sarebbero addirittura al momento quasi 500mila.
I rapporti di Greenpeace svelano che in tutta l’Europa centrale e settentrionale si sono moltiplicati i casi di nascite sotto peso e di mortalità infantile. Nelle stesse zone sono aumentati significativamente i casi di sindrome di Down e le malformazioni congenite. Nel complesso, stando ai dati solo parziali di cui si dispone, i bambini bisognosi di cura sono 3 milioni.
I danni sul territorio sono stati e sono ancora oggi apocalittici. Tra i “liquidatori”, come si chiamavano i lavoratori incaricati nel biennio successivo alla catastrofe di bonificare le aree colpite, il tasso di mortalità è stato il più alto di tutti. Una strage annunciata. Quell’immenso sacrificio ha salvato solo in parte limitata il territorio bielorusso. Il 21% dell’area è stato infatti contaminato dal cesio-137 e il 10% da un altro agente radioattivo, lo stronzio-90, con effetti devastanti e tutt’altro che superati sull’agricoltura. E sull’economia della Bielorussia. Gli evacuati sono stati 130mila, ai quali però si aggiungono le decine di migliaia di cittadini bielorussi ed ucraini che hanno scelto da soli di andarsene. Ancora oggi la Bielorussia deve investire il 20% delle sue risorse per fronteggiare le conseguenze di quel disastro, ma per tutte le Repubbliche della zona l’eredità di Chernobyl è una zavorra allo sviluppo.
"Tutto questo - ci hanno ripetuto per 25 anni - non potrà più succedere". Invece è successo di nuovo, proprio quest’anno, a Fukushima.
Quando si dice che non esiste un nucleare sicuro e che bisogna sempre mettere nel conto l’eventualità di un incidente, si parla di questo. Non è un incidente d’auto, qui le vittime si contano a centinaia di migliaia e gli effetti disastrosi durano decenni. Per questo il gioco non vale la candela.
Oggi pomeriggio a Roma il comitato per il sì al referendum contro il nucleare si è incontrato alle 15 per un sit in di fronte all’ambasciata giapponese a Roma. Alle 16 la manifestazione si è spostata davanti all’ambasciata dell’Ucraina. E' importante manifestare per chiedere che il governo imbocchi una delle due strade oneste che ha di fronte: o azzera davvero il nucleare, non per un anno, non fino a quando non gli è passata la paura degli elettori, ma per sempre; oppure attende il referendum e affida la decisione ai cittadini italiani. Come si fa in democrazia.


 http://www.antoniodipietro.com/2011/04/25_anni_dopo_chernobyl_e_tempo.html




Ciao
oggi, in occasione del 25° anniversario di Cernobyl, i nostri attivisti hanno trasformato il Circo Massimo in un cimitero a cielo aperto: duemila croci per ricordare le vittime del più grave disastro nucleare della storia.

Sulle croci piantate dagli attivisti c'è anche la data del 12-13 giugno 2011, quando dovrebbe tenersi il referendum sul nucleare che il governo italiano sta cercando di affossare.

L'energia nucleare è troppo pericolosa per avere un futuro. Il governo - invece di sabotare il referendum - deve dichiarare la fine del nucleare in Italia per sempre.
Grazie! -
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domenica 24 aprile 2011

Earth Day

l'Earth Day, la Giornata della Terra. Quest'anno la 41esima edizione dell'Earth Day è dedicata ad un 'Miliardo di azioni verdi', cui contribuisce anche il WWF Italia. Nel sito dell'associazione è possibile trovare eco consigli, motori di ricerca green, interviste agli esperti. Inoltre, è stato attivato per i dipendenti delle aziende un calcolatore delle emissioni di C02.

Il World Wide Fund for Nature è stato fondato in Svizzera nel 1961 ed è oggi la più importante organizzazione per la conservazione della natura. Attivo in ben 96 Paesi, il WWF realizza ogni anno 2.000 progetti di tutela della biodiversità e di concreta attivazione di modelli di sostenibilità dello sviluppo umano.
In Italia il WWF esiste dal 1966 e oggi può contare sul sostegno concreto di 300 mila Soci, 400 mila sostenitori e 100 mila ragazzi delle scuole impegnati in programmi di educazione ambientale. "La missione del WWF è costruire un mondo in cui l'Uomo possa vivere in armonia con la Natura"

 

 

Anche il WWF Italia contribuisce al Miliardo di azioni verdi a cui è dedicata quest’anno la 41esima edizione della Giornata della Terra del 22 aprile.
Gli esseri umani e i sistemi naturali del Pianeta sono tra di loro indissolubilmente legati. Per vivere in armonia con la natura è necessario che l’umanità investa in essa e nella sua tutela, non considerandola scontata.
L’Impronta ecologica, il nostro 'peso' sulla Terra, indica che dagli anni ‘60 le attività dell’uomo sono raddoppiate: è cresciuta la domanda di risorse necessarie per l’alimentazione, l’energia, i trasporti, i prodotti elettronici, gli spazi in cui vivere e in cui smaltire rifiuti, soprattutto l’anidride carbonica derivante dai combustibili fossili.
Cercando di mettere i limiti ecologici al centro dei processi decisionali, il Wwf opera per porre fine al sovrasfruttamento dei sistemi naturali e per creare società in cui tutte le persone possano vivere bene, entro i limiti biofisici del nostro pianeta. Pertanto il Wwf ha intrapreso un percorso di coinvolgimento di cittadini, imprese, istituzioni per analizzare la propria 'impronta', il proprio 'peso' sulla natura e cercare di avviare soluzioni concrete. Dobbiamo infatti essere sempre più consapevoli che ogni prodotto e ogni filiera di produzione trascinano con sé un vero e proprio 'zaino ecologico' di energia e di risorse consumate e di inquinanti prodotti, che non vediamo e che non sono mai resi palesi al momento dell’acquisto.
Diviene imprescindibile ripensare i nostri stili di vita per passare da una cultura dello spreco ad una cultura del consumo sostenibile, cominciando dai singoli gesti quotidiani adottando comportamenti responsabili (tanti se ne possono trovare sul sito del WWF Italia) affinché il tuo sforzo per ridurre l’impatto sull’ambiente, unito a quello di molte altre persone, conduca ad una riduzione drastica della nostra impronta, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo dei combustibili fossili le cui emissioni sono tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici in atto.
Per le aziende
Prosegue anche in occasione di Earth day il percorso promosso dal WWF per l’attivazione dei dipendenti delle aziende nella riduzione delle emissioni e degli impatti ambientali. L’obiettivo del WWF è quello di creare delle community aziendali green, sfruttando l’incredibile potenziale di riduzione rappresentato in Italia dal settore ufficio.
Secondo i dati del CNR, ad esempio, il consumo di materiali cartacei negli uffici italiani è pari a 1,2 milioni di tonnellate, con un consumo per dipendente di 80 kg; per un totale di 240 miliardi di fogli utilizzati ogni anno equivalenti a 4 milioni di tonnellate di C02 emesse. Si calcola che se ogni dipendente potesse ridurre di 1/3 il numero di stampe, adottando, per esempio, la stampa fronte e retro o eliminando le stampe inutili, si potrebbero risparmiare 1,3 milioni di tonnellate di C02, equivalenti a quelle prodotte dai consumi elettrici di una città come Perugia o Modena.
In occasione dell’Earth Day, il WWF, in collaborazione con l’Università della Tuscia, ha realizzato un calcolatore delle emissioni di C02 collegato alla vita lavorativa che consente ad ogni dipendente (rispondendo a semplici domande su uso del PC e illuminazione, viaggi aziendali, uso della carta, spostamenti casa/ufficio) di scoprire la propria impronta di carbonio. Il calcolatore, inoltre, propone ai dipendenti di cambiare alcuni semplici comportamenti, evidenziando la riduzione di emissioni che questi determinano.
Per i consumatori
Ma non solo i dipendenti di un’azienda possono fare qualcosa a favore del nostro Pianeta.
Sul sito del WWF Italia sono disponibili moltissimi eco consigli per la casa, l’ufficio, la mobilità, l’alimentazione per avvicinarsi a uno stile di vita più sostenibile e per calcolare l’impronta di carbonio delle nostre scelte quotidiane e quanto 'pesa' il proprio carrello della spesa virtuale, per verificare come le nostre scelte alimentari impattano sul clima.
Topten è uno strumento di ricerca online rivolto ai consumatori che permette di confrontare tutti i tipi di apparecchi che consumano energia. Nato nel 2000 in Svizzera, finanziato dal programma UE Intelligent Energy Europe, ora copre 15 paesi europei, tra cui l’Italia, oltre a Cina e Stati Uniti, paesi che emettono ben il 40% dei gas serra mondiali. Con un semplice click si possono trovare informazioni sempre aggiornate sui prodotti a minor consumo energetico dai frigoriferi, ai televisori, passando per i climatizzatori e schermi pc e stampanti. Il sito dedicato è topten.info.
Per i più piccoli WWF e Disney in questa speciale occasione presentano la shopping-bag riciclabile, appositamente studiata per sensibilizzare i bambini sul tema del rispetto dell’ambiente. La shopping bag sostiene i progetti WWF per la conservazione delle foreste.
Per approfondire
Per approfondire i temi della sostenibilità i navigatori del web hanno ora a disposizione una serie di video interviste:
Jim Leape, Direttore Generale di WWF International, percorre i temi principali del futuro prossimo, come Rio 2012, la Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile dove i decisori politici hanno l'opportunità di segnare una svolta nelle scelte globali.
L’economista Tim Jackson, autore di Prosperità senza crescita (Ed. Ambiente) illustra il suo modello economico che ci chiede di rinnovare gli equilibri a cui siamo abituati: tra interesse privato e bene pubblico, tra individui e comunità, tra locale e globale.
Sebastiano Maffettone, Preside della facoltà di Scienze Politiche della LUISS racconta la sostenibilità e le sue radici filosofiche. Il Presidente dell'Istat Enrico Giovannini su come si misura la sostenibilità. Stefano Leoni, presidente di WWF Italia, parla delle vie per migliorare il modo di abitare il pianeta: dalla biodiversità alle energie rinnovabili, dalla conservazione dei beni ambientali alla lotta al nucleare.
Questi gli spunti del nuovo programma Trasforming Cultures tutto online sul sito WWF che ha l’obiettivo di contribuire a nuova cultura della sostenibilità che porti ad un cambiamento dei comportamenti di cittadini, aziende e istituzioni attraverso la creazione di una consapevolezza ambientale, sociale ed economica, incentrata sul concetto di sostenibilità e di benessere.
Per i video maker
Da segnalare un ulteriore strumento di coinvolgimento: Itali@mbiente il progetto per la creazione del primo film sull'ambiente in Italia web generated, progetto condiviso dal WWF Italia.

http://www.wwf.it/client/render.aspx

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sabato 23 aprile 2011

PASQUA, MA NON PER GLI AGNELLI

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Breve video che mostra la fine che fanno gli agnelli nei mattatoi; da reportage del 2007 e 2008 in macelli italiani e spagnoli
SE VE LI MANGIATE ABBIATE IL CORAGGIO DI GUARDARE COME FANNO AD ARRIVARE SULLA VOSTRA TAVOLA. PASQUA, FESTA DELLA RESURREZIONE,
MA NON PER GLI AGNELLI !

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martedì 19 aprile 2011

Rinnovabili , il decreto Romani BLOCCA LA RIPRESA



Energie Alternative


Rinnovabili: il decreto Romani e un futuro incerto


È stato approvato in questi giorni il decreto Romani sulle rinnovabili che, modificando la disciplina degli incentivi fiscali, ha creato scompiglio e incertezza nel settore del fotovoltaico. Il timore è che, in seguito a questa stretta legislativa, la svolta energetica che si stava lentamente avviando subisca sul nascere una battuta d’arresto fatale.




Ue, sindacati e associazioni contro il decreto 'Ammazza rinnovabili'


Da Guenther Oettinger, Commissario Europeo per l'Energia, arriva una 'bacchettata' al nostro ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani per il decreto ribattezzato 'ammazza rinnovabili', approvato poco più di un mese fa da Palazzo Chigi e riguardante in particolare gli incentivi per il solare fotovoltaico.
Nella lettera di Oettinger a Romani, il commissario Ue esprime la sua preoccupazione rispetto alla politica italiana sull'energia rinnovabile dal momento che le modifiche alla disciplina degli incentivi - che direttamente o indirettamente compromettono investimenti in corso - destano serie perplessità tra gli investitori nazionali e internazionali.
Da Bruxelles, dunque, la richiesta al Governo italiano di creare al più presto possibile “un quadro interno d'incentivazione chiaro, stabile e prevedibile” al fine di assicurare “lo sviluppo delle rinnovabili, senza correre il rischio che i necessari investimenti privati siano rimandati e diventino più costosi”. Oettinger conclude la sua lettera invitando il ministro Romani ad essere “particolarmente cauto nel considerare misure che possano avere ripercussioni sugli investimenti già effettuati”.
La 'tirata d'orecchie' del commissario europeo al ministro dello Sviluppo Economico italiano anticipa di qualche giorno lo sciopero nazionale dei lavoratori dell’intero comparto del fotovoltaico che si terrà domani e la manifestazione indetta nel pomeriggio dall'associazione 'Sos Rinnovabili', alla quale hanno già aderito Legambiente, Wwf, Greenpeace, Italia dei valori e i Verdi.
Proprio nel giorno in cui il sistema degli incentivi al fotovoltaico del Quarto Conto Energia sarà discusso nel corso della Conferenza Stato-Regioni, i sindacati organizzano la manifestazione a Roma davanti al Ministero dello Sviluppo Economico (in via Molise, ore 11) per gridare ai rappresentanti dell'esecutivo “non spegnete il sole”.
“Il decreto sulle energie rinnovabili del 3 marzo scorso – scrivono Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil Nazionali - ha avuto un solo effetto: ha bloccato l’intera filiera del Fotovoltaico in Italia. Da allora sono stati ridimensionati i piani di investimenti e in molti casi, annunciati processi di delocalizzazione e avviato il ricorso ad ammortizzatori sociali. Per dare una prospettiva di sviluppo equilibrato ad un settore strategico per il paese, il decreto va radicalmente modificato”.
A.P.


MI STAVO INFORMANDO PER METTERLI SUL TETTO DEL MIO PALAZZO ,  I CONDOMINI ACCONSENTIVANO ED ORA IL GOVERNO BLOCCA TUTTO , MA SONO IMPAZZITI , L' UNICO SETTORE IN ESPANSIONE ,,,,

DANDO LAVORO , ABBASSANDO L'INQUINAMENTO ,
 MA KI LI HA MESSI 
 QUESTI INCAPACI AL GOVERNO

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martedì 12 aprile 2011

Fukushima, l'agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ha innalzato al livello massimo di 7






Una tragedia da non dimenticare
La notte del 26 aprile 1986, scoppia il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl. E' l'inizio del più grave disastro ambientale della storia dell'umanità che ha causato e continuerà a causare la morte di migliaia di persone. Erano l'1,23 di notte quando il reattore esplose a seguito di un errato intervento di manutenzione. La nube radioattiva provocata dall'esplosione contaminò 150 mila chilometri quadrati attorno alla centrale, nell'atmosfera furono immessi circa 45 milioni di curie di xeno 133; 7 milioni di curie di iodio 131; un milione di curie di cesio 134 e 137. L'immissione dei radionuclidi nell'atmosfera continuò in maniera crescente fino al 10 maggio per poi decrescere. Sono trascorsi 17 anni da quel lontano 1986, per tutti noi questo è solo un lontano ricordo, dai cassetti della memoria tornano a galla i divieti al consumo delle verdure a foglia larga, del latte fresco, dei funghi etc, dovuto a quelle nubi radioattive che girarono per l'Europa e per il mondo. Tale emergenza durò qualche decina di giorni e poi consciamente o inconsciamente tornammo alla nostra normalità. Una piccola repubblica la cui esistenza era sconosciuta ai più, la Bielorussia (per noi tutto l'eterogeneo mondo che si estendeva dall'Europa all'Asia era semplicemente Unione Sovietica e per i più semplicisti Russia), questa repubblica che dopo l'indipendenza si chiama Belarus (per estensione 2/3 dell'Italia e circa 10 milioni di abitanti), ha pagato il prezzo più pesante di quella tragedia: nonostante la Centrale si trovi in territorio ucraino a pochi chilometri dalla frontiera bielorussa, a causa delle condizioni climatiche di quel lontano 26/04/1986, oltre il 70% del materiale radioattivo fuoriuscito dalla Centrale è ricaduto sul territorio della Repubblica di Belarus. Intere zone sono state chiuse, interi paesi trasferiti, sono state evacuate 132.800 persone, decine di migliaia hanno lasciato da soli le regioni più contaminate, per loro sono stati costruite 60 mila case ed appartamenti, sono stati creati 29 mila nuovi posti nelle scuole d'obbligo, 10 mila posti nelle scuole materne ed asili. I livelli di radioattività di intere aeree, sono ancora oggi di gran lunga sopra i livelli di sicurezza. Le conseguenze sulla salute della popolazione sono enormi, in particolare sui bambini: aumento vertiginoso dei casi di cancro, leucemie, malattie della tiroide, piombo e cesio che si accumulano nell'organismo indebolendo le difese immunitarie. Oggi a 17 anni dal disastro, l'emergenza rimane intatta, perchè gli isotopi radioattivi hanno una vita lunghissima, per alcuni il periodo di dimezzamento è di 30 anni per altri centinaia o migliaia di anni. Chernobyl è per la Belarus un dramma di ieri, di oggi, e purtroppo di domani e dopodomani, è una ipoteca su tante e tante generazioni future. La crisi economica comune a tutta l'aria ex sovietica, si è saldata in Belarus al Disastro di Chernobyl, infatti oltre il 20% del budget statale è assorbito dal tentativo di superamento o almeno arginamento delle conseguenze del disastro sull'ambiente e la popolazione. Chernobyl per la Belarus è una sorta di serpente che si morde la coda: se la crisi economica non permette di affrontare al meglio le conseguenze di Chernobyl, allo stesso modo il Disastro di Chernobyl costituisce un freno per una uscita rapida dalla crisi economica. La Belarus è stata sostanzialmente lasciata sola dalle grandi organizzazioni internazionali e dagli Stati ad affrontare le conseguenze di un disastro che ha invece dimensioni planetarie e come tale dovrebbe essere affrontato. Va riconosciuto, invece, il grande ruolo svolto dal mondo del volontariato non governativo, in primo luogo quello italiano, che ha cercato le vie delle cooperazione con la Belarus, anche se, purtroppo, la buona volontà e l'impegno  senza il coinvolgimento delle grandi organizzazioni sovranazionali è purtroppo insufficiente rispetto alle necessità. Va dato atto alla Belarus di aver affrontato e affrontare questa difficile situazione con grande dignità e impegno, senza abbandonare, per quanto le risorse lo permettano, un livello certo di sicurezza sociale, un buon livello di istruzione, un servizio sanitario diffuso e accessibile a tutti. Tutti elementi per noi scontati, ma che invece non lo sono in paesi con situazioni analoghe. Così dalle ombre alle luci, questo è anche un paese che ha il 20% della popolazione in possesso di una laurea (una degli indici di scolarizzazione più alta al mondo), un paese nel quale la produzione artistica e culturale non solo rispetta ma addirittura sopravanza di standard di tanti paesi europei più fortunati, un paese che, nella classifica ONU della qualità della vita, è comunque davanti a tutte le Repubbliche ex sovietiche, comprese Russia e Ucraina, in possesso di grandi risorse naturali, non presenti invece in Belarus.


Ciao ,
a un mese dal disastro di Fukushima, l'agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ha innalzato al livello massimo di 7 - come Cernobyl nel 1986 - la classificazione dell'incidente.

Questa decisione arriva terribilmente in ritardo. Greenpeace l’aveva chiesto già tre settimane fa, ottenendo dal governo una risposta inconsistente: una limitata evacuazione delle aree attorno alla centrale.
Oggi il governo giapponese fa un passo avanti ma non basta: bisogna proteggere più di un milione di persone che vivono nella zona metropolitana di Fukushima e nell’area di Koriyama, dichiarando ufficialmente la zona sotto lo stato di protezione.
Noi – con il nostro team sul posto - continueremo a dare sostegno alla gente di Fukushima fornendo dati indipendenti sui livelli di contaminazione. Contribuisci anche tu al nostro lavoro di monitoraggio, aiutandoci con  una donazione oggi stesso!

Grazie!


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lunedì 11 aprile 2011

PURTROPPO , Il disastro di Fukushima causerà 200.000 casi di cancro in cinquant’anni




Il disastro di Fukushima
causerà 200.000 casi di cancro in cinquant’anni




Il fallout proveniente dalla centrale nucleare di Fukushima, fuori controllo dall’11 marzo, ha innescato una sorta di macabra lotteria che distribuirà fra la gente un numero imprecisato di casi di cancro. Per primo ha azzardato una stima Chris Busby, esperto di salute e radiazioni, che ha utilizzato il modello di rischio messo a punto dall’European Committee on Radiation Risk.
Risultato: poco meno di 200.000 casi di cancro nei prossimi 50 anni fra i circa tre milioni di persone che vivono a meno di 100 chilometri dalla centrale; moltissimi casi sarebbero evitabili trasferendo subito la popolazione altrove.
Il documento è dei primi di aprile, sulla base dei dati disponibili fino a fine marzo. A Fukushima però le cose (e i rilasci di radioattività) probabilmente andranno per le lunghe: il Governo giapponese ha ammesso che ci vorranno mesi per riportare sotto controllo la centrale.
L’European Committee on Radiation Risk è un gruppo informale fondato dai Verdi presso il Parlamento europeo. Sento già levarsi alti clamori: ma è di parte! E’ una stima gonfiata! Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il disastro di Chernobyl provocò solo 4.000 vittime fra la popolazione, come è possibile che in Giappone ne siano attesi così tanti? Eccetera eccetera.
Provo a rispondere. Personalmente, trovo del tutto inverosimile la stima dell’Oms sui morti di Chernobyl. L’Oms è legata da un accordo di cooperazione all’Iaea, l’agenzia atomica dell’Onu (trovate il link in fondo) che è dichiaratamente filonucleare.
Che le stime dell’Oms siano totalmente inverosimili lo pensano anche i medici dell’Ucraina e della Bielorussia, che dopo Chernobyl hanno dovuto fare personale e frequente conoscenza con casi di cancro prima relegati all’universo delle nozioni teoriche. In fondo è linkato un articolo del Guardian che approfondisce il tema.
Le stime sui casi di cancro per Chernobyl variano moltissimo. All’estremo opposto rispetto ai 4.000 casi calcolati dall’Oms ci sono i 6 milioni di casi attesi da Greenpeace.
Dove sta la verità, tanto per avere una pietra di paragone? Solo in Italia, che rispetto alla Bielorussia e ad altre zone d’Europa fu appena toccata da uno spiffero radioattivo proveniente da Chernobyl, l’Istituto Superiore per la Sanità ha stimato circa 3.000 casi mortali di cancro.
Alla luce soprattutto di quest’ultima cifra, la stima dell’l’European Committee on Radiation Risk non mi pare inverosimile. E’ una stima, appunto: altre ne verranno, forse più accurate, ma può dare un primo ordine di grandezza del rischio.

 di Maria Ferdinanda Piva

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venerdì 8 aprile 2011

Dalla casa popolare alla social house ecologica



L'evoluzione della casa popolare in 'social house ecologica'
Ricordate le case popolari di una volta, palazzoni di periferia dalle pareti scrostate? Nascevano per uno scopo particolare, dare casa a chi non potesse permettersela. Oggi lo scenario è cambiato e si è mescolato a quello precedente: il risultato è che la casa popolare si è trasformata in 'social house', una casa prefabbricata ecologica e fatta spesso di materiali naturali.


Quando si parla di edilizia pubblica si pensa irrimediabilmente a quartieri fatti di palazzi tutti uguali, alti 9-12 piani, spesso ricoperti e isolati con l'eternit. Interi quartieri sono stati costruiti così in Italia e all'estero, lo stereotipo è quello dell'Europa dell'Est, ma realtà non molto differenti sono presenti ancora oggi in diversi paesi della comunità Europea.
Di solito si parla di quartieri nati per i motivi più diversi: la vicinanza di una fabbrica che richiedeva un grande numero di case per gli operai che vi sarebbero andati a lavorare, oppure la vicinanza di una grande città alla periferia della quale sorgevano/sorgono questi agglomerati che ancora oggi vengono chiamati quartieri dormitorio.
Una volta erano le 'classi' più povere a vivere in tali costruzioni che se da un lato non erano particolarmente attraenti né ben tenute, dall'altro avevano il pregio, non sottovalutabile, della economicità. Oggi con un mercato immobiliare reduce di anni e anni di rincari incontrollati nei quartieri dormitorio dorme un po' chiunque non voglia allontanarsi dalla città, ricco o povero che sia.



Esempi di social housing ecologico si trovano a Londra, Berlino e anche in Italia
Questo cambio di popolazione all'interno delle case popolari o Social House, come viene chiamato il fenomeno, ha portato ad un cambio anche delle richieste e delle necessità di questi nuovi inquilini oggi più inclini a dare alla propria casa un valore diverso. Succede così che negli ultimi anni si stanno moltiplicando in tutta Europa (e questa volta l'Italia non fa eccezione) gli esempi di Social Housing Ecologico.
Si tratta di costruzioni spesso in legno e materiali naturali, lontane parenti dei moderni prefabbricati che vengono sempre più utilizzati nelle emergenze, come le casette di Berlusconi a L'Aquila che sono un esempio di extra-lusso, ma l'idea è quella. Ciò che differenzia in maniera determinante le social house dai prefabbricati sono ovviamente le finiture e un'attenzione unica per le prestazioni termiche ed energetiche oltre che per l'isolamento acustico.
Uno degli esempi più rilevanti è un palazzo di 9 piani costruito nella zona nord di Londra dal Peabody Trust un'associazione filantropica inglese, altri esempi si trovano a Berlino, che essendo città universitaria ha da sempre una attenzione particolare al rapporto qualità/prezzo, e, strano ma vero, in Italia.

social house parma

Il progetto Parma social house prevede la costruzione di 852 alloggi di social housing
Nel campo delle case prefabbricate ed ecologiche l'Italia, e in particolare il Trentino e l'Alto Adige, fanno da sempre da capofila e stano cominciando a divulgare il verbo. I primi risultati cominciano, infatti, a vedersi in Lombardia dove la Cassa depositi e prestiti ha stanziato un investimento da 118 milioni di euro per due programmi dal valore complessivo di 295 milioni e altri 25 milioni per il progetto Parma Social House che realizzerà 852 alloggi di social housing che verranno poi alcuni dati in locazione, altri venduti direttamente e altri ancora dati in locazione con diritto di riscatto.
I vantaggi dei prefabbricati ecologici sono legati soprattutto ai tempi di realizzazione e ai costi di mantenimento degli edifici, e un po' meno ai costi di acquisto e locazione.
Se da un lato si può dire infatti che i consumi di gasolio dimezzano se confrontati con quelli di una abitazione tradizionale (7l litri di gasolio per metro quadro l'anno rispetto ad una media nazionale di 15) dall'altro i prezzi delle case non scendono come ci si aspetterebbe. Il costo al metro quadro è valutabile in ordini di prezzo dai 2500eu ai 3200eu. Un po' meglio va per gli affitti che si attesterebbero sui 6 euro al metro quadro.
Insomma si vive in maniera più sostenibile, sicuramente meglio che nelle vecchie case popolari, ma il portafoglio è necessario continuare a svuotarlo se si vuole comprare casa.

di Andrea Boretti

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giovedì 7 aprile 2011

BLOG DI CIPIRI: Inquinamento radioattivo del Pacifico





BLOG DI CIPIRI: Inquinamento radioattivo del Pacifico: "L'Associazione per i Popoli Minacciati è seriamente preoccupata per l'inquinamento radioattivo del Pacifico. La farina di pesce è peri..."

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lunedì 4 aprile 2011

conto energia: in attesa dei nuovi incentivi al fotovoltaico ecco come cresce il mercato delle celle solari


conto energia:

in attesa dei nuovi incentivi al fotovoltaico 

ecco come cresce il mercato delle celle solari


In questi giorni caratterizzati da un intenso dibattito sul decreto Romani e sulle energie rinnovabili, in particolare sul fotovoltaico, si cita spesso in attesa del quarto conto energia, il modello tedesco, un modello di incentivazione al fotovoltaico che prevede la diminuzione delle tariffe secondo un modello a saglioni ben preciso. Nel calcolare l'ammontare di riduzione della tariffa si tiene conto anche della produzione mondiale di pannelli e celle fotovoltaiche, in costante aumento. Ciò, infatti, provoca un aumento dell'offerta con una conseguente diminuzione dei prezzi, vista la maggiore abbondanza di materiale.

Ma quanti pannelli fotovoltaici si producono annualmente ?

Secondo le stime del laboratorio di PHOTON International, la produzione mondiale di celle fotovoltaiche nel 2010 sarebbe più che raddoppiata rispetto all'anno precedente: l'incremento, infatti, sarebbe del 118 per cento, per una potenza pari a 27,2 gigawatt.

Si tratta dell'incremento produttivo più alto da quando PHOTON ha avviato i rilevamenti, nel 1999. La cifra, poi, sarebbe destinata a crescere ulterioremene nel corso del 2011, fino a raggiungere un potenziale di 50 gigawatt di potenza equivalente, secondo gli studiosi di PHOTON International, a quella di sei reattori nucleari: «Il fotovoltaico è una soluzione praticabile già oggi e può generare corrente elettrica agli stessi costi dell’eolico off-shore - afferma Michael Schmela, direttore di PHOTON International, che continua: «L’industria del fotovoltaico è pronta da subito ad assumersi la responsabilità di sostituire una fonte energetica così pericolosa come il nucleare. Il solare, che ha dimostrato di potersi sviluppare rapidamente e che si sta diffondendo sempre più, è molto meno costoso di quantola gente pensi».

Per dare un’idea: i 27,2 gigawatt di celle prodotte lo scorso anno potrebbero generare all’incirca quanto 27 reattori nucleari. L’elettricità da fonte fotovoltaica producibile da queste celle in un anno sarebbe pari a circa 27 terawattora (TWh, ovvero miliardi di chilowattora), se i relativi moduli fossero installati da oggi in uno dei mercati di riferimento del fotovoltaico. «Persino in un Paese con irraggiamento solare relativamente modesto come la Germania, mercato leader in questo campo, un tale quantitativo sarebbe sufficiente a sostituire la produzione di circa tre reattori – afferma Schmela. – Se, per quest’anno, poi, dovessero andare in porto i piani formulati dall’industria del fotovoltaico, in Germania si potrebbe generare tanta corrente quanta sarebbero in grado di produrre sei centrali nucleari e in Italia si potrebbe addirittura livellare completamente il picco estivo del fabbisogno energetico».

Forse Angela Merkel, che pure aveva avviato un ulteriore ripensamento sul nucleare dopo la tragedia giapponese, avrebbe dovuto tenere maggiormente di conto di tali dati, vista anche la recente sconfitta elettorale del suo partito (la CDU) nelle elezioni in Baden Württemberg e Renania-Palatinato, dove ha acquistato molti consensi il locale partito dei Verdi.

Secondo Schmela, dunque: «Tutto quel che occorre, per incrementare rapidamente la quota di energia solare nel mixenergetico globale, sono livelli di incentivi modesti e sostenibili». Gli impianti fotovoltaici tedeschi di grande taglia possono già generare corrente al costo di circa 15 centesimi di euro per chilowattora, che equivale alle tariffe incentivanti per l’eolico «off-shore».

E in Italia? Secondo Schmela nel nostro Mezzogiorno per gli impianti di taglio industriale sarebbero sufficienti tariffe di soli 12 centesimi per chilowattora, al posto degli attuali 33 centesimi di euro. «L’immagine di un’energia fotovoltaica costosa è ormai datata – afferma Schmela. – Oggi che i governi stanno ripensando le strategie di approvvigionamento energetico, a seguito dell’incidente nucleare di Fukushima, è necessario che vadano oltre al gas naturale e all’eolico, provvedendo a integrare il fotovoltaico nello scenario delle fonti alternative».

Chissà se il nostro Governo ne terrà conto...

Andrea Marchetti

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venerdì 1 aprile 2011

SCIENZA: Energie alternative, creata la foglia artificiale




SCIENZA: Energie alternative, creata la foglia artificiale: "l'energia prodotta è ben 10 volte superiore a quella della fotosintesi naturaleEnergie alternative: creata la «foglia» artificiale. «Risc..."
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MANDA MAIL AI MINISTRI ,un comparto strategico, quello delle rinnovabili, che dà lavoro a 140 mila persone ,

La “buona” vorrebbe abbandonare i programmi nucleari solo per scrupoli elettorali; il “brutto” ha scoperto, dopo lunga militanza pro-nuke, che l’atomo costa carissimo; il “cattivo” è l’autore di un decreto che affossa un comparto strategico, quello delle rinnovabili, che dà lavoro a 140 mila persone.



una "banda nucleare" occupa tre ministeri cruciali per il paese. “La buona, il brutto e il cattivo” (Prestigiacomo, Tremonti e Romani) sono i protagonisti di un film che non ha nulla di bello.
La “buona” vorrebbe abbandonare i programmi nucleari solo per scrupoli elettorali; il “brutto” ha scoperto, dopo lunga militanza pro-nuke, che l’atomo costa carissimo; il “cattivo” è l’autore di un decreto che affossa un comparto strategico, quello delle rinnovabili, che dà lavoro a 140 mila persone.
Possiamo interrompere questo western atomico, esigere uno scenario nuovo e migliore. Ne va della nostra salute, dell'ambiente, del futuro economico e occupazionale del paese.

Scrivi ai tre ministri: chiedigli di abbandonare la causa nucleare e garantire che il governo non ostacolerà il referendum del 12 e 13 giugno; chiedigli di cancellare subito il decreto “ammazarinnovabili” e avanza richieste precise a sostegno della green energy.

Entra in azione ora, aiutaci a sgominare i banditi dell'atomo!
Inoltra la petizione anche ai tuoi contatti e condividila su Facebook.

Grazie per la tua firma e per tutte quelle che riuscirai a raccogliere.

Andrea Boraschi
Responsabile campagna Energia e Clima
Greenpeace Italia



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