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mercoledì 27 aprile 2011

25 anni dopo Chernobyl




25 anni dopo Chernobyl
IN ITALIA
FINGONO DI 
NON VEDERE ...


Oggi parliamo di un incubo. Un incubo che 25 anni fa è diventato reale e ancora oggi continua a uccidere. Un incubo che poco più di un mese fa si è ripetuto dall'altra parte del mondo, in Giappone, e che potrebbe ripetersi ancora se non ci decideremo a cancellare per sempre il nucleare.
Ma bisogna cancellarlo sul serio, non solo fingere come vorrebbe fare Berlusconi. Oggi, a Roma, il tappetaro che indegnamente occupa palazzo Chigi ha svelato la truffa che ha organizzato ai danni dei cittadini e della Costituzione. Ha ammesso quello che noi dell’Italia dei valori stiamo denunciando da giorni: non ha alcuna intenzione di rinunciare al nucleare, e la “sospensione” è solo una messa in scena per dare una fregatura alla maggioranza degli italiani che dopo Fukushima voterebbero contro la follia nucleare. Poi, passata la festa, gabbato lo santo. Una volta scavallato il referendum il programma nucleare riprenderà come se niente fosse alla faccia della democrazia e della Costituzione.
Tanti si chiedono perché il truffatore ha svelato così il suo piano. Semplice. Perché non poteva fare diversamente altrimenti avrebbe dovuto rompere i contratti con la Francia per il ritorno al nucleare e, come ha detto per rassicurare Sarkozy, non ha alcuna intenzione di farlo. Ma la conferenza stampa di oggi e il solo mantenimento di quei contratti sono la prova provata della truffa che il governo ha organizzato contro i cittadini e contro la legge. A questo punto è assolutamente indispensabile che chi ha il compito di garantire il rispetto delle regole blocchi questa manovra truffaldina, un vero e proprio tradimento ai danni del popolo italiano e della Carta costituzionale.
Il presidente della Repubblica non deve firmare una legge dichiaratamente scritta per fregare gli italiani. Tutte le persone oneste, indipendentemente da quello che pensano del nucleare, devono insorgere e protestare contro questo attentato alla democrazia.
Solo in questo modo, potendo votare come è loro diritto nel referendum, saranno i cittadini a decidere se vogliono correre il rischio che succeda di nuovo una catastrofe come quella di 25 anni fa.
Sto parlando di Chernobyl, la centrale nucleare ucraina esplosa nella notte tra il 26 e il 27 aprile del 1986. La contaminazione nell’aria fu di 100 volte superiore a quella delle bombe di Hiroshima e Nagasaki messe insieme. E dopo 25 anni ancora non conosciamo le dimensioni reali delle conseguenze. Forse, ma non è detto, si potranno fare stime più precise dopo il 2016, perché il cesio-137, il principale agente radioattivo liberato dall’esplosione di Chernobyl, ha una emivita di trent’anni.

La sola cosa sicura al 100% è che quelle conseguenze sono ancora più gravi delle previsioni fatte allora, subito dopo l’esplosione. Tra il 1986 e il 2004 sono morte per malattie contratte a causa delle radiazioni, secondo le stime di Greenpeace circa 200mila persone solo nei Paesi più vicini alla centrale, Ucraina, Bielorussia e Russia. In Bielorussia i casi di cancro sono aumentati del 40% nei 12 anni successivi alla tragedia, del 2,7% in Russia e del 3% in Ucraina.
Portate dal vento sono arrivate almeno in altri 145 paesi, tra cui anche l’Italia, nei quali si è registrato un aumento del cancro alla tiroide, che è la più frequente anche se non certo l’unica malattia provocata dall’esplosione di una centrale nucleare. Secondo alcune stime, le vittime, in tutto il mondo, sarebbero addirittura al momento quasi 500mila.
I rapporti di Greenpeace svelano che in tutta l’Europa centrale e settentrionale si sono moltiplicati i casi di nascite sotto peso e di mortalità infantile. Nelle stesse zone sono aumentati significativamente i casi di sindrome di Down e le malformazioni congenite. Nel complesso, stando ai dati solo parziali di cui si dispone, i bambini bisognosi di cura sono 3 milioni.
I danni sul territorio sono stati e sono ancora oggi apocalittici. Tra i “liquidatori”, come si chiamavano i lavoratori incaricati nel biennio successivo alla catastrofe di bonificare le aree colpite, il tasso di mortalità è stato il più alto di tutti. Una strage annunciata. Quell’immenso sacrificio ha salvato solo in parte limitata il territorio bielorusso. Il 21% dell’area è stato infatti contaminato dal cesio-137 e il 10% da un altro agente radioattivo, lo stronzio-90, con effetti devastanti e tutt’altro che superati sull’agricoltura. E sull’economia della Bielorussia. Gli evacuati sono stati 130mila, ai quali però si aggiungono le decine di migliaia di cittadini bielorussi ed ucraini che hanno scelto da soli di andarsene. Ancora oggi la Bielorussia deve investire il 20% delle sue risorse per fronteggiare le conseguenze di quel disastro, ma per tutte le Repubbliche della zona l’eredità di Chernobyl è una zavorra allo sviluppo.
"Tutto questo - ci hanno ripetuto per 25 anni - non potrà più succedere". Invece è successo di nuovo, proprio quest’anno, a Fukushima.
Quando si dice che non esiste un nucleare sicuro e che bisogna sempre mettere nel conto l’eventualità di un incidente, si parla di questo. Non è un incidente d’auto, qui le vittime si contano a centinaia di migliaia e gli effetti disastrosi durano decenni. Per questo il gioco non vale la candela.
Oggi pomeriggio a Roma il comitato per il sì al referendum contro il nucleare si è incontrato alle 15 per un sit in di fronte all’ambasciata giapponese a Roma. Alle 16 la manifestazione si è spostata davanti all’ambasciata dell’Ucraina. E' importante manifestare per chiedere che il governo imbocchi una delle due strade oneste che ha di fronte: o azzera davvero il nucleare, non per un anno, non fino a quando non gli è passata la paura degli elettori, ma per sempre; oppure attende il referendum e affida la decisione ai cittadini italiani. Come si fa in democrazia.


 http://www.antoniodipietro.com/2011/04/25_anni_dopo_chernobyl_e_tempo.html




Ciao
oggi, in occasione del 25° anniversario di Cernobyl, i nostri attivisti hanno trasformato il Circo Massimo in un cimitero a cielo aperto: duemila croci per ricordare le vittime del più grave disastro nucleare della storia.

Sulle croci piantate dagli attivisti c'è anche la data del 12-13 giugno 2011, quando dovrebbe tenersi il referendum sul nucleare che il governo italiano sta cercando di affossare.

L'energia nucleare è troppo pericolosa per avere un futuro. Il governo - invece di sabotare il referendum - deve dichiarare la fine del nucleare in Italia per sempre.
Grazie! -
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