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giovedì 30 agosto 2012

Greenpeace: Firma per salvare l'Artico


Ciao ,

in questo momento, al largo della costa settentrionale russa, la piattaforma petrolifera della Gazprom, la Prirazlomnaya, si sta preparando a distruggere l'Artico.
  Conclusa l'azione di Greenpeace nell'Artico -
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Si è conclusa questa mattina all'alba la seconda azione di Greenpeace per fermare i piani di perforazione petrolifera in Artico della Gazprom. Gli attivisti, in azione da ieri per bloccare la A. Akhmatova, la nave d'appoggio della piattaforma russa, sono stati gettati nelle gelide acque artiche dal movimento dell'imbarcazione. Gli attivisti sono al sicuro e stanno bene... E il movimento globale per salvare l'Artico cresce inarrestabile! www.savethearctic.org

Attivisti da tutto il mondo, insieme al direttore internazionale Kumi Naidoo, sono entrati in azione per bloccare la piattaforma e chiedere alla Russia di abbandonare i piani di perforazione in Artico.
Appesi alla Prirazlomnaya per quindici ore. Incatenati all'ancora della A. Akhmatova, la nave d'appoggio del gigante russo. Aggrappati a gommoni sospesi a mezz'aria sotto le gelide sferzate dell'acqua degli idranti. L'impresa dei nostri attivisti nel freddo glaciale artico è durata cinque giorni.
La piattaforma petrolifera Prirazlomnaya è quasi pronta a trivellare in quest'area fragile e incontaminata. Gazprom diventerebbe così la prima compagnia a produrre petrolio in Artico. Dobbiamo fermarla ora.
Un milione e mezzo di persone come te è già entrato in azione.

Diventa parte del movimento globale! Firma per salvare l'Artico.
www.SaveTheArctic.org 

PS: Il nostro lavoro a Greenpeace è possibile solo grazie al sostegno dei nostri donatori. Non riceviamo finanziamenti da partiti politici, governi o aziende e dipendiamo solo dall'impegno verso l'ambiente delle persone come te. Sostienici!


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martedì 28 agosto 2012

Cani vengono usati come esche


I cani vengono usati come esche per "Sharks" in Francia. Nella piccola isola vulcanica di Réunion cani vivi e morti ed anche gatti, sono utilizzati come esca per gli squali dai pescatori dilettanti. I randagi qui sono tanti, circa 150.000, dice Reha Hutin, presidente della sede a Parigi, Fondation 30 Millions d'Amis (Fondazione trenta milioni di amici).
Hutin ha inviato una troupe cinematografica
a Réunion questa estate per ottenere la prova che gli animali vivi sono stati utilizzati come esca per gli squali. L'obiettivo era quello di documentare la pratica sul programma televisivo “diritti animali”.
Non ci volle molto per la troupe per provare che tutto era vero. Tre casi distinti.
Un veterinario della Clinica della capitale di Réunion, St. Denis ha curato con successo uno dei cani, un cucciolo di sei mesi cane con un amo di grandi dimensioni che gli attraversava il muso (vedi foto).
Il primo cane a differenza degli altri aveva dei padroni. Apparentemente sembra fosse riuscito a sfuggire ai suoi rapitori ed è stato portato alla clinica veterinaria da un cittadino preoccupato. Completamente recuperato, l'animale è ora a casa con i suoi proprietari.

Gli altri due casi individuati da trenta milioni di amici erano randagi. Ora vivono in Francia con i nuovi proprietari.

La Fondazione prevede di finanziare un programma di sterilizzazione sull'isola di ridurre la sovrappopolazione randagio. Ma il lavoro non sarà facile.

Hutin ha detto che in quei luoghi i randagi sono considerati parassiti. "Non c'è alcun valore alla vita di un cane lì".
Ultimamente, quasi ogni settimana, almeno un cane con i ganci viene trovato sull'isola, senza contare i gatti trovati sulle spiagge parzialmente mangiati dagli squali ", ha detto Jouve.
Una volta che i pescatori catturano gli animali, ha detto, i cani e gatti vengono subito agganciati " lo fanno il giorno prima, in modo che possano sanguinare abbastanza."
Alcuni fuggono prima di essere gettati in mare. Altri non sono così fortunati.
Dopo essere stati agganciati al muso o alle zampe, i cani vengono immersi in acqua attaccati a tubi gonfiabili con filo da pesca. Al mattino gli uomini tornano per vedere se uno squalo è stato catturato. Pratiche barbare che non hanno alcuna scusa di sorta.
La Sea Shepherd Conservation Society a Venerdì Harbor, Stato di Washington, offre una ricompensa di 1.000 USD per ogni agente di polizia di Réunion se compie un arresto in flagranza di reato con cani e gatti vivi come esca per gli squali.

Sia la Royal Society per la Prevenzione della Crudeltà verso gli Animali nel Regno Unito e la Fondazione Trenta milioni di amici chiedono agli amanti degli animali di firmare una petizione.
Chiedono inoltre al governo francese di rafforzare l'applicazione delle leggi contro l'uso di cani vivi come esca.
Condividi questo post se sei contro a questo disgusto!
C' è una petizione
http://www.causes.com/causes/223125-people-against-dogs-and-cats-as-live-bait/welcome


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FAI VOLARE LA FANTASIA

NON FARTI RUBARE IL TEMPO
I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO
IL TUO FUTURO E' ADESSO . 


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martedì 21 agosto 2012

Proteggiamo la Grande Barriera Corallina‏


Cari amici, 



L'Australia potrebbe permettere ai colossi dell'industria mineraria dicostruire un enorme porto carbonifero proprio sopra la Grande Barriera Corallina! Una banca del Governo USA è fondamentale al progetto, ma se sottoposta a pressione globale potrebbe decidere di ritirarsi. Proprio ora il presidente della banca è impegnato in riunioni in Australia. Clicca qui sotto per indirizzare la protesta globalea difesa della barriera direttamente a lui: 


L'Australia potrebbe permettere ai colossi dell'industria mineraria dicostruire uno dei porti carboniferi più grandi del mondo proprio sopra l'ecosistema della Barriera Corallina, dando così avvio a un traffico di più di 8 miliardi di tonnellate di carbone, dai noti effetti tossici sul pianeta, e mettendo in questo modo a rischio la sopravvivenza di questa intera area dichiarata patrimonio dell'umanità. 

Gli attivisti australiani stanno facendo pressione sul governo e anche l'UNESCO sta scendendo in campo, ma la chiave del progetto è affidata a una banca statunitense. Esercitare una pressione a livello globale sulla banca potrebbe provocare lo sdegno della comunità internazionale e puntare i riflettori sulle questioni ambientali nel bel mezzo della campagna elettorale statunitense. Se la banca decidesse di ritirarsi, questo intero folle progetto potrebbe essere definitivamente fermato. 

Aumentiamo la pressione su Fred Hochberg, il presidente della banca, e chiediamo che interrompa subito il finanziamento per il porto carbonifero sulla Grande Barriera Corallina. Abbiamo solo pochi giorni per agire: proprio ora si trova in Australia per partecipare ad alcune riunioni. Clicca qui sotto unendoti alla protesta per salvare la barriera e Avaaz porterà le nostre voci a Hochberg:

http://www.avaaz.org/it/the_great_barrier_coal_mine_global/?bkBgnbb&v=17222 

Il progetto per l'enorme porto carbonifero metterebbe ulteriormente a rischio il già fragile ecosistema della barriera, costruendo un terminal per l'esportazione del carbone in quelle stesse acque e immettendo più di 8 miliardi di tonnellate di carbone d'esportazione nel mercato. In questo modo si darebbe avvio a un traffico di più di 20 navi al giorno sopra quest'area finora incontaminata, trasportando carbone inquinante dall'entroterra australiano alla Cina. Abbiamo già visto l'entità del danno che queste navi possono provocare nel 2010, quando una di esse si incagliò, formando una chiazza di petrolio di 3 chilometri nell'area. 

In questo momento, il progetto sta incontrando delle difficoltà dovute alle dichiarazioni dell'UNESCO sui danni che lo sviluppo dell'industria carbonifera sta già provocando nella barriera, mentre il governo australiano è intervenuto chiedendo un'altra valutazione ambientale. Se riuscissimo a far bloccare i finanziamenti, potremmo assestare un altro duro colpo al progetto, aiutando a fermare l'intero processo di estrazione.

La statunitense Export-Import Bank sta già affrontando attacchi da parte del mondo politico e certo vuole evitare ulteriori controversie. Proprio ora una protesta globale potrebbe fermarla dal distruggere il più grande paesaggio sottomarino del mondo. Firma ora e Avaaz consegnerà il messaggio direttamente a Hochberg: 

http://www.avaaz.org/it/the_great_barrier_coal_mine_global/?bkBgnbb&v=17222 

Come membri di Avaaz, in milioni in tutto il mondo abbiamo combattuto per il nostro pianeta: abbiamo fatto sentire le nostre voci durante le negoziazioni sul cambiamento climatico a Copenhagen e a Rio e abbiamo assicurato la vittoria nella protezione dei nostri oceani in Australia e dell’Amazzonia in Brasile. Ora, uniamo ancora una volta le nostre forze per proteggere la splendida Grande Barriera Corallina dall’avidità mineraria.

Con profonda speranza, 

Emma, Allison, Emily, Ricken, Paul, Wissam e l’intero team di Avaaz 


PER APPROFONDIMENTI 

Dragaggi e nuovo porto nel Queensland Unesco preoccupata per la barriera corallina (Il Fatto Quotidiano)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/25/dragaggi-nuovo-porto-queensland-unesco-preoccupata-barriera-corallina/199666/

Barriera corallina a rischio da carbone (La Stampa)
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/mare/grubrica.asp?ID_blog=97&ID_articolo=2817&ID_sezione=271 

Unesco: estrazione carbone e gas rischio barriera corallina (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Ambiente/Unesco-estrazione-carbone-gas-rischio-barriera-corallina/07-03-2012/1-A_001267610.shtml

Il dilemma dell'Australia: miniere carbone o paradiso naturale? (Il Sole 24 Ore)
http://video.ilsole24ore.com/TMNews/2012/20120712_video_15130399/00004876-il-dilemma-dellaustralia-miniere-carbone-o-paradiso-naturale.php


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domenica 19 agosto 2012

Dieci eventi nucleari in 10 giorni



Le ultime ore sono state decisamente movimentate sul fronte nucleare, dal momento che sono stati registrati ben 10 eventi in altrettanti giorni. Di seguito ne riportiamo uno stralcio con relativa località e data. Il primo evento si è verificato in Belgio, nella centrale di Doel, l’8 Agosto 2012. Il reattore numero 3 è stato chiuso con il sospetto che uno dei suoi componenti si fosse rotto. “Abbiamo riscontrato delle anomalie”, ha riferito Karina De Beule, portavoce del ACFN, l’agenzia federale per il controllo del nucleare. Il rettore verrà tenuto fermo almeno sino alla fine del mese di Agosto, ma è possibile che possa essere chiuso definitivamente. La centrale si trova nell’area più densamente popolata di tutte le centrali nucleari europee, dove risiedono ben 9 milioni di abitanti in un raggio di 75 chilometri. La costruzione di questo impianto cominciò nel 1969 e fu avviato nel 1975.

Il secondo evento si è verificato il 12 Agosto nel sud del Maryland, negli Stati Uniti d’America. Gli operatori della centrale di Calvert Cliffs hanno chiuso uno dei due reattori perché un’asta di comando è scesa inaspettatamente nel nocciolo del reattore, causando una riduzione della produzione di energia elettrica, come dichiarato da un portavoce.  L’unità 793-MW è stata chiusa dopo una perdita. Dal mese di Luglio, l’NRC ha tenuto sotto controllo un graduale aumento di perdite non identificate presso il reattore e ha chiesto garanzie di sicurezza.

Nello stesso giorno si sono verificati altri due incidenti: nel Connecticut e nel Michigan. La prima centrale è stata chiusa dal momento che l’acqua di mare utilizzata per raffreddare l’impianto si è rivelata troppo calda. La seconda è stata chiusa a causa di una perdita di liquido dalle barre di controllo. Quest’ultimo caso è stato probabilmente già risolto, ma gli enti preposti hanno richiamato tre ispettori per verificare direttamente sul posto la situazione. Dopo soli due giorni, il 14 Agosto 2012, è stata la volta del Minnesota, dove uno dei due generatori nucleari della centrale di Prairie Island è stato chiuso perché ha subìto perdite di gas di scarico. In questo caso saranno necessari ulteriori verifiche. Sempre il 14 Agosto l’impianto nucleare di Monticello, nel Minnesota, già funzionante soltanto al 10% della reale capacità, è stato completamente chiuso a causa della perdita registrata in un tubo all’interno della struttura di contenimento in cemento.

Intorno alle 14:58 locali del 16 Agosto 2012, una parte del sistema computerizzato di una centrale del Michigan ha determinato la perdita di circa il 60% dei dati relativi alla sicurezza del sistema di visualizzazione dei parametri, determinandone la conseguente chiusura. Lo stesso giorno, in Giappone, l’edificio numero 4 della turbina del reattore di Fukushima ha perso dell’acqua altamente radioattiva. A scoprirlo è stata la Tokyo Electric Power Co., la quale ritiene che l’acqua sarebbe fuoriuscita da un tubo posto nel seminterrato dell’edificio. Torniamo in Belgio, dove il 16 Agosto 2012, il reattore nucleare da 1008 megawatt della centrale di Tihange è stato bloccato per problemi ancora irrisolti, anche se Willy De Roovere, capo dell’agenzia, ha affermato che non sussiste alcun pericolo per la popolazione locale e per l’ambiente circostante. Infine, per concludere questa carrellata di eventi, nella giornata di oggi, 18 Agosto 2012, i Vigili del Fuoco hanno dovuto domare un importante incendio verificatosi alla centrale nucleare di East Lothian, nel Regno Unito. I gestori, facenti parte della società francese EDF Energy,  hanno più volte affermato la non pericolosità per la popolazione, anche se si sono vissuti momenti di paura a causa delle fiamme.


  di Renato Sansone

 http://www.meteoweb.eu/2012/08/dieci-eventi-nucleari-in-10-giorni-vari-incidenti-tra-usa-europa-e-giappone/148547/

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sabato 18 agosto 2012

Zeolite, la pietra che produce calore gratis



Il prodigio della zeolite, la pietra che produce calore gratis

La zeolite è uno strano materiale. Basta spruzzarci sopra un po' d'acqua e immediatamente comincia a emanare calore. Arriva fino a 80 gradi, per poi asciugarsi e tornare rapidamente allo stato di partenza, pronta a surriscaldarsi di nuovo. Non per niente il suo nome significa "pietra che bolle". Si comporta così per il modo in cui è f
atta, perché ha al proprio interno minuscole cavità che intrappolano le particelle d'acqua e, frenandole, fanno sì che l'energia che le molecole possiedono si trasformi in calore.


A scoprire questa singolare pietra, perché di una pietra di tratta, fu uno svedese, il mineralogista Axel Fredrik Cronstedt che alla metà del 1700 tra le altre cose scoprì il nichel, diede il nome al tungsteno e insomma era una celebrità all'epoca e nel suo campo. Anche se in realtà la cosa che lo scienziato notò fu il processo inverso: bastava scaldare la zeolite per farle emettere grandi quantità di vapore. Da allora, in molti si sono appassionati a studiare e capire questo tipo di minerali .
Comunque sia, in un mondo sempre più affamato di fonti di energia e di energia pulita, una caratteristica come quella di emettere calore senza sforzo non poteva passare inosservata e così la zeolite adesso potrebbe entrare nelle nostre case (anzi, come vedremo, in qualche casa di sicuro è già entrata). La Vaillant , azienda leader nel settore delle caldaie, sta per mettere in commercio un modello di impianto che ha battezzato ZeoTherm e che funzionerà, almeno in parte, grazie alla zeolite.

A chi produce impianti che si occupando generare calore per scaldare acqua in effetti non poteva di certo sfuggire un materiale che, in sostanza, riesce a fare la stessa cosa da solo, senza bisogno di fornire energia dall'esterno. Così i laboratori di ricerca e sviluppo del colosso tedesco si sono messi al lavoro e in otto anni sono riusciti a ottenere una zeolite sintetica che riproduce in tutto e per tutto la straordinaria caratteristica della pietra naturale, con il vantaggio però di non doverla estrarre sottraendo risorse alla natura e di poter disporre di un materiale puro. Perché poi, in realtà, da punto di vista chimico la zeolite è persino molto semplice: è un composto di silicio e alluminio, un alluminosilicato che si comporta in maniera "hot" grazie alla sua struttura interna. Così la zeolite sintetica si presenta con un'aria alquanto anonima: piccole sfere bianche del diametro più o meno di un millimetro.

Molto diverse dalle belle pietre che si trovano in natura che formano cristalli con colori dal rosa al verde, grazie agli altri minerali con cui silicio e alluminio si combinano nel lungo processo di formazione geologica. Perché in realtà la zeolite non è una sola: sono tante pietre diverse che cambiano nome, e colore, a seconda del minerale che incorporano. La zeolite sintetica è meno bella, ma promette di mantenere intatto il suo straordinario potere per circa 300 anni. E a un prezzo piuttosto ragionevole: un chilo di prodotto, rivela la Vaillant, costa circa 70 euro.
In realtà ZeoTherm è un sistema integrato, che comprende pannelli solari, pompe di calore a gas e, appunto, zeolite. Alla quale è affidato il compito di aumentare l'efficienza del sistema, facendo risparmiare energia e, quindi soldi. «I rendimenti energetici dei nuovi impianti energetici sono già altissimi, ma con la zeolite siamo riusciti ad arrivare al 135%», racconta Gherardo Magri, amministratore delegato di Vaillant Italia. Il vantaggio non è piccolo: se all'improvviso tutti gli impianti di riscaldamento di una città come Milano adottassero questo sistema, hanno calcolato, l'effetto sarebbe di 150.000 tonnellate di CO2 in meno all'anno o, detto in termini ancora più semplici, l'equivalente di 103 giorni all'anno con la città senza nemmeno un auto per le strade. Un bel successo ecologico.

La zeolite da sola ancora non ce la fa a far funzionare un impianto di riscaldamento. Quando viene bagnata emette calore, ma poi deve asciugarsi per potere ripetere la performance. Però è chiaro che il suo ruolo in un ciclo di produzione come quello di una caldaia, può essere strategico. E la Vaillant sta pensando a come uitilizzarla anche nelle piccole caldaie domestiche a gas. «Siamo solo all'inizio di un nuovo viaggio», promette Magri. Anche perché la Vaillant non è poi l'unica impresa che sta pensando o ha pensato a come usare la zeolite. C'è chi la sta mettendo nelle lavatrici e chi negli impianti di condizionamento. Ma in realtà questo materiale ha anche un'altissima capacità filtrante.

Quindi può essere usata per trattenere sostanze inquinanti e depurare. La Tepco, per esempio, l'ha usata nel mare davanti a Fukushima per assorbire materiale radioattivo dopo il disastro di un anno fa nella sua centrale nucleare , mentre ci sono molte aziende che la producono per filtrare l'acqua delle piscine o degli acquari. Un materiale davvero particolare, insomma, che nella quotidiana ricerca di soluzioni per l'inquinamento e per la produzione di energia potrebbe riservare altre sorprese nei modi in cui riuscire ad esserci utile.

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-03-07/prodigio-zeolite-pietra-produce-220705.shtml?uuid=AbgByG4E



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