giovedì 24 ottobre 2013

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OGM in Friuli Venezia Giulia? NO GRAZIE!


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domenica 20 ottobre 2013

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IItalia Rinnovabile: 26 ottobre a Roma, dalle 10 alle 20,


Il 26 ottobre a Roma, dalle 10 alle 20, appuntamento con la manifestazione in festa

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Mediterraneo è al collasso PESCI




Il Mediterraneo è vicino al collasso. L'allarme è stato lanciato, a pochi giorni da un importante voto europeo, da 16 organizzazioni italiane appartenenti alla coalizione Ocean 2012 e dal WWF in una lettera inviata oggi ai parlamentari italiani. "Per la pesca nel Mediterraneo siamo vicini al punto di non ritorno. O si mettono immediatamente in atto misure per il recupero delle popolazioni o assisteremo a breve a una crisi irreversibile delle risorse del nostro mare e dello stesso settore della pesca".

Il prossimo 23 ottobre il Parlamento Europeo dovrà decidere se, nell'ambito del nuovo Fondo europeo per gli Affari marittimi e la Pesca, ripristinare i sussidi per la costruzione di nuovi pescherecci, o aumentare le risorse destinata alla sostenibilità nelle attività di pesca. Le 17 organizzazioni hanno ripreso l’allarme lanciato dal Comitato scientifico, tecnico ed economico della pesca europea (STECF) che, poche settimane fa, ha rivelato il drammatico stato degli stock ittici del Mediterraneo, ormai al 95% pescati a livelli insostenibili.

Secondo i ricercatori dello STECF per ripristinare il livello di sostenibilità degli stock mediterranei, bisogna ridurre in media la pesca del 45-­51&, con punte del 90% per la pesca del nasello in alcune aree. Per la pesca nei mari italiani poi, se possibile la situazione è ancora più preoccupante. Nel Tirreno centrale e meridionale, nell’Adriatico meridionale e nello Ionio tutti gli stock esaminati (cioè le popolazioni delle varie specie di pesci di interesse commerciale) sono sovrasfruttati.

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FIRMIAMO contro le trivelle nel canale di Sicilia !!!!!



Dove tutte le navi passano, dove tutti i pescatori pescano, 
lo Stato Italiano vorrebbe trasformare il tragitto,
 da libero qual è, ad una corsa ad ostacoli.

L’Italia è il paese di navigatori, poeti e santi. Riguardo ai navigatori, le pagine di cronaca dei nostri quotidiani ci confermano che il settore della navigazione non sforna più illustri nocchieri. Come poeti siamo insuperabili, basti pensare che il petrolio si “coltiva” e gli impianti si dicono di “coltivazione”. Riguardo ai santi … non ci rimane che affidarci a loro in caso le coltivazioni vadano male.

Segui e diffondi la nostra campagna e aiutaci a dire no alle trivellazioni nel Canale di Sicilia.
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mercoledì 9 ottobre 2013

I Rifiuti all’estero sono un business in Italia un dramma



Riciclaggio rifiuti trasformarlo in un vero lavoro

Abbiamo ancora tutti impresse davanti agli occhi le tristi immagini dei fumi, delle proteste e soprattutto delle discariche che invasero la città di Napoli qualche anno fa. Ad onor del vero però, va detto, che il capoluogo campano è solo una delle tante città italiane in cui il problema rifiuti è diventato una vera e propria piaga sociale. Si rimane quindi ancora più stupiti nello scoprire come, proprio i rifiuti, in altre realtà non troppo lontane da noi, sono diventati un business.

È questo ad esempio il caso delle tante aziende che oggi producono gomme ricostruite – o rigenerate – per automobili, moto ed autocarri, proprio a partire dalla sostituzione del vecchio battistrada ormai non più utilizzabile, limitando ed eliminando quindi l’ammassarsi inquinante in discarica di questi ultimi, trasformandoli in prodotti competitivi a livelli di struttura e vendita. Oggigiorno esistono tantissimi portali specializzati nella vendita online di pneumatici, come ad esempio questo, che offrono un’ampia gamma dei migliori pneumatici di tutte le marche più conosciute, con al possibilità di poter comparare i prodotti, permettendo così un notevole risparmio nella semplicità di un solo click.

Ma oltre la gomma sono tanti i campi in cui il riciclo di materiali inerti o di scarto può diventare una solida opportunità di lavoro per il futuro. Si può ad esempio riciclare l’alluminio che si rivende sul mercato a 1.8 euro al Kq, o il rame che invece ha un costo al kg di quasi 7 euro. Interessanti anche i guadagni per chi rivende cartone riciclato, circa 15 centesimi di euro al kg, o la plastica delle bottiglie, 1.2 euro al kg. Anche la carta dei vecchi giornali può diventare un opportunità di business se riciclata, con un valore di 5 centesimi di euro al kg.

Può sembrare poco ma bisogna considerare che quando il riciclo diventa una professione, e quindi si ha a che fare ogni giorno con tonnellate di alluminio, carta, plastica, vetro ed altri materiali riciclabili, i suddetti prezzi al kg vanno moltiplicati per 1000! Ecco perché tantissimi, soprattutto tra i giovani, guardano con interesse a questo ambito, ed hanno intrapreso percorsi imprenditoriali, ad esempio aprendo nelle proprie città delle “isole ecologiche”, centri di raccolta dedicati al riciclo di materiali raccolti tanto dai privati quanto dalle pubbliche amministrazioni.
Rifiuti: all’estero sono un business, in Italia un dramma
Panchine, parchi gioco, gazebo, sedie e pavimentazioni esterne. Tutto grazie allo strongplast, un materiale ricavato dalle bottiglie di plastica riciclate. E ancora: confezioni per imballaggi ottenute, anche in questo caso, grazie al cartone riciclato. Sono le soluzioni green proposte da due aziende dell’eccellenza italiana, Eurocom e Sabox, che vantano riconoscimenti internazionali e che, ironia della sorte, si trovano nelle due regioni dove è più sentita l’emergenza rifiuti: Lazio e Campania. Tecniche di riciclo e discariche: di questo si è parlato al convegno Per una regione sostenibile che si è tenuto a Roma il 19-20 giugno.
“ I rifiuti per i tedeschi sono un risorsa per noi un guaio”. Luigi Scardaone, segretario generale di Uil Roma e Lazio, scuote la testa e denuncia la mancanza di strategia nell’amministrazione capitolina sul ciclo dei rifiuti: “ Una nuova discarica dovrà essere fatta. Ma il punto non è questo. L’aspetto centrale è la loro gestione.

Devono diventare una ricchezza”.

Malagrotta, la discarica della Capitale, detiene un pessimo primato: È la più grande d’Europa. Ma non è l’unico record negativo, come ha spiegato Rosella Giangrazi (segretaria regionale di Uil Roma e Lazio), probabilmente è anche tra le più inquinate del continente: “ Il 31 maggio l’Italia ha ricevuto un’ammonizione dalla Commissione europea per la violazione del trattamento dei rifiuti smaltiti nella discarica di Malagrotta: risultano insufficienti le misure per ridurre i danni all’ambiente e alla salute umana”.

Un’accusa, quella della Commissione, per tutti gravissima. Ma i numeri, che descrivono la gestione dei rifiuti capitolina, lo confermano: Roma riesce a riciclare solo il 24% dei rifiuti. Una percentuale bassa, visto che “ dalla Ue – ha sottolineato Giangrazi – ci chiedono di riciclarne il 65% entro l’anno”. E anche per questo, sul Campidoglio, piovono sanzioni: “ Dieci milioni di euro di multa per aver gettato rifiuti senza trattarli a Malagrotta”, sottolinea l’esponente della Uil. E ancora, chiedono dal sindacato, perché dei 4milioni di euro raccolti dalla tassa sui rifiuti il comune poi ne reinveste solo 890 mila, dove vanno a finire gli altri?

Eurocom e Sabox nel frattempo vanno avanti. I numeri sembrano dare loro ragione. Il business ambientale c’è. Le istituzioni un po’ meno. Occupazione in ascesa, riduzione dell’ emissioni di C02, meno materiale in discarica e rifiuti che si trasformano in oro. “Adesso – ha concluso Paolo Carcassi, segretario confederale Uil – dobbiamo farlo comprendere alla politica.
 E non sarà facile”.
Riciclaggio dei rifiuti: oltre che un dovere di ogni cittadino… perché non farne anche una professione? In Italia, quella dei rifiuti è una questione piuttosto delicata, basti citare una sola città per comprendere lo stato di gravità che può essere raggiunto: Napoli. Ebbene, proprio loro, i rifiuti, da dilemma possono divenire niente meno che una fonte di guadagno, un vero e proprio business. Come fare del riciclaggio dei rifiuti la vostra nuova attività?
 Semplice, recuperandoli per riutilizzarli, facendone “nuovi” materiali e/o oggetti.

 finanziamenti a fondo perduto messi a disposizione della famosa legge 95/95, che sostiene quei giovani con meno di 36 anni che aprono nuove imprese in regime di Spa, Srl, Ss, Sas, Snc e Sapa. Il finanziamento attraverso la legge 95/95 va richiesto presso gli uffici competenti della propria Regione di residenza, presso i quali è anche possibile conoscere in dettaglio quali sono i requisiti per l’accesso al fondo.

.leggi anche :  




Nella città a rifiuti zero: "Qui l'immondizia è oro"



A Capannori, in Toscana, dove la differenziata supera l'80 per cento. 

Il sindaco: "Le nostre tasse sulla spazzatura 
le meno care della Regione".

 Raccolta porta a porta con sessanta addetti, 
  
tutti giovani e assunti in forma stabile...






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domenica 6 ottobre 2013

Nigeria, la Shell deve pagare un miliardo di dollari per bonificare la regione



Nigeria, nuovo rapporto di Amnesty International sull'inquinamento nel Delta del Niger: la Shell deve impegnarsi a pagare un miliardo di dollari per bonificare la regione. 
Il 22 novembre iniziativa a Roma


In un rapporto diffuso oggi, intitolato "La vera tragedia: ritardi e mancanze nella gestione delle fuoriuscite di petrolio nel Delta del Niger", Amnesty International e il Centro per l'ambiente, i diritti umani e lo sviluppo (Cehrd) hanno affermato che la Shell deve impegnarsi a pagare una quota iniziale di un miliardo di dollari per bonificare la zona di Bodo, nell'Ogoniland, danneggiata da due grandi fuoriuscite di greggio nel 2008.

Il Programma per l'ambiente delle Nazioni Unite ha recentemente verificato che l'inquinamento da petrolio, in corso da molti anni, ha causato una devastazione nell'Ogoniland cui potrà essere posto rimedio in più di 25 anni. Le Nazioni Unite hanno raccomandato l'istituzione di un Fondo per il recupero ambientale da finanziare inizialmente con un miliardo di dollari e poi con ulteriori successivi contributi.

"Il mancato intervento immediato per fermare le fuoriuscite e bonificare la zona inquinata a Bodo ha devastato la vita di decine di migliaia di persone. Bodo è un disastro che non avrebbe mai dovuto accadere, eppure a causa di quel mancato intervento della Shell va avanti ancora oggi. È il momento che questa compagnia multimiliardaria ammetta, pulisca e paghi" - ha dichiarato Aster van Kregten, ricercatrice di Amnesty International sulla Nigeria.

Nel 2008 due fuoriuscite consecutive, causate dal cattivo stato dell'oleodotto, riversarono migliaia di barili di petrolio sulla terra e nell'acqua di Bodo, una città di 69.000 abitanti. Entrambe le perdite proseguirono per settimane prima di essere fermate. Nessuna bonifica degna di questo nome è stata mai effettuata.

"La situazione di Bodo è esemplificativa della più ampia realtà dell'industria petrolifera nel Delta del Niger. Le autorità semplicemente non controllano le compagnie. La Shell e le altre hanno la libertà di agire, o di non agire, senza timore di essere sanzionate. In assenza di meccanismi di regolamentazione indipendenti, efficaci e ben finanziati, tanta altra gente continuerà a soffrire a causa delle compagnie petrolifere" - ha sottolineato Patrick Naagbanton, coordinatore del Cehrd.

La Shell, che ha ultimamente dichiarato utili per 7,2 miliardi di dollari per il periodo luglio - settembre, offrì inizialmente alla comunità di Bodo 50 sacchi di riso, fagioli, zucchero e pomodori.

I danni in corso alla pesca e all'allevamento hanno causato scarsità di cibo e aumento dei prezzi. Gli abitanti di Bodo hanno riferito ad Amnesty International e al Cehrd quanto sia difficile sopravvivere e hanno denunciato gravi problemi di salute. La ricerca di un'occupazione alternativa non è semplice. Molti giovani sono stati costretti ad andare a cercare lavoro nella capitale Port Harcourt, a 50 chilometri di distanza.

Un pescatore di Bodo ha detto: "Prima delle fuoriuscite, la vita era facile. Si viveva di caccia e di pesca. Dopo, tutto è andato distrutto".

Quando Amnesty International ha chiesto alla Shell di rendere conto del proprio operato a Bodo, la compagnia ha dichiarato di non poter rispondere nel merito, dato che le fuoriuscite di petrolio erano al centro di un contenzioso legale nel Regno Unito. La Shell sostiene che le iniziative per fronteggiare il problema sono pregiudicate dai continui atti di sabotaggio, un'affermazione messa profondamente in dubbio da Amnesty International e dal Cehrd. "La Shell sostiene spesso che la maggior parte delle fuoriuscite è dovuta al sabotaggio. Quest'affermazione è fortemente contestata dalle comunità locali e dalle Organizzazioni non governative, secondo le quali il procedimento di raccolta dei dati sulle fuoriuscite è lacunoso. Persino nel caso di Bodo, in cui è acclarato che le fuoriuscite furono causate dalla negligenza della Shell, la compagnia ricorre alla scusa del sabotaggio per giustificare la mancanza di rispetto delle leggi e dei regolamenti nigeriani, che richiedono alle compagnie di bonificare e risarcire prontamente. Quella della Shell è una posizione insostenibile" - ha precisato Aster van Kregten.

"I fatti sono chiari. Due fuoriuscite, entrambe per colpa della compagnia, entrambe lasciate proseguire prima di venire bloccate, nessuna delle due bonificata nonostante siano trascorsi tre anni. Non possono esserci scuse. Da qualunque punto di vista lo si consideri, è un fallimento aziendale" - ha commentato Patrick Naagbanton.

Il rapporto di Amnesty International e del Cehrd critica fortemente anche le agenzie governative nigeriane, per non aver saputo far valere le norme esistenti. Il ministero federale per le Risorse petrolifere, responsabile del rispetto di tali norme da parte delle compagnie, ha allo stesso tempo il ruolo di promuovere l'industria petrolifera e di massimizzare gli utili.

L'Agenzia governativa per l'individuazione e la riparazione delle fuoriuscite di greggio (Nosdra) è inefficace e carente di risorse. Non ha modo di identificare autonomamente le fuoriuscite e dipende dalle informazioni che riceve dalle compagnie responsabili o dalle comunità colpite. La Nosdra ha ripetutamente omesso di applicare gli standard vigenti nel caso delle fuoriuscite di Bodo.

Il recente rapporto del Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite ha sottolineato che, rispetto alle fuoriuscite di greggio, "le agenzie governative sono alla mercé delle compagnie petrolifere quando si tratta di condurre ispezioni sui siti".

Ulteriori informazioni

Il 28 agosto 2008 una falla nell'oleodotto Trans-Niger provocò una grande fuoriuscita di petrolio nella zona di Bodo. Il petrolio continuò a riversarsi per almeno quattro settimane, forse addirittura per 10. La Shell denunciò la fuoriuscita di 1640 barili di petrolio. Secondo una stima indipendente, tuttavia, fuoriuscì l'equivalente di 4000 barili al giorno. La fuoriuscita venne fermata il 7 novembre.

Un mese dopo, il 7 dicembre, si verificò una seconda fuoriuscita, sempre a causa delle cattive condizioni dell'oleodotto. Venne segnalata alla Shell il 9 dicembre e venne fermata 10 settimane dopo.

Dopo aver cercato a lungo di ottenere la bonifica e un adeguato risarcimento da parte della Shell, nel 2010 la comunità di Bodo ha deciso di cercare giustizia presso i tribunali del Regno Unito. Il caso è ancora in corso, ma ha dato un po' di speranza che la situazione di Bodo possa essere risolta. Secondo il Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite, oltre il 60 per cento degli abitanti della regione dipende dall'ambiente naturale per il suo sostentamento e tra il 1976 e il 2001 si sono registrate più di 6800 fuoriuscite, con una perdita approssimativa di tre milioni di barili di petrolio. Molti esperti ritengono che si tratti di un dato molto inferiore al reale.

Quando è stato chiesto di commentare i contenuti del rapporto, la Nosdra ha fornito informazioni limitate, mentre il Dipartimento per le risorse petrolifere non ha risposto affatto.

Il Cehrd è un'organizzazione senza scopo di lucro formata da contadini e che si occupa di questioni agricole. È stata fondata da ambientalisti, attivisti per la tutela dell'ambiente e operatori sanitari del Delta del Niger. Cerca di risolvere i problemi ambientali, di diritti umani, di salute rurale e di sottosviluppo che piagano la regione.

L'azione di Amnesty International sulla responsabilità delle aziende si svolge nell'ambito della campagna globale "Io pretendo dignità", che intende porre fine alle violazioni dei diritti umani che causano e aggravano la povertà. La campagna mobilita persone di ogni parte del mondo per chiedere ai governi, alle aziende e ad altri soggetti di ascoltare le voci di coloro che vivono in povertà e di riconoscere e proteggere i loro diritti.

In occasione del lancio del rapporto "La vera tragedia: ritardi e mancanze nella gestione delle fuoriuscite di petrolio nel Delta del Niger", la Sezione Italiana di Amnesty International organizza a Roma il 22 novembre, insieme alla Campagna per la riforma della Banca Mondiale e ad Aktivamente, una serata dedicata ai diritti umani nel Delta del Niger. Al Nuovo Cinema Aquila (via L'Aquila 68, dalle 20.30), video, fotografie e un dibattito con le tre organizzazioni permetteranno di conoscere il devastante impatto delle attività delle aziende petrolifere, tra cui la Shell, che operano nella regione da oltre 40 anni.

http://www.amnesty.org/en/library/asset/AFR44/018/2011/en/ee69139f-5e19-4760-af62-b3cf0b0a8595/afr440182011en.pdf

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