loading...

sabato 14 aprile 2018

La Formula E è per Roma un'occasione Elettrica


Michela Cerruti, ex pilota di Formula E, 
parla dell'appuntamento a Roma, 
del brivido di correre su una vettura 
che non fa rumore e di quello che manca al GP elettrico 

Chi pensa che la Formula-E sia un’occasione solo 
per il Motorsport sbaglia di grosso: a guadagnarci sono anche le città che la ospitano, 
e non solo in termini di lustro e prestigio ma soprattutto come opportunità per ‘rimettersi in forma’. Ecco perché l’appuntamento di domenica prossima è particolarmente importante per Roma.


La pensa così Michela Cerruti, ex pilota automobilistica italiana che ha dichiarato all’Agi: “Nel giro di pochissimi anni le gare di Formula sono diventati tra gli eventi più interessanti e all'avanguardia non solo per quanto riguarda le corse con vetture elettriche, ma per l'ambiente del Motorsport in generale”. Le vetture – ha continuato – “corrono ormai da più di 3 anni nei centri delle città più importanti del mondo, che con gli eventi della serie elettrica hanno la possibilità di riqualificarsi, ospitare un evento internazionale frequentato da personaggi di spicco e da piloti che possono vantare palmarès tra i più forti nel panorama mondiale”.
Per Roma un’occasione per ‘aggiustarsi’”
Roma – aggiunge la pilota – “è la città più bella del mondo, e come tale non poteva di certo mancare, si è fatta attendere nelle scorse stagioni, ma ha finalmente deciso di far parte di un circuito tanto tecnologico quanto prestigioso. L'occasione è d'oro, per mostrarsi in tutta la propria bellezza e aggiustarsi dove, purtroppo, a tratti non sarebbe presentabile. Non c'è altro posto in cui il Papa in persona si sarebbe potuto presentare per benedire piloti e Campionato, e già questa visita preannuncia l'inizio di un weekend estremamente speciale, che sarà di certo ricco di azione difficile da dimenticare”. Il tracciato cittadino, che si concentra nel quartiere dell’Eur e misura 2,7 km, è uno dei più lunghi della stagione.



I limiti dell’elettrico? La mancanza del ‘malsano’
Dopo una lunga esperienza sul circuito tradizionale, nel 2014-2015 Michela Cerruti prende parte al neo campionato di Formula E con il team Trulli GP. Alla vigilia dell'EPrix di Miami, dopo quattro tappe disputate, decide di lasciare il team. “L’ho fatto per alcuni problemi con il team che poi è fallito a fine stagione”, ha spiegato la Cerruti all’Agi. Sostenitrice delle nuove frontiere green delle due e quattro ruote, ammette però un loro limite: l’assenza di fumo, rumore e odore. Perché “proprio quelle cose malsane che il motore pulito vuole combattere è ciò che appassiona i seguaci del Motorsport”. “Le auto e le moto elettriche hanno un’immagine e un suono futuristico, ma non credo riescano ad affascinare. Quello che attrae è il concetto, la velocità, ma agli spettatori qualcosa manca. In compenso si riesce a percepire di più il rumore degli scontri”.
Meno appassionati ma un folto pubblico di interessati
Forse sarà difficile per le auto e moto elettriche conquistare il cuore degli spettatori ma sicuramente “i curiosi sono moltissimi. Tante persone che non seguivano il Motorsport oggi conoscono la Formula E perché gli organizzatori sono stati bravi a portarla sotto le loro case. Sono stati in grado di avvicinare queste persone. E’ una realtà appassionante per quanto riguarda la tecnologia, la bravura dei piloti, ma fidelizzare e colpire al cuore gli spettatori è più difficile.
Diverso ma non marginale
Ma di una cosa è convinta Cerruti: i campionati elettrici e quelli tradizionali hanno entrambi ragione di esistere. E soprattutto, guardando in prospettiva, al futuro, al tema dell’eco-compatibilità e dell’inquinamento, è giusto che esista questo tipo di corse”.
La sfida della ricerca? Un’intera gara con una sola auto
Ma c’è ancora una sfida che l’elettrico deve vincere: “quella di concludere un’intera gara con un’unica auto. Ad oggi non è possibile, bisogna fermarsi e cambiare auto. Ma in un prossimo futuro è questo quello che succederà. Bisogna sottolineare comunque che, al contrario di ciò che accade con la F1, in cui la ricerca va di pari passo con le autostradali e la sperimentazione è continua, il mondo delle ruote pulite ha in parte le mani legate in quanto la batteria è uguale per tutti e i team possono modificare solo il motore”, sostiene la Cerruti.





.




 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


venerdì 13 aprile 2018

Impianti di Recupero dei Rifiuti, 110 Incendi nel 2017


Una media, registrata negli ultimi 4-5 anni, di oltre cento incendi l'anno ai danni degli impianti di recupero dei rifiuti. Nel 2017 sono andati in fiamme ben 110 impianti, tra cui sette discariche, mentre nel 2018 sono già bruciati altri 27 impianti. Quasi il 50% delle indagini avviate dalle procure viene archiviato e solo per il 13% si avviano procedure di carattere penale.

E mappando gli incendi che hanno colpito gli impianti di recupero rifiuti, ad emergere è che il fenomeno interessa tutto il territorio nazionale, "segno che i tentacoli del crimine sui rifiuti è, purtroppo, diffuso capillarmente in tutto il Paese". E' quanto emerge dal dossier "Strategia criminale all'attacco degli impianti recupero rifiuti in tutta Italia" realizzato dai Verdi,
 a cura di Angelo Bonelli e Claudia Mannino.


Per i due curatori del dossier, l'ennesimo rogo che ha colpito la ditta di recupero di imballaggi plastici vicino Torino "certifica l'esistenza di una strategia criminale senza precedenti sull'impiantistica di recupero dei rifiuti in tutta Italia. I numeri parlano chiaro".

Un evento che si aggiunge a una lunga lista di incendi che la Commissione Bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha analizzato in una relazione dettagliata approvata a inizio anno e secondo la quale a dicembre 2017 erano 261 i casi di incendi di impianti di trattamento rifiuti negli ultimi tre anni, di cui 124 nelle regioni del Nord, il 47,5% sul totale.


Anche per la Commissione Ecomafie, con questi numeri non si può più parlare di una sommatoria di singoli episodi, "ma di un fenomeno di dimensioni preoccupanti, specialmente se ne si confrontano modalità e caratteristiche". E se sono ancora tanti i nodi da sciogliere, quello è certo che esiste un’area 'grigia' di illeciti e mancato rispetto delle regole che si intreccia con un ciclo dei rifiuti che non funziona e che mostra carenze nella dotazione di impianti, soprattutto in alcune aree del Paese.

“Per tali ragioni - sottolineano Mannino e Bonelli - ribadiamo nuovamente con urgenza l’intervento della Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho per avviare una indagine su questi ripetuti incendi, estendendola anche alle amministrazioni pubbliche che conferiscono, con gara o con affidamento diretto, alle imprese i materiali provenienti dalla raccolta dei rifiuti urbani".


Per i Verdi è prioritario che le Procure e le Prefetture siano dotate di un database comune, affinché ogni indagine non sia a sé stante, e che diventi obbligatoria la videosorveglianza con videocamere termiche per risalire ai responsabili e prevenire la distruzione di impianti.

Finora, aggiungono, la risposta al fenomeno degli incendi agli impianti "è stata debole e sarà probabilmente inefficace. Ci auguriamo che il nuovo Parlamento e il futuro Governo prendano decisioni più incisive e significative su questo tema e più in generale 
sulla tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini".




.

 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


martedì 10 aprile 2018

Le Palme migrano verso Nord grazie al Riscaldamento Climatico



La palma è decisamente un simbolo dei tropici, l’ideale sfondo della spiaggia bianca in cui tutti sogniamo di passare prima o poi una vacanza. Ma in futuro potremmo trovare palme anche ben più a nord delle regioni tropicali: secondo un team di ricercatori dell’Università di Brandon e di Saskatchewan, Canada, queste piante, che risalgono a  80 milioni di anni fa, si stanno spostando e stanno salendo verso longitudini più alte grazie al cambiamento climatico in atto.

In pratica, se l’andamento climatico in atto non si arresterà, non avremo più bisogno di mettere le palme in piazza del Duomo a Milano per dare un tocco di esotismo, perché diventeremo esotici noi.

Un esempio? In Svizzera, nel canton Ticino, dal 2014 l’Ufficio federale per l’ambiente ha classificato come specie invasiva la Trachycarpus fortunei, una piccola palma coltivata in Cina per produrre fibre tessili. Negli ultimi dieci anni, da tanto si trova bene, è diventata quasi una infestante, che mette a rischio la flora locale: si riproduce spontaneamente e si è diffusa nella parte meridionale del cantone.

In realtà ci sono  2.500 varietà di palme,  compresa la Chamaerops humilis che è spontanea nelle regioni mediterranee. E hanno tutte esigenze diverse. Trachycarpus, per esempio è una palma molto resistente, che sopporta anche di essere coperta dalla neve. Ma c’è molta differenza se una pianta viene coltivata o se invece cresce spontanea. Le palme non sopportano il freddo perché non sanno andare in dormienza, e non fanno, come quelle dei nostri climi, cadere le foglie in inverno. Inoltre per riprodursi in natura, in pratica per spuntare dove non era previsto, è necessario che il germoglio abbia la possibilità di emettere le foglioline. Purtroppo è la parte meno tollerante al freddo, ed è per questo che chi realizza delle coltivazioni parte da piante già grandi (e le copre in inverno).

Lo studio, pubblicato su Nature sostiene però che le palme stanno appunto diventando spontanee in aree dove prima non erano presenti e rivela che il limite per la loro distribuzione è dato dalla temperatura minima nel mese più freddo. Se quella si alza, le palme si spostano. In media, calcolano gli scienziati, sono necessari 2 gradi centigradi. E siccome il riscaldamento globale è in atto, molti animali e molte piante stanno muovendosi per colonizzare gli ambienti più adatti.

Le palme sono il simbolo più evidente, ma non sono le uniche a spostarsi. Secondo uno studio pubblicato su Science, oltre 4 mila specie percorrono in media 8 chilometri per ogni dieci anni verso nord. Gli abitanti del mare però sono ancora più veloci. Un altro studio del programma Ecosystem and climatic change del Institute of Hazard, Risk and Resilience di Durham, Inghilterra, sostiene che nello stesso periodo si spostino anche di 12 metri più su in altitudine.

Un esempio? Le mangrovie si sono espanse in maniera massiccia lungo le coste della Florida, andando tra l’altro a modificare gli ambienti palustri originari. Tra il 1984 e il 2011 l’estensione delle foreste di queste piante è cresciuta di 1200 ettari.

Dagli anni 80, ormai non ci sono dubbi, le temperature si stanno alzando in tutto il mondo. Secondo l’Ispra di varese nel 2016 (ultimi dati disponibili) l’anomalia della temperatura media annuale è stata di +1.54 gradi al nord, +1,44 al centro e +1,15 al sud e nelle isole. Tutti i mesi del 2016 sono stati più caldi al nord a eccezione di ottobre. Ma la stagione con maggiore anomalia è stata per l’appunto l‘inverno, con un valore medio nazionale di +2,15 gradi.



.



 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


domenica 8 aprile 2018

L'Africa si spaccherà in futuro creando un nuovo Continente



In Kenya il terreno si è spaccato in due causando una frattura in poco tempo. Secondo i media le prime avvisaglie si sarebbero verificate il 18 marzo. Nelle ultime settimane vi sono state in questa zona, lungo la Rift Valley, delle violenti piogge he hanno esteso la linea di faglia che geologicamente taglia in due il continente. L'enorme faglia, profonda oltre 15 metri e larga una ventina, ha spaccato la trafficata strada che unisce Mai Mahiu a Narok, a nord di Nairobi. Il fenomeno si estende, in profondità, lungo tutto il continente per oltre 3.400 chilometri.


Queste enormi spaccature costituiscono il campanello d'allarme di un fenomeno irreversibile. Un 
processo partito 25 milioni di anni fa e che porterà con i secoli ad un cambiamento sostanziale della 
geografia africana, dando la prova che questa andrà a dividersi in due, anche se ci vorranno milioni di anni. Si tratterebbe infatti di una spaccatura che sta sviluppandosi e andrà ad assottigliare la crosta 
terrestre fino a spezzare in due il continente africano. Secondo gli esperti, quattro paesi del Corno 
d'Africa, Somalia, Etiopia, Kenya e Tanzania si staccheranno dall'Africa e andranno a formare un nuovo continente, ma questo distacco definitivo delle placche, secondo gli esperti, non dovrebbe verificarsi prima di 50 milioni di anni, come già avvenuto con il Madagascar e la Nuova Zelanda.

Il geologo David Adede, ha spiegato al giornale locale Daily Nation che "La valle ha una storia di attività tettoniche e vulcaniche. Mentre la spaccatura è rimasta tettonicamente inattiva nel recente passato, ci potrebbero essere movimenti profondi all'interno della crosta terrestre, che portano a zone di debolezza che si estendono fino alla superficie". È da ricordare anche che, nel Corno d'Africa, il terreno ha già subito delle fratture: è un fenomeno, questo, analogo a quello della Pangea che ha portato il distacco dell'Africa dal Sud America.

Inoltre secondo gli studi, la spaccatura non è della stessa entità lungo tutta la sua lungezza: a sud, più 
recenti, la probabilità che vada estendendosi è piuttosto bassa soprattutto dove non vi sono grandi 
rischi di vulcanismo; nella regione di Afar, dove vi sono molte rocce vulcaniche, la litosfera si è 
assottigliata enormemente ed è probabile che si formerà qui un nuovo oceano.

leggi anche
Zealandia, un nuovo continente: “È quasi completamente sommerso”
Nuova Zelanda, Nuova Caledonia e altre isole minori sono le sue uniche terre emerse. 
La Zealandia 
avrebbe fatto parte della Gondwana, sprofondando quasi completamente nel ...





.

Sono Web Designer, Web Master e Blogger : 
realizzo pagine internet leggere e responsive ,  
creo loghi , e curo i brevetti dai 
biglietti da visita alla insegna luminosa , 
realizzo banner e clip animate 
per pubblicizzare il vostro sito ,
 contattatemi e sarete on line entro 24 ore. 

Mi trovi QUI 
  http://www.cipiri.com/





Zealandia, un Nuovo Continente




 “È quasi completamente sommerso”

Nuova Zelanda, Nuova Caledonia e altre isole minori sono le sue uniche terre emerse. La Zealandia avrebbe fatto parte della Gondwana, sprofondando quasi completamente
 nel corso di alcune decine di milioni di anni.


La sua esistenza viene teorizzata da decenni, ma grazie a nuove analisi condotte da un team internazionale di geologi ora ve n'è praticamente la certezza: la Terra ha un continente in più e il suo nome è “Zealandia”. La storia dei continenti sul nostro pianeta è piuttosto peculiare e il loro numero dibattuto, poiché esistono diverse terre emerse che possono essere divise o raggruppate fra loro in base al metodo di osservazione. Nel modello più utilizzato, la Terra ha sei continenti, ovvero Europa, America, Asia, Africa, Oceania e Antartide, tuttavia è tenuto in ampia considerazione anche quello a sette, dove il territorio americano è suddiviso in Nord America e Sud America. Esiste anche quello a quattro, nel quale Europa e Asia vengono fuse nella cosiddetta Eurasia. Che la Zealandia sia il quinto, sesto, settimo o ottavo continente non ha comunque molta importanza; ciò che conta per gli scienziati è la sua origine geologica, che ci racconta qualche dettaglio in più sulla storia del pianeta.

Gli studiosi, coordinati dal professor Nick Mortimer dell'Università di Otago (Dunedin), hanno specificato che la Zealandia si sarebbe staccata dal ‘supercontinente' Gondwana nel Mesozoico, tra gli 80 e i 60 milioni di anni fa, per poi sprofondare quasi completamente nel giro di alcune decine di milioni di anni. Oggi ne affiorerebbe soltanto il 6 o 7 percento dell'immenso territorio, che si estende per circa cinque milioni di chilometri quadrati al di sotto degli oceani Pacifico e Indiano. L'area che comprende la Zealandia, un grande massa unica e non una serie di piccoli frammenti, è paragonabile al 70 percento del territorio australiano; tra le sue terre emerse vi sono proprio la Nuova Zelanda, dalla quale prende il nome, la Nuova Caledonia, le Isole Norfolk e altre ancora.

L'esistenza della Zealandia, come specificato, viene teorizzata da oltre venti anni, e il suo nome venne coniato dal geologo Bruce Luyendyk nel 1995. Grazie ai nuovi rilievi satellitari e ad altre indagini, i cui dettagli sono stati pubblicati sulla rivista specializzata della Geological Society of America “Gsa Today”, ora ne è stata praticamente confermata l'esistenza. La Zealandia non è l'unico nuovo continente scoperto dai ricercatori; nelle scorse settimane un team di ricerca del German Research Centre for Geosciences (GFZ) e dell'Università di Oslo ha infatti dimostrato l'esistenza di “Mauritia” al di sotto delle isole Mauritius, 
un'altra porzione della Gondwana dalla quale originarono tutti i continenti.



LEGGI ANCHE
L'Africa si spaccherà in futuro creando un nuovo continente
L'enorme faglia, profonda oltre 15 metri e larga una ventina, ha spaccato la trafficata strada che unisce Mai Mahiu a Narok, a nord di Nairobi. Il fenomeno si estende, in profondità, lungo tutto il continente per oltre 3.400 chilometri...






 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


sabato 7 aprile 2018

Appello di Greenpeace sulle Linee di Nazca


 rabbia del Perù contro Greenpeace

Il blitz, l’indignaziazione del governo peruviano, poi le scuse. Non è finita bene la protesta spettacolare organizzata da greenpeace in Peru in coincidenza con la XX Conferenza Onu sul cambiamento climatico in corso a Lima. Il gruppo ambientalista ha realizzato una delle sue azioni di propaganda sul sito delle cosiddette Linee di Nazca - la serie di geoglifi che si trovano sul tratto fra le città di Nazca e Palpa, nel sud del Perù. Un sito archeologico considerato patrimonio dell’umanità. L’azione ha scatenato però l’ira del ministro peruviano della Cultura .

I militanti di Greenpeace sono entrati nottetempo nel sito - dove «è proibito l’accesso e qualsiasi tipo di intervento, a causa della fragilità delle figure», come ha denunciato il governo - e hanno disposto vicino a una delle figure più note, che rappresenta un colibrì, un messaggio scritto (in inglese) con lettere di stoffa gialla: «È tempo di cambiare! Il futuro è rinnovabile» 

Luis Castillo, sottosegretario al Patrimonio, si è detto «indignato» per l’iniziativa, ha ricordato che il colibrì e le altre figure costituite dalle Linee di Nazca sono state dichiarate patrimonio culturale dell’umanità dall’Unesco e ha sottolineato che una denuncia è stata presentata presso la procura di Nazca, per evitare tra l’altro che «i responsabili possano uscire dal paese»


Ovviamente l’azione è stata realizzata, come ha spiegato Greenpeace, 
«solo con lettere di stoffa disposte sul suolo e 
chi è intervenuto lo ha fatto senza provocare il minimo danno».
 Tuttavia l’organizzazione si è resa conto della «gaffe» e si è scusata: «Capiamo perfettamente che è una figuraccia - ammettono - Anziché mandare un messaggio davvero importante ai leader riuniti a Lima per i colloqui sul clima delle Nazioni Unite, ci siamo rivelati senza cura e grossolani. Abbiamo incontrato il ministro per la Cultura peruviano, responsabile del sito, per chiedergli scusa»

Il governo di Lima non ha accolto le “scuse” dell’organizzazione perché. ha spiegato il ministro della cultura, all’area archeologica sono stati fatti “danni irreparabili”. 
NON MI SEMBRA CHE CI SIANO DANNI
La conferenza stampa in cui si mostrano i risultati dell’ispezione degli esperti .


Per vedere le linee di Nazca sono stati creati delle torri apposite 
dove i turisti hanno una visuale dall’alto.

Incise nel Deserto di Nazca del Perù più di un millennio fa, le enigmatiche “linee di Nazca” continuano a catturare la nostra immaginazione. Si tratta di centinaia di geoglifi, ossia disegni sul terreno, che occupano...  



.


 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


martedì 3 aprile 2018

Come sarebbe l’Italia senza immigrati ?


Avremmo il 20% di bambini nati in meno nell’ultimo anno, 
una scuola pubblica con 35.000 classi e 68.000 insegnati in meno, saremmo senza 693.000 lavoratori domestici e 449.000 imprese. I numeri del modello di integrazione italiano che funziona.

“Come sarebbe l’Italia senza gli immigrati? Sarebbe un Paese con 2,6 milioni di giovani under 34 in meno e sull’orlo del crac demografico. Gli immigrati sono mediamente più giovani degli italiani e mostrano una maggiore propensione a fare figli.

Le nascite da almeno un genitore straniero in Italia fanno registrare un costante aumento: +4% dal 2008 al 2015, a fronte di una riduzione del 15,4% delle nascite da entrambi i genitori italiani. Dei 488.000 bambini nati in Italia nel 2015, anno in cui si è avuto il minor numero di nati dall’Unità d’Italia, solo 387.000 sono nati da entrambi i genitori italiani, mentre 73.000 (il 15%) hanno entrambi i genitori stranieri e 28.000 (quasi il 6%) hanno un genitore straniero.

È vero che il nostro sistema di gestione dei flussi migratori ha dovuto affrontare crescenti difficoltà. Il numero complessivo degli ospiti nelle strutture di prima e seconda accoglienza è passato dai 22.118 del 2013 ai 123.038 al 6 giugno 2016, con un aumento del 456%. Ma il nostro modello di integrazione degli stranieri che si stabilizzano sul territorio nazionale funziona.

Gli alunni stranieri nella scuola (pubblica e privata) nel 2015 erano 805.800, il 9,1% del totale. Senza gli stranieri a scuola (la maggioranza dei quali sono nati in Italia) si avrebbero 35.000 classi in meno negli istituti pubblici e saremmo costretti a rinunciare a 68.000 insegnanti, 
vale a dire il 9,5% del totale.

Anche sul mercato del lavoro la perdita dei migranti significherebbe dover rinunciare a 693.000 lavoratori domestici (il 77% del totale), che integrano con servizi a basso costo e di buona qualità quanto il sistema di welfare pubblico non è più in grado di garantire.

Gli stranieri mostrano anche una voglia di fare e una vitalità che li porta a sperimentarsi nella piccola impresa, facendo proprio uno dei segni distintivi del nostro essere italiani. Nel primo trimestre del 2016 i titolari d’impresa stranieri sono 449.000, rappresentano il 14% del totale e sono cresciuti del 49% dal 2008 a oggi, mentre nello stesso periodo le imprese guidate
 da italiani diminuivano dell’11,2%.

Anche i trattamenti previdenziali confermano che il rapporto tra “dare” e “avere” vede ancora i cittadini italiani in una posizione di vantaggio. I migranti che percepiscono una pensione in Italia sono 141.000: nemmeno l’1% degli oltre 16 milioni di pensionati italiani. Quelli che beneficiano di altre prestazioni di sostegno del reddito sono 122.000, vale a dire il 4,2% del totale.

Tutti segnali di quel modello di integrazione dal basso, molecolare, diffuso sul territorio che ha portato oltre 5 milioni di stranieri (che rappresentano l’8,2% della popolazione complessiva), appartenenti a 197 comunità diverse, a vivere e a risiedere stabilmente nel nostro Paese e che, alla prova dei fatti, ha mostrato di funzionare bene e di non aver suscitato i fenomeni di involuzione patologica che si sono verificati altrove in Europa, dove i territori ad altissima concentrazione di immigrati sono esposti a più alto rischio di etnodisagio.

Dei 146 comuni italiani che hanno più di 50.000 abitanti, solo 74 presentano una incidenza di stranieri sulla popolazione che supera la media nazionale. Tra questi, due si trovano al Sud: Olbia in Sardegna, con il 9,7% di residenti stranieri, e Vittoria in Sicilia, con il 9,1%. Brescia e Milano sono i due comuni italiani con più di 50.000 residenti che presentano la maggiore concentrazione di stranieri, che però in entrambi i casi è pari solo al 18,6% della popolazione. Seguono Piacenza, in cui gli stranieri rappresentano il 18,2% dei residenti, e Prato con il 17,9%”. 

LEGGI ANCHE
ITALIA SENZA MIGRANTI
.



 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


lunedì 19 marzo 2018

Annunciati Taxi Volanti a Los Angeles nel 2020



Uxxx testerà a Los Angeles un servizio di 'auto volanti', i primi voli dimostrativi nel 2020. Lo ha annunciato Jeff Holden, Chief Product Officer di Uber, al Web Summit di Lisbona. Il servizio si chiama UberAIR e fa parte del progetto di aviazione della società chiamato 'Elevate': prevede la realizzazione di una rete di piccoli velivoli elettrici, a decollo e atterraggio verticale, che ospitano fino a 4 persone per condividere spostamenti aerei in aree urbane densamente abitate. Il servizio sarà competitivo nei prezzi. La società stima che una corsa 100% elettrica effettuata ad oltre 300 km orari nei cieli di Los Angeles potrà competere, per prezzo, con la stessa tratta percorsa con UberX, 
il servizio di auto low-cost (in Italia non è presente). 

Uber stima, ad esempio, che la durata dei viaggi dall'aeroporto di Los Angeles allo Staples Center, nell'ora di punta, potranno essere ridotti dagli attuali 1 ora e 20 minuti con spostamenti via terra, a meno di 30 minuti attraverso viaggi multimodali, cioè misti voli e auto.    L'obiettivo è rendere UberAIR disponibile diversi anni prima dell'inizio dei Giochi Olimpici di Los Angeles 2028. "Pensiamo che uber AIR possa effettuare attività su larga scala, parliamo di decine di migliaia di voli ogni giorno attraverso la città. A quei livelli, tutto il tempo risparmiato avrà un impatto positivo sull'economia della regione", spiega Jeff Holden. "Los Angeles è da sempre un luogo aperto agli innovatori - dice il sindaco della città Eric Garcetti . 
E' il luogo perfetto per testare questa nuova tecnologia".  



.




 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


giovedì 15 marzo 2018

Volkswagen prepara l'Auto Elettrica da 600 km di autonomia che guida da sola



Elettrica ma praticamente senza limiti di autonomia 
e con la capacità di guidare da sola. 
Si chiama I.D. e prefigura la futura media
 “a batteria” di Volkswagen.



Il gruppo Volkswagen pronto al lanciare un brand dedicato alla “nuova mobilità”
Svelata da Volkswagen in occasione del salone di Parigi rappresenta il futuro della casa tedesca e, forse, quello stesso dell'automobile poiché anticipa la terza era della casa di Wolfsburg: dopo l'epoca del Maggiolino, quella della Golf. Nel 2020 ci sarà un salto epocale con il lancio prima di una famiglia (anticipata appunto dal prototipo) di vetture elettriche con autonomia compresa addirittura tra 400 e 600 km, analoga dunque a quella dei modelli a combustione interna. Il tutto con prezzi che secondo indiscrezioni saranno allineati a quelli di una media del “segmento C” riccamente accessoriata. La Volkswagen I.D. è una risposta alla minaccia competitiva lanciata da Tesla con la Model 3 (che è un concept anche se la casa guidata da Elon Musk ha aperto con enorme successo gli ordini). Volkswagen, a un anno dal dieselgate rilancia dunque la partita tecnologia e sfida anche la Opel Ampera-e che, gemella della Chevrolet Volt dichiara 400 km di autonomia ed è stata svelata al salone di Parigi al pari della I.D



Ma non basta: la Vw I.D., basata sulla nuova piattaforma elettrica modulare denominata Meb prefigura un'auto compatta, classe Golf per intenderci che guiderà da sola spinta da un elettromotore da 125 Kw (170 cv). Vw sostiene, ma qui è veramente tutto da vedere, che la guida totalmente autonoma diventerà realtà a partire dal 2025 (anno in qui il gruppo Vw pensa di vendere un milione di elettriche all'anno) e pertanto con la I.D. ha ridefinito i concetti di spazio interno e di plancia con il volante che rientra all'interno di essa quando al volante non c'è un umano ma il silicio
 e il software del sistema I.D. Pilot.


Speciale auto che guidano da sole
Va detto che la vettura (e gli altri modelli che da essa saranno derivati) offrirà funzioni sofisticate per la guida autonoma ma non sarà “driverless”, senza guidatore. 
Dal punto di vista anche del posizionamento strategico e di comunicazione del gigante tedesco, il concept I.D. rappresesenta anche una risposta concreta alle tante favole sulle auto che guidano da sole che riempiono le cronache di questi giorni a iniziare dalla fantomatica vettura-robot di Uber che al di là delle foto (un adesivo sulla portiera di una Ford Fusion sperimentale e poco altro) non sembra essere un progetto credibile quanto piuttosto un'iniziativa di marketing.

Del resto Uber si è anche spinta ad annunciare persino di avere allo studio aerei a decollo verticale per risolvere i problemi di traffico. Certo, anche Volkswagen “gioca” con l'effetto wow ma almeno la casa tedesca le auto le costruisce realmente.


Speciale Salone di Parigi 2016: le novità, i prototipi e gli scenari tecnologici
Questa direzione di Volkswagen, che punta anche a dare l'idea che Vw è pronta a un grande e radicale cambiamento dopo il dieselgate, si spinge oltre, fino a immaginare che la vettura possa essere usata per ricevere i pacchi quando il proprietario non è a casa.

LEGGI ANCHE
BENZINA ECOLOGICA
.




Sono Web Designer, Web Master e Blogger : 
realizzo pagine internet leggere e responsive ,  
creo loghi , e curo i brevetti dai 
biglietti da visita alla insegna luminosa , 
realizzo banner e clip animate per pubblicizzare il vostro sito ,
 contattatemi e sarete on line entro 24 ore. 

Mi trovi QUI 
  http://www.cipiri.com/



E-fuel: Nuova Sperimentazione per una Benzina Ecologica


 I tedeschi del gruppo VW e in particolare il brand Audi lavorano molto sui carburanti, come anche sui diversi tipi di endotermico e ibrido, in attesa del tanto chiacchierato punto di rottura con gli EV degli anni Trenta. Rimanendo nel 2018, ecco allora al via una nuova sperimentazione per una benzina ecologica, ricavata da fonti rinnovabili. In collaborazione con la Global Bioenergies di Leuna sono stati prodotti 60 litri di e-benzin, la quantità maggiore di sempre.

«Il nuovo carburante è indipendente dal petrolio, compatibile con le infrastrutture esistenti e offre la prospettiva di un ciclo del carbonio chiuso» afferma Reiner Mangold, Direttore dello Sviluppo Prodotti Sostenibili Audi. L’Audi e-benzin è sostanzialmente isoottano liquido, ricavato dalle biomasse attraverso due fasi. Nella prima, si produce isobutene gassoso (C4H8) e nella seconda si trasforma l’isobutene in isoottano (C8H18) mediante l’aggiunta d’idrogeno. Grazie all’assenza di zolfo e benzolo, la combustione dell’isoottano produce una quantità particolarmente bassa di sostanze nocive. Attualmente Audi dichiara di avere in corso analisi del rendimento per questo carburante ottenuto da fonti rinnovabili, in abbinamento a un motore tradizionale: l’e-benzin pare confermarsi un carburante sintetico con eccellente potere antidetonante (di base a livello chimico 100 ottani) adatto a motori con un rapporto di compressione spinto, molto efficienti.

Già, ma intanto si parla di aver prodotto come primo “record” 60 litri, per un solo teorico primo pieno. Nel medio periodo, i partner del progetto si propongono di affinare la produzione e renderla indipendente dalle biomasse. Saranno così sufficienti, come sostanze base, l’anidride carbonica e l’idrogeno realizzato con il metodo rigenerativo. Staremo a vedere, cosa riserva per i grandi volumi e con quali costi, almeno iniziali, questo tipo di carburante pensato per ridurre le tanto odiate emissioni di CO2 dei motori a combustione.

E-gas
Dal 2013 è sul mercato l’Audi e-gas, un carburante rinnovabile prodotto in parte nell’impianto Power-to-Gas della Bassa Sassonia. Vendono riforniti i modelli Audi g-tron presso un distributore di metano ordinario, pagando il prezzo normale. Audi assicura l’ecocompatibilità del rifornimento con la relativa riduzione della CO2 reimmettendo nella rete del metano 
una quantità corrispondente di Audi e-gas.

E-diesel
La gamma degli e-fuel tedeschi sinora conosciuta, include anche e-diesel, realizzato con Sunfire utilizzando energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili e le materie prime impiegate, anche in questo caso, sono acqua e CO2. Il risultato finale, denominato Blue Crude, può essere raffinato e trasformato nell’e-diesel. Attualmente Audi sta realizzando nuove unità produttive nel Canton Argovia, in Svizzera. In un impianto pilota gestito con i partner Ineratec ed Energiedienst, verranno prodotti 400.000 litri all’anno di e-diesel e la corrente elettrica necessaria 
proverrà esclusivamente dal settore idroelettrico.

leggi anche 
VIETATE LE AUTO A GASOLIO




.

Sono Web Designer, Web Master e Blogger : 
realizzo pagine internet leggere e responsive ,  
creo loghi , e curo i brevetti dai 
biglietti da visita alla insegna luminosa , 
realizzo banner e clip animate per pubblicizzare il vostro sito ,
 contattatemi e sarete on line entro 24 ore. 

Mi trovi QUI 
  http://www.cipiri.com/




lunedì 12 marzo 2018

Come Aumentare il Calore dei Vecchi Termosifoni



Come sappiamo tutti bene, le spese di riscaldamento sono tra quelle che maggiormente vanno ad incidere sulla totalità delle spese domestiche. È quindi molto importante fare un uso razionale del riscaldamento se vogliamo risparmiare sulle bollette. Non tutti possono decidere quale soluzione adottare per quanto riguarda l’impianto. A volte le case sono vecchie e di conseguenza anche l’impianto di riscaldamento non è all’avanguardia. Dal momento che non è sempre possibile intervenire sull’impianto, è bene adottare strategie e comportamenti volti a risparmiare energia e soprattutto soldi. Vediamo insieme dei semplici accorgimenti che riguardano il nostro comportamento e che possono farci risparmiare.



 Pannelli isolanti e riflettenti
Esistono in commercio, per esempio nei negozi di ferramenta, appositi fogli di materiale riflettente da inserire tra il termosifone e la parete. Questo materiale permette di evitare di disperdere il calore nelle pareti riflettendolo verso l’interno in modo che l’ambiente risulti più caldo.

Chiudere imposte e tapparelle
Dopo il tramonto è bene abbassare le tapparelle o chiudere le imposte per evitare dispersione di calore attraverso le finestre.

 Non lasciare le finestre aperte
Arieggiare gli ambienti è importantissimo per la nostra salute ma, così come d’estate è bene farlo nelle ore più fresche, d’inverno conviene approfittare delle ore più calde 
per evitare di disperdere calore.

Non ostacolare il calore
È importante lasciare libero lo spazio davanti e sopra ai termosifoni per non ostacolare il passaggio del calore. Evitare quindi di coprirli con mobili, tende o altro.

Controllare la temperatura
Mantenere una temperatura non superiore ai 20-21°. Controllare la temperatura permette un notevole risparmio e se avete freddo potete sempre coprirvi di più.




Eliminare gli spifferi
Porte e finestre sono il principale mezzo di dispersione del calore. Se non avete i doppi vetri o se gli infissi sono vecchi e non livellati potreste prendere in considerazione l’idea di sostituirli. Se ciò non fosse possibile, è meglio cercare di limitare gli spifferi utilizzando gli appositi spessori adesivi facilmente reperibili in commercio.

Fare manutenzione
La manutenzione regolare della caldaia e dei termosifoni ne garantisce la maggiore efficienza e di conseguenza permette di ottimizzare i costi.
Per aumentare il calore dei vecchi termosifoni sarebbe invece buona cosa fare un investimento e farli sverniciare/sabbiare completamente, per eliminare tutti gli strati di vernice accumulati negli anni, che portano ad una perdita di efficienza enorme!

Attenzione alle porte
Tenere chiuse le porte dei locali non utilizzati limita l’inutile circolazione di aria calda e permette di far lavorare meno la caldaia. 

LEGGI ANCHE
COME RISPARMIARE SUL RISCALDAMENTO

.

Sono Web Designer, Web Master e Blogger : 
realizzo pagine internet leggere e responsive ,  
creo loghi , e curo i brevetti dai 
biglietti da visita alla insegna luminosa , 
realizzo banner e clip animate per pubblicizzare il vostro sito ,
 contattatemi e sarete on line entro 24 ore. 

Mi trovi QUI 
  http://www.cipiri.com/





giovedì 8 marzo 2018

Lo Smog Muta il Nostro Dna



 Ecco gli effetti di 6 inquinanti atmosferici

L’inquinamento atmosferico interagisce con il Dna ed è dannoso per la salute. Un nuovo studio canadese è sicuro su un punto: l’inquinamento è in grado di modificare i geni e ha più probabilità lo smog di farci ammalare che non la storia di genitori e parenti.

Così tuonano gli studiosi dell’Ontario Institute for Cancer Research, che in un nuovo studio hanno esaminato i geni di oltre mille canadesi e scoperto come gli inquinanti presenti nell’ambiente “possano prendere il controllo” del Dna, accedendo così ad alcuni geni piuttosto che ad altri e aprendo la strada a malattie cardiache e respiratorie. 

Tra tutti gli inquinanti studiati, il biossido di zolfo sembra avere il maggiore impatto sul nostro genoma, interessando 170 geni legati all’asma e alle malattie cardiovascolari.

Lo studio
I ricercatori hanno esaminato i geni di oltre 1.000 canadesi tra i 40 e i 70 anni originari di una serie di diverse città (Montreal, Quebec City e la regione poco urbanizzata di Saguenay-LacSaint-Jean). Divisi per ceppo di appartenenza – alcuni avevano antenati coloni canadesi, altri europei – entrambi i gruppi hanno mostrato di subire l’impatto ambientale sull’attività dei geni molto di più della predisposizione genetica al rischio di determinate malattie.

Il team di studiosi ha raccolto dati su inquinanti atmosferici comuni tra cui biossido di azoto, anidride solforosa e ozono, oltre a particelle solide  che vengono respirate in profondità nei polmoni. Da qui è emerso che più la città è popolata, maggiori sono gli aumenti delle malattie.

"La maggior parte della variazione dell'espressione genica è associata a dove vivi piuttosto che alla tua genealogia genetica", spiega l’autore principale dello studio, Philip Awadalla.

La regione geografica di residenza, in pratica, ha un grossissimo perso, dicono i ricercatori, tanto da contribuire a spiegare perché tra una regione e l’altra si trovino differenze nell’incidenza di asma e di altre malattie.
Quel che pare certo è che l’inquinamento è in grado di modificare il Dna e scatenare malattie, ma quali sono, uno ad uno, gli effetti dei grandi inquinanti atmosferici del mondo?

Gli effetti degli inquinanti atmosferici

Particolato
Monossido di carbonio
Diossido di azoto
Anidride solforosa (biossido di zolfo)
Ozono a livello del suolo
Piombo

1. Particolato
Con particolato si intende una miscela di particelle solide e goccioline liquide che si trovano nell’aria. Queste particelle esistono in diverse dimensioni e forme e possono essere composte da centinaia di diverse sostanze chimiche. Alcune di esse vengono emesse direttamente da una fonte, come la combustione dei motori a combustione interna (autocarri, automobili, aeroplani, navi); emissioni del riscaldamento domestico; strade non asfaltate; cantieri; lavorazioni agricole; inceneritori e centrali elettriche; fumo di tabacco.
Le particelle fini (2,5 parti per milione) sono la causa principale della ridotta visibilità (foschia) in alcune parti del pianeta, compresi molti parchi nazionali e aree selvagge.

2. Monossido di carbonio
L’aria respirabile con un’alta concentrazione di monossido di carbonio (CO) riduce la quantità di ossigeno che può essere trasportata nel flusso sanguigno verso organi critici come il cuore e il cervello. A livelli molto elevati, la CO può causare vertigini, confusione, perdita di coscienza e morte.

3. Diossido di azoto
Si immerge principalmente nell'aria dalla combustione del carburante. Si forma infatti dalle emissioni di auto, camion e autobus, centrali elettriche e attrezzature fuoristrada.
L’aria respirabile con un'alta concentrazione di diossido di azoto può irritare le vie respiratorie, aggravare le malattie respiratorie, in particolare l'asma, portando a sintomi respiratori (come tosse, respiro sibilante o difficoltà respiratorie). Può anche provocare danni irreversibili ai polmoni.

4. Anidride solforosa (biossido di zolfo)
La maggiore fonte di anidride solforosa nell'atmosfera è la combustione di combustibili fossili da parte di centrali elettriche e altri impianti industriali. Le esposizioni a breve termine ad anidride solforosa possono danneggiare il sistema respiratorio umano e rendere difficile la respirazione. I bambini, gli anziani e coloro che soffrono di asma sono particolarmente sensibili agli effetti dell’anidride solforosa.

5. Ozono a livello del suolo
Sebbene l’ozono ci protegga dalle radiazioni UV, quando si trova a livello del suolo può essere molto pericoloso e causare problemi di salute per le persone vulnerabili che soffrono di malattie polmonari come l’asma.
È creato da reazioni chimiche tra ossidi di azoto (NOx) e composti organici volatili (VOC) - che si trovano nei fumi di scarico - in presenza di luce solare. Nelle aree urbane molto trafficate, queste reazioni fotochimiche possono alzare il contenuto di ozono dell’aria a decine di volte il normale livello di fondo.
L’ozono a livello del suolo è tossico per le piante e irrita le mucose dei polmoni, causando asma e bronchite.

6. Piombo
Le principali fonti di piombo nell'aria sono la lavorazione del minerale e dei metalli e gli aeromobili a pistoni che funzionano con il combustibile a base di piombo. Altre fonti sono gli inceneritori dei rifiuti e i produttori di batterie al piombo.
A seconda del livello di esposizione, il piombo può influire negativamente sul sistema nervoso, sulla funzione renale, sul sistema immunitario, sui sistemi riproduttivi e di sviluppo e sul sistema cardiovascolare.
I neonati e i bambini sono particolarmente sensibili anche a bassi livelli di piombo, che possono contribuire a problemi comportamentali, deficit di apprendimento e abbassamento del QI.

LEGGI ANCHE
E’ ormai assodato che l’esposizione all'inquinamento atmosferico
 causi una serie di problemi di salute, 
soprattutto a livello respiratorio. 
Un nuovo studio ha però ora collegato lo smog ad un maggior rischio di 
soffrire di osteoporosi e fratture ossee...

.

Sono Web Designer, Web Master e Blogger : 
realizzo pagine internet leggere e responsive ,  
creo loghi , e curo i brevetti dai 
biglietti da visita alla insegna luminosa , 
realizzo banner e clip animate per pubblicizzare il vostro sito ,
 contattatemi e sarete on line entro 24 ore. 

Mi trovi QUI 
  http://www.cipiri.com/



L’inquinamento atmosferico favorisce fratture ossee e osteoporosi



E’ ormai assodato che l’esposizione all'inquinamento atmosferico causi una serie di problemi di salute, soprattutto a livello respiratorio. Un nuovo studio ha però ora collegato lo smog ad un maggior rischio di soffrire di osteoporosi e fratture ossee.

La ricerca, condotta presso la Columbia University's Mailman School of Public Health, ha rivelato che l'esposizione al particolato ha anche un effetto negativo sulle ossa che contribuisce ad indebolire.

I risultati ottenuti dai ricercatori, pubblicati sul The Lancet, sono i primi a documentare come siano maggiori le fratture ossee in quelle comunità esposte ad elevati livelli di polveri sottili (PM2.5). Purtroppo si è visto anche che il rischio di ammalarsi di fratture ossee è più alto nelle comunità a basso reddito.

Per arrivare ad affermare questo i ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 9 milioni di persone (da 65 anni in su) che vivono in alcune zone degli Stati Uniti, monitorate per un periodo di otto anni (da gennaio 2003 a dicembre 2010). Le  analisi hanno determinato che coloro che vivevano in luoghi con concentrazioni più elevate di particolato nell'aria avevano il 4,1% in più di probabilità di essere ricoverati in ospedale per fratture ossee correlate all'osteoporosi. Tra i quartieri a basso reddito, il rischio aumentato è stato ancora più alto (7,6%).

Un ulteriore follow-up di otto anni relativo a 692 adulti di mezza età e a basso reddito ha scoperto che i partecipanti che vivono in aree con livelli più alti di PM2.5 e particelle di carbonio (la fuliggine proveniente da motori a gas e diesel, centrali a carbone e altri fonti di combustibili fossili) avevano livelli inferiori di ormone paratiroideo (sostanza particolarmente importante per la salute delle ossa), nonché una maggiore diminuzione della densità minerale ossea rispetto a coloro che erano esposti a bassi livelli dei due inquinanti.

I ricercatori hanno osservato che le polveri sottili possono causare danni ossidativi sistemici e infiammazioni che potrebbero accelerare la perdita ossea e aumentare il rischio di fratture ossee negli individui anziani.

Così ha commentato Andrea Baccarelli, MD, Ph.D., presidente di Scienze della Salute Ambientale alla Mailman School e autore principale dello studio:

"Decenni di approfondita ricerca hanno documentato i rischi per la salute dell'inquinamento atmosferico, sulle malattie cardiovascolari e respiratorie, il cancro e le funzioni cognitive compromesse e ora l'osteoporosi”.

Come suggeriscono gli esperti, il modo migliore per prevenire le malattie legate all’inquinamento atmosferico è attraverso politiche in grado di migliorare la qualità dell'aria. Naturalmente i risultati di questi studi vanno ampliati per valutare meglio l’impatto dei fattori ambientali sulla salute delle ossa e la comparsa di osteoporosi.

LEGGI ANCHE

Inquinamento atmosferico:
 tutto il male che stiamo facendo ai bambini...

.

Sono Web Designer, Web Master e Blogger : 
realizzo pagine internet leggere e responsive ,  
creo loghi , e curo i brevetti dai 
biglietti da visita alla insegna luminosa , 
realizzo banner e clip animate per pubblicizzare il vostro sito ,
 contattatemi e sarete on line entro 24 ore. 

Mi trovi QUI 
  http://www.cipiri.com/



Inquinamento Atmosferico e Allarme Bambini


Inquinamento atmosferico:
 tutto il male che stiamo facendo ai bambini

Inquinamento atmosferico, è allarme bambini: quelli con meno di un anno di età che vivono in aree in cui l’inquinamento dell’aria è almeno sei volte superiore ai limiti stabiliti dall’Oms sono ben 17 milioni, 12 dei quali vivono in Asia.

È l’allerta lanciata dall’Unicef, secondo cui l’'inquinamento atmosferico può influenzare lo sviluppo del cervello nei bambini piccoli, danneggiare il tessuto cerebrale e minare lo sviluppo cognitivo, con implicazioni per tutta la vita.

L'analisi condotta dall’Unicef mostra come l’inquinamento atmosferico, così come nutrizione e stimoli non adeguati, oltre all’esposizione alla violenza durante i primi mille giorni di vita, possano avere un impatto sullo sviluppo della prima infanzia influenzando il loro cervello in crescita:

- le particelle di inquinamento ultrafini sono talmente piccole che possono entrare nel flusso sanguigno, viaggiare nel cervello e danneggiare la barriera emato-encefalica, 
che può causare neuro-infiammazione


- alcune particelle inquinanti, come il particolato ultrafine di magnetite, possono entrare nel corpo attraverso il nervo olfattivo e l'intestino e, a causa della loro carica magnetica, creano uno stress ossidativo, nota causa di malattie neurodegenerative

- altri tipi di particelle inquinanti, come gli idrocarburi policiclici aromatici (idrocarburi costituiti da due o più anelli aromatici quali quello del benzene fusi in un'unica struttura generalmente planare), possono danneggiare le aree del cervello che sono fondamentali per aiutare i neuroni a comunicare, la base per l'apprendimento e lo sviluppo dei bambini


- il cervello di un bambino piccolo è particolarmente vulnerabile perché può essere rovinato da un dosaggio minore di sostanze chimiche tossiche, rispetto al cervello di un adulto. I bambini sono anche molto vulnerabili all'inquinamento atmosferico perché respirano più rapidamente e anche perché le difese fisiche e le immunità non sono pienamente sviluppate.

“Le sostanze inquinanti non solo danneggiano i polmoni in via di sviluppo nei bambini, ma possono compromettere permanentemente il loro sviluppo cognitivo e quindi il loro futuro – chiarisce dunque Anthony Lake, direttore generale dell'Unicef. Proteggere i bambini dall’inquinamento atmosferico significa salvarli, ridurre i costi dell'assistenza sanitaria, incrementare la produttività e creare un ambiente più sicuro e pulito per tutti”.

Cosa si può fare allora? Il documento delinea le misure urgenti per ridurre l'impatto dell'inquinamento atmosferico sui cervelli in crescita dei bambini, compresi i passi immediati che i genitori possono adottare per ridurre l’esposizione dei bambini in casa ai fumi nocivi prodotti dai prodotti del tabacco, dalle stufe per cucinare e dai riscaldamenti:

1. Ridurre l'inquinamento atmosferico investendo in fonti di energia più pulite e rinnovabili per sostituire la combustione dei combustibili fossili; fornire un accesso conveniente al trasporto pubblico; aumentare gli spazi verdi nelle aree urbane; e fornire migliori opzioni di gestione dei rifiuti per prevenire la combustione aperta di sostanze chimiche dannose.

2. Ridurre l’esposizione dei bambini agli inquinanti rendendo loro possibile di uscire durante le ore del giorno in cui l’inquinamento atmosferico è inferiore; usare maschere di filtrazione dell'aria opportunamente adatte in casi estremi; creare una pianificazione urbana intelligente in modo che le principali fonti di inquinamento non si trovino vicino a scuole, ospedali o cliniche.

3. Migliorare la salute generale dei bambini per migliorare la loro capacità di recupero. Ciò include la prevenzione e il trattamento della polmonite, la promozione 
dell’allattamento al seno esclusivo e una buona alimentazione.

4. Migliorare la conoscenza e il monitoraggio dell'inquinamento atmosferico. Ridurre l'esposizione dei bambini agli inquinanti e le fonti di inquinamento atmosferico inizia con la comprensione della qualità dell’aria che respirano in primo luogo.

“Nessun bambino dovrebbe respirare aria pericolosamente inquinata 
e nessuna società può permettersi di ignorare l'inquinamento atmosferico”.

LEGGI ANCHE
L’inquinamento atmosferico interagisce con il Dna ed è dannoso per la salute. 
Un nuovo studio canadese è sicuro su un punto:
 l’inquinamento è in grado di modificare i geni e ha più ...

.

Sono Web Designer, Web Master e Blogger : 
realizzo pagine internet leggere e responsive ,  
creo loghi , e curo i brevetti dai 
biglietti da visita alla insegna luminosa , 
realizzo banner e clip animate per pubblicizzare il vostro sito ,
 contattatemi e sarete on line entro 24 ore. 

Mi trovi QUI 
  http://www.cipiri.com/



loading...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post più popolari

Google+ Followers

Google+ Badge

Informazioni personali

La mia foto

Creo siti internet e blog personalizzati a prezzi modici e ben indicizzati - http://www.cipiri.com/