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lunedì 19 marzo 2018

Annunciati Taxi Volanti a Los Angeles nel 2020



Uxxx testerà a Los Angeles un servizio di 'auto volanti', i primi voli dimostrativi nel 2020. Lo ha annunciato Jeff Holden, Chief Product Officer di Uber, al Web Summit di Lisbona. Il servizio si chiama UberAIR e fa parte del progetto di aviazione della società chiamato 'Elevate': prevede la realizzazione di una rete di piccoli velivoli elettrici, a decollo e atterraggio verticale, che ospitano fino a 4 persone per condividere spostamenti aerei in aree urbane densamente abitate. Il servizio sarà competitivo nei prezzi. La società stima che una corsa 100% elettrica effettuata ad oltre 300 km orari nei cieli di Los Angeles potrà competere, per prezzo, con la stessa tratta percorsa con UberX, 
il servizio di auto low-cost (in Italia non è presente). 

Uber stima, ad esempio, che la durata dei viaggi dall'aeroporto di Los Angeles allo Staples Center, nell'ora di punta, potranno essere ridotti dagli attuali 1 ora e 20 minuti con spostamenti via terra, a meno di 30 minuti attraverso viaggi multimodali, cioè misti voli e auto.    L'obiettivo è rendere UberAIR disponibile diversi anni prima dell'inizio dei Giochi Olimpici di Los Angeles 2028. "Pensiamo che uber AIR possa effettuare attività su larga scala, parliamo di decine di migliaia di voli ogni giorno attraverso la città. A quei livelli, tutto il tempo risparmiato avrà un impatto positivo sull'economia della regione", spiega Jeff Holden. "Los Angeles è da sempre un luogo aperto agli innovatori - dice il sindaco della città Eric Garcetti . 
E' il luogo perfetto per testare questa nuova tecnologia".  



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giovedì 15 marzo 2018

Volkswagen prepara l'Auto Elettrica da 600 km di autonomia che guida da sola



Elettrica ma praticamente senza limiti di autonomia 
e con la capacità di guidare da sola. 
Si chiama I.D. e prefigura la futura media
 “a batteria” di Volkswagen.



Il gruppo Volkswagen pronto al lanciare un brand dedicato alla “nuova mobilità”
Svelata da Volkswagen in occasione del salone di Parigi rappresenta il futuro della casa tedesca e, forse, quello stesso dell'automobile poiché anticipa la terza era della casa di Wolfsburg: dopo l'epoca del Maggiolino, quella della Golf. Nel 2020 ci sarà un salto epocale con il lancio prima di una famiglia (anticipata appunto dal prototipo) di vetture elettriche con autonomia compresa addirittura tra 400 e 600 km, analoga dunque a quella dei modelli a combustione interna. Il tutto con prezzi che secondo indiscrezioni saranno allineati a quelli di una media del “segmento C” riccamente accessoriata. La Volkswagen I.D. è una risposta alla minaccia competitiva lanciata da Tesla con la Model 3 (che è un concept anche se la casa guidata da Elon Musk ha aperto con enorme successo gli ordini). Volkswagen, a un anno dal dieselgate rilancia dunque la partita tecnologia e sfida anche la Opel Ampera-e che, gemella della Chevrolet Volt dichiara 400 km di autonomia ed è stata svelata al salone di Parigi al pari della I.D



Ma non basta: la Vw I.D., basata sulla nuova piattaforma elettrica modulare denominata Meb prefigura un'auto compatta, classe Golf per intenderci che guiderà da sola spinta da un elettromotore da 125 Kw (170 cv). Vw sostiene, ma qui è veramente tutto da vedere, che la guida totalmente autonoma diventerà realtà a partire dal 2025 (anno in qui il gruppo Vw pensa di vendere un milione di elettriche all'anno) e pertanto con la I.D. ha ridefinito i concetti di spazio interno e di plancia con il volante che rientra all'interno di essa quando al volante non c'è un umano ma il silicio
 e il software del sistema I.D. Pilot.


Speciale auto che guidano da sole
Va detto che la vettura (e gli altri modelli che da essa saranno derivati) offrirà funzioni sofisticate per la guida autonoma ma non sarà “driverless”, senza guidatore. 
Dal punto di vista anche del posizionamento strategico e di comunicazione del gigante tedesco, il concept I.D. rappresesenta anche una risposta concreta alle tante favole sulle auto che guidano da sole che riempiono le cronache di questi giorni a iniziare dalla fantomatica vettura-robot di Uber che al di là delle foto (un adesivo sulla portiera di una Ford Fusion sperimentale e poco altro) non sembra essere un progetto credibile quanto piuttosto un'iniziativa di marketing.

Del resto Uber si è anche spinta ad annunciare persino di avere allo studio aerei a decollo verticale per risolvere i problemi di traffico. Certo, anche Volkswagen “gioca” con l'effetto wow ma almeno la casa tedesca le auto le costruisce realmente.


Speciale Salone di Parigi 2016: le novità, i prototipi e gli scenari tecnologici
Questa direzione di Volkswagen, che punta anche a dare l'idea che Vw è pronta a un grande e radicale cambiamento dopo il dieselgate, si spinge oltre, fino a immaginare che la vettura possa essere usata per ricevere i pacchi quando il proprietario non è a casa.

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BENZINA ECOLOGICA
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E-fuel: Nuova Sperimentazione per una Benzina Ecologica


 I tedeschi del gruppo VW e in particolare il brand Audi lavorano molto sui carburanti, come anche sui diversi tipi di endotermico e ibrido, in attesa del tanto chiacchierato punto di rottura con gli EV degli anni Trenta. Rimanendo nel 2018, ecco allora al via una nuova sperimentazione per una benzina ecologica, ricavata da fonti rinnovabili. In collaborazione con la Global Bioenergies di Leuna sono stati prodotti 60 litri di e-benzin, la quantità maggiore di sempre.

«Il nuovo carburante è indipendente dal petrolio, compatibile con le infrastrutture esistenti e offre la prospettiva di un ciclo del carbonio chiuso» afferma Reiner Mangold, Direttore dello Sviluppo Prodotti Sostenibili Audi. L’Audi e-benzin è sostanzialmente isoottano liquido, ricavato dalle biomasse attraverso due fasi. Nella prima, si produce isobutene gassoso (C4H8) e nella seconda si trasforma l’isobutene in isoottano (C8H18) mediante l’aggiunta d’idrogeno. Grazie all’assenza di zolfo e benzolo, la combustione dell’isoottano produce una quantità particolarmente bassa di sostanze nocive. Attualmente Audi dichiara di avere in corso analisi del rendimento per questo carburante ottenuto da fonti rinnovabili, in abbinamento a un motore tradizionale: l’e-benzin pare confermarsi un carburante sintetico con eccellente potere antidetonante (di base a livello chimico 100 ottani) adatto a motori con un rapporto di compressione spinto, molto efficienti.

Già, ma intanto si parla di aver prodotto come primo “record” 60 litri, per un solo teorico primo pieno. Nel medio periodo, i partner del progetto si propongono di affinare la produzione e renderla indipendente dalle biomasse. Saranno così sufficienti, come sostanze base, l’anidride carbonica e l’idrogeno realizzato con il metodo rigenerativo. Staremo a vedere, cosa riserva per i grandi volumi e con quali costi, almeno iniziali, questo tipo di carburante pensato per ridurre le tanto odiate emissioni di CO2 dei motori a combustione.

E-gas
Dal 2013 è sul mercato l’Audi e-gas, un carburante rinnovabile prodotto in parte nell’impianto Power-to-Gas della Bassa Sassonia. Vendono riforniti i modelli Audi g-tron presso un distributore di metano ordinario, pagando il prezzo normale. Audi assicura l’ecocompatibilità del rifornimento con la relativa riduzione della CO2 reimmettendo nella rete del metano 
una quantità corrispondente di Audi e-gas.

E-diesel
La gamma degli e-fuel tedeschi sinora conosciuta, include anche e-diesel, realizzato con Sunfire utilizzando energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili e le materie prime impiegate, anche in questo caso, sono acqua e CO2. Il risultato finale, denominato Blue Crude, può essere raffinato e trasformato nell’e-diesel. Attualmente Audi sta realizzando nuove unità produttive nel Canton Argovia, in Svizzera. In un impianto pilota gestito con i partner Ineratec ed Energiedienst, verranno prodotti 400.000 litri all’anno di e-diesel e la corrente elettrica necessaria 
proverrà esclusivamente dal settore idroelettrico.

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VIETATE LE AUTO A GASOLIO




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lunedì 12 marzo 2018

Come Aumentare il Calore dei Vecchi Termosifoni



Come sappiamo tutti bene, le spese di riscaldamento sono tra quelle che maggiormente vanno ad incidere sulla totalità delle spese domestiche. È quindi molto importante fare un uso razionale del riscaldamento se vogliamo risparmiare sulle bollette. Non tutti possono decidere quale soluzione adottare per quanto riguarda l’impianto. A volte le case sono vecchie e di conseguenza anche l’impianto di riscaldamento non è all’avanguardia. Dal momento che non è sempre possibile intervenire sull’impianto, è bene adottare strategie e comportamenti volti a risparmiare energia e soprattutto soldi. Vediamo insieme dei semplici accorgimenti che riguardano il nostro comportamento e che possono farci risparmiare.



 Pannelli isolanti e riflettenti
Esistono in commercio, per esempio nei negozi di ferramenta, appositi fogli di materiale riflettente da inserire tra il termosifone e la parete. Questo materiale permette di evitare di disperdere il calore nelle pareti riflettendolo verso l’interno in modo che l’ambiente risulti più caldo.

Chiudere imposte e tapparelle
Dopo il tramonto è bene abbassare le tapparelle o chiudere le imposte per evitare dispersione di calore attraverso le finestre.

 Non lasciare le finestre aperte
Arieggiare gli ambienti è importantissimo per la nostra salute ma, così come d’estate è bene farlo nelle ore più fresche, d’inverno conviene approfittare delle ore più calde 
per evitare di disperdere calore.

Non ostacolare il calore
È importante lasciare libero lo spazio davanti e sopra ai termosifoni per non ostacolare il passaggio del calore. Evitare quindi di coprirli con mobili, tende o altro.

Controllare la temperatura
Mantenere una temperatura non superiore ai 20-21°. Controllare la temperatura permette un notevole risparmio e se avete freddo potete sempre coprirvi di più.




Eliminare gli spifferi
Porte e finestre sono il principale mezzo di dispersione del calore. Se non avete i doppi vetri o se gli infissi sono vecchi e non livellati potreste prendere in considerazione l’idea di sostituirli. Se ciò non fosse possibile, è meglio cercare di limitare gli spifferi utilizzando gli appositi spessori adesivi facilmente reperibili in commercio.

Fare manutenzione
La manutenzione regolare della caldaia e dei termosifoni ne garantisce la maggiore efficienza e di conseguenza permette di ottimizzare i costi.
Per aumentare il calore dei vecchi termosifoni sarebbe invece buona cosa fare un investimento e farli sverniciare/sabbiare completamente, per eliminare tutti gli strati di vernice accumulati negli anni, che portano ad una perdita di efficienza enorme!

Attenzione alle porte
Tenere chiuse le porte dei locali non utilizzati limita l’inutile circolazione di aria calda e permette di far lavorare meno la caldaia. 

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COME RISPARMIARE SUL RISCALDAMENTO

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giovedì 8 marzo 2018

Lo Smog Muta il Nostro Dna



 Ecco gli effetti di 6 inquinanti atmosferici

L’inquinamento atmosferico interagisce con il Dna ed è dannoso per la salute. Un nuovo studio canadese è sicuro su un punto: l’inquinamento è in grado di modificare i geni e ha più probabilità lo smog di farci ammalare che non la storia di genitori e parenti.

Così tuonano gli studiosi dell’Ontario Institute for Cancer Research, che in un nuovo studio hanno esaminato i geni di oltre mille canadesi e scoperto come gli inquinanti presenti nell’ambiente “possano prendere il controllo” del Dna, accedendo così ad alcuni geni piuttosto che ad altri e aprendo la strada a malattie cardiache e respiratorie. 

Tra tutti gli inquinanti studiati, il biossido di zolfo sembra avere il maggiore impatto sul nostro genoma, interessando 170 geni legati all’asma e alle malattie cardiovascolari.

Lo studio
I ricercatori hanno esaminato i geni di oltre 1.000 canadesi tra i 40 e i 70 anni originari di una serie di diverse città (Montreal, Quebec City e la regione poco urbanizzata di Saguenay-LacSaint-Jean). Divisi per ceppo di appartenenza – alcuni avevano antenati coloni canadesi, altri europei – entrambi i gruppi hanno mostrato di subire l’impatto ambientale sull’attività dei geni molto di più della predisposizione genetica al rischio di determinate malattie.

Il team di studiosi ha raccolto dati su inquinanti atmosferici comuni tra cui biossido di azoto, anidride solforosa e ozono, oltre a particelle solide  che vengono respirate in profondità nei polmoni. Da qui è emerso che più la città è popolata, maggiori sono gli aumenti delle malattie.

"La maggior parte della variazione dell'espressione genica è associata a dove vivi piuttosto che alla tua genealogia genetica", spiega l’autore principale dello studio, Philip Awadalla.

La regione geografica di residenza, in pratica, ha un grossissimo perso, dicono i ricercatori, tanto da contribuire a spiegare perché tra una regione e l’altra si trovino differenze nell’incidenza di asma e di altre malattie.
Quel che pare certo è che l’inquinamento è in grado di modificare il Dna e scatenare malattie, ma quali sono, uno ad uno, gli effetti dei grandi inquinanti atmosferici del mondo?

Gli effetti degli inquinanti atmosferici

Particolato
Monossido di carbonio
Diossido di azoto
Anidride solforosa (biossido di zolfo)
Ozono a livello del suolo
Piombo

1. Particolato
Con particolato si intende una miscela di particelle solide e goccioline liquide che si trovano nell’aria. Queste particelle esistono in diverse dimensioni e forme e possono essere composte da centinaia di diverse sostanze chimiche. Alcune di esse vengono emesse direttamente da una fonte, come la combustione dei motori a combustione interna (autocarri, automobili, aeroplani, navi); emissioni del riscaldamento domestico; strade non asfaltate; cantieri; lavorazioni agricole; inceneritori e centrali elettriche; fumo di tabacco.
Le particelle fini (2,5 parti per milione) sono la causa principale della ridotta visibilità (foschia) in alcune parti del pianeta, compresi molti parchi nazionali e aree selvagge.

2. Monossido di carbonio
L’aria respirabile con un’alta concentrazione di monossido di carbonio (CO) riduce la quantità di ossigeno che può essere trasportata nel flusso sanguigno verso organi critici come il cuore e il cervello. A livelli molto elevati, la CO può causare vertigini, confusione, perdita di coscienza e morte.

3. Diossido di azoto
Si immerge principalmente nell'aria dalla combustione del carburante. Si forma infatti dalle emissioni di auto, camion e autobus, centrali elettriche e attrezzature fuoristrada.
L’aria respirabile con un'alta concentrazione di diossido di azoto può irritare le vie respiratorie, aggravare le malattie respiratorie, in particolare l'asma, portando a sintomi respiratori (come tosse, respiro sibilante o difficoltà respiratorie). Può anche provocare danni irreversibili ai polmoni.

4. Anidride solforosa (biossido di zolfo)
La maggiore fonte di anidride solforosa nell'atmosfera è la combustione di combustibili fossili da parte di centrali elettriche e altri impianti industriali. Le esposizioni a breve termine ad anidride solforosa possono danneggiare il sistema respiratorio umano e rendere difficile la respirazione. I bambini, gli anziani e coloro che soffrono di asma sono particolarmente sensibili agli effetti dell’anidride solforosa.

5. Ozono a livello del suolo
Sebbene l’ozono ci protegga dalle radiazioni UV, quando si trova a livello del suolo può essere molto pericoloso e causare problemi di salute per le persone vulnerabili che soffrono di malattie polmonari come l’asma.
È creato da reazioni chimiche tra ossidi di azoto (NOx) e composti organici volatili (VOC) - che si trovano nei fumi di scarico - in presenza di luce solare. Nelle aree urbane molto trafficate, queste reazioni fotochimiche possono alzare il contenuto di ozono dell’aria a decine di volte il normale livello di fondo.
L’ozono a livello del suolo è tossico per le piante e irrita le mucose dei polmoni, causando asma e bronchite.

6. Piombo
Le principali fonti di piombo nell'aria sono la lavorazione del minerale e dei metalli e gli aeromobili a pistoni che funzionano con il combustibile a base di piombo. Altre fonti sono gli inceneritori dei rifiuti e i produttori di batterie al piombo.
A seconda del livello di esposizione, il piombo può influire negativamente sul sistema nervoso, sulla funzione renale, sul sistema immunitario, sui sistemi riproduttivi e di sviluppo e sul sistema cardiovascolare.
I neonati e i bambini sono particolarmente sensibili anche a bassi livelli di piombo, che possono contribuire a problemi comportamentali, deficit di apprendimento e abbassamento del QI.

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E’ ormai assodato che l’esposizione all'inquinamento atmosferico
 causi una serie di problemi di salute, 
soprattutto a livello respiratorio. 
Un nuovo studio ha però ora collegato lo smog ad un maggior rischio di 
soffrire di osteoporosi e fratture ossee...

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L’inquinamento atmosferico favorisce fratture ossee e osteoporosi



E’ ormai assodato che l’esposizione all'inquinamento atmosferico causi una serie di problemi di salute, soprattutto a livello respiratorio. Un nuovo studio ha però ora collegato lo smog ad un maggior rischio di soffrire di osteoporosi e fratture ossee.

La ricerca, condotta presso la Columbia University's Mailman School of Public Health, ha rivelato che l'esposizione al particolato ha anche un effetto negativo sulle ossa che contribuisce ad indebolire.

I risultati ottenuti dai ricercatori, pubblicati sul The Lancet, sono i primi a documentare come siano maggiori le fratture ossee in quelle comunità esposte ad elevati livelli di polveri sottili (PM2.5). Purtroppo si è visto anche che il rischio di ammalarsi di fratture ossee è più alto nelle comunità a basso reddito.

Per arrivare ad affermare questo i ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 9 milioni di persone (da 65 anni in su) che vivono in alcune zone degli Stati Uniti, monitorate per un periodo di otto anni (da gennaio 2003 a dicembre 2010). Le  analisi hanno determinato che coloro che vivevano in luoghi con concentrazioni più elevate di particolato nell'aria avevano il 4,1% in più di probabilità di essere ricoverati in ospedale per fratture ossee correlate all'osteoporosi. Tra i quartieri a basso reddito, il rischio aumentato è stato ancora più alto (7,6%).

Un ulteriore follow-up di otto anni relativo a 692 adulti di mezza età e a basso reddito ha scoperto che i partecipanti che vivono in aree con livelli più alti di PM2.5 e particelle di carbonio (la fuliggine proveniente da motori a gas e diesel, centrali a carbone e altri fonti di combustibili fossili) avevano livelli inferiori di ormone paratiroideo (sostanza particolarmente importante per la salute delle ossa), nonché una maggiore diminuzione della densità minerale ossea rispetto a coloro che erano esposti a bassi livelli dei due inquinanti.

I ricercatori hanno osservato che le polveri sottili possono causare danni ossidativi sistemici e infiammazioni che potrebbero accelerare la perdita ossea e aumentare il rischio di fratture ossee negli individui anziani.

Così ha commentato Andrea Baccarelli, MD, Ph.D., presidente di Scienze della Salute Ambientale alla Mailman School e autore principale dello studio:

"Decenni di approfondita ricerca hanno documentato i rischi per la salute dell'inquinamento atmosferico, sulle malattie cardiovascolari e respiratorie, il cancro e le funzioni cognitive compromesse e ora l'osteoporosi”.

Come suggeriscono gli esperti, il modo migliore per prevenire le malattie legate all’inquinamento atmosferico è attraverso politiche in grado di migliorare la qualità dell'aria. Naturalmente i risultati di questi studi vanno ampliati per valutare meglio l’impatto dei fattori ambientali sulla salute delle ossa e la comparsa di osteoporosi.

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Inquinamento atmosferico:
 tutto il male che stiamo facendo ai bambini...

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Inquinamento Atmosferico e Allarme Bambini


Inquinamento atmosferico:
 tutto il male che stiamo facendo ai bambini

Inquinamento atmosferico, è allarme bambini: quelli con meno di un anno di età che vivono in aree in cui l’inquinamento dell’aria è almeno sei volte superiore ai limiti stabiliti dall’Oms sono ben 17 milioni, 12 dei quali vivono in Asia.

È l’allerta lanciata dall’Unicef, secondo cui l’'inquinamento atmosferico può influenzare lo sviluppo del cervello nei bambini piccoli, danneggiare il tessuto cerebrale e minare lo sviluppo cognitivo, con implicazioni per tutta la vita.

L'analisi condotta dall’Unicef mostra come l’inquinamento atmosferico, così come nutrizione e stimoli non adeguati, oltre all’esposizione alla violenza durante i primi mille giorni di vita, possano avere un impatto sullo sviluppo della prima infanzia influenzando il loro cervello in crescita:

- le particelle di inquinamento ultrafini sono talmente piccole che possono entrare nel flusso sanguigno, viaggiare nel cervello e danneggiare la barriera emato-encefalica, 
che può causare neuro-infiammazione


- alcune particelle inquinanti, come il particolato ultrafine di magnetite, possono entrare nel corpo attraverso il nervo olfattivo e l'intestino e, a causa della loro carica magnetica, creano uno stress ossidativo, nota causa di malattie neurodegenerative

- altri tipi di particelle inquinanti, come gli idrocarburi policiclici aromatici (idrocarburi costituiti da due o più anelli aromatici quali quello del benzene fusi in un'unica struttura generalmente planare), possono danneggiare le aree del cervello che sono fondamentali per aiutare i neuroni a comunicare, la base per l'apprendimento e lo sviluppo dei bambini


- il cervello di un bambino piccolo è particolarmente vulnerabile perché può essere rovinato da un dosaggio minore di sostanze chimiche tossiche, rispetto al cervello di un adulto. I bambini sono anche molto vulnerabili all'inquinamento atmosferico perché respirano più rapidamente e anche perché le difese fisiche e le immunità non sono pienamente sviluppate.

“Le sostanze inquinanti non solo danneggiano i polmoni in via di sviluppo nei bambini, ma possono compromettere permanentemente il loro sviluppo cognitivo e quindi il loro futuro – chiarisce dunque Anthony Lake, direttore generale dell'Unicef. Proteggere i bambini dall’inquinamento atmosferico significa salvarli, ridurre i costi dell'assistenza sanitaria, incrementare la produttività e creare un ambiente più sicuro e pulito per tutti”.

Cosa si può fare allora? Il documento delinea le misure urgenti per ridurre l'impatto dell'inquinamento atmosferico sui cervelli in crescita dei bambini, compresi i passi immediati che i genitori possono adottare per ridurre l’esposizione dei bambini in casa ai fumi nocivi prodotti dai prodotti del tabacco, dalle stufe per cucinare e dai riscaldamenti:

1. Ridurre l'inquinamento atmosferico investendo in fonti di energia più pulite e rinnovabili per sostituire la combustione dei combustibili fossili; fornire un accesso conveniente al trasporto pubblico; aumentare gli spazi verdi nelle aree urbane; e fornire migliori opzioni di gestione dei rifiuti per prevenire la combustione aperta di sostanze chimiche dannose.

2. Ridurre l’esposizione dei bambini agli inquinanti rendendo loro possibile di uscire durante le ore del giorno in cui l’inquinamento atmosferico è inferiore; usare maschere di filtrazione dell'aria opportunamente adatte in casi estremi; creare una pianificazione urbana intelligente in modo che le principali fonti di inquinamento non si trovino vicino a scuole, ospedali o cliniche.

3. Migliorare la salute generale dei bambini per migliorare la loro capacità di recupero. Ciò include la prevenzione e il trattamento della polmonite, la promozione 
dell’allattamento al seno esclusivo e una buona alimentazione.

4. Migliorare la conoscenza e il monitoraggio dell'inquinamento atmosferico. Ridurre l'esposizione dei bambini agli inquinanti e le fonti di inquinamento atmosferico inizia con la comprensione della qualità dell’aria che respirano in primo luogo.

“Nessun bambino dovrebbe respirare aria pericolosamente inquinata 
e nessuna società può permettersi di ignorare l'inquinamento atmosferico”.

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Polveri Sottili


Polveri sottili:
 l'inquinamento dell'aria 
fa invecchiare velocemente il nostro cervello

Inquinamento atmosferico: le polveri sottili ci invecchiano il cervello. L'esposizione, infatti, ad un alto tasso di inquinamento dell'aria provoca la riduzione del volume della materia bianca nei lobi frontale e temporale del cervello con la conseguenza che invecchia prima del previsto.

Non solo quindi dannoso per i nostri polmoni, l'inquinamento non giova nemmeno alla nostra testa.

A sostenerlo è uno studio condotto dalla Keck School of Medicine dell'Università di Southern California di Los Angeles dal quale è emerso che l'inquinamento al quale, tra l'altro, siamo esposti in grande maggioranza è la causa di un'atrofia diffusa a carico della sostanza bianca, quella costituita dalle fibre di connessione che viaggiando in profondità collegano aree del cervello anche lontane fra di loro.

Gli studiosi americani hanno preso in esame poco più di 1400 donne sane, senza demenza, di età compresa tra i 71 e gli 89 anni. Con la risonanza magnetica hanno misurato i volumi di diverse aree cerebrali e poi, in base ai dati relativi all'inquinamento dell'aria e al luogo di residenza delle partecipanti tra il 1996 e il 2006, hanno stimato l'esposizione di ciascuna di esse alle polveri fini, in particolare il Pm2,5, quella frazione delle polveri con diametro inferiore ai 2,5 micron (dimensioni talmente minuscole che rendono questo particolato molto pericoloso per il nostro organismo, dal momento che penetra più facilmente nelle vie respiratorie e rimane più a lungo in sospensione nell'aria).

Dai risultati è venuta fuori l'esistenza di un'associazione tra livello di inquinanti nell'aria e atrofia cerebrale: ad ogni aumento di 3.49 microgrammi per centimetro cubo di esposizione cumulativa agli inquinanti, c'era un calo di 6,23 centimetri cubi di materia bianca nei lobi frontale e temporale e nel corpo calloso, che corrisponderebbero a un paio di anni di invecchiamento del cervello. Nessuna associazione, invece, per quanto riguarda la materia grigia, quella composta dai neuroni.

"I nostri risultati – evidenzia Jiu-Chiuan Chen, responsabile dello studio – sono una prova convincente del fatto che varie aree del cervello che invecchia, in particolare la sostanza bianca, sono un importante bersaglio degli effetti neurotossici indotti dall'esposizione di lungo periodo alle polveri sottili dell'aria".

C'è da preoccuparsi, insomma? Certo! Esporsi ad inquinanti dispersi nell'aria, dicono gli esperti, porta anche a infiammazioni croniche, a patologie dell'apparato cardiovascolare con aumento della arteriosclerosi e del sistema respiratorio. Non è un bel quadretto quello che stiamo dipingendo con le nostre stesse mani...

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lunedì 5 marzo 2018

Ireland Baldwin, come mamma Kim Basinger Nuda Contro le Pellicce



Ireland Baldwin, come mamma Kim per la campagna PETA
Kim Basinger è stata una delle prime stelle di Hollywood a posare nuda per PETA contro le pellicce, lanciando quello che poi negli anni è diventato un vero e proprio trend.


Ireland Baldwin ha sicuramente ereditato la bellezza da mamma Kim Basinger e da papà Alec Baldwin, ma non solo quella: dalla mamma ha preso anche la passione per le battaglie sociali, prima fra tutti quella animalista. Anche lei ha scelto infatti di posare per la PETA, 
contro l’uso delle pellicce.


Ireland Baldwin si sta facendo strada nel mondo della moda
 grazie al talento e non solo al cognome che porta, che è comunque pesante.


Quando era molto piccola, Ireland è stata al centro della lotta per il suo affidamento da parte dei genitori, durante il loro divorzio, e molti ricordano anche l’audio della telefonata piena di insulti e di minacce da parte di suo padre Alec (lei aveva all’epoca 11 anni), che arrivò alla stampa e divenne di dominio pubblico.


Oggi Ireland, dopo aver superato un momento di depressione che l’aveva portata a ricoverarsi in rehab, è una ragazza nuova: lancia messaggi di autoaccettazione e pubblica scatti senza ritocchi dai suoi seguitissimi social.


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venerdì 2 marzo 2018

Brasile, un’Area di Foresta Amazzonica non sarà più Protetta



Brasile, un’area di foresta amazzonica grande quanto l’Italia non sarà più protetta

La corte suprema del Brasile ha confermato sostanziali cambiamenti alle leggi che proteggono la foresta pluviale, rendendola più vulnerabile alla deforestazione.
In Amazzonia il tasso di deforestazione, dopo aver toccato il suo apice tra il 2015 e il 2016, periodo in cui è scomparsa un’area di foresta grande 135 volte Manhattan, è in lieve calo per la prima volta in tre anni. Il delicato equilibrio della foresta è comunque in pericolo e uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Science Advanced ha affermato che se fosse distrutto più del 20 per cento della sua superficie potrebbe perdere le sue caratteristiche in maniera irreversibile. Nonostante questo, lo scorso martedì la Corte suprema federale del Brasile ha apportato radicali cambiamenti alle leggi che proteggono la foresta amazzonica e i suoi preziosi ecosistemi.

Amnistia per chi ha deforestato
Il Congresso nazionale ha acconsentito alle revisioni apportate ad una legge del 2012, tra le modifiche è prevista un’amnistia per i proprietari terrieri che hanno tagliato gli alberi illegalmente prima del 2008. È stata inoltre sensibilmente ridotta la superficie deforestata che, secondo una legge risalente al 1965, deve essere ripristinata dai proprietari terrieri che devono mantenere una percentuale del loro terreno boscoso. L’area che per legge deve essere protetta è stata complessivamente ridotta di quasi 300mila chilometri quadrati, una superficie pari a quell’Italia.

Anfibio su un ramo nella foresta brasiliana
La foresta amazzonica, oltre ad essere fondamentale per la nostra specie per la produzione di ossigeno e per la capacità di immagazzinare CO2, ospita un elevato numero di specie vegetali e animali, molte delle quali endemiche 

Amazzonia più vulnerabile
Gli ambientalisti ritengono che la nuova legge forestale renderà più accettabile la deforestazione, mettendo dunque in pericolo la sopravvivenza della più grande foresta pluviale del mondo e della sua incredibile biodiversità.

Festeggia la lobby agricola
Senza i vincoli del passato gli agricoltori potranno ampliare le loro coltivazioni e coltivare anche in zone particolarmente vulnerabili all’erosione in caso di disboscamento, come le cime delle colline e le rive dei fiumi. La lobby dell’agricoltura, particolarmente influente in Brasile, ha accolto la decisione con piacere, sostenendo che le nuove leggi consentiranno un’ulteriore crescita del settore agricolo e dell’economia del Paese, senza dover continuare a giudicare i crimini del passato.

Secondo gli ambientalisti, invece, 
la nuova normativa premierà coloro che hanno 
deforestato in passato ed inviterà 
alla deforestazione anche per il futuro.

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Supermercato di Amsterdam Senza Plastica



Il primo reparto senza plastica del mondo
 è in un supermercato di Amsterdam

La plastica è bandita dagli imballaggi, ma non solo. Il reparto di questo supermercato di Amsterdam è il primo ad essere plastic-free nel mondo, ma non sarà l'ultimo.
Quasi 700 prodotti tra frutta, verdura, latte, yogurt, riso, carne, snack e tavolette di cioccolato. Che cosa manca all’appello? La plastica. Siamo nel punto vendita che la catena di supermercati biologici Ekoplaza ha inaugurato il 28 febbraio ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, ovvero l’unico supermercato esistente che possa vantare un intero reparto totalmente privo di plastica.
Presto altri supermercati della catena avranno un reparto senza plastica
Gli alimenti sono venduti sfusi o con imballaggi realizzati in vetro, metallo, cartone o materiali compostabili. È “un importante trampolino di lancio verso un futuro migliore”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Ekoplaza, Erik Does. La plastica non è utilizzata nemmeno per la costruzione del reparto stesso. L’obiettivo è quello di far sì che tutti i supermercati della catena ne abbiano uno entro la fine del 2018: sono 74, dislocati in varie località dei Paesi Bassi. Il prossimo a fare il grande passo sarà quello di L’Aia, a giugno.


“È la dimostrazione che alla plastica si può rinunciare”
Il progetto è stata realizzato insieme all’organizzazione ambientalista A plastic planet, che ha ideato un simbolo da apporre sulle confezioni dei prodotti che non contengono plastica così da distinguerli facilmente. “Per decenni i consumatori sono stati costretti a credere che non sia possibile rinunciare alla plastica negli imballaggi di alimenti e bevande”, ha commentato Sian Sutherland, co-fondatrice dell’associazione. “Questo reparto lo smentisce: finalmente vediamo un futuro dove il consumatore avrà la possibilità di scegliere cosa acquistare. È un momento storico nella lotta all’inquinamento”. Si tratterà anche di un modo per testare materiali innovativi 
e per capire come i consumatori reagiscono alla novità.


L’Italia può vantare un grande primato
La premier britannica Theresa May ha sottolineato qualche tempo fa l’importanza del ruolo della grande distribuzione nella riduzione del consumo di plastica. La catena di supermercati Iceland ne farà a meno entro il 2023. Il Borough Market, noto mercato londinese, ha deciso di rinunciare alle bottiglie di plastica: secondo Ekoplaza la popolazione mondiale ne consuma oltre un milione al minuto, e ne ricicla meno del 9 per cento. Molte nazioni hanno accettato la sfida, tra cui la Costa Rica che metterà al bando la plastica usa e getta a partire dal 2021. Ma è proprio l’Italia a vantare un grandissimo primato: è il primo paese che vieta la produzione e la messa in commercio di cotton fioc di plastica dal 2019. Siamo liberi di festeggiare insieme agli olandesi, 
e di continuare su questa strada.


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giovedì 1 marzo 2018

Fukushima sette anni dopo: radioattività fino a 100 volte superiore alla norma



A sette anni dall'incidente nucleare dell'11 marzo 2011, la situazione a Fukushima è ancora molto grave, con alcune aree che presentano valori di contaminazione radioattiva fino a 100 volte superiore alle norme. Lo fa sapere Greenpeace Giappone diffondendo oggi 
un'analisi relativa alla situazione delle aree contaminate.

Questi i principali risultati del rapporto. Anche dopo la decontaminazione, in quattro delle sei case di Iitate, i livelli medi di radiazione sono tre volte più alti rispetto all'obiettivo governativo a lungo termine. Alcune aree hanno mostrato un aumento rispetto all'anno precedente 
che potrebbe derivare dalla ricontaminazione.

In una casa di Tsushima, nella zona di esclusione Namie, si stima una dose di 7 mSv all'anno, mentre il limite internazionale per l'esposizione pubblica in una situazione non accidentale è 1 mSv/anno. Tutto questo nonostante si tratti di un'area usata come banco di prova per la decontaminazione nel 2011-12. Un dato che evidentemente rivela l'inefficacia del lavoro di decontaminazione.

Sempre secondo l'analisi di Greenpeace Giappone, in una scuola nella città di Namie, dove l'ordine di evacuazione è stato revocato, la decontaminazione non è riuscita a ridurre significativamente i rischi di radiazioni, con livelli in una foresta vicina con un tasso medio di dose di oltre 10 mSv all'anno. Situazione grave, dato che i bambini sono particolarmente esposti al rischio di esposizione alle radiazioni.

In una zona di Obori, il massivo livello di radiazioni misurato darebbe l'equivalente di 101 mSv all'anno, ovvero cento volte il limite massimo annuale raccomandato, supponendo che una persona resti lì per un anno intero. Questo elevato livello di esposizione radioattiva è chiaramente una minaccia, anzitutto per le migliaia di lavoratori impegnati nella decontaminazione, che dovranno trascorrere molte ore in quella zona.

Nel novembre scorso, l'Universal Periodic Review dell'Unhcr (l'Alto Commissariato Rifugiati dell'Onu) sul Giappone, ha emesso quattro raccomandazioni sui problemi di Fukushima. I governi degli Stati membri (Austria, Portogallo, Messico e Germania) hanno chiesto al Giappone di rispettare i diritti umani degli sfollati di Fukushima e adottare misure forti per ridurre i rischi di radiazioni per i cittadini, in particolare donne e bambini, e per sostenere pienamente gli sfollati.

La Germania ha invitato il Giappone a tornare alle radiazioni massime ammissibili di 1 mSv all'anno, mentre l'attuale politica governativa giapponese è di consentire esposizioni fino a 20 mSv all'anno. Se questa raccomandazione dovesse essere adottata, il governo nipponico non potrebbe far rientrare la popolazione nelle aree contaminate.

"Il governo smetta di costringere le persone a tornare a casa"

"Il governo giapponese deve smettere di costringere le persone a tornare a casa e deve proteggere i diritti dei propri cittadini - dichiara Kazue Suzuki, della campagna Energia di Greenpeace Giappone - È essenziale che il governo accetti pienamente e applichi immediatamente le raccomandazioni delle Nazioni Unite. I risultati delle nostre indagini sulla contaminazione da radiazioni forniscono la prova che esiste un rischio significativo per la salute e la sicurezza di un eventuale ritorno degli evacuati". 




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