lunedì 11 maggio 2009

Il riciclo, passo dell’l’Italia verso Kyoto e l’UE

Il riciclo, passo dell’l’Italia verso Kyoto e l’UE



di Matteo Auriemma



Lo studio analizza le performance dell’industria del riciclo, una vera e propria “industria nell’industria”, che nel 2007 è cresciuta a un ritmo pari al 17,2%, in netta controtendenza rispetto agli altri comparti, e tra il 2000 e il 2005 ha visto aumentare le imprese del 13% (sono circa 2.500 in totale) e gli occupati del 47% (al 2005 erano circa 13.000).



In Italia, secondo i dati della pubblicazione, nel corso del 2007 sono state avviate a recupero e riciclo circa 52 milioni di tonnellate di rifiuti (una cifra pari al doppio della quantità di rifiuti urbani prodotti nel nostro paese ogni anno) con evidenti vantaggi per l’ambiente derivanti dalla riduzione dell’uso di risorse (rinnovabili e non rinnovabili), dalla riduzione dei consumi energetici e idrici, e dalla riduzione delle emissioni atmosferiche legate direttamente o indirettamente ai cicli produttivi. Basti pensare che per la produzione di acciaio, alluminio, piombo e carta, oltre il 50% degli input produttivi è costituito da scarti o rifiuti avviati a riciclo, mentre per alcuni tipi di vetro si può raggiungere anche il 95%.



“Il sistema del recupero-riciclo - sostiene Duccio Bianchi, dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, nonché autore dello studio - ha dato vita a un vero e proprio comparto industriale, tecnologicamente e ambientalmente avanzato, in grado di coniugare le esigenze della tutela con quelle dello sviluppo”.



Secondo lo studio, ipotizzando per il 2020 un ulteriore sviluppo dell’industria del riciclo e dei suoi volumi, con una crescita del 15% rispetto ai livelli attuali, si potrebbe raggiungere un doppio risultato, da un lato di ridurre i consumi energetici di 5 ulteriori milioni di tep, (tonnellate equivalenti di petrolio), pari al 32% dell’obiettivo nazionale di efficienza energetica al 2020 e dall’altro di ridurre le emissioni di CO2 di oltre 17 milioni di tonnellate, pari al 18% dell’obiettivo nazionale di riduzione delle emissioni al 2020.



Per quanto riguarda il nostro paese “gli impatti” della filiera di recupero e riciclo, ad oggi, sono pari a minor consumo di energia per 15 milioni di TEP (tonnellata equivalente di petrolio), minori emissioni di CO2 per un totale di 55 milioni di tonnellate equivalenti. Ne “Il riciclo ecoefficiente” si fa riferimento anche all’apporto decisivo che il riciclo potrebbe garantire al raggiungimento degli obiettivi stabiliti per l’Italia dal programma conosciuto come “20 20 20” dell’Unione Europea.

“Un’industria che nel solo continente europeo - prosegue Bianchi - è cresciuta dal 2000 ad oggi di oltre 50 punti percentuali, a ritmi più di tre volte superiori rispetto all’indice della produzione industriale nello stesso periodo. Il rapporto - conclude Bianchi - analizza per ciascun materiale i risultati delle analisi ambientali e del ciclo di vita, evidenziando inoltre il contributo che il riciclo nel suo complesso può garantire all’Italia nel compimento degli obblighi comunitari e in termini di benefici per l’ambiente”.

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