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domenica 8 aprile 2018

L'Africa si spaccherà in futuro creando un nuovo Continente



In Kenya il terreno si è spaccato in due causando una frattura in poco tempo. Secondo i media le prime avvisaglie si sarebbero verificate il 18 marzo. Nelle ultime settimane vi sono state in questa zona, lungo la Rift Valley, delle violenti piogge he hanno esteso la linea di faglia che geologicamente taglia in due il continente. L'enorme faglia, profonda oltre 15 metri e larga una ventina, ha spaccato la trafficata strada che unisce Mai Mahiu a Narok, a nord di Nairobi. Il fenomeno si estende, in profondità, lungo tutto il continente per oltre 3.400 chilometri.


Queste enormi spaccature costituiscono il campanello d'allarme di un fenomeno irreversibile. Un 
processo partito 25 milioni di anni fa e che porterà con i secoli ad un cambiamento sostanziale della 
geografia africana, dando la prova che questa andrà a dividersi in due, anche se ci vorranno milioni di anni. Si tratterebbe infatti di una spaccatura che sta sviluppandosi e andrà ad assottigliare la crosta 
terrestre fino a spezzare in due il continente africano. Secondo gli esperti, quattro paesi del Corno 
d'Africa, Somalia, Etiopia, Kenya e Tanzania si staccheranno dall'Africa e andranno a formare un nuovo continente, ma questo distacco definitivo delle placche, secondo gli esperti, non dovrebbe verificarsi prima di 50 milioni di anni, come già avvenuto con il Madagascar e la Nuova Zelanda.

Il geologo David Adede, ha spiegato al giornale locale Daily Nation che "La valle ha una storia di attività tettoniche e vulcaniche. Mentre la spaccatura è rimasta tettonicamente inattiva nel recente passato, ci potrebbero essere movimenti profondi all'interno della crosta terrestre, che portano a zone di debolezza che si estendono fino alla superficie". È da ricordare anche che, nel Corno d'Africa, il terreno ha già subito delle fratture: è un fenomeno, questo, analogo a quello della Pangea che ha portato il distacco dell'Africa dal Sud America.

Inoltre secondo gli studi, la spaccatura non è della stessa entità lungo tutta la sua lungezza: a sud, più 
recenti, la probabilità che vada estendendosi è piuttosto bassa soprattutto dove non vi sono grandi 
rischi di vulcanismo; nella regione di Afar, dove vi sono molte rocce vulcaniche, la litosfera si è 
assottigliata enormemente ed è probabile che si formerà qui un nuovo oceano.

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Nuova Zelanda, Nuova Caledonia e altre isole minori sono le sue uniche terre emerse. 
La Zealandia 
avrebbe fatto parte della Gondwana, sprofondando quasi completamente nel ...





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Zealandia, un Nuovo Continente




 “È quasi completamente sommerso”

Nuova Zelanda, Nuova Caledonia e altre isole minori sono le sue uniche terre emerse. La Zealandia avrebbe fatto parte della Gondwana, sprofondando quasi completamente
 nel corso di alcune decine di milioni di anni.


La sua esistenza viene teorizzata da decenni, ma grazie a nuove analisi condotte da un team internazionale di geologi ora ve n'è praticamente la certezza: la Terra ha un continente in più e il suo nome è “Zealandia”. La storia dei continenti sul nostro pianeta è piuttosto peculiare e il loro numero dibattuto, poiché esistono diverse terre emerse che possono essere divise o raggruppate fra loro in base al metodo di osservazione. Nel modello più utilizzato, la Terra ha sei continenti, ovvero Europa, America, Asia, Africa, Oceania e Antartide, tuttavia è tenuto in ampia considerazione anche quello a sette, dove il territorio americano è suddiviso in Nord America e Sud America. Esiste anche quello a quattro, nel quale Europa e Asia vengono fuse nella cosiddetta Eurasia. Che la Zealandia sia il quinto, sesto, settimo o ottavo continente non ha comunque molta importanza; ciò che conta per gli scienziati è la sua origine geologica, che ci racconta qualche dettaglio in più sulla storia del pianeta.

Gli studiosi, coordinati dal professor Nick Mortimer dell'Università di Otago (Dunedin), hanno specificato che la Zealandia si sarebbe staccata dal ‘supercontinente' Gondwana nel Mesozoico, tra gli 80 e i 60 milioni di anni fa, per poi sprofondare quasi completamente nel giro di alcune decine di milioni di anni. Oggi ne affiorerebbe soltanto il 6 o 7 percento dell'immenso territorio, che si estende per circa cinque milioni di chilometri quadrati al di sotto degli oceani Pacifico e Indiano. L'area che comprende la Zealandia, un grande massa unica e non una serie di piccoli frammenti, è paragonabile al 70 percento del territorio australiano; tra le sue terre emerse vi sono proprio la Nuova Zelanda, dalla quale prende il nome, la Nuova Caledonia, le Isole Norfolk e altre ancora.

L'esistenza della Zealandia, come specificato, viene teorizzata da oltre venti anni, e il suo nome venne coniato dal geologo Bruce Luyendyk nel 1995. Grazie ai nuovi rilievi satellitari e ad altre indagini, i cui dettagli sono stati pubblicati sulla rivista specializzata della Geological Society of America “Gsa Today”, ora ne è stata praticamente confermata l'esistenza. La Zealandia non è l'unico nuovo continente scoperto dai ricercatori; nelle scorse settimane un team di ricerca del German Research Centre for Geosciences (GFZ) e dell'Università di Oslo ha infatti dimostrato l'esistenza di “Mauritia” al di sotto delle isole Mauritius, 
un'altra porzione della Gondwana dalla quale originarono tutti i continenti.



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domenica 4 gennaio 2015

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lunedì 8 luglio 2013

Furto della terra è il nuovo colonialismo



Il neo colonialismo economico del terzo millennio si chiama land grabbing, cioe’ la sottrazione ai popoli locali del Sud del mondo di terra e diritti acquisiti da parte di investitori stranieri, soprattutto multinazionali (ma anche governi e fondi di investimento). Al fenomeno, che negli ultimi anni ha assunto dimensioni impressionanti, la Confederazione italiana agricoltori- Cia ha dedicato un documentario e uno studio approfondito. “E’ immorale fare affari e speculazioni sul cibo togliendo risorse e nutrimento ai Paesi poveri- denuncia la Cia- nell’ultimo decennio, secondo l’International Land Coalition, sono stati venduti, affittati o concessi in uso a 40-50 e fino a 99 anni ben 203 milioni di ettari, oltre 20 milioni l’anno: vuol dire una superficie pari a 7 volte quella dell’Italia, piu’ o meno le dimensioni dell’Europa nord-occidentale”. E il primo obiettivo delle negoziazioni “e’ l’Africa, in particolare quella sub-sahariana- avverte la Confederazione- che rappresenta con 134,5 milioni di ettari quasi il 50% delle trattative. Seguono l’Asia con il 33% (43,5 milioni di ettari) e l’America Latina (18,3 milioni)”. Ma “una piccola quota, circa 5 milioni di ettari, riguarda anche la campagna europea, soprattutto Romania, Bulgaria, Ungheria, Serbia e Ucraina”.

LA FAME DI TERRA – Alla base di questa “fame di terra”, che diventa oggetto di speculazioni economiche e finanziarie internazionali, c’e’ prima di tutto la crescita della domanda di cibo, denuncia la Cia, con il suo effetto moltiplicatore sui prezzi delle materie prime agricole. Nel 2050 la popolazione mondiale arrivera’ a toccare 9 miliardi, un terzo in piu’ di oggi, e per soddisfare la domanda globale di generi alimentari la produzione agricola dovrebbe aumentare del 70%. Ora, se e’ vero che queste previsioni hanno finalmente portato il tema della sicurezza alimentare nelle agende politiche dei vertici internazionali, come l’ultimo G20 di Parigi, dall’altro hanno scatenato la corsa alla terra in Paesi fortemente importatori. Dietro il land grabbing spesso c’e’ anche il business delle agro-energie: nel 37% dei casi, infatti, a risvegliare l’interesse per la terra c’e’ la produzione di biocarburanti derivati dalla trasformazione di prodotti agricoli.

La denuncia di Coldiretti  http://www.coldiretti.it/Pagine/default.aspx




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mercoledì 7 luglio 2010

Nuovo regolamento sul biologico

In questo articolo vi presentiamo il nuovo regolamento sul biologico e le conseguenze che comporta.


Il nuovo regolamento sulle coltivazioni biologiche rappresenta la base per lo sviluppo sostenibile della produzione bio, permette un corretto funzionamento del mercato interno, garantisce una concorrenza leale e inoltre fa in modo di stimolare la  fiducia dei consumatori, tutelandone gli interessi. Il nuovo regolamento è il CE n. 834/2007 del Consiglio del 28 giugno 2007, relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici, che abroga il Regolamento CEE n. 2092/1991.
Grazie ad esso sono stati stabiliti dei nuovi obiettivi, si è evidenziata l’importanza del controllo su tutte le fasi della produzione, preparazione e distribuzione dei prodotti biologici, inoltre prevede che vi siano le adeguate indicazioni riferite alla produzione biologica nell’etichettatura e nella pubblicità.
Su quali prodotti si applica?
I prodotti sui quali si applica il nuovo regolamento sono i provenienti dall’agricoltura, inclusa l’acquacoltura, come:
  • Prodotti biologiciprodotti agricoli vivi o non trasformati
  • prodotti agricoli trasformati
  • mangimi
  • lieviti
  • sementi per la coltivazione
Da questo regolamento sono invece stati esclusi i prodotti della caccia e della pesca di animali selvatici.
Qualsiasi operatore che opera in questo regime è sottoposto a tale regolamento. Sono invece escluse le operazioni di ristorazione. Le nuove definizioni sono le seguenti:
  • Produzione biologica: definisce espressamente l’impiego dei metodi di produzione in conformità delle norme stabilite nel regolamento, nelle fasi della produzione, preparazione e distribuzione
  • Biologico: ottenuto mediante produzione biologica
  • Conversione: ci si riferisce alla transizione dall’agricoltura non biologica a quella biologica nell’arco di un certo periodo di tempo.
La produzione biologica segue degli obiettivi molto importanti tra cui:
  • Rispettare i sistemi e i cicli naturali
  • Coltivazioni  biologicheContribuire al mantenimento della salute di fiumi, laghi e campi
  • Permettere un buon livello di diversità biologica
  • Usare responsabilmente l’energia naturale proveniente da acqua, suolo e  aria
  • Rispetto del benessere degli animali
  • Prodotti di alta qualità
  • Preservare la salute umana
Tutto ciò è possibile grazie ad un’attenta progettazione basata sulla reale conoscenza delle risorse disponibili, dei diversi processi biologici, dei diversi sistemi ecologici, non usando ovviamente OGM, usando tecniche meccaniche rispettose della natura e degli animali, valutando tutti i possibili rischi e i benefici, ecc.
Sulle etichette troveremo obbligatoriamente l’indicazione “biologico” nella denominazione di vendita purché almeno il 95 % in peso degli ingredienti di origine agricola sia biologico. Per ciò che concerne la produzione di alimenti biologici, questa si deve basare sul fatto di produrre alimenti biologici composti solo da ingredienti provenienti dall’agricoltura biologica. È importante inoltre che, attraverso la produzione biologica, si vada a limitare l’uso di additivi, così come è vietato utilizzare sostanze e metodi di trasformazione che possano in qualche modo ingannare il consumatore sulla vera natura del prodotto. ContadinoÈ assolutamente vietato usare OGM e anche prodotti derivati o ricavati da OGM, anche a livello di mangimi, prodotti fitosanitari, concimi, sementi, materiale atto alla moltiplicazione vegetativa, ecc. Non possono essere usate radiazioni ionizzanti per trattare gli alimenti, o i mangimi, o le materie prime.
Dunque maggiore severità, maggiori controlli per tutto ciò che satellita intorno al biologico, del quale, capite bene, non è solo la semplice insalata o mela che noi consumatori andiamo ad acquistare, ma tutto un mondo forse meno conosciuto che sta alle spalle e che è bene, per quanto ci è possibile, tenere sotto controllo.



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