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sabato 16 giugno 2018

È allarme rosso sul diesel

È allarme rosso sul diesel

 In 5 mesi -20% in Europa

La guerra al diesel tout court e un "effetto calendario" (i giorni lavorativi in meno) hanno fatto sì che, a maggio, le vendite di auto in Europa siano state piuttosto fiacche: +0,6%, dato che porta il consuntivo da gennaio a segnare una crescita del 2,2%. "La demonizzazione dei motori diesel - sottolinea Gian Primo Quagliano (Centro studi Promotor) - porta al rinvio di sostituzioni ormai mature di auto con queste motorizzazioni; i tanti proprietari, infatti, continuano a prendere tempo allo scopo di valutare se acquistare ancora un veicolo a gasolio oppure orientarsi su altre alimentazioni". Gli "effetti annuncio", come nel caso della guerra al diesel, insieme alle incertezze politiche, da sempre sono i nemici peggiori di queste mercato.

Ecco allora la Germania registrare, in 5 mesi, un -21% nelle immatricolazioni di auto con questi motori, a fronte di un dato generale che ha visto il Paese scendere, in maggio, del 5,8%. Complessivamente, come ricorda l'Anfia, nei 5 maggiori mercati la domanda di vetture a gasolio è calata del 20%.

Male il diesel anche in Italia (-10,1% il mese scorso per questa alimentazione), rispetto a un mercato in retromarcia (-2,8%). Diesel giù anche in Francia (-16%).

Per questa tecnologia, dunque, è scattato l'allarme rosso: a prevalere, nonostante le notizie rassicuranti sulle unità di ultima generazione Euro6 con tutti gli step successivi, è un'informazione che mira a demolire tale alimentazione e che ha già costretto i costruttori a rivedere i piani strategici. C'è chi ha annunciato il rapido abbandono del diesel e chi - come Fca - la progressiva riduzione della produzione, con il risultato di riversare miliardi e miliardi di investimenti soprattutto nelle opzioni ibrido ed elettrico.

Per Fca, intanto, maggio ha visto le vendite stabili rispetto al 2017 (-0,2% dato dei 5 mesi negativo: -2,2%). Soffre il marchio Fiat (-11,1%) che in futuro sarà rappresentato solo dalle famiglie 500 e Panda, mentre Jeep consolida la leadership del gruppo (+101,3%); positiva anche Alfa Romeo (+12,2% a maggio). Con il vento in poppa è Psa Groupe (+57,8%), secondo costruttore europeo; ok anche i cugini francesi di Renault (+6,5%) e la galassia Volkswagen (+3,7%), con il marchio Seat, guidato dall'italiano Luca De Meo, in piena accelerazione: +25,3 per cento.

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lunedì 8 luglio 2013

Furto della terra è il nuovo colonialismo



Il neo colonialismo economico del terzo millennio si chiama land grabbing, cioe’ la sottrazione ai popoli locali del Sud del mondo di terra e diritti acquisiti da parte di investitori stranieri, soprattutto multinazionali (ma anche governi e fondi di investimento). Al fenomeno, che negli ultimi anni ha assunto dimensioni impressionanti, la Confederazione italiana agricoltori- Cia ha dedicato un documentario e uno studio approfondito. “E’ immorale fare affari e speculazioni sul cibo togliendo risorse e nutrimento ai Paesi poveri- denuncia la Cia- nell’ultimo decennio, secondo l’International Land Coalition, sono stati venduti, affittati o concessi in uso a 40-50 e fino a 99 anni ben 203 milioni di ettari, oltre 20 milioni l’anno: vuol dire una superficie pari a 7 volte quella dell’Italia, piu’ o meno le dimensioni dell’Europa nord-occidentale”. E il primo obiettivo delle negoziazioni “e’ l’Africa, in particolare quella sub-sahariana- avverte la Confederazione- che rappresenta con 134,5 milioni di ettari quasi il 50% delle trattative. Seguono l’Asia con il 33% (43,5 milioni di ettari) e l’America Latina (18,3 milioni)”. Ma “una piccola quota, circa 5 milioni di ettari, riguarda anche la campagna europea, soprattutto Romania, Bulgaria, Ungheria, Serbia e Ucraina”.

LA FAME DI TERRA – Alla base di questa “fame di terra”, che diventa oggetto di speculazioni economiche e finanziarie internazionali, c’e’ prima di tutto la crescita della domanda di cibo, denuncia la Cia, con il suo effetto moltiplicatore sui prezzi delle materie prime agricole. Nel 2050 la popolazione mondiale arrivera’ a toccare 9 miliardi, un terzo in piu’ di oggi, e per soddisfare la domanda globale di generi alimentari la produzione agricola dovrebbe aumentare del 70%. Ora, se e’ vero che queste previsioni hanno finalmente portato il tema della sicurezza alimentare nelle agende politiche dei vertici internazionali, come l’ultimo G20 di Parigi, dall’altro hanno scatenato la corsa alla terra in Paesi fortemente importatori. Dietro il land grabbing spesso c’e’ anche il business delle agro-energie: nel 37% dei casi, infatti, a risvegliare l’interesse per la terra c’e’ la produzione di biocarburanti derivati dalla trasformazione di prodotti agricoli.

La denuncia di Coldiretti  http://www.coldiretti.it/Pagine/default.aspx




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