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sabato 16 giugno 2018

Le 17 accise che fanno volare il prezzo della benzina

Le 17 accise che fanno volare il prezzo della benzina

Dal finanziamento per la guerra d’Etiopia
 passando per il finanziamento della crisi di Suez

Continua la tendenza all’aumento per i prezzi dei carburanti in Italia nell’ultimo mese. Nel programma del futuro Governo Lega-5 Stelle ci sarebbe anche la proposta di togliere alcune delle accise che gravano sul prezzo finale della benzina.
Vedremo come e se riusciranno a fare quello che dicono.

QUALI SONO LE ACCISE DELLE BENZINA
È bene sapere però che per ogni litro di carburante che si acquista, si paga solo una minima parte collegata al costo industriale, il resto del costo al litro 
è legato alle varie tasse che gravano sui combustibili.

Il prezzo attuale della benzina si compone di tre parti: il prezzo netto del combustibile, che include anche il guadagno dei gestori della pompa, le accise e l’Iva.

In sostanza, ogni volta che acquistiamo un singolo litro di carburante siamo obbligati a pagare una notevole quota di tasse, di origine diversa tra cui anche le famose accise, ovvero una quota dovuta allo stato come imposta sui consumi.

Le accise pesano per più di un terzo e sono composte in buona parte da imposte di scopo, introdotte dai vari governi per raggiungere specifici obiettivi.

Ecco cosa paghiamo ogni volta che acquistiamo un litro di benzina. L’elenco completo delle 17 accise sui carburanti, a cui va aggiunta l’Iva al 22%.

0,000981 euro: finanziamento per la guerra d’Etiopia (1935-1936)
0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez (1956)
0,00516 euro: ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963)
0,00516 euro: ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966)
0,00516 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968)
0,0511 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976)
0,0387 euro: ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia (1980)
0,106 euro: finanziamento per la guerra del Libano (1983)
0,0114 euro: finanziamento per la missione in Bosnia (1996)
0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004)
0,005 euro: acquisto di autobus ecologici (2005)
0,0051 euro: terremoto dell’Aquila (2009)
da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura (2011)
0,04 euro: emergenza immigrati dopo la crisi libica (2011)
0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana (2011)
0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” (2011)
0,02 euro: terremoto in Emilia (2012)


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martedì 5 ottobre 2010

La Danimarca entro il 2050 dirà addio ai combustibili fossili



Le emissioni di gas serra saranno ridotte dell'80-95%

La Danimarca entro il 2050
dirà addio ai combustibili fossili

Il premier Rasmussen: «Presenteremo un piano che riguarderà ogni settore della società. Con scelte difficili»


 COPENAGHEN - Petrolio e altri combustibili fossili? La Sirenetta risponde «no grazie». La Danimarca ambisce infatti a raggiungere entro il 2050 la piena indipendenza dai combustibili fossili. L’obiettivo è indicato in un rapporto predisposto dalla Commissione governativa danese sul clima. «Il mio governo studierà le raccomandazioni del rapporto molto da vicino, e presenterà un percorso con una data per liberarci dai combustibili fossili», ha dichiarato il primo ministro danese Lars Rasmussen. «Saremo uno dei primi Paesi al mondo. Un piano per una transizione come questa toccherà ogni settore della società, e implicherà scelte molto difficili». PROGETTI - Attualmente la Danimarca produce 3 mila megawatt eolici, in gran parte con impianti offshore, che dovrebbero salire a 18 mila MW nei prossimi 40 anni. Le tasse sull’energia prodotta da combustibili fossili dovrebbe crescere da 5 corone danesi (attualmente 0,67 euro) per gigajoule a 50 entro il 2030. Altri interventi dovrebbero riguardare l’introduzione di punti di ricarica per auto elettriche e il miglioramento del sistema di distribuzione dell’energia con l’installazione in tutte le case di contatori «intelligenti». Una prima rete di ricarica dedicata alle auto elettriche dovrebbe partire l’anno prossimo in contemporanea con Israele. «L’obiettivo è possibile», ha sottolineato il premier Rassmussen, «anche se ha implicazioni sul piano del debito e dei posti di lavoro vanno analizzate. Ma sappiamo che dobbiamo partire ora per raggiungerlo». SCENARI - Secondo il rapporto della Commissione sul clima, la discesa dei costi per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, insieme alla crescita dei prezzi dei combustibili fossili renderanno «sorprendentemente limitato» il costo della conversione dell’attuale modello produttivo a uno scenario di sostenibilità energetica. Inoltre la limitazione dei consumi concorrerà significativamente al raggiungimento di questo risultato. RISCALDAMENTO DOMESTICO - Per arrivare agli obiettivi prefissati, fondamentale è il ruolo giocato dal riscaldamento domestico, specie in un Paese dal clima sicuramente non favorevole come la Danimarca. Il rapporto della Commissione sottolinea l’importanza dell’energia ricavata dalle biomasse e il contributo che altre fonti rinnovabili, come il solare, il geotermico e le pompe di calore potranno dare alle reti di teleriscaldamento.] COPENAGHEN - Petrolio e altri combustibili fossili? La Sirenetta risponde «no grazie». La Danimarca ambisce infatti a raggiungere entro il 2050 la piena indipendenza dai combustibili fossili. L'obiettivo è indicato in un rapporto predisposto dalla Commissione governativa danese sul clima. «Il mio governo studierà le raccomandazioni del rapporto molto da vicino, e presenterà un percorso con una data per liberarci dai combustibili fossili», ha dichiarato il primo ministro danese Lars Rasmussen. «Saremo uno dei primi Paesi al mondo. Un piano per una transizione come questa toccherà ogni settore della società, e implicherà scelte molto difficili».

PROGETTI - Attualmente la Danimarca produce 3 mila megawatt eolici, in gran parte con impianti offshore, che dovrebbero salire a 18 mila MW nei prossimi 40 anni. Le tasse sull'energia prodotta da combustibili fossili dovrebbe crescere da 5 corone danesi (attualmente 0,67 euro) per gigajoule a 50 entro il 2030. Altri interventi dovrebbero riguardare l'introduzione di punti di ricarica per auto elettriche e il miglioramento del sistema di distribuzione dell'energia con l'installazione in tutte le case di contatori «intelligenti». Una prima rete di ricarica dedicata alle auto elettriche dovrebbe partire l'anno prossimo in contemporanea con Israele. «L'obiettivo è possibile», ha sottolineato il premier Rassmussen, «anche se ha implicazioni sul piano del debito e dei posti di lavoro vanno analizzate. Ma sappiamo che dobbiamo partire ora per raggiungerlo».

SCENARI - Secondo il rapporto della Commissione sul clima, la discesa dei costi per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, insieme alla crescita dei prezzi dei combustibili fossili renderanno «sorprendentemente limitato» il costo della conversione dell’attuale modello produttivo a uno scenario di sostenibilità energetica. Inoltre la limitazione dei consumi concorrerà significativamente al raggiungimento di questo risultato.

RISCALDAMENTO DOMESTICO - Per arrivare agli obiettivi prefissati, fondamentale è il ruolo giocato dal riscaldamento domestico, specie in un Paese dal clima sicuramente non favorevole come la Danimarca. Il rapporto della Commissione sottolinea l'importanza dell'energia ricavata dalle biomasse e il contributo che altre fonti rinnovabili, come il solare, il geotermico e le pompe di calore potranno dare alle reti di teleriscaldamento.

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