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martedì 6 novembre 2018

La Natura e noi Dinosauri

E voi ed io, "gente qualunque", non dovremo prenderci i rimproveri di figli e nipoti per non essere scesi in piazza a protestare quando si poteva fare qualcosa. A scendere in piazza ci ha pensato però la Natura che abbiamo sfidato.

Chi di noi ricorda disastri naturali così frequenti e violenti?
 Nessuno, nemmeno i più vecchi. 
Certo, possiamo ancora tentare di convincerci che il clima cambia per cicli, e che stiamo “semplicemente” assistendo all’inizio di un ciclo di peggioramenti. Una cosa naturale, insomma. Magra consolazione? Beh, certo, il problema resta, ma ci guadagniamo l’autoassoluzione. Vi pare poco? Potremo continuare a produrre anidride carbonica allegramente con le nostre centrali termoelettriche, i motori diesel e benzina e gli scaldabagni; i grandi paesi industriali non dovranno preoccuparsi della perdita di competitività causata dalla conversione a fonti di energia meno inquinanti,  i paesi produttori di petrolio non vedranno minacciati i loro introiti. E voi ed io, "gente qualunque", non dovremo prenderci i rimproveri di figli e nipoti per non essere scesi in piazza a protestare quando si poteva fare qualcosa. 
A scendere in piazza ci ha pensato però la Natura che abbiamo sfidato. 

Una mia amica ha commentato su Facebook: «Noi uomini ci crediamo dinosauri, ma siamo formichine». No, amica mia: noi somigliamo più ai dinosauri che alle formichine. Le formichine pare che siano sopravvissute ai cambiamenti climatici. I dinosauri no.


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sabato 16 giugno 2018

Le 17 accise che fanno volare il prezzo della benzina

Le 17 accise che fanno volare il prezzo della benzina

Dal finanziamento per la guerra d’Etiopia
 passando per il finanziamento della crisi di Suez

Continua la tendenza all’aumento per i prezzi dei carburanti in Italia nell’ultimo mese. Nel programma del futuro Governo Lega-5 Stelle ci sarebbe anche la proposta di togliere alcune delle accise che gravano sul prezzo finale della benzina.
Vedremo come e se riusciranno a fare quello che dicono.

QUALI SONO LE ACCISE DELLE BENZINA
È bene sapere però che per ogni litro di carburante che si acquista, si paga solo una minima parte collegata al costo industriale, il resto del costo al litro 
è legato alle varie tasse che gravano sui combustibili.

Il prezzo attuale della benzina si compone di tre parti: il prezzo netto del combustibile, che include anche il guadagno dei gestori della pompa, le accise e l’Iva.

In sostanza, ogni volta che acquistiamo un singolo litro di carburante siamo obbligati a pagare una notevole quota di tasse, di origine diversa tra cui anche le famose accise, ovvero una quota dovuta allo stato come imposta sui consumi.

Le accise pesano per più di un terzo e sono composte in buona parte da imposte di scopo, introdotte dai vari governi per raggiungere specifici obiettivi.

Ecco cosa paghiamo ogni volta che acquistiamo un litro di benzina. L’elenco completo delle 17 accise sui carburanti, a cui va aggiunta l’Iva al 22%.

0,000981 euro: finanziamento per la guerra d’Etiopia (1935-1936)
0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez (1956)
0,00516 euro: ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963)
0,00516 euro: ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966)
0,00516 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968)
0,0511 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976)
0,0387 euro: ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia (1980)
0,106 euro: finanziamento per la guerra del Libano (1983)
0,0114 euro: finanziamento per la missione in Bosnia (1996)
0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004)
0,005 euro: acquisto di autobus ecologici (2005)
0,0051 euro: terremoto dell’Aquila (2009)
da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura (2011)
0,04 euro: emergenza immigrati dopo la crisi libica (2011)
0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana (2011)
0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” (2011)
0,02 euro: terremoto in Emilia (2012)


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sabato 9 giugno 2018

In Canada l’aria inquinata diventa benzina


Inquinamento

Una tecnologia per estrarre in modo economico l’anidride carbonica inquinante dall’atmosfera e trasformarla in carburante: l’ha inventata David Keith, professore di fisica all’università di Harvard e fondatore dell’azienda canadese Carbon Engineering. Permette di rimuovere il gas serra più diffuso a costi accessibili e può aiutare a ridurre il surriscaldamento globale, fino addirittura a invertire i cambiamenti climatici che costituiscono — secondo tutte le previsioni —la più grave minaccia ambientale dei prossimi anni, nonché uno dei fattori di instabilità geo-politica nel mondo. In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica , Keith e i suoi collaboratori descrivono un processo che farebbe scendere i costi dell’estrazione dell’anidride carbonica da un minimo di 94 dollari a tonnellata a un massimo di 232, molto meno dei 600 dollari a tonnellata che era finora la spesa stimata dall’American Physical Society, l’associazione dei fisici americani.

inquinamento

L’equivalente di 250 mila auto

«Spero di mostrare che la nostra è una tecnologia industriale fattibile, non una sorta di rimedio magico — ha detto Keith — ma qualcosa che possiamo realizzare». La Carbon Engineering, che ha sede in Canada, impiega una quarantina di persone ed è finanziata anche da Bill Gates, ha sperimentato per anni il procedimento nell’impianto pilota di Squamish, nella Columbia Britannica, dove processa circa una tonnellata di anidride carbonica al giorno. E sta cercando i fondi per costruire entro il 2021 una centrale su scala industriale che permetterebbe di produrre carburante a un dollaro al litro, meno di un euro al litro. Costerebbe centinaia di milioni di dollari e potrebbe catturare un milione di tonnellate di CO2 all’anno, cioè l’equivalente delle emissioni di 250 mila auto.

Aria, acqua ed energia verde

Per fabbricare il carburante mangia-gas serra la Carbon Engineering usa solo aria, acqua e energie rinnovabili. La tecnologia applicata, per quanto molto complessa, si basa su quella già impiegata in altri processi industriali, come per esempio la produzione di carta. L’anidride carbonica viene fatta passare per una sorta di «torre di raffreddamento» in cui il gas viene esposto a liquido alcalino: «L’anidride carbonica è un acido debole — ha spiegato Keith a The Atlantic — e quindi si lega alla base». Ne fuoriesce una soluzione di carbonato che viene lavorato chimicamente in modo da estrarre la Co2 in forma fluida: («È quello che fanno praticamente tutte le cartiere al mondo» dice Keith). E infine l’anidride carbonica viene miscelata con l’idrogeno — un procedimento chimico usato in molte raffinerie — per produrre carburante: benzina, diesel e cherosene per gli aerei.

Carburanti «neutri»

In questo modo si ottengono idrocarburi «CO2 neutri», che cioè non immettono nuova anidride carbonica nell’atmosfera ma si limitano a trasformare quella già esistente. Secondo le Nazioni Unite, per rispettare gli accordi di Parigi sul clima del 2015, potrebbe essere necessario rimuovere CO2 dall’atmosfera già entro questo secolo: la tecnologia della Carbona Engineering potrebbe essere usata anche a tale scopo (basta evitare la trasformazione finale del gas in carburante). Ma per l’azienda non sarebbe conveniente: «Il nostro obiettivo immediato è produrre idrocarburi CO2 neutri — ha affermato Keith —. Lo vediamo come un modo per creare trasporti che non aggiungono anidride carbonica all’aria». Oggi c’è già un’azienda, la svizzera Climeworks, che estrae anidride carbonica dall’aria e la vende come fertilizzante per le serre. I suoi costi di produzione però sono molto più alti (600 dollari a tonnellata appunto). L’invenzione canadese, molto più conveniente, potrebbe ora costituire una svolta nella lotta all’inquinamento e ai cambiamenti climatici.



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giovedì 15 marzo 2018

E-fuel: Nuova Sperimentazione per una Benzina Ecologica


 I tedeschi del gruppo VW e in particolare il brand Audi lavorano molto sui carburanti, come anche sui diversi tipi di endotermico e ibrido, in attesa del tanto chiacchierato punto di rottura con gli EV degli anni Trenta. Rimanendo nel 2018, ecco allora al via una nuova sperimentazione per una benzina ecologica, ricavata da fonti rinnovabili. In collaborazione con la Global Bioenergies di Leuna sono stati prodotti 60 litri di e-benzin, la quantità maggiore di sempre.

«Il nuovo carburante è indipendente dal petrolio, compatibile con le infrastrutture esistenti e offre la prospettiva di un ciclo del carbonio chiuso» afferma Reiner Mangold, Direttore dello Sviluppo Prodotti Sostenibili Audi. L’Audi e-benzin è sostanzialmente isoottano liquido, ricavato dalle biomasse attraverso due fasi. Nella prima, si produce isobutene gassoso (C4H8) e nella seconda si trasforma l’isobutene in isoottano (C8H18) mediante l’aggiunta d’idrogeno. Grazie all’assenza di zolfo e benzolo, la combustione dell’isoottano produce una quantità particolarmente bassa di sostanze nocive. Attualmente Audi dichiara di avere in corso analisi del rendimento per questo carburante ottenuto da fonti rinnovabili, in abbinamento a un motore tradizionale: l’e-benzin pare confermarsi un carburante sintetico con eccellente potere antidetonante (di base a livello chimico 100 ottani) adatto a motori con un rapporto di compressione spinto, molto efficienti.

Già, ma intanto si parla di aver prodotto come primo “record” 60 litri, per un solo teorico primo pieno. Nel medio periodo, i partner del progetto si propongono di affinare la produzione e renderla indipendente dalle biomasse. Saranno così sufficienti, come sostanze base, l’anidride carbonica e l’idrogeno realizzato con il metodo rigenerativo. Staremo a vedere, cosa riserva per i grandi volumi e con quali costi, almeno iniziali, questo tipo di carburante pensato per ridurre le tanto odiate emissioni di CO2 dei motori a combustione.

E-gas
Dal 2013 è sul mercato l’Audi e-gas, un carburante rinnovabile prodotto in parte nell’impianto Power-to-Gas della Bassa Sassonia. Vendono riforniti i modelli Audi g-tron presso un distributore di metano ordinario, pagando il prezzo normale. Audi assicura l’ecocompatibilità del rifornimento con la relativa riduzione della CO2 reimmettendo nella rete del metano 
una quantità corrispondente di Audi e-gas.

E-diesel
La gamma degli e-fuel tedeschi sinora conosciuta, include anche e-diesel, realizzato con Sunfire utilizzando energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili e le materie prime impiegate, anche in questo caso, sono acqua e CO2. Il risultato finale, denominato Blue Crude, può essere raffinato e trasformato nell’e-diesel. Attualmente Audi sta realizzando nuove unità produttive nel Canton Argovia, in Svizzera. In un impianto pilota gestito con i partner Ineratec ed Energiedienst, verranno prodotti 400.000 litri all’anno di e-diesel e la corrente elettrica necessaria 
proverrà esclusivamente dal settore idroelettrico.

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mercoledì 31 gennaio 2018

Lettera Commissione Europea all’Italia per Smog



L’Italia ha da poco ricevuto dalla Commissione Europea un documento sulla seconda fase di una apposita procedura di infrazione per sollecitare il nostro Paese a ridurre le emissioni di particolato, in particolare la frazione Pm10. La procedura è stata avviata per la violazione dei limiti giornalieri di Pm10 in trenta zone e coinvolge diverse regioni, in particolare dell’area padana. Colpa del traffico? Macché: la fonte principale di Pm10 sono le biomasse legnose, originate da stufe a pellet o dalla legna, dalle quali deriva il quarantacinque per cento delle polveri sottili diffuse nell’aria. I motori diesel, fra i quali primeggiano quelli dei Tir ai quali in Italia è affidata una grande parte del trasporto commerciale, contribuiscono per il quattordici per cento. Il tredici per cento invece è prodotto da particelle che si staccano dalle pastiglie dei freni e dai pneumatici: non solo diesel ma tutti i veicoli, a benzina, ibridi, elettrici, moto e motorini. E dalle biciclette.


“Risponderemo alla lettera della Commissione Europea sullo smog nelle città italiane illustrando nel dettaglio tutto ciò che il nostro Paese sta facendo per superare strutturalmente l’emergenza smog” ha prontamente risposto il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. “Stiamo affrontando dal primo giorno la questione dei superamenti nei livelli di inquinanti nelle nostre città del bacino padano, ma anche di altre aree italiane. A preoccuparci non è la prospettiva di una sanzione europea, ma innanzitutto il rischio che corrono la salute dei cittadini e la qualità dell’ambiente”, ha sottolineato il ministro. “Abbiamo già definito con le Regioni padane un accordo che sarà implementato con nuovi interventi concordati e coordinati e siglato in giugno in occasione del G7 Ambiente a Bologna”, ha aggiunto Galletti. “A livello nazionale abbiamo in atto interventi per migliorare l’efficienza energetica degli edifici privati e pubblici e quindi per ridurre le emissioni civili, interventi per la mobilità sostenibile pubblica e privata con particolare riferimento a quella elettrica e ciclabile”.

Mentre il governo promette, il WWF osserva cosa è stato fatto fino ad oggi. “La salvaguardia della salute dei cittadini italiani dovrebbe essere la prima preoccupazione di governi nazionali, regionali e locali, mentre mancano ancora serie politiche di sistema per affrontarne e abbatterne le cause, dal traffico all’energia e al riscaldamento” è il commento dell’associazione alla notizia della lettera della Commissione Europea all’Italia. Per il Wwf serve un provvedimento quadro che fissi obiettivi e compiti alle singole amministrazioni, integrato con le politiche di decarbonizzazione: dall’uso delle fonti pulite e rinnovabili, alla elettrificazione dei trasporti, all’efficienza energetica negli edifici che diminuisce drasticamente le necessità di riscaldamento. Urgente, per il WWF, un Piano trasporti e ambiente che ripensi la mobilità, urbana e non, di persone e merci, e obblighi e sanzioni adeguate per chi si ostina a usare combustibili e sistemi inquinanti. “Di grande importanza, inoltre, la decisione che verrà assunta dalla Commissione – sottolinea il Wwf – che deve approvare gli standard e imporre l’uso delle migliori tecniche disponibili per limitare l’inquinamento dei grandi impianti di combustione: vedremo se l’Italia starà dalla parte della salute”.

Oltre al WWF, ad aver preso a cuore l’inquinamento da polveri sottili è Legambiente, che oltre ad aver effettuato monitoraggi e studi ha presentato la sua ‘ricetta antinquinamento’: “Da questa malattia cronica è possibile uscire se si mettono in campo determinazione e interventi adeguati e strutturali”. Per l’associazione la soluzione sono gli alberi che tornano a essere i protagonisti del centro e delle periferie, reti ciclabili, mezzi pubblici e auto elettriche, eco-quartieri,
 e progetti di rigenerazione urbana.

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venerdì 8 aprile 2016

Vietate Auto a Benzina e Gasolio nel 2025



Olanda verso divieto vendita auto benzina e gasolio dal 2025
Il Governo olandese ha iniziato il cammino legislativo per arrivare a vietare, dal 2025, la vendita di 
automobili con alimentazione a benzina o a gasolio. Il provvedimento è sostenuto dal partito Laburista PvdA, che ha ottenuto - nonostante la forte opposizione della Destra VVD - una prima approvazione in Parlamento. A sostenere l'iniziativa del PvdA, si sono affiancati anche i deputati dei Liberal Democratic D66, dei verdi GroenLinks e del partito ChristenUnie. Già nel 2013 il Governo olandese aveva siglato un 'accordo sull'energia' con una quarantina di organizzazioni indipendenti, al fine di promuovere iniziative 'verdi' nell'ambito dell'energia, dell'isolamento termico degli edifici e della riduzione della CO2. 
Nello scorso dicembre l'Olanda, assieme ad altre quattro nazioni e otto Stati del Nordamerica avevano formato la Zero-Emission Vehicle Alliance per arrivare entro al 2050 
alla esclusiva vendita di automobili eco-compatibili.


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sabato 7 settembre 2013

La benzina non serve più



Da artigiani veneti kit per rendere le nostre auto elettriche 124mila colonnine:
 ricaricheremo i veicoli come i cellulari

PIEVE DI SOLIGO - Entro breve potrebbe essere disponibile e commercializzato un kit per la conversione delle automobili tradizionali in vetture elettriche, progettato e collaudato già in molti prototipi da un team composto in prevalenza da artigiani riparatori, meccanici ed elettricisti veneti, in collaborazione con alcuni poli universitari.

Lo si è appreso a margine di un incontro con la stampa convocato per presentare un progetto di mobilità sostenibile finanziato da Ascotrade (gruppo Ascopiave), chiamato "Summit", e che, per 24 mesi, porterà in otto comuni partner della provincia di Treviso iniziative e infrastrutture per l'introduzione della mobilità elettrica. Il progetto, del valore di 1,15 milioni, sarà finanziato al 50% dalla Ue e per il rimanente dalla società di Pieve di Soligo, e prevede l'installazione di più colonnine per la ricarica elettrica delle autovetture, la consegna di alcuni autoveicoli "Volvo" a trazione elettrica nuovi e la conversione di un certo numero di automobili usate di proprietà delle amministrazioni comunali in automobili elettriche.

A collaborare al programma vi sono anche le categorie dell'artigianato e, in particolare, la Confartigianato, i cui esponenti hanno parlato dell'esistenza di una rete di ricercatori "sul campo" che avrebbe già predisposto e collaudato il sistema per trasformare le vecchie automobili con motore a scoppio in veicoli a trazione elettrica. "L'obiettivo - hanno spiegato - è di rendere accessibile e a prezzi popolari, cioé molto inferiori al costo della sostituzione dell'automobile usata, questi interventi, in modo tale da rivitalizzare un segmento dell'artigianato, quello, appunto, dei riparatori e dei meccanici elettricisti, e di contribuire allo stesso punto ad una svolta 'green' nelle politiche della mobilità". Entro il 2020, è stato ricordato, in Italia saranno installate 125 mila colonnine di ricarica, 10 mila delle quali, almeno, in territorio veneto.

da http://www.oggitreviso.it/node/64075
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