martedì 7 dicembre 2010

Vi dimostro che il nucleare è un killer



Vi dimostro che il nucleare è un killer

Una testimonianza dolorosa sulla tragedia di Chernobyl: 
«Verità sotto silenzio»

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Yuri Bandazhevsky, professore e scienziato russo, è stato protagonista in questi giorni di due incontri organizzati dal Tavolo per la pace sul tema del nucleare, dal titolo "L'altra verità su Chernobyl". Membro di numerose accademie nazionali e internazionali, ricco di riconoscimenti scientifici accumulati nella sua carriera, ha denunciato le conseguenze di Chernobyl sulla popolazione ed è stato condannato da un tribunale militare a ben 8 anni di lavori forzati. Tuttora è costretto a vivere in esilio supportato da Amnesty International, che ne ha riconosciuto lo stato di "prigioniero di coscienza". Il Comune di Castagneto Carducci gli ha consegnato in questi giorni una targa di apprezzamento e stima. Il suo è un monito, ma anche una testimonianza coraggiosa dei rischi del nucleare. Un argomento di cui si è tornato a parlare anche in Italia, dove il governo vuole riaprire la partita dell'energia nucleare, a suo tempo bocciata da un referendum popolare.

Che messaggio vuole portare nei suoi incontri? Voglio istruire e raccontare la verità che nel mio Paese, la Bielorussia, viene nascosto. Ancora oggi tanta gente subisce le conseguenze dovute allo spargimento delle fonti di radiazione e non sa come difendersi.

È una questione di potere? Si tratta di una "lobby nucleare" che vuole che non ci sia fuoriuscita d'informazione. In Bielorussia già si pensa di costruire una nuova stazione nucleare al confine con la Lituania e viceversa. Questo per far tacere ancor più il passato, per dimostrare che non è successo niente.

È indignato da questa situazione? Mi fa male, soprattutto nei confronti del popolo che subisce un'umiliazione. Tanti abitanti in Ucraina muoiono, e fanno passare l'informazione che la causa è da attribuire a stili di vita sbagliati, come bere troppo. Ma è una strumentalizzazione perché essi stessi vengono guidati in questo processo, ne sono testimone. Ho visto portare tutti i giorni vino a buon mercato e solo due volte a settimana il pane a queste persone.


Lei è stato processato, incarcerato, ha subito molto. Il regime mi ha voluto eliminare, quando volevo far uscire la verità. Nel 2006 ci sono state le nuove elezioni del presidente e non volevano più che si parlasse del passato. Non posso più tornare a casa, altri scienziati come me sono morti in situazioni poco chiare. Posso solo parlare fuori dal mio paese attraverso i mass media. E il regime mi risponde con accuse e insulti. Lo scopo del presidente è far tacere le conseguenze di Chernobyl per unire la dittatura e la lobby nucleare. Chi non è d'accordo, o sparisce o resta esiliato come me.

Nel futuro cosa vede? Sono vivo per l'aiuto della comunità internazionale, e voglio portare a tutti i dati oggettivi per mostrare la verità e aiutare le vittime, coloro che ancora oggi subiscono le conseguenze di quella tragedia. Con l'aiuto del Parlamento Europeo è nato un centro di riabilitazione a Kiev: centro Ecologia e Salute dove agiscono volontariamente medici, politici ecc...

Un appuntamento importante? Ad aprile il festival in una zona dell'Ucraina a 30km da Chernobyl per far conoscere, toccare con mano quello di cui sto parlando.

Ormai si è fatto una ragione di questo suo esilio forzato, cosa manca ancora? Faccio un appello a tutti perché vorrei tornare in laboratorio, ad operare. Ormai sono fermo da diversi anni. Mi basterebbero due mesi di pratica per dimostrare che effetti negativi sviluppano i radionuclidi sull'umanità.

di Divina Vitale

   
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