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giovedì 10 marzo 2016

Fukushima cinque anni dal disastro Nucleare




Fukushima cinque anni dopo: radiazioni 35 volte superiori al massimo consentito
Gli abitanti vengono forzati a rientrare nelle loro case, nonostante la contaminazione sia ancora a livelli altissimi, per bloccare i risarcimenti agli evacuati dal 2018.
 Lo conferma anche un rapporto di Greenpeace

PER LA PRIMA VOLTA nella storia del Giappone un tribunale locale ha ordinato lo stop di due reattori nucleari per ragioni di sicurezza. A cinque anni dal disastro dell'11 marzo alla centrale nucleare di Fukushima, in Giappone, a causa del terremoto e dello tsunami che hanno messo in ginocchio il paese, la vicina città di Tomioka è abbandonata. Il livello di radiazioni è ben al di sopra dei limiti consentiti: Anche in diverse zone circostanti il pericolo di esposizione alle radiazioni è ancora molto alto, sebbene il governo spinga molti sfollati (sono ancora centomila, circa la metà)
 a far rientro nelle loro case. 


Evacuazioni e risarcimenti. Lo conferma anche un rapporto di Greenpeace: a Fukushima il governo vuole che la maggioranza della popolazione evacuata faccia rientro a casa nel 2017 anche se le aree sono ancora contaminate. "Questo è inaccettabile - dichiara il fisico Valerio Rossi Albertini, ricercatore del Cnr e membro del comitato scientifico di Green Cross, Ong ambientalista che ha effettuato i campionamenti nella Prefettura di Fukushima per valutare gli attuali rischi per l'uomo e l'ambiente - perché bisogna almeno lasciare ai cittadini la possibilità di decidere. Togliere l'indennizzo costringe di fatto molte famiglie indigenti a tornare in un ambiente pericoloso e nocivo, reso tale dalla colpevole leggerezza dei vertici della Tepco. Tanto più che, ad aggravare la situazione, concorre anche l'acqua di raffreddamento radioattiva rilasciata a più riprese dalla centrale di Fukushima nell'ambiente circostante". La revoca del provvedimento di sgombero dalle aree contaminate, decisione che nel 2018 bloccherà i risarcimenti che la compagnia elettrica Tepco, gestore della centrale nucleare di Fukushima, è obbligata a corrispondere ai 50.000 evacuati, e che avrà l'effetto di far tornare i cittadini in zone con livelli di radiazioni altissimi.

Radiazioni. Le ultime rilevazioni parlano di 4,01 microSievert/ora. Sono 35 volte superiori rispetto alla massima dose annua fissata dalle Raccomandazioni della Commissione Internazionale per la Protezione Radiologica, secondo il fisico nucleare Stephan Robinson, direttore dei programmi acqua e disarmo di Green Cross Svizzera. Un dato allarmante, ma non basta. "Anche al di fuori di quest'area - continua Robinson - ad esempio a Koriyama, i parametri risultano fino a 20 volte più alti della soglia". Il rischio è dovuto anche agli alimenti contaminati.



Sicurezza nucleare. I reattori 3 e 4 di Takahama erano stati riaccesi a fine gennaio, ma il reattore 4 era già stato bloccato dopo tre giorni per un problema tecnico. In Giappone rimangono così al momento solamente due reattori in funzione. A due giorni dal quinto anniversario dell'incidente di Fukushima, la decisione della Corte distrettuale di Otsu di ordinare l'arresto dei reattori di Takahama, sottolinea la divergenza dei giudizi e nelle valutazioni sul tema della sicurezza nucleare in Giappone, non solo tra l'opinione pubblica, ma anche nei diversi organi dell'apparato statale. Malgrado l'introduzione di norme più rigorose da parte dell'Agenzia della Sicurezza Nucleare per la manutenzione e la gestione delle centrali, sponsorizzate dall'esecutivo di Shinzo Abe e definite "tra le più stringenti al mondo", il tribunale distrettuale della prefettura di Shiga è riuscito lì dove non avevano potuto le petizioni di migliaia di cittadini, aprendo un punto di rottura al tentativo del governo di un graduale riavvio delle 43 centrali del paese, tutt'ora dormienti. 

Progettazione. La Corte spiega la decisione con l'inadeguatezza delle misure di emergenza, e imprecisati difetti nella progettazione dell'impianto. In altre parole, gli standard che servirebbero a scongiurare un'altra tragedia come quella di Fukushima, non sono stati ancora raggiunti. A questo proposito l'ingegnere Paolo Ruffatti, che è stato capo officina nella costruzione della centrale di Caorso, a Piacenza, spiega che "l'impianto di estrazione degli incondensabili aveva una sola tubazione di grosso diametro per la raccolta/aspirazione: il reattore 4 è esploso a causa della quantità di idrogeno che è passata attraverso quel tubo unico".

Incidente. Un'onda di 14 metri ha invaso la centrale alle 15.35 dell'11 marzo 2011. Dei sei reattori solo i primi tre erano funzionanti in quel momento. Dei 12 generatori delle pompe di raffreddamento 11 sono andati fuori uso. E la centrale è andata in blackout. Le esplosioni che hanno polverizzato le gabbie esterne di contenimento del reattore 4 sono state causate dall'idrogeno: si era accumulato dal vapore caldo entrato in contatto con barre di combustibile nucleare surriscaldate. Queste barre erano ricoperte da un rivestimento in lega di zirconio, o "zircaloy", il materiale utilizzato in tutti i reattori raffreddati ad acqua, che costituiscono oltre il 90% dei reattori delle centrali nucleari.

Negligenza. Il governo giapponese ha rilasciato una serie di rassicurazioni, perché nel paese, ad alto rischio sismico, ci sono 18 centrali nucleari. Anche la Tepco, l'azienda che gestisce l'impianto, ha cercato di minimizzare l'incidente: ha dato informazioni imprecise e vaghe soprattutto nei primi giorni dell’emergenza, non dichiarando con precisione la quantità di radiazioni rilasciate e le informazioni sullo stato dei sistemi di raffreddamento di tutti i reattori e sul livello di sicurezza delle piscine di raffreddamento del combustibile irraggiato. E nel 2005 i vertici della società si erano dovuti dimettere per aver falsificato rapporti sulla sicurezza delle centrali per un periodo di oltre 15 anni. Il quotidiano "Asahi" ha riferito qualche giorno fa che tre ex dirigenti, l'ex presidente di Tepco Tsunehisa Katsumata e due ex vicepresidenti, Sakae Muto e Ichiro Takekuro, sono stati incriminati per negligenza professionale, per non aver adottato alcuna misura preventiva di sicurezza in vista eventi straordinari (ma non rari, visto che il Giappone letteralmente poggia su una faglia sismica) come il terremoto del 2011.



Rischi noti. "Le vulnerabilità in termini di sicurezza, inclusa la vulnerabilità a un'onda di tsunami alta 10 metri era ben nota e ribadita in un rapporto commissionato dalla Tepco del 2008", conferma il direttore esecutivo di Greenpeace, Giuseppe Onufrio, che aggiunge: "Le negligenze nel campo della sicurezza nucleare - sia nella costruzione che nella gestione - sono estremamente diffuse: dalle migliaia di crepe scoperte da poco nei reattori belgi di Doel e Thiange alla insufficiente dotazione di generatori di emergenza (scoperta con i recenti stress test: un solo generatore d'emergenza in centrali nucleari con 6 reattori come a Gravelines in Francia) e persino a Flamanville dove costruiscono l'Epr (il reattore nucleare europeo ad acqua pressurizzata) per il quale tempi e costi per il colosso dell'energia nucleare Edf si dilatano sempre più. In ogni caso, nessun reattore noto potrebbe evitare la fusione del nocciolo (la parte del reattore a fissione che contiene le componenti di combustibile) se, come a Fukushima, mancasse la corrente per giorni e giorni e il generatore d'emergenza fosse fuori uso. L'esplosione si poteva evitare, ma ciò non avrebbe evitato la fusione del nocciolo (e il rilascio di radioattività) che nel reattore 1 è avvenuta in meno di 12 ore, come del resto era noto dalle stime dell'Oak Ridge National Labs che aveva effettuato queste valutazioni già negli anni Ottanta.

Danni ambientali. Di tutte le tonnellate di acqua (400 tonnellate al giorno) stoccata e pompata dai tecnici della Tepco per tenere l'impianto al di sotto della temperatura "subcritica" di 100 gradi centigradi e impedire una fusione nucleare, non si sa quante decine siano state sversate in mare. E quante ancora oggi, secondo l'allora premier giapponese Naoto Kan, anche se la Tepco nega. L'acqua contaminata pompata dal sottosuolo e presente nei pozzi, infatti, sta fuoriuscendo spontaneamente verso l'oceano. Tepco  ha costruito una barriera sotterranea di contenimento che, pare, non funzioni. ll rapporto di Greenpeace dice che Fukushima avrà impatti ambientali per secoli e che il programma di decontaminazione del governo non ne ridurrà la portata. 
"Purtroppo, temo che Greenpeace abbia ragione",
 ha ribadito l'ex premier giapponese Naoto Kan.


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domenica 26 luglio 2015

Fukushima: la Situazione Oggi

Fukushima: la situazione oggi

A quattro anni dal disastro dell'11 marzo 2011, 
spieghiamo in dieci punti qual è la situazione oggi a Fukushima.





1. Noccioli fusi. La precisa ubicazione dei diversi noccioli fusi resta sconosciuta a TEPCO come a chiunque altro, ma è accertato che una buona parte si è fusa attraversando i vessel (contenitori d’acciaio a pressione) e scendendo nella parte bassa della struttura di contenimento. L'operazione di raffreddamento del combustibile fuso dovrà continuare ancora per molti anni.

2. Acqua contaminata. L’acqua utilizzata per il raffreddamento rappresenta la maggior parte dell'acqua contaminata immagazzinata nelle circa mille vasche d'acciaio montate sul sito dal 2011 ad oggi. A dicembre 2014, un totale di 320 mila tonnellate di acqua altamente contaminata era immagazzinata nei serbatoi. TEPCO sta utilizzando diverse tecnologie per rimuovere fino a 62 radionuclidi da quest'acqua, ma non l'isotopo radioattivo trizio che non si sa ancora come trattare. L’acqua già trattata ma contenente trizio ammontava lo scorso 8 febbraio a 297 mila tonnellate.

3. Il programma di TEPCO. Inizialmente TEPCO stimava di riuscire a completare il trattamento di tutte le acque altamente contaminate entro la fine di marzo 2015, ma questo piano è stato rivisto a gennaio, quando la società ha annunciato di aver completato "circa il 50 per cento" del lavoro. Un nuovo programma dovrà essere annunciato in questi giorni, con TEPCO che ora prevede di completare il trattamento delle acque entro il prossimo maggio. Allo stesso tempo, circa 300 tonnellate di acqua sono necessarie ogni giorno per raffreddare il nocciolo rimanente e il combustibile fuso nei tre reattori.

4. Acque sotterranee.  La stima ufficiale è che una quantità pari a circa 800 tonnellate di acqua scorra sul sito ogni giorno. Secondo una stima di TEPCO, 300/400 tonnellate di quest'acqua vengono contaminate. TEPCO afferma che la contaminazione delle acque sotterranee entrata nel sito è dovuto alla contaminazione della superficie che permea il terreno e raggiunge le falde acquifere, e che - 'teoricamente' - le acque sotterranee non vengono a contatto con l'acqua all'interno degli edifici del reattore; una teoria ancora non provata, che al momento resta solo sulla carta.

5. Un muro di lamiera. I tentativi di evitare questa contaminazione sono concentrati sulla costruzione di un tubo d'acciaio lungo 770 metri e di un muro di lamiera. La struttura in acciaio è situata ad una profondità di 30 metri, ovvero - secondo TEPCO - sotto il livello del suolo permeabile. Questa ipotesi è però messa in discussione dalle indagini geologiche sul sito, che mostrano come gli strati permeabili composti da arenaria e pomice siano ad una profondità di circa 200 metri rispetto alla superficie.

6. La costruzione di un muro di ghiaccio. TEPCO prevede di ridurre il volume delle acque sotterranee che entrano nel sito costruendo una parete di ghiaccio, con una circonferenza di 1,5 chilometri attorno alla centrale di Fukushima Daiichi. Per mettere in pratica questa soluzione, si dovrebbe forare il terreno per poter inserirvi 1.571 tubi di acciaio di 30 metri, da raffreddare a -30C°. L'obiettivo è quello di ridurre di due terzi l'acqua che fuoriesce nell'oceano. Il muro di ghiaccio dovrebbe restare in attività per 6 anni, fino a quando saranno sigillati i nuclei del reattore. Dubbi sull’efficacia di questa soluzione, e sulle conseguenze che questa porterebbe con sé, sono stati mossi anche da uno tra gli stessi consulenti internazionali di TEPCO e da un Commissario presso l'Autorità di regolamentazione nucleare giapponese (NRA).

7. Rimozione del combustibile esausto. Dopo il successo ottenuto con la rimozione del combustibile esausto e fresco dal reattore 4, la TEPCO vuole ora trasferire il combustibile ancora presente al reattore 3 o nella struttura comune dell’impianto oppure nella piscina del reattore 6 nel corso del 2015. A differenza però del trasferimento effettuato dal reattore 4, l’operazione dovrà essere svolta da remoto a causa dell’elevato livello di radiazioni nell’edificio che rende impossibile per degli esseri umani lavorare in un ambiente così contaminato. A complicare ulteriormente le cose, la presenza di macerie nel sito del reattore 3.

8. Decontaminazione. Dal monitoraggio della radioattività svolto da Greenpeace risulta che il  59% dei campioni presi in aree ufficialmente “decontaminate” era ancora oltre la soglia, con i livelli più alti rilevati lontano dalle strade. Il lavoro di decontaminazione è servito in sostanza solamente a “spostare” il problema, ma non a liberarsene. Attualmente 120 mila persone non hanno ancora fatto ritorno nelle loro case e il processo di decontaminazione sembra non conoscere fine. Le colline, le montagne e le foreste della Prefettura di Fukushima sono fortemente contaminate. Il risultato è che il materiale radioattivo viene dilavato attraverso i corsi d’acqua e raggiunge anche aree precedentemente decontaminate, ricontaminandole.

9. Rifiuti nucleari. Il processo di decontaminazione sta generando elevate quantità di rifiuti radioattivi stoccati in 54 mila siti temporanei in tutta la Prefettura di Fukushima. Le stime ufficiali sulle quantità di rifiuti che verranno prodotti dalle operazioni di decontaminazione parlano di 15-28 milioni di metri cubi di rifiuti nucleari. L’area contaminata al di sopra di 1mSv è di duemila chilometri quadri.  Se venisse decontaminata genererebbe circa 100 milioni di tonnellate di rifiuti. In realtà questo non è possibile e quindi in futuro avremo una costante ricontaminazione di città e paesi dovuta all’impossibilità di decontaminare le montagne forestate e i fiumi.

10. I costi.  I costi delle operazioni di decontaminazione sono stimati in 170 miliardi di dollari. L’istituto privato di ricerca JCER (Japan Centre for Economic Research) stima i costi totali del disastro, la compensazione e il decommissioning dei sei reattori di Fukushima in 520/650 miliardi di dollari.

da : http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/news/Fukushima-la-situazione-a-4-anni-dal-disastro-in-10-punti--/




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lunedì 1 aprile 2013

Incidente in centrale nucleare in Usa


Incidente in centrale nucleare in Usa: 1 morto 

L'incidente verificatosi nella centrale nucleare di Russellville in Arkansas per ora ha causato un morto e tre feriti. Lo ha reso noto la societa' proprietaria dell'impianto, la Entergy, rassicurando che non si e' verificata alcuna fuga radioattiva perche' l'evento non ha interessato nessuno dei due reattori o zone in contatto con possibili fonti di radiazioni. La vittima, infatti, e' rimasta schiacciata da un grande generatore mentre quest'ultimo veniva spostato fuori dalla sala delle turbine. Il reattore numero 1 era gia 'spento', perche' in corso di rifornimento delle barre di combustibile, mentre il numero due si e' arrestato automaticamente . 

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giovedì 18 ottobre 2012

ENERGIAINFINITA: Fukushima: Il disastro nucleare si poteva evitare

Il disastro nucleare si poteva evitare



La rivelazione dopo il pressing del comitato incaricato di monitorare da vicino la 'riforma' della società proprietaria della centrale. Che ha dichiarato: "Sapevamo dei rischi dal 2002, ma non ci siamo preparati in anticipo per timore di creare ansie e dubbi nel Paese e per cercare di risparmiare".
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ENERGIAINFINITA: Fukushima: Il disastro nucleare si poteva evitare: La rivelazione dopo il pressing del comitato incaricato di monitorare da vicino la 'riforma' della società proprietaria della centrale...

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giovedì 6 settembre 2012

Francia, incidente in centrale nucleare Fessenheim


Francia, incidente in centrale nucleare Fessenheim

Allarme scattato per fuoriuscita di vapori tossici. La centrale è la più vecchia di quelle francesi e dovrebbe chiudere nel 2017


Una fuoriuscita di vapori tossici ha fatto scattare l'allarme nella centrale nucleare francese di Fessenheim in Alsazia, vicino al confine tedesco e alla città svizzera di Basilea.
Il sito della Radiotelevisone Svizzera rsi.ch riferisce che il vapore - di natura chimica - si è sprigionato nel pomeriggio, poco prima delle 16.00, causando problemi di intossicazione e alcuni feriti non gravi. "Si tratta della fuoriuscita di vapore d'acqua ossigenata, provocata dall'iniezione di perossido d'idrogeno in una vasca, dove l'elemento ha reagito in questo modo al contatto con l'acqua", fanno sapere i pomperi impegnati nell'area.
Nel pomeriggio il gigante dell'energia francese EDF, che controlla l'impianto, ha confermato l'incidente e i feriti, annunciando che il problema è stato risolto. I feriti si sarebbero bruciati le mani attraverso i guanti. E' scattata però la polemica politica: l'impianto di Fessenheim è la più vecchia centrale atomica francese e, come promesso dal presidente François Hollande agli ecologisti, dovrebbe chiudere i battenti nel 2017.

esteri

leggi anche http://cipiri6.blogspot.it/2011/06/130-incidenti-nucleari-negli-ultimi-50.html

130 INCIDENTI NUCLEARI NEGLI ULTIMI 50 ANNI




130 INCIDENTI NUCLEARI NEGLI ULTIMI 50 ANNI:

 I NUMERI DI CUI NESSUNO PARLA



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mercoledì 5 settembre 2012

Il Giappone rinuncerà al nucleare


Il Giappone rinuncerà al nucleare. Ma le scorie saranno seppellite

Una scelta sconsigliata dagli scienziati, ma giustificata dal governo come un modo per scoraggiare ulteriormente l'espansione atomica nipponica. Il graduale abbandono dell'energia atomica porta Tokyo a non volere “riciclare” parte delle sue 14mila tonnellate di combustibile esaurito, sotterrandole invece da qualche parte. Anche se non si sa ancora dove.

Il problema delle scorie radioattive è il peggior grattacapo per le nazioni nuclearizzate. In Giappone, però, il Ministero dell’Industria ha scoperto l’uovo di Colombo: non serve riprocessarle, basta seppellirle. Una scelta sconsigliata dagli scienziati, ma giustificata dal governo come un modo per scoraggiare ulteriormente l’espansione atomica nipponica. L’abbandono graduale del nucleare in Giappone, insomma, porta Tokyo a non volere “riciclare” parte delle sue 14mila tonnellate di combustibile esaurito, sotterrandole invece da qualche parte. Anche se non si sa ancora dove. Perché continuare a riciclare il combustibile nucleare, dicono i giapponesi, se il Paese ha già deciso di abbandonare gradualmente la sua dipendenza dall’energia atomica? Problemino: la legislazione nipponica non prevede il seppellimento di scorie non riprocessate.
Una questione che sta portando i ministeri dell’Industria, dell’Economia e del Commercio a presentare un disegno di legge che consenta lo smaltimento diretto dei residui nucleari esauriti. Anche se le scorie, in realtà, si possono solo “gestire”. Dopo avere sfruttato il combustibile nucleare per produrre elettricità, generalmente lo si manda al riprocessamento, procedura che permette di separarlo nelle sue principali componenti, recuperando così nuovo combustibile fissile e riducendo il volume (ma non la radioattività) del materiale di scarto. Alcuni Paesi, come gli Usa, sono contrari a questa pratica, utilizzata in origine per recuperare plutonio destinato alle armi atomiche, proprio per timore della proliferazione nucleare. Ma dà adito a molti dubbi dal punto di vista ambientale. Uno su tutti, la collocazione di queste grandi quantità di rifiuti altamente radioattivi. Soprattutto in Giappone, un Paese dall’elevata densità di popolazione, e ancora sconvolto da un’emergenza nucleare ben lungi dall’essere risolta.
Le migliaia di tonnellate di scorie atomiche giapponesi, secondo i piani dei Ministeri, verranno spedite all’impianto di riprocessamento di Rokkasho, nella prefettura di Aomori, dove si seppelliranno ed accumuleranno sia gli scarti ad alta che a bassa radioattività provenienti dalle centrali. Prima, però, bisognerà fare in modo di rendere operativa questa struttura: costata finora oltre 20 miliardi di dollari (il triplo della cifra prevista in origine), è dal 1993 che colleziona errori e rinvii, tanto che la sua piena operatività è ancora in forse, e rischia di infilare la nuova politica energetica di Tokyo in un vicolo cieco.
Dove piazzare le scorie radioattive, insomma, resta l’enigma più difficile da risolvere. Non solo in Giappone, e non solo per una questione di sindrome Nimby (“Non nel mio cortile”), ma anche perché non esistono al mondo risposte al problema del confinamento sottoterra delle scorie radioattive. Persino il Massachusetts Institute of Technology (MIT), in uno studio pubblicato due anni fa (vedi allegato pdf), ha ammesso l’assenza di un sistema efficiente e definitivo per il loro smaltimento, indicando come unica soluzione logica (per una questione sia di costi che di sicurezza) il loro mantenimento in superficie. Almeno fino al momento in cui, come promette da decenni, l’industria nucleare troverà una soluzione plausibile.
Se per gli scienziati del MIT è meglio tenere le scorie in superficie, accumulandole nei cortili degli impianti nucleari. Perché il Giappone si vuole muovere così in fretta verso il deposito geologico? Forse perché anche questa soluzione potrebbe non bastare a gestire una situazione quasi fuori controllo. Gli spazi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi nel Paese del sol levante, infatti, raggiungeranno il limite delle loro capacità entro i prossimi quattro anni. Un tempo brevissimo, che potrebbe addirittura accorciarsi se, come recentemente deciso dal governo, i reattori nipponici continueranno o ricominceranno a funzionare.
 
di Andrea Bertaglio  http://www.ilfattoquotidiano.it/

https://www.facebook.com/AmbienteVeleni
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martedì 17 luglio 2012

Tokyo, manifestazione contro energia nucleare

 

Giappone/ Tokyo, manifestazione contro energia nucleare

Oltre 170mila persone chiedono chiusura definitiva centrali


Tokyo, 16 lug. Decine di migliaia di persone si sono
radunate a Tokyo per chiedere la chiusura definitiva delle
centrali nucleari, sedici mesi dopo la catastrofe di Fukushima.

Secondo gli organizzatori oltre 170mila persone - giunte da tutto
il Paese - si sono radunate nel parco di Yoyogi, mentre la
polizia della capitale giapponese non ha al momento fornito
alcuna stima dei partecipanti.

Dopo la formale radiazione dal servizio di quattro reattori di
Fukushima il parco nucleare giapponese è sceso da 54 reattori a
50, dei quali solamente uno è attualmente in servizio, quello di
Tomari. Le compagnie elettriche giapponesi stanno però facendo
pressioni sul governo di Tokyo perché vengano fatti ripartire i
reattori nucleari, sottolineando il rischio di una insufficiente
fornitura di energia rispetto alla domanda nel periodo estivo.

L'autorizzazione dei comuni competenti per territorio è una delle
condizioni necessarie per la riattivazione degli impianti, che
potrà essere effettuata solo dopo dei test di resistenza e
sicurezza.

(fonte Afp)

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giovedì 21 giugno 2012

Sayonara Gempatsu contro il nucleare in Giappone

 

“Addio nucleare”, in Giappone 8 milioni di firme contro la riattivazione delle centrali

Una petizione popolare, sostenuta anche dal Nobel per la letteratura Ōe Kenzaburō, chiede al governo nipponico di fare marcia indietro sulla decisione di tornare all'energia atomica per salvaguardare il tenore di vita della popolazione. Due mesi fa tutti i reattori erano stati spenti in seguito al disastro di Fukushima dell'anno scorso



“Sayonara Gempatsu”, addio nucleare. Questo il nome del movimento civico che a partire dalla crisi di Fukushima ha promosso una petizione popolare contro il nucleare in Giappone. Le firme raccolte sono già 8 milioni, non manca all’obiettivo finale: 10 milioni di firme da presentare al primo ministro Noda e al governatore di Fukui, nel centro del Paese. Qui si trova la centrale nucleare di Ōi, la prima ad essere riattivata a poco più di due mesi dal “gempatsu zero”, lo spegnimento di tutte le centrali nucleari del Paese deciso un anno dopo lo tsunami.
Tre sono le richieste fondamentali: completo smantellamento delle centrali attualmente spente e interruzione di ogni progetto per la costruzione di nuove centrali; interruzione e divieto dell’attività della centrale nucleare di Monju (centrale nucleare cosiddetta “autofertilizzante veloce”, situata sempre nella prefettura di Fukui e capace di raggiungere alti livelli di efficienza producendo più combustibile di quanto ne consuma) e di tutti gli impianti di trattamento del plutonio; investimenti in energie naturali, rinnovabili e sostenibili.
Principale promotore dell’iniziativa è lo scrittore Ōe Kenzaburō: “Dall’incidente di Fukushima abbiamo capito che non si può convivere con il nucleare”, ha dichiarato alla stampa lo scorso 15 giugno l’autore premio Nobel per la letteratura nel 1994. Poco prima, insieme agli altri promotori dell’iniziativa “Sayonara Gempatsu”, l’autore di Insegnaci a superare la nostra pazzia e Note su Hiroshima aveva consegnato al capo di gabinetto della presidenza del consiglio Fujimura Osamu 6 milioni 450mila firme raccolte per dire “no” al nucleare. “Credo che un’inversione di marcia verso la sicurezza sia l’unica strada perché il genere umano continui a esistere”, ha proseguito Ōe. “È responsabilità di noi adulti opporci alla riattivazione della centrale di Ōi. È per il futuro dei nostri figli”.
Per il prossimo 16 luglio è stata indetta una grande manifestazione anti-nucleare nel parco di Yoyogi a Tokyo. I dettagli sono ancora in via di definizione, ma molto è già stato programmato: tre saranno i cortei che sfileranno nelle strade di Tokyo e sei i palchi da cui interverranno i promotori della petizione tra musica dal vivo e dibattiti. Il tutto per ricordare alla politica che, come si legge nell’appello pubblicato sul sito internet sayonara-nukes.org, “più dell’80% dei giapponesi non vuole più il nucleare”.
Oltre a economisti, giornalisti e intellettuali del calibro di Ōe, anche l’ex premier Kan Naoto ha deciso di supportare l’attività di “Sayonara Gempatsu”. Dal suo blog personale, Kan, dimessosi nell’agosto del 2011, fa pesare le proprie posizioni – già espresse negli ultimi giorni del suo incarico – a favore di una svolta nelle politiche energetiche del suo Paese. Ma, soprattutto, contro un nucleare che ha segnato per sempre la sua stessa carriera politica.
Lo scorso 12 giugno Kan ha risposto sul suo blog al giudizio della speciale commissione parlamentare di indagine sull’incidente di Fukushima. Secondo la commissione, la gestione della crisi da parte dell’ex primo ministro e del suo esecutivo sarebbe stata “confusionaria”. “Non avrebbe potuto essere altrimenti”, ha ribattuto Kan. “ Cosa sarebbe successo se, nell’inefficienza organizzativa della NISA (Agenzia nazionale per la sicurezza nucleare), centro di risposta a crisi nucleari, non si fosse mosso il governo?”, ha aggiunto a sua difesa l’ex segretario del partito di governo.
Quale che fosse lo scenario apocalittico a cui faceva riferimento Kan, ai suoi compagni di partito ed ex colleghi il messaggio non sembra essere pervenuto. L’8 giugno scorso, infatti, il premier giapponese Noda in un discorso televisivo ha sostenuto la necessità di tornare in fretta al nucleare per salvaguardare il “tenore di vita” di milioni di giapponesi. Poco meno di una settimana dopo l’annuncio televisivo di Noda e appena prima che Ōe consegnasse le firme a Fujimura, la decisione era già stata presa. Il Giappone ritornerà al nucleare: entro il 24 luglio – o al massimo entro il 2 agosto, secondo quanto riportato il 16 giugno scorso dal Mainichi Shimbun, il principale quotidiano nipponico – il terzo e quarto reattore della centrale di Ōi saranno riattivati.
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/19/addio-nucleare-in-giappone-raccolte-8-milioni-di-firme-contro-riattivazione-delle/267992/



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venerdì 13 aprile 2012

BLOG DI CIPIRI: NUCLEARE, UNA GRANA SERIA PER ISRAELE



 Gerusalemme, 12 aprile 2012, Nena News  (nella foto la centrale atomica israeliana di Dimona) – Jaakko Laajava.

TRATTATO DI NON PROLIFERAZIONE NUCLEARE, UNA GRANA SERIA PER ISRAELE

Dal caso Gunter Grass alla conferenza di Helsinki. Con la visita segreta di un rappresentante del governo finlandese torna la questione dell'arsenale atomico che infiamma l'area .....continua

BLOG DI CIPIRI: NUCLEARE, UNA GRANA SERIA PER ISRAELE:  Gerusalemme, 12 aprile 2012, Nena News  (nella foto la centrale atomica israeliana di Dimona) – Jaakko Laajava. TRATTATO DI NON PRO...

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lunedì 12 settembre 2011

ENERGIAINFINITA: Decontaminazione nucleare

Decontaminazione nucleare



Decontaminazione nucleare

L’Arte è trasmissione delle emozioni. Tutte: anche di paura, ossessione e paranoia. L’installazione presentata nella galleria ha l’emblematico titolo Radioactive Control


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venerdì 17 giugno 2011

Dal nucleare alle rinnovabili


Dal nucleare alle rinnovabili, ma senza avidità

Dopo aver detto addio al nucleare, come si prospetta lo scenario energetico italiano? È facile ipotizzare che verranno notevolmente promosse le fonti rinnovabili. Eppure “anche un'energia intelligente come il fotovoltaico in questo paese può diventare estremamente 'stupida' se gestita con la consueta avidità predatoria”. Vediamo perché.


rinnovabili
Dopo aver detto addio al nucleare, come si prospetta lo scenario energetico italiano?
Ora che cominciamo a uscire dalla grande euforia per la solenne vittoria democratica conseguita nei quattro referendum, bisogna iniziare a riflettere sulle conseguenze del voto.
A poche ore dall’esito del voto, anzi ad urne ancora aperte, quando si profilava il raggiungimento del quorum, le piazze d’affari italiane già cominciavano a riversare capitali sulle aziende di Green economy quotate in borsa.
La banda dei furbetti, che aveva pensato di arricchirsi sulle commesse del nucleare, fiutava il vento e cominciava a spostare la sua attenzione sulle rinnovabili. Le energie rinnovabili, lo abbiamo visto già, possono infliggere gravi danni all’ambiente, al paesaggio ed all’agricoltura.
Enormi distese di silicio, comparse un po' ovunque sui migliori terreni di pianura, stanno a testimoniare che anche un'energia intelligente come il fotovoltaico in questo paese può diventare estremamente 'stupida' se gestita con la consueta avidità predatoria.
Il cibo è la prima fonte di energia rinnovabile, ed in questo paese non se ne produce in quantità sufficiente al fabbisogno nazionale (ne importiamo il 67%). Questa semplice considerazione dovrebbe consigliare l’istallazione del FV sui tetti ed i lastrici solari che in Italia coprono quasi 30.000 Km2 (ne basterebbe un quinto per soddisfare tutto il fabbisogno elettrico diurno)
fotovoltaico pannelli
'Anche un'energia intelligente come il fotovoltaico in questo paese può diventare estremamente 'stupida''
Le rinnovabili come il solare termico e fotovoltaico ed anche il mini eolico e la micro-cogenerazione danno il meglio di sé nella produzione per auto consumo - la 'filiera corta' infatti evita la perdita del trasporto, che in Italia dissipa quasi un decimo dell'energia elettrica prodotta – e inoltre rappresentano una conquista democratica, perché riducono la dipendenza delle famiglie dai monopolisti dell'energia, abbattono i costi in bolletta ed introducono un circuito virtuoso per cui le aliquote pagate dai cittadini consumatori finiscono nelle tasche di cittadini produttori/consumatori.
Il quarto conto energia del ministro Romano, appena varato, aveva molto raffreddato l'euforia consumista (di suolo) che impazzava nello scorso anno, ma i mandanti di questo provvedimento non erano gli ambientalisti, ma i padroni di industrie energivore, preoccupati dall'aumento delle bollette elettriche, ed il ministro si era limitato ad introdurre una rapida ed indiscriminata diminuzione delle aliquote.
Ora è facile immaginare che tale provvedimento sarà cassato e le aliquote torneranno alte. Bisognerà essere pronti a dare battaglia perché il differenziale tra il fotovoltaico integrato ai fabbricati e quello in terra agricola, venga fortemente divaricato, anzi, per la verità bisognerebbe dare battaglia affinché, come ha fatto la Merkel in luglio dello scorso anno in Germania, venga rimosso qualsiasi incentivo sul fotovoltaico in terra agricola.

di Andrea Marciani


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