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mercoledì 16 novembre 2016

COP22 Accordo Globale sul Clima

Governi mondiali: salvate l’accordo di Parigi

Tra 67 giorni Trump diventerà Presidente e potrà iniziare la sua guerra contro l’accordo globale sul 
clima. Ma prima che distrugga tutto quello per cui abbiamo lottato, questa settimana possiamo 
convincere i governi ad accordarsi su un piano concreto per una transizione verso le energie pulite. 
Germania, Cina, India, Brasile e anche l’Italia, assieme ai paesi più a rischio per il cambiamento 
climatico, stanno partecipando ad un vertice per definire nei dettagli il loro impegno per il clima: se 
interveniamo ora in massa possiamo spingerli a mettere al sicuro il piano per il 100% di energie pulite, usare la loro influenza per farlo rispettare anche agli USA, e affrettarsi a spingere l’economia mondiale verso soluzioni sostenibili, un processo che Trump non potrà fermare. 

È possibile ottenere una nuova presa di posizione inequivocabile sulla lotta ai cambiamenti climatici, 
anche a prescindere da quello che farà Trump. Rendiamo questo appello enorme, per dimostrare che 
combatteremo fino alla fine per tutto ciò che amiamo -- lo consegneremo direttamente ai governi. 


Donald Trump pensa che il cambiamento climatico sia una bufala, ha deriso l’accordo di Parigi, e una delle prime cose che ha fatto è stato scegliere un negazionista del clima legato alle multinazionali del 
petrolio come consigliere sull’ambiente! 

Ma Parigi è già entrato in vigore. Le nazioni più vulnerabili ai cambiamenti del clima stanno guidando la carica per farlo rispettare e ieri la Germania ha annunciato un piano molto deciso di tagli radicali alle emissioni. Soprattutto, la Cina c’è. Ha capito i benefici della chiusura delle vecchie centrali a carbone e sta battendo ogni record nel campo delle rinnovabili. 

Quando prenderà il potere, Trump potrebbe far uscire gli USA dalla convenzione sul clima dell’ONU. Ed essendo il Paese più inquinante al mondo, questo avrà un enorme impatto su tutti noi. Ma farlo sarà un incubo burocratico per lui, potrebbe metterci anni. Per questo dobbiamo far sì che il resto del mondo acceleri, anche se lui farà rallentare gli Stati Uniti.

Insomma, non possiamo permettere che questo miliardario ignorante blocchi l’unica strada possibile per salvare il pianeta. Dobbiamo puntare tutto per far restare il mondo intero su quella strada.


L’accordo storico di Parigi l’abbiamo reso possibile tutti assieme. Abbiamo marciato, donato, firmato, e obbligato il mondo ad ascoltare. Abbiamo spinto buoni leader a diventare campioni del clima e abbiamo complicato la vita a chiunque volesse fermare il progresso. 
Parigi è sempre stato un punto di partenza. 
Abbiamo ancora tanto da fare per salvare tutto ciò che amiamo. Ma se si blocca ora, perderemo la 
migliore speranza di cooperazione internazionale sul clima. Dobbiamo agire questa settimana.
Tra 67 giorni Trump diventerà Presidente e potrà dichiarare guerra agli accordi sul clima. Ora che i 
governi sono al vertice annuale sul clima, possiamo farli accelerare verso il 100% di energie pulite 
prima che Trump distrugga tutto quello per cui abbiamo lottato. 



Ai governi di tutto il mondo:
Noi tutti, cittadini globali, profondamente preoccupati dalla possibilità che Donald Trump faccia uscire gli USA dagli accordi sul clima di Parigi, ci appelliamo a tutti voi affinché acceleriate i vostri piani per portare a 0 le emissioni, verso il 100% di energia pulita, e per sostenere economicamente i paesi più vulnerabili, a prescindere dalla direzione che il nuovo presidente USA prenderà. Vi chiediamo anche di mandare a Trump un messaggio forte per fargli capire che l’accordo di Parigi è anche nell’interesse dell’economia e della sicurezza statunitensi, e che il mondo continuerà su questa strada anche se gli USA rallenteranno. 
La vostra leadership è oggi più cruciale che mai per evitare un disastro climatico.

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martedì 7 gennaio 2014

Fukushima : Usa e Giappone Preparano l'Emergenza


Fukushima esploderà? 

Usa e Giappone preparano l'emergenza

nella foto - Il rogo del reattore quattro della centrale nucleare di Fukushima causato da un terremoto e da un successivo tsunami.

Governi ordinano milioni di dosi di iodio per contrastare disastro nucleare. Se due barre d'uranio si toccano durante il trasferimento si rischia il disastro planetario.

Quattordici milioni di dosi di ioduro di potassio da consegnare entro, e non oltre, il primo febbraio. L'ordinazione è stata fatta alle case farmaceutiche dal ministero della Salute statunitense. Secondo quanto pubblicato dallo "Japan Times", anche l'omologo ministero nipponico ha fatto una «grossa ordinazione di dosi». Secondo il "San José Mercury News", «molti produttori già stanno accumulando iodio greggio e lo trattano come una forma di investimento, con la consapevolezza che il fenomeno di Fukushima può benissimo scoppiare nei prossimi mesi». Lo iodio è l'unica sostanza in grado di limitare l'inquinamento da radiazioni. Va ingerito in caso di contaminazione. E le autorità giapponesi, come quelle statunitensi, sono convinte che la centrale nucleare di Fukushima stia per esplodere. A breve, per di più. «In questo modo, ora ci si può preparare, nel più assoluto riserbo, per una futura fissione nucleare degli impianti di Fukushima», ha dichiarato l'ambientalista canadese David Suzuki.

Ha riassunto bene la situazione il professor Charles Perrow, dell'università di Yale: «C'è concreto pericolo che le barre di combustibile esausto, che si trovano nella parte superiore della centrale nucleare numero quattro, si spacchino sia per una tempesta o per un terremoto, ma anche in un tentativo fallito di rimuovere con attenzione ciascuna delle 1.535 barre, per metterle al sicuro immagazzinandole nella piscina a cinquanta metri di distanza. Le condizioni della piscina dell'impianto numero quattro, che si trova a cento metri da terra, sono pericolose e, se due qualsiasi delle barre dovessero toccarsi, potrebbero causare reazioni nucleari incontrollabili. La radiazione che possono emettere tutte queste barre, se non mantenute sempre fredde e separate, richiederebbero l'evacuazione delle zone circostanti, compresa Tokyo. Proprio per l'emanazione di questa radiazione, 6.375 barre che sono conservate nella piscina non hanno potuto essere raffreddate in continuazione. Se per questo motivo si realizzasse una fissione nucleare, tutta l'umanità sarebbe minacciata per migliaia di anni».

Suzuki: «Fukushima è stata solo un terremoto devastante per il Giappone ma che con la eventuale ricaduta delle sue radiazioni potrà distruggere anche altre nazioni. Se il quarto impianto dovesse essere soggetto ad un terremoto, e quella zona è molto esposta, dovremmo non solo dire bye bye al Giappone, ma tutti gli abitanti della costa occidentale del Nord America dovrebbero evacuare».

Aggiunge Perrow, in riferimento ai quattordici milioni di dosi di iodio ordinate dal governo Usa: «Va da sé intendere, per le esperienze del passato, che quando ci si trova di fronte a un mega acquisto pubblico, del quale non si vede nessuna vera urgenza e nessun pericolo, ci si sta preparando a qualcosa di eccezionale».

di Franco Fracassi

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lunedì 1 aprile 2013

Incidente in centrale nucleare in Usa


Incidente in centrale nucleare in Usa: 1 morto 

L'incidente verificatosi nella centrale nucleare di Russellville in Arkansas per ora ha causato un morto e tre feriti. Lo ha reso noto la societa' proprietaria dell'impianto, la Entergy, rassicurando che non si e' verificata alcuna fuga radioattiva perche' l'evento non ha interessato nessuno dei due reattori o zone in contatto con possibili fonti di radiazioni. La vittima, infatti, e' rimasta schiacciata da un grande generatore mentre quest'ultimo veniva spostato fuori dalla sala delle turbine. Il reattore numero 1 era gia 'spento', perche' in corso di rifornimento delle barre di combustibile, mentre il numero due si e' arrestato automaticamente . 

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martedì 9 ottobre 2012

Usa: parte anche Occupy farms

 

Usa: parte anche Occupy farms


Non c’è mai stata una rivoluzione senza una riforma agraria; è questo il principio su cui si poggia Occupy Farms (Of), nato sull’onda lunga newyorkese delle tende di Occupy Wall Street (…). Of nasce alla fine del 2011 come azione collettiva di servizio, quando i contadini del New England hanno cominciato a fornire agli occupanti di Wall Street cibo e sostegno; si è creato qualcosa che va oltre slowfood, oltre l’agricoltura biologica a chilometri zero, oltre le vacanze in campagna e oltre la sagra di paese, qualcosa che ha unito tutto questo e che oggi produce reddito e sosteniblità.
Of è una relazione dunque, una relazione tra chi occupa il suolo pubblico delle città e chi occupa la terra per lavorarla, per renderla viva; non stiamo parlando di contadini con zappa e vanga, o almeno non solo: parliamo di persone schiacciate nella loro attività dall’economia di mercato e dalla grande distribuzione, ma che grazie ad Of hanno dimostrato che lavorando la terra si può non solo sopravvivere, ma anche prosperare al di fuori dell’attuale sistema socio-economico: nessun sistema alimentare può sopravvivere se il profitto è prioritario alle necessità umane.
La ricerca di un mondo abbondante e sostenibile (…) la priorità non è più il desiderio ma la necessità delle persone. «Apprezziamo più l’acqua, la terra e l’aria più delle banconote della Federal Reserve – spiegano sul sito web di Occupy Farms – trasparenza, cooperazione, sostenibilità e reddito (non profitto) i valori fondanti.. Il nostro obiettivo è generare reddito e flussi economici per le comunità locali che ci circondano; chiediamo un clima positivo di uguaglianza, accettazione e convivenza civile tra tutte le persone….».

La formazione delle comunità locali sull’agricoltura sostenibile, che contribuisce a stabilire chiaramente la sovranità alimentare della comunità stessa, sono alla base delle occupazione delle fattorie, azioni che vogliono dichiaratamente creare gruppi di lavoro in fattoria e non occupazioni fini a se stesse.
L’iniziativa è esplosa come una bomba ad orologeria, dalla costa est degli Stati uniti si è propagata lungo la linea atlantica per sbucare addirittura dall’altra parte, in California (l’esempio di Occupy Farms più importante): il 22 aprile duecento attivisti hanno occupando il tratto di Gil, un appezzamento agricolo ad Albany in uso dall’Università della California Berkeley come laboratorio a cielo aperto; quello che sarebbe dovuto essere, nelle intenzioni dell’Università e di diverse Ong e attivisti, un punto di riferimento per l’agricoltura sostenibile, è diventato tuttavia il chiaro esempio dello sviluppo esclusivamente commerciale del suolo pubblico.
Compostaggio dei rifiuti, riciclo e riuso, colture locali, sfruttamento delle risorse naturali e cooperazione, l’occupazione è stata tuttavia osteggiata dall’Università stessa che ha visto in pericolo i finanziamenti per la ricerca.
Of tuttavia non è un banale movimento pirata che colpisce, lavora e scompare, ma un movimento che intende riavvicinare l’uomo alla natura, rendendo i concetti di sovranità alimentare e sostenibilità agricola e rifiutando l’attuale modello, che sfrutta intensamente le colture perseguendo la logica del profitto più feudale possibile (fonte Ecoblog.it).


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domenica 19 agosto 2012

Dieci eventi nucleari in 10 giorni



Le ultime ore sono state decisamente movimentate sul fronte nucleare, dal momento che sono stati registrati ben 10 eventi in altrettanti giorni. Di seguito ne riportiamo uno stralcio con relativa località e data. Il primo evento si è verificato in Belgio, nella centrale di Doel, l’8 Agosto 2012. Il reattore numero 3 è stato chiuso con il sospetto che uno dei suoi componenti si fosse rotto. “Abbiamo riscontrato delle anomalie”, ha riferito Karina De Beule, portavoce del ACFN, l’agenzia federale per il controllo del nucleare. Il rettore verrà tenuto fermo almeno sino alla fine del mese di Agosto, ma è possibile che possa essere chiuso definitivamente. La centrale si trova nell’area più densamente popolata di tutte le centrali nucleari europee, dove risiedono ben 9 milioni di abitanti in un raggio di 75 chilometri. La costruzione di questo impianto cominciò nel 1969 e fu avviato nel 1975.

Il secondo evento si è verificato il 12 Agosto nel sud del Maryland, negli Stati Uniti d’America. Gli operatori della centrale di Calvert Cliffs hanno chiuso uno dei due reattori perché un’asta di comando è scesa inaspettatamente nel nocciolo del reattore, causando una riduzione della produzione di energia elettrica, come dichiarato da un portavoce.  L’unità 793-MW è stata chiusa dopo una perdita. Dal mese di Luglio, l’NRC ha tenuto sotto controllo un graduale aumento di perdite non identificate presso il reattore e ha chiesto garanzie di sicurezza.

Nello stesso giorno si sono verificati altri due incidenti: nel Connecticut e nel Michigan. La prima centrale è stata chiusa dal momento che l’acqua di mare utilizzata per raffreddare l’impianto si è rivelata troppo calda. La seconda è stata chiusa a causa di una perdita di liquido dalle barre di controllo. Quest’ultimo caso è stato probabilmente già risolto, ma gli enti preposti hanno richiamato tre ispettori per verificare direttamente sul posto la situazione. Dopo soli due giorni, il 14 Agosto 2012, è stata la volta del Minnesota, dove uno dei due generatori nucleari della centrale di Prairie Island è stato chiuso perché ha subìto perdite di gas di scarico. In questo caso saranno necessari ulteriori verifiche. Sempre il 14 Agosto l’impianto nucleare di Monticello, nel Minnesota, già funzionante soltanto al 10% della reale capacità, è stato completamente chiuso a causa della perdita registrata in un tubo all’interno della struttura di contenimento in cemento.

Intorno alle 14:58 locali del 16 Agosto 2012, una parte del sistema computerizzato di una centrale del Michigan ha determinato la perdita di circa il 60% dei dati relativi alla sicurezza del sistema di visualizzazione dei parametri, determinandone la conseguente chiusura. Lo stesso giorno, in Giappone, l’edificio numero 4 della turbina del reattore di Fukushima ha perso dell’acqua altamente radioattiva. A scoprirlo è stata la Tokyo Electric Power Co., la quale ritiene che l’acqua sarebbe fuoriuscita da un tubo posto nel seminterrato dell’edificio. Torniamo in Belgio, dove il 16 Agosto 2012, il reattore nucleare da 1008 megawatt della centrale di Tihange è stato bloccato per problemi ancora irrisolti, anche se Willy De Roovere, capo dell’agenzia, ha affermato che non sussiste alcun pericolo per la popolazione locale e per l’ambiente circostante. Infine, per concludere questa carrellata di eventi, nella giornata di oggi, 18 Agosto 2012, i Vigili del Fuoco hanno dovuto domare un importante incendio verificatosi alla centrale nucleare di East Lothian, nel Regno Unito. I gestori, facenti parte della società francese EDF Energy,  hanno più volte affermato la non pericolosità per la popolazione, anche se si sono vissuti momenti di paura a causa delle fiamme.


  di Renato Sansone

 http://www.meteoweb.eu/2012/08/dieci-eventi-nucleari-in-10-giorni-vari-incidenti-tra-usa-europa-e-giappone/148547/

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venerdì 6 luglio 2012

bambini siciliani e le radiazioni Usa


bambini siciliani muoiono a causa delle radiazioni Usa



 Non si sa che effetto avrà sul sistema immunitario dei siciliani di Lentini la radioattività delle scorie nucleari nascoste dagli americani nel suolo» si legge in un passaggio del libro scritto dal professor J.W. Gofman, Radiation and Human Health (Sierra Club Books, San Francisco).
Dove sono stati occultati i rifiuti della vicina base militare Usa di Sigonella, durante gli anni in cui venne scritto quel saggio? Forse, in qualcuna delle 27 cave dismesse – etichettate “apri e chiudi” – del comprensorio locale. Gli investigatori della Direzione investigativa antimafia hanno rilevato che la base di Sigonella compare tra gli enti che per anni hanno scaricato rifiuti nella discarica abusiva di Salvatore Proto, un prestanome del clan Santapaola-Ercolano. C’è poco da stare allegri. Le ricerche scientifiche concordano nel ritenere l’esposizione a grandi quantità di radiazioni come il maggiore fattore di rischio per il tumore del sangue. «La leucemia è associata al plutonio, responsabile della perdita dell’immunità biologica che colpisce un numero crescente di persone» argomenta l’illustre scienziato Gofman. Il 21 gennaio 1968 un bombardiere B-52 americano che trasportava 4 bombe H cadeva nel nord della Groenlandia, disintegrandosi e spargendo rottami radioattivi su un’area vastissima di terra e di mare. Nel giro di qualche anno le persone che erano venute inavvertitamente a contatto con i rottami si ammalarono di leucemia. Ed in quel luogo proprio la leucemia divenne una delle più frequenti cause di morte. In Sicilia a seguito di alcuni incidenti segreti di velivoli Usa, i bambini della Sicilia orientale muoiono di leucemia più di ogni altra parte d’Italia. La magistratura sembra paralizzata. Come mai il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed il Primo Ministro Mario Monti, non chiamano il Presidente Obama a rendere conto di questo crimine? Recentemente hanno incontrato a Roma il segretario generale della Nato, Anders Fogh  Rasmussen ma non hanno profferito parola sull’argomento. La morte e la malattia indotta in tanti bambini italiani da causa belliche, forse non sono una buona ragione per intervenire subito?
Segreti militari - Se si scava emergono delle singolari analogie con due incidenti aerei – di carattere bellico – che hanno funestato la Sicilia orientale a metà degli anni ‘80. Il 12 luglio 1984, alle ore 14,45 proprio a Lentini, un quadrigetto Lockeed C141B “Starlifter” dell’Us Air Force, con un carico di 44 tonnellate si schiantò ed esplose in contrada Sabuci-San Demetrio, dopo essersi levato in volo da Sigonella, diretto in Germania. Nell’impatto morirono sul colpo 9 militari nord-americani. «I marines giunsero sul luogo del disastro pochi minuti dopo ed ostacolarono militarmente l’intervento dei mezzi di soccorso locali e l’accesso addirittura delle forze dell’ordine italiane; l’indagine fu sottratta alla magistratura italiana» rivela il sostituto commissario della Polizia di Stato, Enzo Laezza che l’11 agosto 1987 ha perso la figlia Manuela, colpita dalla leucemia mieloide acuta. Le autorità americane mantennero il massimo riserbo sul carico trasportato dal velivolo. La zona dove precipitò l’aereo Usa venne transennata e, per una quarantina di giorni, la statale 194 che collega Catania a Ragusa, fu interdetta al traffico veicolare. Un altro incidente aereo, del quale però si hanno solo scarne notizie, si verificò nel giugno del 1985. Nell’occasione un velivolo dell’aviazione USA, in volo verso la base di Sigonella, perse quota negli agrumeti di Lentini. L’aereo si disintegrò nell’impatto con il suolo. L’area rimase impenetrabile ai comuni mortali siciliani per diversi mesi, fino a quando tutti i frammenti del velivolo furono raccolti dai marines. Cosa trasportavano i due aerei in missione per il Pentagono sui cieli di Lentini? Oltre ai velivoli e agli uomini che persero la vita nei due incidenti, cosa contaminò il suolo siciliano? A bordo vi erano materiali nucleari o soltanto uranio sporco usato come contrappeso dei velivoli? Nel 1962, un rapporto del Dipartimento Difesa USA (“The Effects of Nuclear Weapons”) avvertiva:
«Le armi nucleari sono concepite con gran attenzione per esplodere solamente quando sono intenzionalmente innescate e fatte brillare. Nonostante ciò c’è sempre una possibilità, a seguito di circostanze accidentali, che inavvertitamente possa avvenire un’esplosione. Nonostante tutte le ragionevoli precauzioni che possano essere state prese per prevenire incidenti, ciò può comunque avvenire nelle aree di assemblaggio delle bombe, di loro immagazzinamento, carico e trasporto sul suolo o su un aereo o missile». Conseguenze letali a prova di scienza. A Lentini, Carlentini e Francofonte i bambini muoiono di leucemia più che in ogni altra parte d’Italia. «In provincia di Siracusa negli ultimi anni si è osservato un aumento della mortalità per leucemie. Estendendo l’osservazione ad 8 anni i tassi provinciali si attestano intorno a quelli regionali e nazionali, ad eccezione del distretto di Lentini dove si osservano tassi di gran lunga maggiori».
 L’Atlante della “mortalità per tumori” (volume 2) realizzato da alcuni epidemiologi – coordinati da Anselmo Madeddu – con il contributo dell’università di Catania – pubblicato dall’azienda sanitaria locale, parla chiaro. «Questo dato nell’ultimo periodo di osservazione non solo si è consolidato, ma è cresciuto e sembra ineluttabilmente destinato a moltiplicarsi. La mortalità e l’incidenza dei tumori del sangue in particolare leucemie e linfomi nella zona nord della provincia siracusana, caso totalmente diverso dalla situazione di Augusta, Priolo e Gela, sta divenendo sempre più preoccupante. Sarebbe utile verificare se esistono fattori di rischio legati a determinati rifiuti tossici che hanno inquinato terreni e falde freatiche non distanti dall’insediamento militare di Sigonella» denuncia il dottor Pino Bruno, un medico della Cgil. Nell’area vivono 60 mila persone su un totale di 403 mila dell’intero territorio provinciale. Il 30 gennaio 2006, l’associazione “Manuela e Michele”, che dal 1991 si batte per far luce sul gran numero di bimbi e ragazzini deceduti a causa di questa particolare forma di cancro, ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Siracusa, sollecitando un’indagine sulla «tangibile possibilità che i numerosi casi di leucemia possano essere causati dalla commistione di reati contro l’ambiente». Secondo l’avvocato Santi Terranova «tocca alla magistratura indagare e capire perché in questa zona della Sicilia i bambini muoiono in percentuale maggiore rispetto ad altre aree del Bel Paese». Il luogo dell’incidente è stato chiuso per più di 4 mesi. Il governo USA risarcì i proprietari dei terreni per 20 anni». E nient’altro. L’incandescente fascicolo giudiziario aperto più di un lustro fa, giace nelle mani del sostituto procuratore Maurizio Musco. Il pubblico ministero, però, non si sbottona di un millimetro. Il documentato Rapporto dell’Azienda sanitaria siracusana ipotizza una causa di inquinamento scatenata dalla presenza sul territorio di «discariche illegali di scorie radioattive. Infatti le radiazioni ionizzanti sono associate ad un aumento di rischio per leucemie e possono avere due origini: origini nucleari, per disintegrazione di radionuclidi naturali come il radon o per disintegrazione di radionuclidi artificiali come nel caso delle centrali nucleari o delle bombe». Il volume ha ricevuto anche la prefazione del professor Donald Maxwel Parkin, membro dell’International Agency for Research on Cancer (Iarc): «Si spera che gli autori di questa eccellente monografia avranno l’energia, il tempo e la pazienza per preparare una terza monografia, quando saranno disponibili i risultati scientifici». Il terzo volume dell’Atlante, la cui presentazione era prevista per ottobre 2006, ha subito un brusco stop dalla Regione sotto il regno del governatore Totò Cuffaro (condannato a sette anni di reclusione in via definitiva per favoreggiamento della mafia, tuttavia osannato pubblicamente dai parlamentari Casini e Cera). A Lentini e dintorni, numerosi cittadini, soprattutto i genitori che hanno perso i figli continuano a chiedersi con insistenza inascoltata, se esista un qualche nesso di causalità tra l’elevato tasso di mortalità infantile per leucemie e i due incidenti aerei. Non si può far finta di nulla o girarsi dall’altra parte, anche se le radiazioni letali sono invisibili all’occhio umano. E’ un crimine latente che sfiora i governi ma annienta i bambini.

Inquinamento atomico - Il premio Nobel Carlo Rubbia, fisico di professione, non ha dubbi e così argomenta (Il dilemma nucleare, Sperling & Kupfer, 1987): «I bambini e gli organismi giovani, i neonati e gli embrioni, sono in genere i soggetti più esposti, perché le loro cellule si riproducono a una velocità amplificata dalle necessità fisiologiche che le rende più sensibili ai cambiamenti di codice genetico. Una radiazione che colpisce una donna incinta può tradursi in alterazioni che si manifestano alla nascita del bambino e che si trasmettono alle generazioni successive. Sono estremamente vulnerabili anche gli organi riproduttivi, sia maschili che femminili, in cui sono contenute le cellule a partire dalle quali si costruirà il codice genetico della prole. La radiazione è un proiettile, una particella di dimensioni infinitesima che viaggia a velocità confrontabile a quella della luce e ci attraversa, passando facilmente tra gli interstizi degli atomi e le molecole. Attraversano i vuoti di cui siamo fatti, questo proiettile può colpire accidentalmente, rompere, spesso distruggere degli elementi della struttura cellulare. Il danno può essere disastroso quando viene toccato il DNA, la famosa spirale a doppia elica che contiene le informazioni genetiche e riproduttive di ciascuna cellula. Le funzioni di tutti i miliardi di cellule che costituiscono un essere vivente sono regolate dal DNA. Durante il loro processo di riproduzione l’informazione viene “copiata” e trasmessa alla progenie, e quindi persiste oltre la vita della cellula iniziale. Che cosa succede quando una particella ionizzante attraversa la spirale? E’ possibile che urti contro uno dei pioli, rompa un paio di scalini, metta degli uno al posto degli zero, cambi i messaggi. Molte volte questi cambiamenti, detti mutazioni, danno origine a situazioni ingarbugliaste, impossibili, irragionevoli, tali che il progetto non sia più realizzabile, il disegno non abbia più senso, la cellula muoia. Può però talvolta accadere che la mutazione porti la cellula in uno stato diverso che, pur permettendole di vivere, la spinga a riprodursi in maniera sregolata. Colpita dalla martellata della radiazione, la cellula impazzisce. Il cancro è in larga misura l’effetto dello stravolgimento delle regole precise che presiedono al codice genetico. Quando questa bellissima matematica fallisce, la cellula impazzita continua a vivere e a moltiplicarsi nei tessuti senza più controllo, innescando il processo di metastasi. Tumori e alterazioni genetiche possono essere provocati anche da dosi irrisorie di radiazioni, al limite da una singola particella ionizzante che colpisca, al posto giusto, un elemento del DNA, un gene. Anche dosi di radiazioni considerate benevole o inoffensive producono un gran numero di tali proiettili. Un solo nanocurie corrisponde a 30 disintegrazioni per secondo, e cioè a un miliardo di disintegrazioni all’anno. E questo ritmo, nel caso delle sostanze più longeve, può protrarsi per anni e anni all’interno del nostro corpo. Ripeto: non esiste, allo stato attuale delle conoscenze, alcuna certezza sulla soglia di rischio per queste mutazioni. Non conosciamo l’’esistenza di un meccanismo di recupero che permetta al nostro organismo di “digerire” piccole, continue dosi indotta di radiazioni anche al di sotto di un certo livello. D’altronde la natura puramente probabilistica del fenomeno sembra indicare che una stessa quantità di radiazioni somministrate in dosi piccolissime a un grandissimo numero di individui produrrà lo stesso numero di morti che la stessa quantità distribuita in dosi molto più concentrate a poche vittime. E’ quindi in duplice senso che gli effetti della radioattività dall’uomo ci minacciano in una maniera subdola e ritardata, che supera la memoria umana. In primo luogo per la lunga fase di attesa al livello nucleare che permette a un nucleo radioattivo di continuare a vivere, di restare addormentato per tempi lunghissimi, mesi, anni, secoli e oltre, per poi esplodere in minuscoli ma micidiali proiettili capaci di penetrare profondamente nella materia. In secondo luogo, perché i danni di natura genetica di questi proiettili, che sono considerevoli,  rimangono iscritti come modificazioni disastrose e permanenti del codice ereditario e trasmessi nel processo riproduttivo delle cellule di tutti gli elementi della vita sulla terra, dai vegetali agli animali, agli umani».

Ecomafie Usa - La base militare di Sigonella smaltisce i propri rifiuti – prodotti in enorme quantità – nell’ampio complesso militare in territorio di Lentini, in contrada Armicci. Sempre in loco vengono smaltiti i rifiuti speciali ospedalieri prodotti nel grande ospedale della vicina base americana che si occupa della salute degli 8 mila soldati di stanza a Sigonella e di tutti quegli altri assegnati alle diverse altre basi della marina militare Usa dislocate nel Mediterraneo. Chi li controlla? Nessuno. Per lo “Zio Sam” non valgono le leggi italiane ed i Governi tricolore non hanno mai fatto rispettare la sua sovranità. All’addetto stampa della base Usa, giriamo i quesiti, ma otteniamo un seccato «No comment». Comunque, è alla Giano Ambiente, una società a responsabilità limitata, che la marina US Navy ha affidato lo smaltimento dei rifiuti ospedalieri speciali. Fondata nel 1983, la Giano Ambiente fa parte del Gruppo Giano S.p.A. con sede a Messina e ufficio di rappresentanza a Milano. L’azienda opera nel settore della bonifica, trasporto, smaltimento e trattamento dei rifiuti d’ogni genere prodotti in Italia, Germania, Francia ed Austria; la società vanta ufficialmente un fatturato annuo di 4 milioni di euro. Essa è anche una delle aziende di fiducia della marina militare italiana: la Direzione Commissariato in Sicilia affida alla Giano la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti delle basi navali di Augusta, Messina e Catania; l’impresa esegue inoltre, lo smaltimento dei rifiuti industriali e tossici prodotti negli impianti di Priolo e Gela di proprietà delle principali aziende petrolchimiche. Amministratore e principale azionista della Giano è il managerGaetano Mobilia, rinviato a giudizio nell’aprile 2004 con l’accusa di turbativa d’asta, falso e abuso d’ufficio. Già nel febbraio 2002 il Tribunale aveva interdetto il Mobilia per 2 mesi dall’esercizio dell’attività d’impresa. Il nome di Gaetano Mobilia è poi comparso nel Rapporto Ecomafia 1998 di Legambiente: il manager messinese è legato alla Odm del faccendiere Giorgio Comerio, più volte sotto inchiesta per traffici di rifiuti radioattivi e tossico-nocivi, ovvero affondamenti di navi e siluri nel Mediterraneo e in alcuni Oceani, nonché occultamenti in Africa (alla voce Somalia ma non solo). Mobilia ha fatto anche parte del consiglio d’amministrazione della Servizi Ambientali di Filippo Duvia, società coinvolta nello scandalo dei rifiuti occultati nella discarica di Pitelli a La Spezia. Gaetano Mobilia, già direttore dei cantieri navali Rodriguez Spa: un’azienda leader nella produzione di navi ed aliscafi per uso civile e militare, acquisita più recentemente da una “new company”, costituita dalla IMMGI (holding immobiliare di Roberto Colannino), da Banca Intesa e dalla GE Capital, società del colosso multinazionale General Electric (costruttore di centrali nucleari), storico contractor delle forze armate Usa. Un dato generale notevolmente sottostimato risalente al 2003, riferito dalla rivista The Ecologist: il Dipartimento della Difesa Usa produce mediamente ««750 mila tonnellate di rifiuti nocivi, cinque volte quelli prodotti dalle cinque maggiori multinazionali chimiche», senza contare quelli nucleari.

Etna nucleare - Sigonella, anzi “Saygonella, come dicono gli yankees, è stata posta a disposizione delle Forze Armate degli Stati Uniti d’America sulla base di un Memorandum firmato l’8 aprile 1957 e mai ratificato dal Parlamento italiano. Il 18 dicembre 2003, è stato predisposto segretamente un nuovo “Accordo Tecnico” tra Italia e Stati Uniti per regolare l’utilizzo delle installazioni militari della base militare. “Nassig” ricopre un ruolo fondamentale nello stoccaggio e nella manutenzione di testate e munizioni per le unità della VI flotta e i reparti dell’aviazione Usa e Nato. L’infrastruttura è classificata dal Pentagono quale “Special Ammunition Depot” (deposito di munizioni speciali), in quanto è a Sigonella che viene effettuato lo stoccaggio delle bombe nucleari del tipo B 57 – stimate in 100 unità – utilizzate per la guerra antisommergibile. Una ventina circa di queste testate nucleari sono destinate ai velivoli Atlantic in forza al 41° Stormo dell’Aeronautica italiana. Il numero degliordigni atomici occultati nella base siciliana cresce in particolari periodi di esercitazioni o di crisi internazionale, quando l’insediamento aeronavale funziona da centro di manutenzione per le armi nucleari destinate alle unità navali della VI flotta e ai velivoli imbarcati. «Periodicamente vengono dislocate a Sigonella anche le testate nucleari del tipo B 43, B 61 e B 83 con potenza distruttiva variabile da 1 kiloton a 1,45 megaton» rivela un alto ufficiale dell’U.S. Navy, di origine italo-americana. A 39 chilometri si erge il vulcano Etna con le sue eruzioni e a 16 la città di Catania. La base sorge nei territori di Lentini (Siracusa) e Motta Sant’Anastasia (Catania) e si compone di due sezioni: Nas 1 e Nas 2 (Naval Air Station 1 e 2). Il primo settore ospita gli uffici amministrativi e di sicurezza, gli alloggi per gli ufficiali, servizi e strutture per il personale, un centro commerciale. Nas 2 sorge invece a 15 km di distanza e comprende le due zone militari operative degli Usa e della Nato, un Air Terminal, altri centri residenziali, due piste d’atterraggio di 2.500 metri, due aree di parcheggio in grado di garantire la prontezza operativa ad un’ottantina tra aerei da trasporto, cacciabombardieri, pattugliatori ed elicotteri da combattimento, depositi munizioni, e sistemi radar e di intercettamento. A circa 3  chilometri da Nas 2, nel territorio di Belpasso, è presente una terza area militare in cui sono stati realizzati un centro trasmissioni ed una decina di depositi sotterranei colmi di munizioni e sistemi d’arma. Infine, nell’adiacente porto di Augusta, sovente attraccano e stazionano sommergibili a propulsione ed armamento nucleare, sotto controllo diretto del Pentagono. Oltre ad unità della US NAVY, ospita diversi squadroni tattici dell’Usaf: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F 14 e 16, gruppi di F-16 ed F-111 equipaggiati con bombe nucleari B-61. Operazioni speciali. Gli USA hanno riposizionato le proprie pedine sulla cartina del vecchio continente. Con l’obiettivo di rendere più efficiente la loro attività, gli Stati Uniti  hanno stabilito una nuova centrale operativa che avrà tra i suoi principali scopi la lotta al terrorismo globale. Singolare coincidenza: questa strategia interessa le principali installazioni della Nato in Italia. Il Bel Paese, infatti, grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo è particolarmente adatto a controllare il Medio Oriente e l’Africa Subsahariana.

 Il nuovo orientamento era scaturito dalla relazione che il comandante delle forze Usa e alleate in Europa, James L. Jones  aveva presentato a marzo del 2006 al Congresso e al Senato americano. L’alto ufficiale chiedeva ingenti finanziamenti per rafforzare la presenza a stelle e strisce. Il generale Jones aveva precisato che la sede ideale per tale unità era Sigonella, in Sicilia. Queste dichiarazioni  avevano suscitato l’approvazione dell’allora ministro della Difesa Antonio Martino (aspirante piduista). La base siciliana è diventata a tutti gli effetti, il centro strategico di attività di intelligence, di sorveglianza e di sostegno agli interventi nella realtà mediorientale. Dall’inizio degli anni ’90 Sigonella è diventata il fulcro di tutte le operazioni militari, dalla guerra nel golfo Persico del ’91, ai Balcani, all’invasione dell’Iraq, ai bombardamenti in Libia e alla programmata aggressione in Siria ed Iran. In altri termini, è un cantiere permanente dove le imprese (spesso in odore di mafia) lavorano in condizioni di extraterritorialità. E’ una base di mercato nero per il carburante e per una quantità di altre merci che arrivano in condizioni di “duty free”. E’ una base che spreca acqua e divora energia. Dal 1984 la base ospita l’Helicopter Combat Squadron Four HC-4 Black Stallion, l’unico della Marina statunitense dotato di nove elicotteri pesanti MH-53E Sea Dragon per il trasporto di uomini, mezzi e munizioni. Lo squadrone assicura il sostegno alle operazioni militari Usa in Europa, Africa e Medio Oriente e garantisce il ponte aereo con le portaerei in navigazione nel Mediterraneo e nel Mar Rosso.

Controllo droni - Sono sbarcati in gran segreto ben due anni fa. “God Morning” Global Hawk: il più sofisticato modello di jet senza pilota è atterrato nella base siciliana, ma il governo Berlusconi non ha preventivamente informato il Parlamento italiano. Lo stesso comando della Nato a Bruxelles rivela che «l’inclusione dei velivoli Uav darà maggiore flessibilità ai sistemi Ags». Ags dovrà trattare tutte le informazioni raccolte dai velivoli radar. A Sigonella gli Usa hanno installato il comando del sistema di sorveglianza della Nato. La corsa bellica del governo Berlusconi continua sempre più intensa, sempre più in silenziosa. Teatro, appunto delle nuove operazioni di guerra è ancora la base militare di Sigonella, dove in gran segreto l’Us Air Force ha posizionato il maggior centro operativo degli “Unmanned Aerial Vehicle” (Uav), aerei senza pilota. Ufficialmente, lo scopo è assicurare la sorveglianza su tutto il globo terrestre, ma l’obiettivo più ambizioso del Pentagono è di fare in modo, entro il 2011, che un terzo della sua flotta da combattimento sia costituito da velivoli teleguidati. L’operazione decolla nell’ottobre 2005, quando il sottosegretario alla difesa Usa Dyke Weatherington rilascia un’intervista al National Defense Magazine parlando di Uav: l’ultima frontiera della guerra ad altissima tecnologia. Tra loro i Global Hawk, prodotti dalla Northrop Grunmann, frequentemente adoperati in Iraq e Afghanistan. Quaranta di questi velivoli saranno dislocati nelle basi di Kaneohe nelle Hawaii, Jacksonville in Florida, Diego Garcia nell’Oceano Indiano, Kadena ad Okinawa e Sigonella in Italia. detto e fatto. Per il Dipartimento della difesa Usa   è un anno cruciale per la localizzazione effettiva delle principali basi operative dei Global Hawk, al punto che nel bilancio annuale le voci relative al luogo e ai costi dell’operazione sono indicate come “classificate”, ossia segrete. L’aereo teleguidato è associato al nuovo pattugliatore P-8 Mma, destinato alle basi aeronavali Usa. E il dipartimento della Marina indica, tra i siti, a cui è destinato il P-8, anche Sigonella, sede fissa del 25° Squadrone antisommergibile e del Centro di supporto tattico, che coordina le operazioni di pattugliamento della marina militare Usa. I droni telecomandati, di cui è dotata ora anche l’Aeronautica Militare tricolore, controlleranno a distanza la popolazione civile italiana e potranno essere utilizzati per sedare rivolte sociali.

Fonte: www.nocensura.com
di Gianni Lannes


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giovedì 10 marzo 2011

La fine delle fonti fossili si avvicina , Nuovo record del mondo di efficienza fotovoltaica in USA






Nuovo record del mondo di efficienza fotovoltaica in USA: la fine delle fonti fossili si avvicina


Dall’America arrivano ottime notizie per il fotovoltaico, dove si sta periodicamente ritoccando verso l’alto il record di efficienza del fotovoltaico, rendendolo sempre più competitivo anche con le fonti energetiche fossili. Quando arriverà il sorpasso anche da noi è difficile dirlo, ma è interessante vedere come come le innovazioni di prodotto destinate a rendere il fotovoltaico sempre più efficiente stiano letteralmente fioccando in diversi paesi.
Se a Gennaio la start-up californiana Solar Junction aveva stabilito un record mondiale impressionante un’efficienza del 40,9% in laboratorio di un nuovo prototipo di celle fotovoltaiche (un record che ritoccava verso l’alto del 50% i precedenti primati), è degli ultimi giorni la notizia che questo record è stato battuto da un altro produttore californiano di celle fotovoltaiche.
La società in questione si chiama Amonix, altra società californiana, il cui rivoluzionario prodotto di punta, il generatore Amonix 7700, ha collezionato così una serie di record mondiali di efficienza del fotovoltaico: il 41,6% in laboratorio, il 31% sul campo a livello di pannello ed il 27% a livello di impianto.
Ma quali sono le caratteristiche di questo generatore di energia fotovoltaica?
Amonix 7700 è un generatore da 53 kW di potenza grande quanto uno schermo cinematografico IMAX, con 7.500 lenti di Fresnel – che concentrano i raggi solari fino a 500 volte su ogni cella – e altrettante celle fotovoltaiche.
Decisiva un’innovazione mutuata dal settore aerospaziale, da dove è stata adattata una peculiare composizione chimica delle celle a base di fosfuro di indio e gallio, di aumentata efficienza.
Ora, con questi livelli di efficienza, nei sei stati degli Stati Uniti che godono di maggiore insolazione, il fotovoltaico, che aveva già da tempo effettuato il sorpasso a livello di minor costi rispetto al carbone, è diventato addirittura più economico degli impianti a gas, nonostante che i gas naturali stiano beneficiando di un prezzo di mercato particolarmente basso negli ultimi mesi.
E si parla di parità di costo vera, senza sussidi.
Non solo, gli impianti di Amonix sono progettati per durare fino a mezzo secolo, aumentandone ulteriormente la convenienza economica.
Grazie a questi progressi, la fine del predominio delle fonti fossili è davvero più vicina.

. Anche le cose sognano.. Regenesi





Continuano i progressi tecnologici nel fotovoltaico. L′ultimo Solar Generation 6, il rapporto annuale sul fotovoltaico di European Photovoltaic Industry Associatione (EPIA) e Greenpeace, annuncia investimenti raddoppiati da qui al 2015.
Secondo la stessa analisi,  il potenziale del fotovoltaico mondiale potrebbe arrivare per quell′anno a 180 GW, quando a fine 2010 era a circa 36 GW installati. Le innovazioni tecnologiche nel fotovoltaico continuano a migliorarsi sulla strada della diminuzione dei costi e dell′aumento dei rendimenti.
Se l′efficienza media delle celle solari attuali è circa il 15%, in diversi centri di ricerca si stanno infatti creando delle nuove celle che superano il 20%. Il record, oltre 24,7%, è già stato raggiunto in un università australiana. L′ultima notizia arriva invece dai laboratori di micro e nanotecnologie dell′Universitat Politècnica de Catalunya : lavorando sui materiali e minimizzando le perdite hanno messo a punto una cella al silicio monocristallino che arriva al 20,5% .
In pratica, con la stessa superficie queste celle possono far ottenere una quantità di elettricità fino a un terzo maggiore rispetto alle tradizionali. Infatti per un impianto che produca 4 chilowattora al giorno ad esempio basteranno 4,8 metri quadrati di pannelli, anziché i 6,5/ 7 che occorrerebbero con le celle tradizionali.
Ugualmente tra le celle a film sottile, meno efficienti ma più economiche e adatte a grandi superfici,  continuano gli incrementi delle efficienze. La United Solar ha creato un film sottile al silicio cristallino capace, grazie alle nanotecnologie, di arrivare al 12% su una ampia area.  Avancis è invece giunta al 15.5% su un′area 30×30 cm con un film a base di rame, indio e seleniuro, la cosiddetta tecnologia CIS.
Per le celle di United Solar, realizzate su un′area di 400 cm2 con tripla giunzione e rivestite di un polimero brevettato, si tratta di un aumento dell′efficienza del 50% rispetto a quelle attualmente prodotte, e saranno in commercio dal 2012. Un′innovazione questa, che promette di migliorare significativamente l′efficienza di tutti i tipi di celle fotovoltaiche.
Infine, arriva dal Giappone e in particolare da un team di scienziati.  Si tratta di una pellicola anti riflesso creata, grazie alle nanotecnologie, imitando gli occhi delle falene, che permettono a questi insetti di vedere al buio e che, oltre ad essere idrorepellenti, sono tra le superfici meno riflettenti al mondo. Gli esperimenti condotti hanno mostrato un aumento dell′efficienza del 6% in zone assolate (Phoenix) e del 5% dove c′è meno radiazione solare, come a Tokio.
Lo sviluppo del fotovoltaico, così come di tutte le altre energie verdi, sarà determinante non solo per l’economia del nostro paese,  ma anche per raggiungere l’obiettivo degli 8.000 megawatt di capacità energetica solare che l’Italia dovrà raggiungere entro il 2020.
Secondo gli accordi presi con gli altri partner europei, lo sviluppo del micro-solare quindi favorirebbe anche la diffusione in ambito privato, aiutando a cambiare la mentalità e l’atteggiamento dei cittadini sulle potenzialità del solare e delle altre fonti rinnovabili.
Purtroppo, queste fonti sono ancora erroneamente considerate costose e poco efficienti a supportare la domanda di energia del nostro Paese. Decisamente un luogo comune da sfatare.

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