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venerdì 2 giugno 2017

Trump Cestina l’Accordo di Parigi sul Clima


Carbon fossile
Ora è ufficiale: Trump cestina l’accordo di Parigi sul clima e riporta gli Stati uniti all’era dell’energia fossile: «Cop21 è una catastrofe per la nostra economia». La lobby del carbone ringrazia. Obama: «Così rifiuta il futuro». Anche Putin si defila: «Senza Usa, intesa inutile». Ma Cina e Ue tirano dritti.

Non Capisce che Costa di Più
il Carbone che un Pannello Solare.


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mercoledì 16 novembre 2016

COP22 Accordo Globale sul Clima

Governi mondiali: salvate l’accordo di Parigi

Tra 67 giorni Trump diventerà Presidente e potrà iniziare la sua guerra contro l’accordo globale sul 
clima. Ma prima che distrugga tutto quello per cui abbiamo lottato, questa settimana possiamo 
convincere i governi ad accordarsi su un piano concreto per una transizione verso le energie pulite. 
Germania, Cina, India, Brasile e anche l’Italia, assieme ai paesi più a rischio per il cambiamento 
climatico, stanno partecipando ad un vertice per definire nei dettagli il loro impegno per il clima: se 
interveniamo ora in massa possiamo spingerli a mettere al sicuro il piano per il 100% di energie pulite, usare la loro influenza per farlo rispettare anche agli USA, e affrettarsi a spingere l’economia mondiale verso soluzioni sostenibili, un processo che Trump non potrà fermare. 

È possibile ottenere una nuova presa di posizione inequivocabile sulla lotta ai cambiamenti climatici, 
anche a prescindere da quello che farà Trump. Rendiamo questo appello enorme, per dimostrare che 
combatteremo fino alla fine per tutto ciò che amiamo -- lo consegneremo direttamente ai governi. 


Donald Trump pensa che il cambiamento climatico sia una bufala, ha deriso l’accordo di Parigi, e una delle prime cose che ha fatto è stato scegliere un negazionista del clima legato alle multinazionali del 
petrolio come consigliere sull’ambiente! 

Ma Parigi è già entrato in vigore. Le nazioni più vulnerabili ai cambiamenti del clima stanno guidando la carica per farlo rispettare e ieri la Germania ha annunciato un piano molto deciso di tagli radicali alle emissioni. Soprattutto, la Cina c’è. Ha capito i benefici della chiusura delle vecchie centrali a carbone e sta battendo ogni record nel campo delle rinnovabili. 

Quando prenderà il potere, Trump potrebbe far uscire gli USA dalla convenzione sul clima dell’ONU. Ed essendo il Paese più inquinante al mondo, questo avrà un enorme impatto su tutti noi. Ma farlo sarà un incubo burocratico per lui, potrebbe metterci anni. Per questo dobbiamo far sì che il resto del mondo acceleri, anche se lui farà rallentare gli Stati Uniti.

Insomma, non possiamo permettere che questo miliardario ignorante blocchi l’unica strada possibile per salvare il pianeta. Dobbiamo puntare tutto per far restare il mondo intero su quella strada.


L’accordo storico di Parigi l’abbiamo reso possibile tutti assieme. Abbiamo marciato, donato, firmato, e obbligato il mondo ad ascoltare. Abbiamo spinto buoni leader a diventare campioni del clima e abbiamo complicato la vita a chiunque volesse fermare il progresso. 
Parigi è sempre stato un punto di partenza. 
Abbiamo ancora tanto da fare per salvare tutto ciò che amiamo. Ma se si blocca ora, perderemo la 
migliore speranza di cooperazione internazionale sul clima. Dobbiamo agire questa settimana.
Tra 67 giorni Trump diventerà Presidente e potrà dichiarare guerra agli accordi sul clima. Ora che i 
governi sono al vertice annuale sul clima, possiamo farli accelerare verso il 100% di energie pulite 
prima che Trump distrugga tutto quello per cui abbiamo lottato. 



Ai governi di tutto il mondo:
Noi tutti, cittadini globali, profondamente preoccupati dalla possibilità che Donald Trump faccia uscire gli USA dagli accordi sul clima di Parigi, ci appelliamo a tutti voi affinché acceleriate i vostri piani per portare a 0 le emissioni, verso il 100% di energia pulita, e per sostenere economicamente i paesi più vulnerabili, a prescindere dalla direzione che il nuovo presidente USA prenderà. Vi chiediamo anche di mandare a Trump un messaggio forte per fargli capire che l’accordo di Parigi è anche nell’interesse dell’economia e della sicurezza statunitensi, e che il mondo continuerà su questa strada anche se gli USA rallenteranno. 
La vostra leadership è oggi più cruciale che mai per evitare un disastro climatico.

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lunedì 10 dicembre 2012

Doha, fragile accordo sul cambiamento climatico

Deludenti i risultati dell'ultimo vertice ONU sul clima. Rinnovato il protocollo di Kyoto fino al 2020 ma i grandi inquinatori non prendono impegni vincolanti per ridurre gas serra.
 - Si è conclusa sabato 8 dicembre, dopo due settimane di lunghi e difficili negoziati, la diciottesima conferenza sul cambiamento climatico che si è tenuta a Doha, in Qatar. Deludenti i risultati: dopo l'ultima maratona di trattative durata 36 ore, i 194 paesi partecipanti hanno trovato un accordo per estendere fino al 2020 il protocollo di Kyoto - la cui validità termina a fine dicembre 2012. Ma solo alcuni paesi, tra cui l'Unione Europea, hanno preso degli impegni vincolanti per una riduzione ulteriore dei gas serra. Invece, stati come Canada, Russia, Cina, Brasile, India non si sono assunti alcuna responsabilità.

Forti le critiche da parte di giornalisti ed attivisti internazionali per i tempi e la gestione dei negoziati. "Il quadro ONU per il clima non è riuscito a trovare soluzioni per ridurre le crescenti emissioni di anidride carbonica e ha fallito nel delineare una strategia che aiuti i paesi poveri ad affrontare il cambiamento climatico" ha dichiarato il Climate Action Network, una rete di 700 organizzazioni non governative internazionali. 

Quali sono i risultati concreti raggiunti dalla 18esima conferenza internazionale sul clima e quali le sfide che la comunità internazionale dovrà affrontare nei prossimi anni?
In queste due settimane di negoziati i paesi poveri pensavano di poter arrivare alla creazione di un meccanismo internazionale a cui rivolgersi per i danni e le perdite dovute al cambiamento climatico. In pratica si aspettavano di ricevere una compensazione da parti dei paesi più ricchi per le perdite economiche e non-economiche legate al riscaldamento globale. Nella realtà tuttavia il vertice ONU non ha fatto altro che rinviare alla prossima conferenza internazionale un accordo del genere.
Nel 2009 i paesi sviluppati avevano promesso che entro il 2012 avrebbero dato ai paesi più poveri una somma pari a 30 miliardi di dollari per fare fronte ai cambiamenti climatici, una cifra che nel 2020 avrebbe raggiunto i 100 miliardi. Tuttavia, questo obiettivo non è stato raggiunto e nel vertice di Doha si è preferito rinviare la decisione al 2013 a causa della recessione e della grave crisi economica che ha colpito i principali stati industrializzati. Anche per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, la conferenza si è conclusa con un nulla di fatto. Il protocollo di Kyoto è stato esteso fino al 2020 ma più dell'80% dei paesi partecipanti si è rifiutato di prendere decisioni vincolanti.


Un vero e proprio fallimento, visto che questi negoziati erano cruciali per l'architettura della politica del clima fino al 2020. Il tempo continua a scorrere veloce e i grandi inquinatori mondiali continuano a posticipare accordi vincolanti per una reale riduzione dei gas serra. Le organizzazioni scientifiche tra cui il Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) mettono in guardia che la la temperatura globale si innalzerà di 4 gradi entro la fino del secolo. L'obiettivo è di limitare a due gradi il riscaldamento globale ma il fallimento dell'ultimo vertice ONU e il continuo rinvio di un accordo che vincoli gli stati fanno temere il peggio.

Di Anna Clementi

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=43650
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