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mercoledì 16 novembre 2016

COP22 Accordo Globale sul Clima

Governi mondiali: salvate l’accordo di Parigi

Tra 67 giorni Trump diventerà Presidente e potrà iniziare la sua guerra contro l’accordo globale sul 
clima. Ma prima che distrugga tutto quello per cui abbiamo lottato, questa settimana possiamo 
convincere i governi ad accordarsi su un piano concreto per una transizione verso le energie pulite. 
Germania, Cina, India, Brasile e anche l’Italia, assieme ai paesi più a rischio per il cambiamento 
climatico, stanno partecipando ad un vertice per definire nei dettagli il loro impegno per il clima: se 
interveniamo ora in massa possiamo spingerli a mettere al sicuro il piano per il 100% di energie pulite, usare la loro influenza per farlo rispettare anche agli USA, e affrettarsi a spingere l’economia mondiale verso soluzioni sostenibili, un processo che Trump non potrà fermare. 

È possibile ottenere una nuova presa di posizione inequivocabile sulla lotta ai cambiamenti climatici, 
anche a prescindere da quello che farà Trump. Rendiamo questo appello enorme, per dimostrare che 
combatteremo fino alla fine per tutto ciò che amiamo -- lo consegneremo direttamente ai governi. 


Donald Trump pensa che il cambiamento climatico sia una bufala, ha deriso l’accordo di Parigi, e una delle prime cose che ha fatto è stato scegliere un negazionista del clima legato alle multinazionali del 
petrolio come consigliere sull’ambiente! 

Ma Parigi è già entrato in vigore. Le nazioni più vulnerabili ai cambiamenti del clima stanno guidando la carica per farlo rispettare e ieri la Germania ha annunciato un piano molto deciso di tagli radicali alle emissioni. Soprattutto, la Cina c’è. Ha capito i benefici della chiusura delle vecchie centrali a carbone e sta battendo ogni record nel campo delle rinnovabili. 

Quando prenderà il potere, Trump potrebbe far uscire gli USA dalla convenzione sul clima dell’ONU. Ed essendo il Paese più inquinante al mondo, questo avrà un enorme impatto su tutti noi. Ma farlo sarà un incubo burocratico per lui, potrebbe metterci anni. Per questo dobbiamo far sì che il resto del mondo acceleri, anche se lui farà rallentare gli Stati Uniti.

Insomma, non possiamo permettere che questo miliardario ignorante blocchi l’unica strada possibile per salvare il pianeta. Dobbiamo puntare tutto per far restare il mondo intero su quella strada.


L’accordo storico di Parigi l’abbiamo reso possibile tutti assieme. Abbiamo marciato, donato, firmato, e obbligato il mondo ad ascoltare. Abbiamo spinto buoni leader a diventare campioni del clima e abbiamo complicato la vita a chiunque volesse fermare il progresso. 
Parigi è sempre stato un punto di partenza. 
Abbiamo ancora tanto da fare per salvare tutto ciò che amiamo. Ma se si blocca ora, perderemo la 
migliore speranza di cooperazione internazionale sul clima. Dobbiamo agire questa settimana.
Tra 67 giorni Trump diventerà Presidente e potrà dichiarare guerra agli accordi sul clima. Ora che i 
governi sono al vertice annuale sul clima, possiamo farli accelerare verso il 100% di energie pulite 
prima che Trump distrugga tutto quello per cui abbiamo lottato. 



Ai governi di tutto il mondo:
Noi tutti, cittadini globali, profondamente preoccupati dalla possibilità che Donald Trump faccia uscire gli USA dagli accordi sul clima di Parigi, ci appelliamo a tutti voi affinché acceleriate i vostri piani per portare a 0 le emissioni, verso il 100% di energia pulita, e per sostenere economicamente i paesi più vulnerabili, a prescindere dalla direzione che il nuovo presidente USA prenderà. Vi chiediamo anche di mandare a Trump un messaggio forte per fargli capire che l’accordo di Parigi è anche nell’interesse dell’economia e della sicurezza statunitensi, e che il mondo continuerà su questa strada anche se gli USA rallenteranno. 
La vostra leadership è oggi più cruciale che mai per evitare un disastro climatico.

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venerdì 5 agosto 2016

OLIMPIADI 2016 in Brasile



Quando, sette anni fa, il Brasile – all’epoca governato da Lula e considerato una nazione in grande progresso economico – ottenne l’organizzazione dei Giochi Olimpici, sembrava essere finalmente arrivata l’occasione giusta per migliorare le infrastrutture di Rio de Janeiro e far sì che la città fosse capace di attrarre grandi investimenti e capitali stranieri. 

Le Olimpiadi, raccontava in un TED nel 2012 il sindaco di Rio, Eduardo Paes, avrebbero consentito di realizzare “la città del futuro”, socialmente integrata, in grado di «mettere in relazione i ricchi e i poveri, di portare i servizi di base (principalmente, istruzione e sanità) nelle favelas e di favorire la coesione sociale, attraverso investimenti in infrastrutture, eco-compatibilità e tecnologie».
 Ma, continua Alex Cuadros, la "città del futuro" non ha mai visto la luce. 
I Giochi Olimpici – che, secondo uno studio della Said Business School dell’Università di Oxford (che ha analizzato i costi di trenta olimpiadi estive ed invernali), scrive il Financial Times, costeranno 15 miliardi di dollari, circa 5 in più rispetto al budget iniziale – non hanno ridotto il divario tra ricchi e poveri, come prometteva il sindaco Paes solo 4 anni fa. 

Il Costo delle ultime 30 Olimpiadi invernali ed estive – via Financial Times Alcuni progetti, come le nuove linee veloci degli autobus, aiuteranno le classi operaie a raggiungere più facilmente i luoghi di lavoro, ma il piano di riurbanizzazione delle favelas è stato molto ridimensionato. Gran parte del denaro olimpico, infatti, è stato utilizzato per il ricco sobborgo di Barra di Tijuca, abitato da soli 300mila residenti, per realizzare il prolungamento della linea della metro verso la spiaggia di Ipanema e di nuove linee veloci degli autobus. A Barra abita il miliardario 92enne Carlos Carvalho, che ha progettato il cosiddetto “villaggio degli atleti”, che alla fine dei Giochi vedrà trasformare 17 delle 31 torri in condomini di lusso. 

A Barra, si trova anche il nuovo campo da golf, che sarà utilizzato durante i Giochi Olimpici, realizzato nonostante Rio avesse già due campi, con grande sorpresa del Comitato Olimpico Internazionale. E poi, ci sono i costi umani. Sotto il sindaco Paes, più di 20mila famiglie sono state sfrattate dalle loro case, il più grande spostamento coatto di persone della storia di Rio, e, nonostante l’ambiziosa campagna governativa per pacificare le favelas governate da gang che trafficano droga, la violenza non è diminuita. Come recentemente ammesso anche dal sindaco di Rio, le Olimpiadi sono state, dunque, un’occasione persa, tranne che per i più ricchi. Tuttavia, le responsabilità, scrive Cuadros, non sono tutte di Paes, che ha amministrato la città solo negli ultimi 8 anni. Il Brasile viene da decenni di abbandono dei cittadini più poveri e ha dovuto affrontare una situazione generale critica dal punto di vista politico, economico e ambientale. Crisi economica a Rio de Janeiro, tra disservizi, scioperi e rischi sicurezza .

Un mese e mezzo prima l’inizio delle Olimpiadi, il governatore di Rio de Janeiro ha dichiarato lo stato di emergenza finanziaria e ha pregato il governo centrale di fornirgli un supporto economico per evitare “un totale collasso nella pubblica sicurezza, nella salute, nell’educazione, nei trasporti e nella gestione ambientale”, scriveva il 17 giugno scorso il corrispondente del Guardian nella città brasiliana. Una situazione che ha portato comunque il governo dello Stato federato a tagliare i bilanci della polizia, sanità e istruzione. 
Raccontava gli stessi giorni David Biller su Bloomberg: Quasi il 70% degli insegnanti e dei lavoratori del settore pubblico sono in sciopero da marzo per i ritardi degli stipendi, dicono i loro sindacati. Il comune di Rio è stato costretto a prendere il controllo di due ospedali pubblici, e secondo un gruppo di medici altri ancora potrebbero chiudere presto per mancanza di finanziamenti. Quest’anno lo Stato di Rio ha anche ridotto del 32% i fondi destinati alla sicurezza e ha ritardato il pagamento degli stipendi ai poliziotti e alle loro famiglie .

Agenti di polizia e vigili del fuoco hanno inscenato proteste come quella all’aeroporto internazionale in cui i turisti in arrivo sono stati accolti con un striscione con su scritto “Benvenuti all’inferno”, in un periodo in cui, come racconta Globo, gli omicidi a Rio sono aumentati del 15% nei primi quattro mesi del 2016. La protesta di agenti di polizia e vigili del fuoco all'aeroporto internazionale di Rio . 
Una crisi che si inserisce in un contesto politico e sociale problematico in Brasile: l’impeachment dell’ex presidente Dilma Rousseff, giudicata colpevole da una commissione di aver truccato i bilanci dello Stato e la conseguente formazione di un nuovo governo; una profonda recessione (nel primo trimestre il Pil ha registrato un -5,4%); il grande scandalo per la corruzione nella compagnia petrolifera di stato Petrobras (indagine nata da un confessione di un ex manager che ha raccontato alla polizia che la divisione raffineria distribuiva in maniera illecita denaro ai partiti politici); l’epidemia del virus Zika. L'andamento dell'economia brasiliana – via Financial Times Inoltre, si legge ancora nell’articolo del Guardian, «l’economia del paese quest’anno dovrebbe ridursi del 4% a causa del debole prezzo delle materie prime, la bassa domanda proveniente dalla China e la paralisi politica». 


L’inquinamento dell’acqua e dell’aria.
 Secondo uno studio durato 16 mesi, commissionato da The Associated Press, a pochi giorni dall’inizio dei Giochi Olimpici, i corsi d’acqua di Rio de Janeiro sono inquinati da liquami umani pieni di virus e batteri molto pericolosi ed è a rischio la salute degli atleti che saranno impegnati nelle competizioni in acqua e dei turisti che affolleranno le spiagge di Ipanema e Copacabana. I primi risultati, pubblicati più di un anno fa, avevano mostrato una concentrazione di virus 1,7 milioni di volte superiore ai livelli considerati preoccupanti in Europa o negli Stati Uniti. Da allora, gli atleti hanno cominciato a prendere delle precauzioni per evitare malattie e infezioni. 

 I punti più contaminati sono la Laguna Rodrigo de Freitas e la Baia di Guanabara, dove si svolgeranno le gare di nuoto di fondo, di canottaggio e vela. In queste aree, nel marzo 2015 era stata registrata la presenza di 1,73 miliardi di adenovirus per litro, scesa a 248 milioni per litro nella campionatura dello scorso giugno. Un livello ritenuto ancora molto alto. «Le oscillazioni dei livelli di contaminazione riscontrate sono conseguenza più delle variazioni climatiche che delle misure adottate», ha dichiarato il dottor Fernando Spilki, uno dei più importanti virologi brasiliani. Ai nuotatori è stato consigliato di gareggiare in acqua con la bocca chiusa. 

«Gli atleti nuoteranno letteralmente in mezzo a feci umane e c’è il rischio che possano ammalarsi per i tanti microrganismi presenti», 
ha dichiarato al New York Times il pediatra Daniel Becker. 



immondizia galleggiante nella Baia di Guanabara – via The Independent 

Anche l’Istituto Ambientale di Stato, che quasi ogni giorno pubblica un grafico a colori con i dati del livello di batteri presenti nelle acque della città, ha confermato che le principali spiagge di Rio sono costantemente non idonee alla balneazione. Come ha spiegato la professoressa Renata Picão, microbiologa all’Università Federale di Rio, nelle acque delle cinque più frequentate spiagge brasiliane ci sono elevati livelli di microbi resistenti ai farmaci. Nonostante il sindaco di Rio abbia riconosciuto il fallimento dei progetti per la depurazione delle acque, i rappresentanti del Comitato Organizzatore locale continuano a garantire che i corsi d’acqua saranno al sicuro per turisti e atleti. Il problema delle acque reflue a Rio non è nuovo e ha visto la sua esplosione, scrive l’Independent, a partire dagli anni Settanta, soprattutto dopo il massiccio esodo rurale di abitanti verso la città che ha portato
 a raddoppiare l’estensione dell’area metropolitana.

 Per quanto riguarda la Baia di Guanabara, un anno fa il governo aveva promesso di bonificare l’80% dell’area ma, secondo le stime più realistiche, solo il 20-30% sarà depurato, a fronte di uno stanziamento di 450 milioni di dollari. Tubi improvvisati che versano acque reflue nella Baia di Guanabara, nella favela di Pica-Pau a Rio de Janeiro .

 Le condizioni igienico-sanitarie peggiorano, poi, negli slum o nelle favelas, che si trovano nei pressi della baia, come nel caso di Pica-Pau, una favela con 7mila abitanti. L’Epatite A è endemica tra i suoi abitanti e i bambini, scrive Andrew Jacobs sempre sul New York Times, rischiano di ammalarsi per gli agenti patogeni che dalle condutture cariche di acque reflue finiscono in tubature improvvisate di acqua potabile. «Sono decenni che i funzionari locali promettono di affrontare la crisi igienico-sanitaria e poi non fanno nulla», racconta Irenaldo Honorio Da Silva, capo del comitato dei residenti di Pica-Pau. E, per quanto gli ambientalisti ritengano che le Olimpiadi possano essere un’occasione per portare l’attenzione pubblica sulle condizioni sanitarie del Brasile, la professoressa Picão è pessimista: «Se non hanno pulito per le Olimpiadi, temo che non lo faranno mai più». Oltre l’inquinamento dell’acqua c’è anche quello dell’aria. Secondo quanto è emerso, infatti, da un’analisi elaborata dal governo brasiliano e dalla Reuters, l’aria a Rio de Janeiro è più sporca e nociva rispetto a quanto descritto dalle autorità e dall’organizzazione delle Olimpiadi. 

L’inquinamento, secondo l’Inea, l’agenzia di protezione ambientale di Rio, è causato per tre quarti dei casi dai gas di scarico dei milioni di veicoli in strada. «Questa non è un’aria per Olimpiadi» dice Paulo Saldiva, patologo all’Università di San Paolo e membro del comitato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel 2006 ha introdotto criteri più severi per misurare i livelli di inquinamento. «Una grande attenzione è stata data all’inquinamento delle acque, ma molte più persone muoiono a causa di quello atmosferico», continua Saldiva, «non si è obbligati a bere nella Baia di Guanabara, ma sei comunque costretto a respirare l’aria di Rio». Il Comitato Olimpico ha comunque assicurato che le gare si svolgeranno in condizioni sicure. La cerimonia d'apertura sarà sabato 5 agosto, all'1 italiana, con la cerimonia d'apertura. A Rio parteciperanno atleti provenienti da 203 paesi, che si sfideranno, fino al 21 agosto, in 39 sport diversi. Ci sarà anche un team di rifugiati, composto da 10 atleti, tra cui la nuotatrice siriana Yusra Mardini. Intanto, continuano le proteste durante il percorso della torcia olimpica in Brasile: «a Niteroi ci sono stati scontri fra i poliziotti e i manifestanti che stavano protestando contro le risorse investite nei Giochi, considerate una spreco per molti».


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mercoledì 25 novembre 2015

Brasile: Rottura di due Dighe di una Miniera








STESSA TRAGEDIA DA 2 GIORNALI DIVERSI

di quale terremoto parlate?
 Lo scorso 5 novembre
  un terremoto di magnitudo 2,6 
potrebbe essere stato fra le cause 
della rottura di due dighe di una miniera situata nella regione di Mariana, in Brasile. L’incidente ha provocato un’immane catastrofe ecologica con lo sversamento di 50 milioni di metri cubi di fanghi e liquidi residui della lavorazione mineraria (pari allo riempimento di 20mila piscine olimpiche).

Nei fanghi, oltre al ferro e al silicio, sono stati sversati anche enormi quantitativi di un materiale altamente tossico come il mercurio.

A dieci giorni dal disastro ambientale decine di migliaia di persone si trovano senza acqua potabile. Negli scorsi giorni il presidente Dilma Roussef ha sorvolato l’area del disastro il cui bilancio, fino a ore, è di 9 morti e 18 dispersi.

Secondo il coordinamento del nucleo di emergenza di Ibama de Minas Gerais i fanghi si sono estesi per una superficie di 80 km nel letto d’acqua della regione. Una delle conseguenze è l’assorbimento ovvero l’accumulo di sedimenti nel letto del fiume, con impatti socioeconomici e ambientali.

Gli animali terrestri e acquatici stanno morendo da giorni per asfissia.

Alla fine della scorsa settimana è stata lanciata l’operazione Arca di Noè che vedrà la partecipazione di pescatori specializzati, associazioni ambientaliste che hanno come principale obiettivo quello di scongiurare l’estinzione del 100% delle specie che abitano il corso d’acqua.

Dilma Roussef ha garantito che l'impresa proprietaria della miniera, Samarco, riceverà una multa iniziale di 250 milioni di reais (oltre 60 milioni di euro). 

1 COMMENTO
Cristina S. #1 venerdì 20 novembre 2015 23:13
di quale terremoto parlate? 
oggi il mio paese sta affrontando il più grande disastro ambientale e a quanto pare a nessuno importa, visto che ad oggi 21 novembre (17 giorni dopo il crollo) nessun tg ha dato la notizia. la multinazionale responsabile della catastrofe è la maggior finanziatrice del governo brasiliano non che delle principali reti televisive... Il governo brasiliano mantiene una golden share, cioè un diritto di veto ad alcune decisioni rilevanti dei vertici dell’impresa visto che fino a qualche anno fa era una impresa statale. a una settimana esatta dal disastro, il presidente Dilma Rousseff, ha modificato un decreto legge esonerando cosi la Samarco (vale e BHP Billiton) della responsabilità nel peggiore disastro ambientale del Brasile, adducendo che il rompimento della diga è da considerare una calamità naturale e non dovuta alla negligenza, alla cattiva manutenzione e gestione della stessa. come si direbbe in italia: finito tutto a tarallucci e vino. grazie però a tante persone "comuni" che stanno facendo girare i vari video e documenti ufficiali, il mondo comincia a guardare e cercare non solo la verità, ma anche che chi ha sbagliato, ammazzato, contaminato ed inizi a pagare.

 Dam collapse creates environmental disaster in Brazil 

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 On November 5, 2015, two dams holding millions of cubic meters of mining waste gave way – launching one of the worst environmental disasters in Brazilian history. Mud – full of dangerous metals – quickly overtook the nearby mining community of Mariana in Minas Gerais state. At least seventeen people were killed. Hundreds more have been displaced by the wall of sludge released in the dam collapse.

Lo scorso 5 novembre il Brasile è stato colpito da una tragedia ambientale senza precedenti.
Gli argini di due dighe trasportanti liquidi di scarto industriale altamente tossici hanno ceduto, riversando nel Rio Doce 60 milioni di metri cubi di sostanze inquinanti.

Fanghi ferrosi contaminati da arsenico, piombo, cromo ed altri metalli pesanti hanno invaso la città di Mariana, continuando l’inarrestabile corsa di 500 km trasportati dalle acque del fiume fino alla sua foce: acqua e terreni circostanti, foreste, aree protette, campi agricoli, case, habitat sensibili – tutto è stato ricoperto dal fango tossico.

La responsabile di tale incalcolabile disastro è la ditta Samarco Mineracao Sa, la quale è controllata dalla anglo-australiana Bhp Billiton e dalla brasiliana Vale, entrambi colossi delle miniere. Una colpevolezza ingiustificabile, se si considera che l’azienda non era nemmeno dotata di sistemi di allarme ed evacuazione in caso di possibile incidente! Inoltre sembrerebbe che la causa del cedimento sia dovuta ai recenti lavori di ampliamento del canale: al momento del crollo alcuni operai erano all’opera per allargare la diga così da poter trasportare più materiale tossico, scarti prodotti sia dalle miniere locali che da quelle più distanti, in vista del continuo aumento della produzione.

Questa regione infatti è ricca di minerali: è qui che viene prodotto il 10% del ferro di tutto il Brasile ed è questa la ragione per cui il Rio Doce ad oggi appaia come una enorme pattumiera a cielo aperto, anche se decenni fa il fiume era immerso nella foresta amazzonica; oggi invece il panorama è spettrale, le rive del Rio appaiono disboscate, i fondali pieni di sedimenti.

Il bilancio è di 11 morti, 15 dispersi, 600 sfollati, 250.000 senza acqua potabile. La Samarco è stata obbligata a pagare 250 milioni di dollari al governo brasiliano, ma le stime per la pulizia riportano un danno di 27 miliardi di dollari. Senza calcolare tutte le conseguenze collaterali che riguarderanno l’oceano: già la biodiversità del fiume è andata completamente distrutta e diverse specie – incluse alcune indigene – sono da considerarsi estinte; ora la preoccupazione è rivolta all’impatto che il disastro avrà sull’ecosistema dell’Atlantico.
Scienziati e ambientalisti temono che se venti e correnti spingeranno l’onda tossica verso nord, l’Abrolhos Marine National Park sarà fortemente a rischio: il parco racchiude un arcipelago di isole e barriere coralline dove sono ospitate specie marine protette, come tartarughe, delfini e balene. Fortunatamente gli addetti del parco stanno già correndo ai ripari e per scongiurare una possibile moria di uova di tartaruga – deposte il mese scorso – hanno pensato di rimuoverle per tempo, sistemandole al sicuro.




Non ci sono parole per descrivere la gravità della situazione.
 Lasciamo che siano le immagini a parlare.


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