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martedì 6 novembre 2018

Prevenire il Maltempo è anche Risparmiare

In questi giorni l’Italia  interessata da forti perturbazioni atmosferiche ha mostrato la sua debolezza territoriale rappresentata dal fatto che oltre il 90% dei comuni è a rischio frane e alluvioni.

In questi giorni l’Italia  interessata da forti perturbazioni atmosferiche ha mostrato la sua debolezza territoriale rappresentata dal fatto che oltre il 90% dei comuni è a rischio frane e alluvioni. I nubifragi, anche questa volta, hanno colto di sorpresa il nostro Belpaese, dopo che il mese di settembre aveva fatto segnare il 60% in meno di precipitazioni rispetto alla media storica. 

In questi giorni l’Italia  interessata da forti perturbazioni atmosferiche ha mostrato la sua debolezza territoriale rappresentata dal fatto che oltre il 90% dei comuni è a rischio frane e alluvioni.


L’andamento anomalo di quest’anno conferma la tropicalizzazione del clima e i cambiamenti in atto si manifestano con l’elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali.   Rimaniamo esposti a rischi che crescono di anno in anno. Basterebbe mettere in fila i fatti per rendersene conto. Tutti episodi che testimoniano il cattivo stato di salute e manutenzione delle nostre infrastrutture. Le aziende esposte al rischio alluvione sono più di 1 milione e mezzo,  il 90% delle piccole e medie imprese che rimangono inattive per una settimana dopo un evento catastrofale fallisce entro un anno.
Tra il 2013 e il 2015 sono stati stimati in 8 miliardi di euro i danni per eventi meteo eccezionali: in una nazione in cui si passa da un’emergenza naturale all’altra – terremoti, frane, alluvioni – per mettere in sicurezza le nostre infrastrutture basterebbe il 30% di quanto speso per la ricostruzione. La parola chiave è prevenzione, che significa anche risparmio.

In questi giorni l’Italia  interessata da forti perturbazioni atmosferiche ha mostrato la sua debolezza territoriale rappresentata dal fatto che oltre il 90% dei comuni è a rischio frane e alluvioni.

La casa travolta dal fiume era abusiva e pendeva dal 2008 
un ordine di demolizione del Comune 
che è stato impugnato dai proprietari dell'immobile davanti al Tar...

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martedì 23 ottobre 2018

Lo smog vola, da oggi stop ai diesel Euro 4

Lo smog vola, da oggi stop ai diesel Euro 4

Prima emergenza smog dell'autunno, che costringe al blocco, da oggi, dei diesel Euro 4. Provvedimento che fa scoppiare la polemica fra Regione e Comune, 
visto che il Pirellone invita «ad essere meno rigidi» 
e a guardare le previsioni meteo.

Dopo quattro giorni consecutivi di pm10 fuorilegge, sopra la soglia di guardia per la salute dei 50 
microgrammi per metro cubo - con picchi sabato e domenica rispettivamente di 62,1 e 60 - sono 
confermati automaticamente i divieti della fase uno del protocollo regionale anti-inquinamento: stop, 
pena la multa da 110 euro, alle macchine alimentate a gasolio fino alla classe 4 inclusa (circa 60mila in città) dalle 9 alle 18,30 e ai veicoli commerciali a gasolio fino alla classe 3 dalle 8,30 alle 12,30. Infine, è obbligatorio abbassare la temperatura nelle case e nei negozi a 19 gradi. «Ma - precisa l'assessore comunale all'Ambiente Marco Granelli - le temperature sono ancora miti, sopra le medie stagionali, quindi, invitiamo i cittadini a tenere spento oppure molto basso il riscaldamento».

I provvedimenti restano attivi ad oltranza e saranno sospesi dopo due giorni consecutivi di polveri sottili nei limiti. Il che potrebbe accadere già giovedì, perché il forte vento di domenica ha probabilmente spazzato via le polveri velenose. Per il blocco di oggi scoccano scintille fra l'assessore regionale all'Ambiente Raffaele Cattaneo e il collega in Comune, Granelli. Il primo infatti, visto il meteo favorevole alla dispersione del pm10, afferma che
 «ci vuole meno rigidità e automatismi». A ribattere è Granelli: 

«Le regole le ha scritte la Regione, se vuole cambiarle, facciamolo. E pensi a misure strutturali, perché quelle emergenziali sono per loro natura poco efficaci e fastidiose».
Lo stop agli Euro 4 va ad aggiungersi ai divieti regionali scattati dal 1° ottobre che lascia in garage i 
diesel fino agli Euro 3, se sprovvisti del filtro antiparticolato (in tutto 153mila veicoli).

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mercoledì 11 gennaio 2017

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venerdì 8 gennaio 2016

Ecologia Immagini del 2015


Scioglimento a cascata 
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dal Surfista in un mare di rifiuti
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mercoledì 25 novembre 2015

Brasile: Rottura di due Dighe di una Miniera








STESSA TRAGEDIA DA 2 GIORNALI DIVERSI

di quale terremoto parlate?
 Lo scorso 5 novembre
  un terremoto di magnitudo 2,6 
potrebbe essere stato fra le cause 
della rottura di due dighe di una miniera situata nella regione di Mariana, in Brasile. L’incidente ha provocato un’immane catastrofe ecologica con lo sversamento di 50 milioni di metri cubi di fanghi e liquidi residui della lavorazione mineraria (pari allo riempimento di 20mila piscine olimpiche).

Nei fanghi, oltre al ferro e al silicio, sono stati sversati anche enormi quantitativi di un materiale altamente tossico come il mercurio.

A dieci giorni dal disastro ambientale decine di migliaia di persone si trovano senza acqua potabile. Negli scorsi giorni il presidente Dilma Roussef ha sorvolato l’area del disastro il cui bilancio, fino a ore, è di 9 morti e 18 dispersi.

Secondo il coordinamento del nucleo di emergenza di Ibama de Minas Gerais i fanghi si sono estesi per una superficie di 80 km nel letto d’acqua della regione. Una delle conseguenze è l’assorbimento ovvero l’accumulo di sedimenti nel letto del fiume, con impatti socioeconomici e ambientali.

Gli animali terrestri e acquatici stanno morendo da giorni per asfissia.

Alla fine della scorsa settimana è stata lanciata l’operazione Arca di Noè che vedrà la partecipazione di pescatori specializzati, associazioni ambientaliste che hanno come principale obiettivo quello di scongiurare l’estinzione del 100% delle specie che abitano il corso d’acqua.

Dilma Roussef ha garantito che l'impresa proprietaria della miniera, Samarco, riceverà una multa iniziale di 250 milioni di reais (oltre 60 milioni di euro). 

1 COMMENTO
Cristina S. #1 venerdì 20 novembre 2015 23:13
di quale terremoto parlate? 
oggi il mio paese sta affrontando il più grande disastro ambientale e a quanto pare a nessuno importa, visto che ad oggi 21 novembre (17 giorni dopo il crollo) nessun tg ha dato la notizia. la multinazionale responsabile della catastrofe è la maggior finanziatrice del governo brasiliano non che delle principali reti televisive... Il governo brasiliano mantiene una golden share, cioè un diritto di veto ad alcune decisioni rilevanti dei vertici dell’impresa visto che fino a qualche anno fa era una impresa statale. a una settimana esatta dal disastro, il presidente Dilma Rousseff, ha modificato un decreto legge esonerando cosi la Samarco (vale e BHP Billiton) della responsabilità nel peggiore disastro ambientale del Brasile, adducendo che il rompimento della diga è da considerare una calamità naturale e non dovuta alla negligenza, alla cattiva manutenzione e gestione della stessa. come si direbbe in italia: finito tutto a tarallucci e vino. grazie però a tante persone "comuni" che stanno facendo girare i vari video e documenti ufficiali, il mondo comincia a guardare e cercare non solo la verità, ma anche che chi ha sbagliato, ammazzato, contaminato ed inizi a pagare.

 Dam collapse creates environmental disaster in Brazil 

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 On November 5, 2015, two dams holding millions of cubic meters of mining waste gave way – launching one of the worst environmental disasters in Brazilian history. Mud – full of dangerous metals – quickly overtook the nearby mining community of Mariana in Minas Gerais state. At least seventeen people were killed. Hundreds more have been displaced by the wall of sludge released in the dam collapse.

Lo scorso 5 novembre il Brasile è stato colpito da una tragedia ambientale senza precedenti.
Gli argini di due dighe trasportanti liquidi di scarto industriale altamente tossici hanno ceduto, riversando nel Rio Doce 60 milioni di metri cubi di sostanze inquinanti.

Fanghi ferrosi contaminati da arsenico, piombo, cromo ed altri metalli pesanti hanno invaso la città di Mariana, continuando l’inarrestabile corsa di 500 km trasportati dalle acque del fiume fino alla sua foce: acqua e terreni circostanti, foreste, aree protette, campi agricoli, case, habitat sensibili – tutto è stato ricoperto dal fango tossico.

La responsabile di tale incalcolabile disastro è la ditta Samarco Mineracao Sa, la quale è controllata dalla anglo-australiana Bhp Billiton e dalla brasiliana Vale, entrambi colossi delle miniere. Una colpevolezza ingiustificabile, se si considera che l’azienda non era nemmeno dotata di sistemi di allarme ed evacuazione in caso di possibile incidente! Inoltre sembrerebbe che la causa del cedimento sia dovuta ai recenti lavori di ampliamento del canale: al momento del crollo alcuni operai erano all’opera per allargare la diga così da poter trasportare più materiale tossico, scarti prodotti sia dalle miniere locali che da quelle più distanti, in vista del continuo aumento della produzione.

Questa regione infatti è ricca di minerali: è qui che viene prodotto il 10% del ferro di tutto il Brasile ed è questa la ragione per cui il Rio Doce ad oggi appaia come una enorme pattumiera a cielo aperto, anche se decenni fa il fiume era immerso nella foresta amazzonica; oggi invece il panorama è spettrale, le rive del Rio appaiono disboscate, i fondali pieni di sedimenti.

Il bilancio è di 11 morti, 15 dispersi, 600 sfollati, 250.000 senza acqua potabile. La Samarco è stata obbligata a pagare 250 milioni di dollari al governo brasiliano, ma le stime per la pulizia riportano un danno di 27 miliardi di dollari. Senza calcolare tutte le conseguenze collaterali che riguarderanno l’oceano: già la biodiversità del fiume è andata completamente distrutta e diverse specie – incluse alcune indigene – sono da considerarsi estinte; ora la preoccupazione è rivolta all’impatto che il disastro avrà sull’ecosistema dell’Atlantico.
Scienziati e ambientalisti temono che se venti e correnti spingeranno l’onda tossica verso nord, l’Abrolhos Marine National Park sarà fortemente a rischio: il parco racchiude un arcipelago di isole e barriere coralline dove sono ospitate specie marine protette, come tartarughe, delfini e balene. Fortunatamente gli addetti del parco stanno già correndo ai ripari e per scongiurare una possibile moria di uova di tartaruga – deposte il mese scorso – hanno pensato di rimuoverle per tempo, sistemandole al sicuro.




Non ci sono parole per descrivere la gravità della situazione.
 Lasciamo che siano le immagini a parlare.


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lunedì 2 novembre 2015

Attenzione all 'Unione europea che impone di tagliare gli ulivi del Salento



Salento –  (Unione Europea):
 metanodotti e scorie nucleari al posto degli ulivi secolari!


Attenzione all 'Unione europea che impone di tagliare gli ulivi del Salento. 

Renzi ed Emiliano, dove sono le analisi di tutti gli alberi d’ulivo del Salento? A proposito di Xylella fastidiosa, ecco la mappa ufficiale della regione Puglia. Ufficialmente, gran parte del territorio salentino sarebbe contaminato, ma di analisi ulivo per ulivo neanche l’ombra. In realtà, a tutt’oggi, non esiste la benché minima prova scientifica. La cosiddetta “infezione” è un contagio inventato a tavolino da chi comanda. Ma per far posto a cosa? Gasdotti sicuramente, ma anche l’ennesimo cimitero di scorie nucleari nazionali, definito impropriamente deposito. Interpellato direttamente in proposito, il presidente pro tempore Michele Emiliano, tace.

Italia depredata, usata come uno zerbino e il Mezzogiorno peggio ancora come discarica, grazie al favore di chi abusivamente bivacca a Palazzo Chigi, essendo stato imposto dal Napolitano ma non votato dal “popolo sovrano”.

L’Europa impone e comanda su dettato del potere economico: addio a natura, storia, archeologia, cultura e vita a dimensione umana, in un’antica terra del Sud. I tre tracciati del metanodotto Snam che collegheranno ilTrans-Adriatic Pipeline da Melendugno allo snodo di Mesagne, attraversano i territori su cui le autorità presumono di aver rinvenuto i maggiori focolai di Xylella fastidiosa, e su cui sono previsti gli abbattimenti più massicci a Veglie, Oria e Torchiarolo. Coincidenze? Tanto basta a far sorgere documentati dubbi sugli anomali disseccamenti per far tabula rasa rapidamente. Secondo la cronaca documentale, a tutt’oggi, non è stata ancora fornita una prova scientifica sulla reale presenza della Xylella. Piuttosto, l’argomento saltò fuori nell’ottobre 2010, in occasione di un convegno internazionale in Puglia e così il TAP che rifornirà di metano l’Europa dall’Azerbaigian, sacrificando la bellezza paesaggistica dell’Italia.

Il 20 maggio 2015 il Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi ha firmato il Decreto di Autorizzazione Unica, abilitando la costruzione e l’esercizio dell’opera, approvando il progetto e dichiarando altresì la pubblica utilità, indifferibilità e urgenza dell’infrastruttura, anche ai fini degli espropri. I lavori inizieranno entro il 16 maggio 2016 e l’operatività dell’infrastruttura dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2020. Ecco perché con il pretesto della Xylella, si addormentano più in fretta le proteste popolari, spianando le selve di ulivi plurisecolari. Il ministro Orlando nel Salento ha dichiarato: «Tap e Xylella non sono questioni da mettere sullo stesso piano».

In provincia di Lecce 11  amministrazioni comunali e 35 tra associazioni e comitati si sono già schierate con il movimento No Tap, che protesta contro la costruzione dell’impianto. Tra emissioni, condotte, tunnel e terminal, secondo uno studio preparato da un gruppo di esperti coordinati dal professor Dino Borri, ordinario del Politecnico di Bari, rischia di mettere a rischio migliaia di ulivi, l’assetto idrogeologico della costa, una spiaggia e un’oasi protetta, senza parlare dell’ecosistema che vede, tra le specie a rischio, cetacei e tartarughe caretta caretta.

VARIANTE-DEVASTANTE-DEL-GASDOTTO-ITALIA-ALBANIA

Dulcis in fundo: proprio il Salento è uno dei territori prescelti (insieme alla Sardegna e al Veneto) su cui il governo Renzi, eterodiretto dall’estero,intenderebbe costruire il cimitero nazionale di rifiuti radioattivi, in palese violazione della Convenzione europea di Aarhus, ratificata in Italia con la legge 108 del 2001. Che fare? Ribellione pacifica e resistenza. Proteggere concretamente il territorio, ed organizzare uno sciopero generale per non pagare più tasse inique a questo regime di fantocci e parassiti telecomandati.

VARIANTE-AL-GASDOTTO-UNA-CICATRICE-AL-SALENTO

Ma torniamo ai prevalenti e dominanti interessi stranieri sul gas naturale. TAP ha la propria sede centrale a Baar, in Svizzera, e uffici operativi in tutti i paesi attraversati dal gasdotto (Grecia, Albania e Italia). Gli azionisti attuali del progetto sono la norvegese Statoil (20%), l’inglese BP (20%) l’azera SOCAR (20%), la belga Fluxys (19%), la spagnola Enagás (16%), la svizzera Axpo (5%). TAP, insieme a TANAP (Trans Anatolian Pipeline che attraverserà da Est a Ovest la Turchia) e a SCP (South Caucasus Pipeline) è una delle infrastrutture di trasporto che apriranno il Corridoio Sud del Gas, consentendo l’accesso al mercato europeo delle gigantesche riserve di gas naturale dell’area del Mar Caspio. Il gas che TAP trasporterà appartiene al Consorzio Shah Deniz II, proprietario del gas proveniente dall’omonimo giacimento offshore azerbaigiano situato nel Mar Caspio a sud di Baku.

Il progetto è stato elaborato dalla EGL, ora denominata Axpo, società attiva soprattutto nel trading di elettricità, gas e prodotti finanziari energetici, che nel 2003 iniziò uno studio di fattibilità conclusosi nel 2006 con parere positivo circa la realizzabilità tecnica, economica e ambientale del gasdotto.

Il 28 giugno 2013, il Consorzio Shah Deniz II ha selezionato TAP come progetto vincente per il trasporto del gas dell’Azerbaigian in Europa preferendolo al progetto concorrente Nabucco West. Il 19 settembre 2013 Enel, Hera, Shell, E.ON, Gas Natural Fenosa, Gdf Suez, Axpo, Bulgargaz e Depa hanno firmato a Baku con il Consorzio Shah Deniz II i contratti di fornitura per la più importante vendita nella storia del gas (130 miliardi di Euro). Il 17 dicembre 2013, il Consorzio Shah Deniz II ha annunciato la Decisione Finale di Investimento per sviluppare il giacimento di Shah Deniz II e gli azionisti di TAP hanno confermato la Resolution to Construct per lo sviluppo e la realizzazione del progetto Trans Adriatic Pipeline. Ovviamente nessuna autorità e multinazionale ha interpellato prima, anzi mai, i cittadini della Puglia, soprattutto del Salento.

Il gasdotto partirà da Kipoi in Grecia. Sarà lungo 870 km circa, di cui 104 km offshore nel Mar Adriatico. L’altezza massima raggiunta sarà di circa 1.800 metri sulle catene montuose dell’Albania; la profondità massima sarà di circa 820 m. Sono previste 3 stazioni di compressione lungo il percorso (2 per la fase iniziale) e il diametro del tubo sarà di 48? (1,22m) sul tratto a terra e di 42? (1,07m) per il tratto marino. TAP trasporterà circa 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale, una quantità pari a quella utile per coprire il fabbisogno di 7 milioni di famiglie.

L’Unione europea riconosce a TAP un ruolo importante nel raggiungimento dell’obiettivo di politica energetica per  garantire la sicurezza e la diversificazione dell’approvvigionamento energetico nell’Europa centrale e settentrionale. La Commissione Europea, il Parlamento e il Consiglio hanno assegnato a TAP lo status di  Progetto di Interesse Comune (PCI), secondo le nuove linee guida TEN-E (Trans-European Energy infrastructure).

A settembre del 2014 il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gian Luca Galletti, ha firmato il decreto di compatibilità ambientale, superando il parere negativo espresso dalla Regione Puglia e del Ministero dei Beni Culturali. Il parere positivo del Ministero dell’Ambiente, a valle di un’approfondita analisi delle alternative di circa 50 pagine, ha confermato che il sito migliore per l’approdo del gasdotto sulle coste salentine è San Foca, per il minor impatto ambientale e paesaggistico: «Valutato pertanto, per quanto sopra riportato circa l’approfondimento delle alternative, effettuato considerando ulteriori aree di indagine e parametri di valutazione così come richiesto durante la fase istruttoria, che l’ipotesi D1 (San Foca) risulta l’alternativa migliore sotto i profili tecnico, ambientale e paesaggistico. Si evidenzia che in questa alternativa la tecnologia del microtunnel permetterà di ridurre al minimo le interferenze con la fascia litoranea (potenziali impatti sul turismo, sul paesaggio e sull’ambiente)».

Il provvedimento del ministro Guidi abilita  la costruzione e l’esercizio dell’opera, sostituendo ogni altro atto formale di assenso delle altre amministrazioni intervenute nel procedimento, approvando il progetto e dichiarando altresì la pubblica utilità, indifferibilità e urgenza dell’infrastruttura, anche ai fini degli espropri. Il decreto stabilisce infatti che i lavori dovranno iniziare entro il 16 maggio 2016 e l’operatività dell’infrastruttura dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2020. Il progetto, su cui è stata espressa la compatibilità ambientale con Decreto del Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare  dell’11 settembre 2014, ha ottenuto il via libera da parte del  Consiglio dei Ministri il  29 aprile scorso, dopo un esame comparativo di tutti gli interessi  coinvolti. Questi ultimi consistono, da una parte nella rilevanza energetica dell’opera ai fini della diversificazione degli approvvigionamenti,  nella strategicità della stessa connessa all’attuazione dell’Accordo internazionale Grecia, Albania, Italia e nell’interesse comunitario alla sua realizzazione in quanto apertura di un nuovo corridoio di approvvigionamento dell’Unione Europea, e dall’altra nella tutela di una zona territoriale di rilevante valore per gli interessi ambientali e turistici, tenuto anche conto  che il progetto  ha avuto una istruttoria complessa, durata alcuni anni, che ne ha vagliato in maniera approfondita la  compatibilità ambientale e di sicurezza».

di Gianni Lannes Fonte www.sulatestagiannilannes.blogspot.it

riferimenti:

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/06/29/15A05031/sg
http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-08-29/la-commissione-nazionale-via-autorizza-gasdotto-tap-salento-151134.shtml?uuid=AB3ekXoB&refresh_ce=1http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/per-i-media/comunicati-stampa/2032759-tap-ministro-guidi-firma-decreto-autorizzazione-unica-metanodotto

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/10/cimitero-nucleare-ecco-dove.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/10/xylella-fantasma-proteste-in-puglia.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=xylella

https://www.youtube.com/watch?v=KbljdOdISrg

https://www.youtube.com/watch?v=oomUQHFp81M

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/07/11/15A05365/sg;jsessionid=JQpFwMFY7evRFervOLZoYw__.ntc-as3-guri2a

http://www.regioni.it/inparlamento/2015/07/01/d-m-19-06-2015-xylella-misure-di-emergenza-per-prevenzione-controllo-ed-eradicazione-411319/

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=tap

LEGGI ANCHE

UE ci taglia gli ulivi? Noi ne piantiamo 100 per ogni eradicazione

http://cipiri6.blogspot.it/2015/11/ue-ci-taglia-gli-ulivi-noi-ne-piantiamo.html





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giovedì 15 ottobre 2015

Dove Smaltire l’Olio Fritto di Casa



Dove smaltire l’olio fritto di casa

L’olio fritto è una delle fonti di inquinamento più pericolose per il pianeta. Sono, purtroppo, ancora 
moltissimi coloro che senza pensarci troppo, dopo aver fritto e cucinato, gettano nel lavandino o nello scarico del water l’olio utilizzato, tuttavia non si pensa abbastanza quanto la facile superficialità di 
questo gesto arrechi danno ai mari, oggi nel costante pericolo di un ecosistema dagli equilibri precari.


L’olio alimentare proviene dalla frittura di oli di semi vegetali: l’alta temperatura a cui viene sottoposto a causa del suo impiego nelle cucine, provoca una modifica alla sua struttura polimerica di oltre al conseguente sprigionarsi di sostanze inquinanti per la carbonizzazione dei residui alimentari. Agente inquinante per i mari, che nonostante la presenza di depuratori vengono raggiunti attraverso le reti fognarie, l’olio fritto se disperso nel sottosuolo crea una sottile pellicola attorno alle formazioni terrose creando un’innaturale separazione tra piante, terra ed elementi nutritivi. Depositi di olio sul terriccio impediscono l’ossigenazione delle piante e dunque un corretto e vitale sviluppo della flora.

I residui di olio fritto possono danneggiare anche le falde freatiche e raggiungere pozzi d’acqua anche a una considerevole distanza: pensate che sarebbe sufficiente un litro di olio mescolato ad un milione di litri d’acqua per alterarne il gusto con grave rischio per la salute. 
Nel caso di impianti fognari inadeguati, 

lo smaltimento dei residui oleosi influenza negativamente l’adeguata attività dei depuratori con 
conseguenze in termini di ecologia e costi supplementari.

Tenuto conto di tutti fattori presi in considerazione è importante smaltire in modo corretto l’olio vegetale esausto. Attualmente in molte città e centri del nostro Paese sono presenti contenitori per la raccolta differenziata, ma se non fossero presenti nel luogo in cui abitate potete rivolgervi all’oasi ecologica più vicina. Per conoscere in dettaglio i centri autorizzati alla raccolta differenziata potete consultare il Consorzio Conoe, Consorzio Obbligatorio Nazionale di raccolta e trattamento oli e grassi vegetali ed animali esausti.

Dopo averlo lasciato raffreddare, potete versare l’olio fritto in una bottiglia o un contenitore da tenere sotto il lavandino e riempire ogni volta che cucinate o friggete: ricordatevi di apporre un’etichetta 
affinché i bambini non lo confondano con altre bottiglie simili e rivolgetevi all’oasi ecologica nelle 
vicinanze di casa vostra oppure chiedete a un amico che abbia un ristorante:
 da oggi basta con l’olio 
fritto negli scarichi! Farete un piacere all’ecologia e soprattutto a voi e i vostri figli.

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giovedì 17 settembre 2015

India: Pianta 2 Miliardi di Alberi



India:  pianta 2 miliardi di alberi ripulendo l’aria e dando lavoro

Una boccata d’aria per il nostro pianeta e i nostri polmoni. Il governo indiano ha deciso di combattere la cattiva qualità dell’aria piantando 2 miliardi di alberi lungo le strade del Paese contrastando dando lavoro a moltissimi giovani.

Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità l’aria di Delhi sarebbe la più inquinata al mondo. Tra le cause principali l’enorme numero di automobili che sciamano per le strade della capitale e l’incuria degli spazi verdi, spesso sacrificati sull’altare dell’industrializzazione.

Il Ministero per lo sviluppo rurale dell’India ha trovato una soluzione per arginare due dei principali problemi che affliggono il Paese, l’inquinamento, appunto, e la crescente disoccupazione giovanile che ha raggiunto il 10,2 per cento. Il piano è quello di assumere fino a 300mila giovani per piantare due miliardi di alberi lungo le strade del Paese.

«Stiamo studiando un progetto per piantare due miliardi di alberi lungo le strade e autostrade che attraversano l’India – ha dichiarato il ministro dei trasporti Nitin Jairam Gadkari – questa iniziativa è destinata a creare posti di lavoro per i disoccupati e a proteggere l’ambiente e la nostra salute».

In base a un recente studio condotto nel Regno Unito, si è potuto constatare che le foglie degli alberi riescono a catturare una gran quantità di polveri sottili, inoltre da uno studio condotto dall’US Forest Service e dall’Istituto Davey negli Stati Uniti è stato dimostrato che gli alberi sono in grado di salvare più di 850 vite umane all’anno e di prevenire circa 670.000 episodi di sintomi respiratori acuti.

Secondo le previsioni dei funzionari indiani, piantare due miliardi di alberi lungo l’autostrada nazionale porterebbe alla creazione di circa 300mila nuovi posti di lavoro.

Questo progetto non è l’unico volto a proteggere l’ambiente in India: il governo indiano sta investendo molto sull’energia solare per portare elettricità a milioni di famiglie, inoltre ha intenzione di raddoppiare la tassa sul carbone per incentivare lo sviluppo di energie alternative sostenibili.

Gli scienziati della NASA hanno scoperto delle piante particolarmente utili per assorbire i gas e pulire le aree particolarmente inquinate. Quindi anche noi nel nostro piccolo possiamo migliorare le nostre condizioni di vita: le piante da appartamento ossigenano l’ambiente, depurano l’aria, contrastano l’umidità, eliminano i cattivi odori e rendono la casa più accogliente ed elegante.




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martedì 15 settembre 2015

Buona Settimana agli Amici di ECOLOGIA


La settimana come periodo di tempo ciclico, regolare e costante di sette giorni dipende dal calendario lunisolare, essendo l'unità cronologica minima, una singola fase lunare delle quattro principali mensili, nell'interazione fra questi due corpi celesti. Ha una valenza sacra in tutta l'area mesopotamica e del suo calendario in cui la settimana risulta una delle istituzioni più antiche. L'osservanza della domenica (il giorno del  Riposo)




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