loading...

Share
Visualizzazione post con etichetta trivelle. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta trivelle. Mostra tutti i post

mercoledì 27 aprile 2016

GENOVA : Enpa e Petrolio nel Polcevera



Petrolio nel Polcevera, l'Enpa rimprovera il ministro Galletti
«Riteniamo che questa tragica vicenda abbia precise responsabilità politiche». Duro comunicato 
dell'Enpa di Genova alla luce delle parole del ministro dell'Ambiente in occasione del sopralluogo alle zone interessate dallo sversamento di petrolio

Enpa Genova contro dichiarazioni ministro Galletti

«Prendiamo atto dell'esigenza avvertita dal ministro Galletti di aprire “una riflessione sulle fonti fossili”. Riteniamo tuttavia bizzarro che tale riflessione venga suggerita all'indomani del disastro del Polcevera, e non sia stata invece proposta qualche settimana fa nel corso della campagna referendaria, quando avrebbe veramente potuto incidere sulle politiche energetiche del nostro Paese».

Lo dichiara Massimo Pigoni, vicepresidente dell'Enpa e responsabile dell'Enpa di Genova, che 
prosegue: «Tra l'altro è opportuno ricordare allo stesso Galletti che egli, giusto un paio di settimana fa, si era schierato in modo aperto per il “No”, vale a dire per il mantenimento dello status quo. 
Evidentemente, è molto più semplice prendere posizione a cose fatte, attraverso mere dichiarazioni 
formali, che non assumere impegni concreti per portare avanti la mission di un dicastero tanto 
importante come quello dell'ambiente. Ministero il cui compito istituzionale ricordiamo essere la tutela della natura».

«In attesa che la magistratura accerti tutte le responsabilità del disastro, in merito al quale abbiamo a 
nostra volta predisposto un'azione legale, riteniamo che questa tragica vicenda abbia precise 
responsabilità politiche. Ci aspettiamo che l'amara lezione del massacro della biodiversità e dei 
malesseri accusati da numerosissimi cittadini – conclude Pigoni - comporti una svolta con il rispetto 
degli impegni assunti dal nostro Paese al vertice di Parigi. 
Ma, soprattutto, che non si intervenga col senno di poi».


LEGGI ANCHE







.

Sono Web Designer, Web Master e Blogger : 
realizzo pagine internet leggere e responsive ,  
creo loghi , e curo i brevetti dai 
biglietti da visita alla insegna luminosa , 
realizzo banner e clip animate per pubblicizzare il vostro sito ,
 contattatemi e sarete on line entro 24 ore. 

Mi trovi QUI 
  http://www.cipiri.com/


 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


giovedì 21 aprile 2016

Genova: Petrolio nel Polcevera




Genova: Petrolio nel Polcevera

 Sono tre le cause che, secondo gli investigatori, potrebbero aver originato la fuoriuscita di petrolio a Fegino nella serata di domenica scorsa: una piccola frana, le condizioni della condotta e le manovre eseguite dai tecnici durante il pompaggio del greggio nell’oleodotto
 dal porto di Genova alla raffineria Iplom.
Coordinata dal sostituto procuratore Walter Cotugno, che indaga per disastro ambientale colposo, la polizia giudiziaria prende al momento in considerazione lo stato dell’impianto, un fattore esterno come una frana, o un errore umano. Non viene escluso che una valvola chiusa al momento sbagliato possa avere provocato problemi di pressione durante il trasferimento di greggio, provocando l’esplosione della tubatura.


Le indagini proseguono speditamente per “fotografare” lo stato dei luoghi prima della probabile perturbazione prevista per domenica, che potrebbe mutarli. Dopo i rilievi, che potrebbero finire questa settimana, si potrà procedere al dissequestro dell’area.
Intanto proseguono le operazioni di bonifica e le misure sono state rafforzate: panne oceaniche alte 1 metro e 80 e più battelli in mare, alla foce del Polcevera; un numero di autospurghi e uomini che quasi raddoppia, passando rispettivamente da 14 ad oltre 20 e da 50 ad oltre 100.
Il nuovo piano di bonifica si è reso necessario anche a fronte delle previsioni meteo, perché per il fine settimana è previsto il ritorno su Genova di maltempo e piogge: il grande nemico infatti ora è l’acqua, che potrebbe trascinare in mare i 500 metri cubi di greggio che impregnano i greti dei torrenti Fegino e Polcevera. Per questo si cerca di rimuovere il 90% del greggio entro venerdì.



Iplom, due malori in Valpolcevera, 
e il petrolio raggiunge il mare: la protesta dei cittadini,
gli abitanti sono furiosi, “l’aria è irrespirabile!”

Continua l'emergenza petrolio sulle rive del Polcevera: il greggio - fuoriuscito da una tubatura della Iplom domenica sera - ha raggiunto il mare (come ci segnala il lettore Matteo, autore della foto), anche se per fortuna al momento è rimasto all'interno del porto, senza riversarsi dunque in mare aperto, dove comunque si sta dirigendo.

L'obiettivo della lotta frenetica di queste ore è proprio impedire che il greggio oltrepassi la diga foranea. Una lotta però difficile, contro onde e correnti.

In Valpolcevera intanto le operazioni di bonifica vanno avanti ma le esalazioni sono ancora molto forti, tanto che una pensionata di 75 anni in mattinata si è sentita male in via Costa Verde ed è stata trasportata all'ospedale Villa Scassi, e un bambino asmatico è stato ricoverato al Gaslini. In generale però tutti i residenti della zona si lamentano per l'aria irrespirabile e la gola che brucia a ogni respiro, con la paura che, cessato il vento, l'odore possa diventare ancora più pungente. Senza parlare del danno ambientale e agli animali, per i quali Enpa si è attivato.

Una situazione esasperante per i cittadini che si sono ritrovati oggi a Fegino e hanno protestato in Regione e in Comune, per chiedere che Iplom paghi i danni e la bonifica (da effettuare al più presto).

Il sindaco Marco Doria ha parlato di un fatto molto grave, fornendo i dati - da prendere con beneficio d'inventario, come da lui specificato - rilasciati dall'azienda: si tratterebbe di 400 metri cubi sversati, mentre i tecnici Arpal parlano di 700 metri cubi. Nessuno sforamento dei limiti dell'inquinante, ma ai cittadini non è bastato, e il primo cittadino è stato contestato.

Il consiglio comunale ha approvato all'unanimità un'ordinanza che impegna sindaco e giunta a chiedere al Governo che vengano fatti tutti gli approfondimenti necessari per valutare lo stato di emergenza, ad assumere tutte le iniziative possibili per tutelare la salute pubblica e ad attivare un tavolo con Regione, Città Metropolitana e Iplom per valutare le prospettive dell'azienda e le garanzie di sicurezza.

In Regione, il presidente Toti ha chiesto un incontro con il Prefetto perché sembra che le attività di bonifica non stiano procedendo con la velocità necessaria. Urge dunque - secondo il governatore - una cabina di regia più efficace. Sempre la Regione manderà a Fegino e Borzoli un ambulatorio mobile della Asl a sostegno della popolazione.

«Abbiamo chiesto l’intervento del Capo del Dipartimento Nazionale della Protezione civile, Fabrizio Curcio per fare un sopralluogo e una verifica dello stato della situazione dei luoghi di Genova colpiti dallo sversamento del petrolio» ha detto il presidente Toti con l’assessore regionale all’Ambiente, Giacomo Giampedrone nel corso della riunione in Prefettura convocata per fare il punto della situazione sul Polcevera, con il Prefetto, la Capitaneria di Porto, Arpal, i tecnici Ispra inviati dal Ministero, la ASL 3 Genovese, il Comune di Genova, la Città Metropolitana e l’azienda, Iplom.

Magra consolazione, il fatto che si tratti di greggio nigeriano molto pesante, dunque non soggetto a evaporazioni. Ma bisogna lavorare per impedire che si consolidi sul letto del fiume per essere poi portato a mare dalle piene.



CILIEGINA SULLA TORTA
Genova, esplosione alla raffineria: 
fuoriesce petrolio, dighe per fermarlo
Alle 20 un incidente alle condutture della Iplom, impianto con sede in Valle Scrivia: il greggio si è riversato nel torrente Polcevera in modo «cospicuo» e poi nelle acque del mar Ligure. Il tentativo dei vigili del fuoco di arginare la «marea» con delle barriere.
Ciliegina sulla torta del Referendum Trivelle ...
.

Sono Web Designer, Web Master e Blogger : 
realizzo pagine internet leggere e responsive ,  
creo loghi , e curo i brevetti dai 
biglietti da visita alla insegna luminosa , 
realizzo banner e clip animate per pubblicizzare il vostro sito ,
 contattatemi e sarete on line entro 24 ore. 

Mi trovi QUI 
  http://www.cipiri.com/


 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


lunedì 18 aprile 2016

Senza Petrolio solo dopo la pubblicità




GRAZIE A TUTTI GLI ITALIANI CHE HANNO VOTATO.
GRAZIE ALLA ‪#‎BASILICATA‬ CHE HA RAGGIUNTO 
LO STRAORDINARIO RISULTATO DI SUPERARE 

IL QUORUM DEL 50%.
CHI PARTECIPA VINCE SEMPRE!
Grazie agli oltre 15 milioni di cittadini che hanno detto SI alla democrazia ed un futuro con mari puliti, energie rinnovabili, efficienza energetica e turismo sostenibile!
Sono tantissimi e hanno combattuto una battaglia da eroi della democrazia.
Hanno combattuto come milioni di semplici Davide del Mondo Pulito contro i Golia delle lobby del 
petrolio di Trivellopoli e della disinformazione.
Lo hanno fatto affrontando 8 mesi di totale disinformazione su questo referendum, con trasmissioni che dichiaravano che si votava solo in 9 Regioni , alle bufale sui ‘posti di lavoro a rischio’ oppure quella che 'si sono sprecati 300 milioni di euro', quando è stato il Governo a non volere l’accorpamento con le elezioni amministrative, proprio per evitare di raggiungere il quorum.
Lo hanno fatto affrontando il vergognoso Governo di Trivellopoli ed un vergognoso ex presidente della Repubblica, che violando la Costituzione sulla quale hanno giurato (“articolo 48: Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”) hanno invitato all’astensione.
Invitavano al ‘non voto’ facendo leva, per il mancato raggiungimento del quorum, su quella parte di 
cittadini che si astengono in maniera "fisiologica" ( ed in questi tempi toccano il 40% dell’elettorato).
Il Movimento 5 Stelle da sempre si batte per l’abolizione del quorum nei referendum, perché negli 
strumenti di democrazia diretta solo chi partecipa deve contare e decidere.
Ma chi ama la democrazia, soprattutto diretta e lotta per questa ogni giorno partecipando, informandosi e attivandosi nelle proprie comunità, vince sempre.
Oggi chi ha perso, soprattutto la faccia, sono il Governo del Bomba e l’ex presidente della Repubblica che hanno dimostrato di non amare la democrazia, la partecipazione civica e la Costituzione sulla quale hanno giurato.
Questa sera si riparte verso il futuro. Da oltre 15 milioni di cittadini che vogliono un futuro diverso per portare il Paese verso uno sviluppo energetico differente, che può essere già realtà con le rinnovabili che producono il 40% dell’elettricità. Il M5S ha già un piano energetico nazionale frutto di un anno e mezzo di lavoro con esperti e confronti. Siamo pronti a dimostrare che con le tecnologie oggi disponibili è già possibile cambiare il Paese e liberarlo in pochi anni da carbone e inceneritori ed arrivare al 2050 senza petrolio.
"Non si può battere una persona che non si arrende mai” (Babe Ruth)

NON VOTARE , è la scelta dei fannulloni , quelli che delegano agli altri, POI SI LAMENTANO CHE LE COSE VANNO MALE . La battaglia delle donne per l'ottenimento del voto e le idee sull'emancipazione femminile che fine hanno fatto.
Ricordiamoci che sono 3 Governi che non votiamo , perchè  l'ultimo presidente che abbiamo avuto e votato è finito ai SEVIZI SOCIALI per EVASIONE FISCALE . E l' Italia che va al Centro Commerciale per passare la Domenica senza VOTARE ha esaurito ogni QUID del proprio cervello , pieno di FALSI IDOLI e tivù SPAZZATURA neanche differenziata , continueremo la nostra lotta per un MONDO MIGLIORE dopo la pubblicità , GRAZIE



CILIEGINA SULLA TORTA
Genova, esplosione alla raffineria: 
fuoriesce petrolio, dighe per fermarlo
Alle 20 un incidente alle condutture della Iplom, impianto con sede in Valle Scrivia: il greggio si è riversato nel torrente Polcevera in modo «cospicuo» e poi nelle acque del mar Ligure. Il tentativo dei vigili del fuoco di arginare la «marea» con delle barriere.

LEGGI ANCHE
VIETATE AUTO A BENZINA E GASOLIO


.

Sono Web Designer, Web Master e Blogger : 
realizzo pagine internet leggere e responsive ,  
creo loghi , e curo i brevetti dai 
biglietti da visita alla insegna luminosa , 
realizzo banner e clip animate per pubblicizzare il vostro sito ,
 contattatemi e sarete on line entro 24 ore. 

Mi trovi QUI 
  http://www.cipiri.com/


 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


domenica 3 aprile 2016

Trivelle e Referendum : Mappa di Legambiente



Trivelle, Referendum 17 aprile: 
ecco la mappa di Legambiente delle piattaforme e dei permessi entro le 12 miglia

La loro produzione rispetto al fabbisogno nazionale incide per meno dell’1% per il petrolio e del 3% per il gas. "Titoli già rilasciati entro le 12 miglia senza più scadenza: una normativa che non vale per 
nessun’altra concessione e lascia la possibilità di appropriarsi
 di una risorsa pubblica a tempo indeterminato"



Il referendum del 17 aprile sulle trivellazioni riguarda le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi nel mare italiano entro le 12 miglia marine dalla costa. 
Il quesito interessa tutti i titoli abilitativi all’estrazione 
e alla ricerca di idrocarburi già rilasciati e interviene sulla loro data di scadenza.

Perché questo quesito referendario, a cui Legambiente chiede di votare Sì? Perché il governo, con un 
emendamento alla legge di Stabilità 2016 (che modifica il decreto legislativo 152/2006) ha vietato tutte le nuove attività entro le 12 miglia marine, ma ha mantenuto i titoli già rilasciati prevedendo che essi possano rimanere vigenti “fino a vita utile del giacimento”.
La legge in materia prevedeva che le concessioni di coltivazione avessero una durata trentennale 
(prorogabile attraverso apposita richiesta per periodi di ulteriori 5 o 10 anni) e i permessi di ricerca una durata di 6 anni (con massimo due proroghe consentite di 3 anni ciascuna); con questa modifica alla legge di Stabilità i titoli già rilasciati entro le 12 miglia dalla costa (e soltanto questi) non hanno più scadenza. Tutti gli altri titoli rilasciati (quelli cioè oltre le 12 miglia marine), possono avere durata di 30 anni nel caso di concessione di coltivazione e di 6 anni nel caso di permessi di ricerca, in base a un altro emendamento del governo alla legge di Stabilità 2016 
(che modifica il comma 5 dell’articolo 38 del Decreto Sblocca Italia). 

Nel nostro mare, entro le 12 miglia, ci sono ad oggi 35 concessioni di estrazione di idrocarburi 
(coltivazione). Tre di queste sono inattive, una è in sospeso fino alla fine del 2016 (è quella di Ombrina Mare, al largo delle coste abruzzesi), cinque erano non produttive nel 2015.

 Le altre 26 concessioni, 
che sono produttive, sono distribuite tra il mare Adriatico, il mar Ionio e il canale di Sicilia, per un totale di 79 piattaforme e 463 pozzi. 

Queste piattaforme, soggette a referendum, oggi producono il 27% del totale del gas e il 9% del greggio estratti in Italia (il petrolio viene estratto nell’ambito di 4 concessioni dislocate tra Adriatico centrale - di fronte a Marche e Abruzzo - e nel Canale di Sicilia). La loro produzione nel 2015 è stata di 542.881 tonnellate di petrolio e 1,84 miliardi di Smc (Standar metri cubi) di gas.

I consumi di petrolio in Italia nel 2014 sono stati di circa 57,3 milioni di tep
 (ovvero milioni di tonnellate). 

Quindi l’incidenza della produzione delle piattaforme a mare entro le 12 miglia è stata di meno dell’1% rispetto al fabbisogno nazionale (0,95%).
Per il gas, i consumi nel 2014 sono stati di 50,7 milioni di tep corrispondenti a 62 miliardi di Smc; 
l’incidenza della produzione di gas dalle piattaforme entro le 12 miglia 
è stata del 3% del fabbisogno nazionale.

Dato che l’attuale normativa fa salvi tutti i titoli abilitativi già rilasciati e ancora vigenti, rientrano in 
questa categoria anche i permessi di ricerca presenti nell’area entro le 12 miglia marine. Sono nove, per un’estensione di 2.488 kmq. Quattro si trovano nell’alto Adriatico (3 sono attualmente sospesi in attesa di apposito decreto VIA che certifichi la non sussistenza di rischi apprezzabili di subsidenza; 1 risulta attivo con scadenza nel 2018); altri 2 permessi di ricerca ricadono nell’Adriatico centrale di fronte alle coste abruzzesi e sono momentaneamente sospesi; un permesso di ricerca si trova nella porzione meridionale della Sicilia, tra Pachino e Pozzallo, ed è attualmente sospeso; un altro permesso ricade di fronte la costa di Sibari e la data di scadenza è nel 2020; 
l’ultimo permesso ricade a largo dell’isola di 
Pantelleria ed è sospeso per problemi tecnici.

E’ importante sottolineare che i dati forniti dall’Ufficio minerario per gli idrocarburi e le georisorse del Ministero delle Sviluppo Economico, e da Assomineraria, stimano riserve certe sotto i fondali italiani che sarebbero sufficienti (nel caso dovessimo contare solo su di esse) a soddisfare il fabbisogno di petrolio per sole 7 settimane e quello di gas per appena 6 mesi.
“E’ importante ricordare - sottolinea Rossella Muroni, presidente di Legambiente - che mettere una 
scadenza alle concessioni date a società private, che svolgono la loro attività sfruttando beni 
appartenenti allo Stato, non è una fissazione delle associazioni ambientaliste o dei comitati, ma è una 
regola comunitaria. Non si capisce - prosegue Muroni - perché in questo caso, le compagnie petrolifere debbano godere di una normativa davvero speciale, che non vale per nessun’altra concessione, togliendo ogni scadenza temporale e lasciando la possibilità di appropriarsi di una risorsa pubblica a tempo indeterminato. E ci preoccupa molto - aggiunge la presidente di Legambiente - che il governo, invece di spiegare come intende portare l’Italia fuori dall’era dei fossili, in linea con gli impegni presi a Parigi alla Cop21, mandi segnali contrari quali togliere la scadenza alle attività estrattive in mare entro le 12 miglia”.

Al di là del merito, non si comprende perché le compagnie petrolifere debbano godere di un privilegio che non è dato, giustamente, a nessun altro, e che si aggiunge a tanti altri, agevolazioni fiscali, sussidi indiretti o royalties molto vantaggiose, che Legambiente ha quantificato in circa 2,1miliardi di sussidi diretti o indiretti all’anno all’intero comparto.

LEGGI ANCHE


.

Sono Web Designer, Web Master e Blogger : 
realizzo pagine internet leggere e responsive ,  
creo loghi , e curo i brevetti dai 
biglietti da visita alla insegna luminosa , 
realizzo banner e clip animate per pubblicizzare il vostro sito ,
 contattatemi e sarete on line entro 24 ore. 

Mi trovi QUI 
  http://www.cipiri.com/


 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO

http://cipiri6.blogspot.it/

sabato 2 aprile 2016

Cosa c'è sotto le TRIVELLE


L’ing. Angelo Parisi, membro del Comitato Scientifico del CETRI, ci spiega argutamente la vera ragione per cui i petro gasieri hanno voluto la norma che permette l’allungamento della concessione fino ad esaurimento del giacimento. Perchè hanno una “franchigia al di sotto della quale non pagano royalties, e quindi hanno tutto l’interesse ad estrarre a ritmi bassissimi per non sforare la franchigia, e quindi preferiscono sforare i 30 anni della concessione. Questa franchigia generosamente concessa dallo Stato gli permette peraltro di non pagare royalties che sono già vergognosamente basse. Leggere per credere. Il CETRI ringrazia Angelo per il suo infaticabile preciso e costante lavoro di esplorazione e scoperta della verità nel mondo dell’energia.

Ciò che si nasconde DAVVERO sotto le trivelle (e che quasi nessuno dice)

Il governo italiano, con una scelta discutibile, ha fissato al 17 aprile la data del referendum abrogativo sulle piattaforme petrolifere promosso da 9 regioni italiane.

KUWAIT-10010, 1991, final print_milan Ahmadi Oil Fields, Kuwait, 1991. National Geographic, August 1991, The Persian Gulf: After the Storm. Aliens on a fiery plain, Environmentalists Rick Thorpe and Michael Bailey of Earthtrust examine a field where the ground has been encrusted with oil. National Geographic, August 1991

L’oggetto del referendum è la norma introdotta con l’ultima finanziaria che consente alle società concessionarie del diritto di coltivazione dei giacimenti petroliferi a mare entro le 12 miglia marine di poter sfruttare i giacimenti fino al loro esaurimento, anche se entro le 12 miglia resta vietata la concessione di nuove concessioni di ricerca e coltivazione.

Per i fautori del no questa norma è logica in quanto per loro non ha senso “tappare” il foro mentre c’è ancora gas e petrolio da estrarre e inoltre dicono che una vittoria dei si sarebbe pericolosa in quanto bloccherebbe un settore in cui siamo all’avanguardia e si creerebbero migliaia di disoccupati. Insomma nulla di nuovo. Quando si tratta delle fonti fossili, ogni modifica che non piace ai signori del petrolio viene immediatamente bloccato un settore in cui siamo all’avanguardia, produce migliaia di disoccupati, genera piaghe bibliche e catastrofi galattiche…. Il solito ricatto  contro lavoro, ambiente e salute.

havenAltri argomenti citati dai fautori del no riguardano l’aumento delle importazioni dall’estero con il conseguente incremento del numero di petroliere che circolano sui nostri mari e approdano sui nostri porti. In pratica sostengono che gli effetti sull’ambiente provocati dallo stop alle piattaforme entro le 12 miglia marine sarebbero peggiori di quelli che produrrebbero delle piattaforme vecchie di 40 o 50 anni che pompano gas e petrolio dal fondo del mare.

Inoltre i fautori del no ricordano che la vittoria del si al referendum non comporterebbe un divieto alle trivelle e nemmeno alle piattaforme oltre le 12 miglia marine. Per questo accusano i comitati No Triv di truffare gli elettori.

Ma è veramente così?

Assolutamente NO!



Intanto i signori del no devono mettersi d’accordo con loro stessi. Infatti da una parte sostengono che questo referendum è inutile e non produrrà uno stop alle piattaforme e alle trivelle e che quindi presentarlo in questo modo è falso e truffaldino, mentre dall’altra parte dicono che una vittoria dei SI produrrebbe una catastrofe nazionale. Insomma devono spiegare come può essere che un referendum inutile e che non stoppa affatto piattaforme e trivelle, possa bloccare l’intero settore, far scappare tutte le società petrolifere dall’Italia, far perdere miliardi di investimenti, migliaia di posti di lavoro, aumentare le importazioni di petrolio e gas dall’estero e produrre un incremento dei costi della bolletta energetica?Kerkenna1

In pratica è come se dicessero che un moscerino che si posa su un grattacielo ne provoca il crollo.

Inoltre i signori del no sostengono che dalle piattaforme si estrae prevalentemente gas, ma poi dicono che la vittoria del si producendo uno stop immediato alle estrazioni, farebbe si che aumenti il traffico di petroliere. Tutto questo è puro allarmismo verbale. Innanzitutto vorrei ricordare che il gas non arriva con le petroliere, ma con i gasdotti, e (in rarissimi casi) con le navi gasiere  in forma di Gas Naturale Liquido (LNG). Quindi non si vede che ci azzeccano le petroliere. Diciamo che i fautori del no sono un tantino confusi. In secondo luogo in caso di vittoria dei SI gli impianti non verrebbero bloccati immediatamente ma a termine, con l’arrivo a scadenza delle concessioni.

Ma allora perché i signori del no raccontano queste falsità? E cosa si nasconde veramente sotto il loro desiderio di procrastinare le concessioni?

Intanto è bene chiarire subito che il referendum interesserà in modo diretto solo diciassette concessioni da cui si estrae il 2,1 % dei consumi nazionali di gas e  lo 0,8 % dei consumi nazionali di petrolio gas. Bruscolini che anche se dovessero venire a mancare da un giorno all’altro, come sostengono i signori del no, (ma, ripetiamo, NON è così)  non succederebbe nulla di grave e al calo di estrazioni si potrebbe benissimo fare fronte con un minimo di risparmio energetico (quindi incentivando un comportamento virtuoso. Certo se invece vogliamo continuare a sprecare energia prodotta con fonti fossili, allora non basteranno tutti i giacimenti del mondo a coprire il fabbisogno.

milazzoMa, come detto, la vittoria del si non comporterà uno stop immediato delle piattaforme che, purtroppo, continueranno a restare al loro posto fino alla scadenza della concessione e quindi non c’è alcun pericolo per il fabbisogno nazionale e nessuna perdita di posti di lavoro, che sono pochissimi, spesso di tecnici specializzati stranieri, e che scadrebbero al termine del contratto.

Quindi si ritorna alla domanda posta in precedenza: cosa temono i fautori del no?

Temono due cose.

Primo, che passi il messaggio che possiamo fare a meno del petrolio e che possiamo produrci l’energia di cui abbiamo bisogno in altro modo senza continuare a dare soldi ai petrolieri.

Secondo, che passi un altro principio, ben più importante per loro, quello per cui le concessioni scadono.

Infatti ci sono alcune cose che i signori del no ci tengono nascoste tentando di distogliere l’attenzione da esse per puntarla verso la catastrofe prodotta dalla vittoria del si e la perdita di migliaia di posti di lavoro.

Le paroline magiche che non pronunciano mai i signori del no sono due: royalty e franchigia.

Cosa sono le royalty?

Sono delle quote in denaro che le compagnie petrolifere versano ogni anno allo stato, alle regioni e ai comuni per lo sfruttamento delle risorse petrolifere. Infatti in Italia le risorse petrolifere sono un bene indisponibile dello Stato, questo vuol dire che il petrolio e il gas dei giacimenti è di proprietà pubblica: tutti noi siamo proprietari di una quota di petrolio e di gas stoccati nei giacimenti.

Lo stato però non si occupa direttamente di estrarre queste risorse e “concede” dei titoli di sfruttamento di tali risorse a dei soggetti privati, i quali sostengono i costi per la ricerca e per la costruzione delle infrastruture necessarie alla loro estrazione. In cambio pagano ai “proprietari” delle risorse, noi tutti, una quota percentuale del valore di quanto estratto.

Il problema riguarda la percentuale che viene pagata. Tale percentuale, come si può vedere dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico, è pari al 7% per l’estrazione di gas e di olio a terra e del 4% per l’estrazione di olio in mare, a cui sommare una quota del 3% da destinare al fondo per la riduzione del prezzo dei prodotti petroliferi se la risorsa è estratta sulla terraferma o per la sicurezza e l’ambiente se estratti in mare. 



.

Sono Web Designer, Web Master e Blogger : 
realizzo pagine internet leggere e responsive ,  
creo loghi , e curo i brevetti dai 
biglietti da visita alla insegna luminosa , 
realizzo banner e clip animate per pubblicizzare il vostro sito ,
 contattatemi e sarete on line entro 24 ore. 

Mi trovi QUI 
  http://www.cipiri.com/


 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


giovedì 21 gennaio 2016

Trivelle e il grido delle isole Tremiti



Trivelle, il grido delle isole Tremiti: 
“Non consentiremo al governo di violentare il mare”

L’arcipelago in provincia di Foggia, paradiso di biodiversità e Area marina protetta dal 1989, si prepara alla battaglia dopo che è uscita la notizia della concessione del ministero dello Sviluppo economico alla società irlandese Petrocelic di ispezionare il suo mare 
alla ricerca di giacimenti di combustibili fossili.
In attesa del referendum sulle trivelle, agli isolani, schierati coi i comitati No Triv sorti in tutta Italia, oltre ai pericoli per l’ambiente e il turismo, unica risorsa economica delle Tremiti, non vanno giù molte questioni: la prima è la tempistica perché l’autorizzazione arriva esattamente 24 ore prima del varo della legge di Stabilità che fissava norme più stringenti per le società petrolifere. Poi c’è il canone che riscuoterà lo Stato che è irrisorio: meno di 2000 euro all’anno per una superficie di 370 chilometri quadrati. “Venissero a chiederli a noi questi soldi che facciamo una colletta – si sfoga Domenico Calabrese, ex guardiano del faro oggi novantenne – Ma non ce la faranno a rovinare il mare perché la regione Puglia è con noi”. Dal canto suo il governatore Michele Emiliano annuncia battaglia: “Il ministro Federica Guidi dovrebbe scusarsi”.

La terza ragione del No alle trivelle è frutto di una scoperta dell’onorevole Giovanni Paglia di Sel-
Sinistra italiana: “Navigando sul sito della Petroceltic ho visto che la società dichiara di essere sull’orlo del fallimento. Quindi mi chiedo che senso abbia dare queste concessioni ad aziende che già sappiamo, in caso di qualche disastro ambientale, non potranno fare fronte a nessuna bonifica”.

E i tremitesi si ricordano bene di quando circa 50 anni fa, cala Tramontana, una delle insenature più 
suggestive dell’isola di San Domino, fu invasa dal catrame. “Alcuni dicono fosse colpa di una nave 
cisterna, ma è molto più probabile che a portare l’inquinamento sia stato un problema della piattaforma offshore al largo di Vasto”, ricorda Gianni Casieri che sulle isole ha diverse attività. Nonostante ai tempi l’area sia stata bonificata, ancora oggi sono ben visibilile tracce di quel disastro: chiazze e grumi di catrame solidificato e impossibile da rimuovere in mezzo agli scogli.
Il ministero dal canto suo continua a ripetere che sono state autorizzate prospezioni e non ricerche, ma anche le ispezioni, fatte con la tecnica dell’air gun, hanno un impatto devastante sull’ecosistema marino. “Uccideranno metà del pescato”, avverte il sindaco di Tremiti Antonio Fentini. Gli fa eco il proprietario del diving Marlin Tremiti Adelmo Sorci: “Le isole offrono fra le immersioni più belle del Mediterraneo, piene di pesce e con fondali coloratissimi. L’air gun rischia di farle diventare solo un ricordo”. La tecnica di ispezione sottomarina è talmente invasiva che si è discusso a lungo se farla diventare reato quando si approvò il codice dell’Ambiente però anche in quel caso
 si decise di darla vinta ai petrolieri.
Ma i tremitesi non demordono e oltre alla lotta si affidano al loro santo in paradiso: Lucio Dalla. Qui il cantautore bolognese aveva la sua seconda casa e compose alcuni dei suoi brani più belli a iniziare 
dalla colonna sonora di questa battaglia: “Com’è profondo il mare”. “Fosse ancora vivo sarebbe in 
prima linea con noi a lottare per difendere le isole”, ricordando come anche grazie ai suoi concerti e alla sua popolarità riuscirono a fermare le trivelle già nel 2011 .

Fermiamo le Trivellazioni di Tremiti e Pantelleria
FIRMA LA PETIZIONE

.
Sono Web Designer, Web Master e Blogger, creo siti internet , blog personalizzati.
Studio e realizzo i vostri banner pubblicitari con foto e clip animate. 
Creo loghi per negozi , aziende, studi professionali,
 campagne di marketing e vendite promozionali.
MIO SITO  :  http://www.cipiri.com/


 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


venerdì 8 gennaio 2016

Ecologia Immagini del 2015


Scioglimento a cascata 
non più sgretolamento del Ghiaccio
GUARDANE ALTRE 
dal Surfista in un mare di rifiuti
alle città più grandi del mondo






















GUARDA TUTTE LE IMMAGINI DEL 2015
 CHE PARLANO DI ECOLOGIA


SE TI STA A CUORE IL NOSTRO PIANETA
CONDIVIDI E FAI GIRARE IN RETE QUESTA FOTO
le immagini valgono più di mille parole

Condividi la Pagina con chi vuoi Tu



Share

.
Sono Web Designer, Web Master e Blogger, creo siti internet , blog personalizzati.
Studio e realizzo i vostri banner pubblicitari con foto e clip animate. 
Creo loghi per negozi , aziende, studi professionali,
 campagne di marketing e vendite promozionali.
MIO SITO  :  http://www.cipiri.com/


 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


venerdì 17 luglio 2015

REFERENDUM: TRIVELLE, SCUOLA, ITALICUM, JOBS ACT


referendum possibili

ITALICUM, 

JOBS ACT, 

SCUOLA, 

TRIVELLE


Siamo partiti il 13 maggio, quando a un seminario sulle riforme elettorali e costituzionali abbiamo lanciato i referendum sull’Italicum, iniziando a parlarne con diversi soggetti politici e associazioni per condividere il percorso sin dall’inizio.

Immediatamente abbiamo ritenuto di unire ai referendum in materia elettorale, con i quali puntiamo soprattutto ad aprire la strada a una legge di stampo maggioritario che riteniamo la più coerente con una scelta di governo da parte dei cittadini, altri quesiti sui provvedimenti più miopi che abbiamo visto approvare – sempre con strappi e forzature – negli ultimi mesi da una maggioranza raccogliticcia, ormai del tutto separata dal rapporto con gli elettori.

Abbiamo quindi ripreso la questione delle grandi opere (che hanno portato tanti sprechi e corruzione) e delle trivellazioni rinvigorite dallo “sblocca-Italia” e su questo abbiamo elaborato – con la collaborazione di Green Italia e di alcuni esperti – tre quesiti (su uno dei quali c’è anche piena convergenza con l’iniziativa delle Regioni), a conferma che per noi l’ambiente non è l’ultimo capitoletto da aggiungere – come da tradizione italiana – in fondo al programma, ma è la chiave per una riconversione ecologica dell’economia e quindi per lo sviluppo.

Ci siamo concentrati anche sul jobs act, che contiene regole addirittura in contrasto con il programma con cui lo stesso PD si è presentato alle elezioni, ottenendo anche il premio di maggioranza, e quindi sulla cui base i suoi parlamentari sono stati eletti. Non c’era certo bisogno – tanto più dopo gli interventi della Fornero – di indebolire ancora la tutela dei lavoratori dai licenziamenti illegittimi (sottolineiamo che il provvedimento vuole proteggere non chi licenzia, ma chi lo fa illegittimamente, il che pare davvero troppo). Né era pensabile che si arrivasse a poter stabilire il demansionamento dei lavoratori per mere esigenze di riorganizzazione aziendale.

Ultima, ma non per ultima, la riforma della scuola. Non più la scuola di una comunità di studenti e di insegnanti, realmente “aperta a tutti” – come dice la Costituzione – e quindi strumento per superare le disuguaglianze, ma una “scuola del preside-manager”, con un occhio (o anche tutti e due) di riguardo per le scuole dei quartieri alti. Il rovesciamento, in pratica, del disegno costituzionale.

Ecco, questo il quadro – che disegna nel merito un programma alternativo e partecipato, secondo l’impostazione di Possibile e i principi del Patto repubblicano – che potete chiarirvi ulteriormente guardando i quesiti qui. Sono quesiti che abbiamo elaborato con le nostre forze e il contributo di alcuni esperti, sempre con un lavoro artigiano e volontario, ma anche attento e generoso. Li mettiamo a disposizione di tutti, per una valutazione di merito, pronti ad accogliere i suggerimenti e le osservazioni che verranno.

Non abbiamo potuto iniziare prima perché attendevamo la riforma della scuola, come ci era stato da più parti chiesto e suggerito. Ma ora abbiamo pochi giorni. Questa settimana, infatti, dobbiamo presentarli in Corte di Cassazione per avviare il percorso. Il lungo e faticoso percorso che, chiudendo la raccolta delle 500.000 firme il 30 settembre, ci potrà portare a votare nella primavera 2016. 

Mancando questo obiettivo e questa tempistica i referendum rischiano seriamente di perdersi. Il voto nel 2017, che alcuni ci hanno prospettato anche con insistenza, che si renderebbe necessario se entro il 30 settembre le firme necessarie non fossero raccolte, sarebbe a forte rischio in caso di fine anticipata della legislatura e in ogni caso farebbe sì che questi brutti provvedimenti dispiegassero e consolidassero i propri effetti sulla pelle dei cittadini. Quei cittadini che noi vogliamo si pronuncino direttamente su questioni mai sottoposte loro, in nessun programma elettorale (neppure di quelle primarie da cui – caso unico al mondo – è direttamente nato un governo, senza passare attraverso elezioni vere e proprie).

Attendiamo tutti i riscontri possibili. Siamo pronti a partire.


Giuseppe Civati, Andrea Pertici


Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

 ANCHE

PER CELLULARE

DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
.

.

sabato 1 febbraio 2014

LINKS: Un futuro senza trivelle in Sicilia


Un futuro senza trivelle in Sicilia



Basta con le promesse non mantenute. 
Vogliamo un tavolo tecnico per un futuro 
senza trivelle in Sicilia.


Trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia: dopo le proteste dei cittadini e le iniziative di Greenpeace e WWF, i vertici della Regione Siciliana avevano promesso,,,leggi tutto e firma


LINKS: Un futuro senza trivelle in Sicilia: Basta con le promesse non mantenute.  Vogliamo un tavolo tecnico per un futuro  senza trivelle in Sicilia. Trivellazioni petroli...



 .

.


leggi tutto sullo zodiaco
leggi anche 
NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://www.mundimago.org/carte.html


GUARDALE QUI SOTTO CLICCA
LA FOTO

.


.
. Bookmark and Share ..

domenica 20 ottobre 2013

LINKS: FIRMIAMO contro le trivelle nel canale di Sicilia ...


FIRMIAMO contro le trivelle nel canale di Sicilia !!!!!



Dove tutte le navi passano, dove tutti i pescatori pescano, 
lo Stato Italiano vorrebbe trasformare il tragitto,
 da libero qual è, ad una corsa ad ostacoli.

L’Italia è il paese di navigatori, poeti e santi. Riguardo ai navigatori, le pagine di cronaca dei nostri quotidiani ci confermano che il settore della navigazione non sforna più illustri nocchieri. Come poeti siamo insuperabili, basti pensare che il petrolio si “coltiva” e gli impianti si dicono di “coltivazione”. Riguardo ai santi … non ci rimane che affidarci a loro in caso le coltivazioni vadano male.

Segui e diffondi la nostra campagna e aiutaci a dire no alle trivellazioni nel Canale di Sicilia.
leggi tutto e FIRMA ...
LINKS: FIRMIAMO contro le trivelle nel canale di Sicilia ...: Dove tutte le navi passano, dove tutti i pescatori pescano,  lo Stato Italiano vorrebbe trasformare il tragitto,  da libero qual è,...

.
leggi anche 
NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://maucas.altervista.org/imago_carte.html

GUARDALE QUI SOTTO CLICCA
LA FOTO

.
.

domenica 28 luglio 2013

Ai parlamentari delle Commissioni Ambiente Italiano



Dopo aver devastato ecosistemi in tutto il mondo, le multinazionali del petrolio stanno prendendo di mira l’Italia. Ma c’è un modo per impedire che distruggano anche l’Adriatico e il Mediterraneo.

Medoilgas, un’enorme multinazionale, ha dichiarato di voler iniziare a trivellare presto a pochi passi dalla costa rifiutandosi persino di fare una valutazione di impatto ambientale. E se la faranno franca potremmo ritrovarci in poco tempo con oltre 70 piattaforme a occupare l’intero Adriatico e mari in tutta Italia: una perdita di petrolio devastante sarebbe solo una questione di tempo. Ma c’è una soluzione: rafforzare subito la legge.

Abbiamo pochi giorni. Senatori di tutti i partiti sono pronti a sostenere una modifica urgente ma il problema è che stanno per andare tutti in vacanza. Firma la petizione per convincerli a proteggere l’Italia dalle multinazionali del petrolio prima che sia troppo tardi, e poi condividi con tutti: se raggiungeremo le 100mila firme, attireremo l’attenzione dei media con un'azione nel centro di Roma.
Ai parlamentari delle Commissioni Ambiente, al Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando e al Presidente del Consiglio Enrico Letta: In quanto cittadini vi chiediamo di proteggere i nostri mari e di reintrodurre il precedente divieto alle trivellazioni all'interno delle 5 miglia dalla costa. Inoltre vi chiediamo di sospendere l'autorizzazione a Medoilgas per la costruzione della pericolosa piattaforma petrolifera di Ombrina Mare facendo in modo che tutte le richieste di trivellazione nei mari italiani debbano passare rigidi controlli di impatto ambientale basati sugli standard europei e internazionali.

FIRMA LA PETIZIONE

.
.

.
loading...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post più popolari

SALVA GLI ALBERI

SALVA GLI ALBERI
1 KLIK AL GIORNO E SALVI UN ALBERO

Lettori fissi

Visualizzazioni totali

motori di ricerca

Add