loading...

Share
Visualizzazione post con etichetta Senza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Senza. Mostra tutti i post

martedì 3 aprile 2018

Come sarebbe l’Italia senza immigrati ?


Avremmo il 20% di bambini nati in meno nell’ultimo anno, 
una scuola pubblica con 35.000 classi e 68.000 insegnati in meno, saremmo senza 693.000 lavoratori domestici e 449.000 imprese. I numeri del modello di integrazione italiano che funziona.

“Come sarebbe l’Italia senza gli immigrati? Sarebbe un Paese con 2,6 milioni di giovani under 34 in meno e sull’orlo del crac demografico. Gli immigrati sono mediamente più giovani degli italiani e mostrano una maggiore propensione a fare figli.

Le nascite da almeno un genitore straniero in Italia fanno registrare un costante aumento: +4% dal 2008 al 2015, a fronte di una riduzione del 15,4% delle nascite da entrambi i genitori italiani. Dei 488.000 bambini nati in Italia nel 2015, anno in cui si è avuto il minor numero di nati dall’Unità d’Italia, solo 387.000 sono nati da entrambi i genitori italiani, mentre 73.000 (il 15%) hanno entrambi i genitori stranieri e 28.000 (quasi il 6%) hanno un genitore straniero.

È vero che il nostro sistema di gestione dei flussi migratori ha dovuto affrontare crescenti difficoltà. Il numero complessivo degli ospiti nelle strutture di prima e seconda accoglienza è passato dai 22.118 del 2013 ai 123.038 al 6 giugno 2016, con un aumento del 456%. Ma il nostro modello di integrazione degli stranieri che si stabilizzano sul territorio nazionale funziona.

Gli alunni stranieri nella scuola (pubblica e privata) nel 2015 erano 805.800, il 9,1% del totale. Senza gli stranieri a scuola (la maggioranza dei quali sono nati in Italia) si avrebbero 35.000 classi in meno negli istituti pubblici e saremmo costretti a rinunciare a 68.000 insegnanti, 
vale a dire il 9,5% del totale.

Anche sul mercato del lavoro la perdita dei migranti significherebbe dover rinunciare a 693.000 lavoratori domestici (il 77% del totale), che integrano con servizi a basso costo e di buona qualità quanto il sistema di welfare pubblico non è più in grado di garantire.

Gli stranieri mostrano anche una voglia di fare e una vitalità che li porta a sperimentarsi nella piccola impresa, facendo proprio uno dei segni distintivi del nostro essere italiani. Nel primo trimestre del 2016 i titolari d’impresa stranieri sono 449.000, rappresentano il 14% del totale e sono cresciuti del 49% dal 2008 a oggi, mentre nello stesso periodo le imprese guidate
 da italiani diminuivano dell’11,2%.

Anche i trattamenti previdenziali confermano che il rapporto tra “dare” e “avere” vede ancora i cittadini italiani in una posizione di vantaggio. I migranti che percepiscono una pensione in Italia sono 141.000: nemmeno l’1% degli oltre 16 milioni di pensionati italiani. Quelli che beneficiano di altre prestazioni di sostegno del reddito sono 122.000, vale a dire il 4,2% del totale.

Tutti segnali di quel modello di integrazione dal basso, molecolare, diffuso sul territorio che ha portato oltre 5 milioni di stranieri (che rappresentano l’8,2% della popolazione complessiva), appartenenti a 197 comunità diverse, a vivere e a risiedere stabilmente nel nostro Paese e che, alla prova dei fatti, ha mostrato di funzionare bene e di non aver suscitato i fenomeni di involuzione patologica che si sono verificati altrove in Europa, dove i territori ad altissima concentrazione di immigrati sono esposti a più alto rischio di etnodisagio.

Dei 146 comuni italiani che hanno più di 50.000 abitanti, solo 74 presentano una incidenza di stranieri sulla popolazione che supera la media nazionale. Tra questi, due si trovano al Sud: Olbia in Sardegna, con il 9,7% di residenti stranieri, e Vittoria in Sicilia, con il 9,1%. Brescia e Milano sono i due comuni italiani con più di 50.000 residenti che presentano la maggiore concentrazione di stranieri, che però in entrambi i casi è pari solo al 18,6% della popolazione. Seguono Piacenza, in cui gli stranieri rappresentano il 18,2% dei residenti, e Prato con il 17,9%”. 

LEGGI ANCHE
ITALIA SENZA MIGRANTI
.



 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


sabato 19 aprile 2014

Per una Pasqua Consapevole e Senza Agnello


Per una Pasqua “consapevole” e senza agnello
Anche quest’anno migliaia di agnelli sono stati macellati senza pietà in attesa della Pasqua.

L’associazione “Animal Equality” ha realizzato recentemente un documentario in cui vengono mostrate le tremende condizioni di tortura e sofferenza a cui sono sottoposti questi animali.


Animal Equality ha continuato senza sosta il lavoro investigativo per mostrare la realtà che si cela dietro la produzione di carne d'agnello e capretto, rivelando una realtà che neanche lontanamente riusciresti ad immaginare.
.
.

Un nuovo sconvolgente video, accompagnato dalla voce narrante dell'attrice Claudia Zanella e frutto di un'indagine sotto copertura, svela tremendi atti di crudeltà e maltrattamenti perpetrati nei confronti di agnelli e capretti all'interno di allevamenti e macelli italiani a ridosso della Pasqua 2014.
 Aiutaci a difenderli, con la nostra campagna!
http://www.SalvaUnAgnello.com

Secondo la credenza, il sacrificio dell’ agnello (simbolo di Gesù) servirebbe per redimere gli esseri umani dai loro peccati. Ma questa credenza non ha nessun serio fondamento, perlomeno non nel cristianesimo.

Difatti il sacrificio dell’agnello è parte della festa ebraicaPesach, e da lì è stato ripreso dalla Chiesa Cattolica.

I sacrifici animali erano pratica comune nel periodo sopratutto per i seguaci delle religioni pagane e delle tradizioni popolari, e quindi la Chiesa Cattolica per garantire maggior consenso ha ripreso certe tradizioni facendole proprie.

Ma non v’è traccia di giustificazione di tutto questo nel cristianesimo.

Anzi, molti esponenti del primo cristianesimo erano strenuamente vegetariani, in un periodo in cui esserlo era veramente impopolare.

Già Sant’Agostino, nella sua opera “Sulla Morale della Chiesa Cattolica” fece notare che “innumerevoli sono i cristiani che si astengono sia dalla carne sia dal vino” .

Consiglio la visione
 prima di qualsiasi ingresso in chiesa
.

.
OTTIMO PRIMA DI OGNI CONFESSIONE

San Girolamo disse:

“Fino al diluvio non si conosceva il piacere dei pasti a base di carne ma dopo questo evento ci è stata riempita la bocca di fibre e di secrezioni maleodoranti della carne degli animali . Gesù Cristo, che venne quando fu compiuto il tempo, ha collegato la fine con l’inizio. Pertanto ora non ci è più consentito di mangiare la carne degli animali”.

Un brano delle “Omelie Clementine” attribuito a San Pietro afferma ”Mangiare carne è innaturale quanto la pagana adorazione dei demoni. Io vivo di pane e olive, ai quali aggiungo solo di rado qualche verdura”.

Alcuni tra i primi ordini religiosi come i Certosini e i Frati Minimi predicavano la totale astinenza da tutti i cibi di grasso, compreso il pesce. Inoltre secondo gli insegnamenti cristiani qualunque sacrificio animale è proibito, compreso quello dell’agnello.

Il sacrificio dell’agnello ha origine dall’Antico Testamento e simboleggia la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù egiziana.

Gesù Cristo venne ucciso proprio il giorno precedente la Pasqua ebraica, dove per tradizione viene immolato l’agnello, e da lì la ripresa di questa pratica che però effettivamente nel cristianesimo non ha nessuna base.

Secondo il Nuovo Testamento l’agnello simboleggia Gesù Cristo, che per chi crede si è già sacrificato una volta per l’umanità, e che non avrebbe bisogno di ulteriori sacrifici tanto meno in suo nome, ma solo che il suo messaggio sia ascoltato.

Per chi crede e non, una vera Pasqua cristiana e consapevole dovrebbe essere celebrata
senza spargimento di sangue animale ed umano.

Animal Equality è un’organizzazione che si occupa dei diritti degli animali attraverso la promozione di campagne non violente. Animal Equality è presente, oltre che in Italia, anche in Sapgna, Germania, Regno Unito, India, Venezuela e Messico.

Il video, frutto di un lavoro investigativo che ha interessato su tutto il territorio nazionale, mostra come gli animali vengono rinchiusi in spazi sporchi e ristretti dove, a causa della paura e dello stress, si calpestano a vicenda ferendosi. Nei recinti capita di trovare agnelli malati o morti anche da diversi giorni con un evidente rischio di contagio.

Prima di intraprendere il viaggio che li porterà al macello, gli agnelli vanno pesati. In alcuni allevamenti è ancora in uso una pesatura ritenuta da molti cruenta, vengono infatti presi 15 agnelli per volta ed appesi ad un corda dalle zampe anteriori. Una volta pesati, gli animali vengono caricati sui mezzi diretti al macello dove, dopo un’attesa più o meno lunga in recinti stretti e sovraffollati, vengono uccisi per sgozzamento. Per legge l’animale può essere ucciso solo dopo l’elettronarcosi, una pratica che serve a stordirlo per ridurre le sofferenze; le immagini però dimostrano che l’elettronarcosi non sempre viene effettuata correttamente e gli addetti procedono allo sgozzamento quando l’agnello è ancora cosciente.

Il documentario di Animal Equality, oltre a colpire per le condizioni di vita degli agnelli e per le violenze che sono costretti a subire prima dell’uccisione, evidenzia anche un problema sanitario. Si è già accennato alla presenza di agnelli morti e in avanzato stato di decomposizione nei recinti in cui vivono gli animali destinati al macello, ma non è tutto. Nel Diario dell’Investigatore si legge che non sempre gli ovini vengono sottoposti ai controlli e alle cure da parte dei veterinari, in questo modo le carni di animali che potevano non essere sani finiscono sugli scaffali dei supermercati e nelle macellerie di tutta Italia dove vengono quotidianamente acquistate da ignari consumatori.

.
leggi tutto sullo zodiaco

leggi anche 



NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://www.mundimago.org/carte.html


GUARDALE QUI SOTTO CLICCA
LA FOTO



. Bookmark and Share .

sabato 1 febbraio 2014

LINKS: Un futuro senza trivelle in Sicilia


Un futuro senza trivelle in Sicilia



Basta con le promesse non mantenute. 
Vogliamo un tavolo tecnico per un futuro 
senza trivelle in Sicilia.


Trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia: dopo le proteste dei cittadini e le iniziative di Greenpeace e WWF, i vertici della Regione Siciliana avevano promesso,,,leggi tutto e firma


LINKS: Un futuro senza trivelle in Sicilia: Basta con le promesse non mantenute.  Vogliamo un tavolo tecnico per un futuro  senza trivelle in Sicilia. Trivellazioni petroli...



 .

.


leggi tutto sullo zodiaco
leggi anche 
NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://www.mundimago.org/carte.html


GUARDALE QUI SOTTO CLICCA
LA FOTO

.


.
. Bookmark and Share ..

mercoledì 27 novembre 2013

Bimbi Ecologisti Senza Pannolino dalla Nascita


Senza pannolino dalla nascita: è possibile?

Tutti noi siamo abituati a crescere i bambini con il pannolino e a toglierlo solo verso i 2-3 anni. Ma accade così in tutto il mondo? La risposta è no. Nelle popolazioni più primitive dove la vita è meno frenetica e le attività ruotano ancora tutte intorno ai villaggi e alla famiglia, le mamme crescono i propri bambini senza pannolino tramandando questa usanza di madre in figlia.

Senza pannolino fin da subito. Ma come è possibile? Riescono ad instaurare già con i neonati una relazione profonda: il bambino emette dei segnali quando è ora di fare pipi, la mamma li comprende e si attiva per portarlo in un luogo adatto per potergli far fare i suoi bisogni. Non è fantascienza: tutto sta nel comprendere il bambino.

In inglese questo legame profondo mamma-bambino si chiama Elimination Communication. La mamma si attiva e risponde in modo rispettoso al bisogno del bambino: non rimane passiva lasciando che lui si liberi nel pannolino. Il pannolino è un’invenzione relativamente recente (prima erano di stoffa, ora purtroppo usa e getta a discapito della salute del pianeta. Fortunatamente si stanno diffondendo sempre più i pannolini lavabili). Ma prima dell’invenzione del pannolino la mamma ascoltava ed educava il bambino.


un breve documentario:

. .

Le mamme che si sintonizzano con il proprio bambino sotto questo punto di vista arrivano ad un’empatia tale che, dopo un pò di esperienza, non devono nemmeno più ascoltare i segnali del proprio bambino: semplicemente sanno quando è il momento per loro di fare pipì o di scaricarsi. Questa sensazione, questo pensiero traducibile in “sento che ora deve far pipì” fa scattare la mamma che porta il suo bambino in bagno e lui, prontamente, fa i suoi bisogni. E’ una comprensione che si conquista nel tempo, acquisendo i periodi di tempo che intercorrono tra una pipì ed un’altra e conoscendo a fondo il proprio bambino.

Fino ad ora ho parlato solo di mamme perchè solitamente sono loro che iniziano questa nuova e diversa conoscenza dei propri figli ma anche papà e nonni, una volta che sperimentano questo cammino, sono in grado di affrontare al meglio questo bisogno infantile.

Si può iniziare questo percorso fin da subito o comunque fin dai primi mesi di vita del bambino. In seguito chi si occuperà del bambino quando la mamma dovrà tornare al lavoro potrà continuare questa modalità educativa: all’inizio magari sarà difficile (come ogni cambiamento o diversa abitudine) ma strada facendo si comprenderà l’immenso valore aggiunto sia per quanto riguarda la relazione con il piccolo che per il suo bisogno di rispetto, autonomia e fiducia.

Ogni famiglia potrà decidere se far fare la pipì al neonato sostenendolo sul vasino oppure direttamente nel water. C’è chi si trova meglio a posizionare il bambino sopra al lavandino e chi invece preferisce, quando può, utilizzare gli spazi aperti.

L’Elimination Communication è un modo rispettoso di gestire l’ igiene naturale del bambino: il bimbo capisce fin da subito che “non deve farsela passivamente addosso” e quando sarà in grado di andare autonomamente in bagno non dovrà acquisire una nuova abilità, dovrà solo perfezionare ciò che già sa. Non è un lavoro in più, è solo un modo diverso e più rispettoso di donare del tempo al nostro bambino.

Per approfondire questa tematica vi consiglio di leggere il libro Senza Pannolino di Laurie Boucke oppure di accedere ai gruppi Facebook che parlano del tema.

http://www.eticamente.net/16428/senza-pannolino-dalla-nascita-e-possibile.html
.

leggi anche 


NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://maucas.altervista.org/imago_carte.html

GUARDALE QUI SOTTO CLICCA
LA FOTO


.

.
loading...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post più popolari

SALVA GLI ALBERI

SALVA GLI ALBERI
1 KLIK AL GIORNO E SALVI UN ALBERO

Lettori fissi

Visualizzazioni totali

motori di ricerca

Add