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giovedì 21 gennaio 2016

Trivelle e il grido delle isole Tremiti



Trivelle, il grido delle isole Tremiti: 
“Non consentiremo al governo di violentare il mare”

L’arcipelago in provincia di Foggia, paradiso di biodiversità e Area marina protetta dal 1989, si prepara alla battaglia dopo che è uscita la notizia della concessione del ministero dello Sviluppo economico alla società irlandese Petrocelic di ispezionare il suo mare 
alla ricerca di giacimenti di combustibili fossili.
In attesa del referendum sulle trivelle, agli isolani, schierati coi i comitati No Triv sorti in tutta Italia, oltre ai pericoli per l’ambiente e il turismo, unica risorsa economica delle Tremiti, non vanno giù molte questioni: la prima è la tempistica perché l’autorizzazione arriva esattamente 24 ore prima del varo della legge di Stabilità che fissava norme più stringenti per le società petrolifere. Poi c’è il canone che riscuoterà lo Stato che è irrisorio: meno di 2000 euro all’anno per una superficie di 370 chilometri quadrati. “Venissero a chiederli a noi questi soldi che facciamo una colletta – si sfoga Domenico Calabrese, ex guardiano del faro oggi novantenne – Ma non ce la faranno a rovinare il mare perché la regione Puglia è con noi”. Dal canto suo il governatore Michele Emiliano annuncia battaglia: “Il ministro Federica Guidi dovrebbe scusarsi”.

La terza ragione del No alle trivelle è frutto di una scoperta dell’onorevole Giovanni Paglia di Sel-
Sinistra italiana: “Navigando sul sito della Petroceltic ho visto che la società dichiara di essere sull’orlo del fallimento. Quindi mi chiedo che senso abbia dare queste concessioni ad aziende che già sappiamo, in caso di qualche disastro ambientale, non potranno fare fronte a nessuna bonifica”.

E i tremitesi si ricordano bene di quando circa 50 anni fa, cala Tramontana, una delle insenature più 
suggestive dell’isola di San Domino, fu invasa dal catrame. “Alcuni dicono fosse colpa di una nave 
cisterna, ma è molto più probabile che a portare l’inquinamento sia stato un problema della piattaforma offshore al largo di Vasto”, ricorda Gianni Casieri che sulle isole ha diverse attività. Nonostante ai tempi l’area sia stata bonificata, ancora oggi sono ben visibilile tracce di quel disastro: chiazze e grumi di catrame solidificato e impossibile da rimuovere in mezzo agli scogli.
Il ministero dal canto suo continua a ripetere che sono state autorizzate prospezioni e non ricerche, ma anche le ispezioni, fatte con la tecnica dell’air gun, hanno un impatto devastante sull’ecosistema marino. “Uccideranno metà del pescato”, avverte il sindaco di Tremiti Antonio Fentini. Gli fa eco il proprietario del diving Marlin Tremiti Adelmo Sorci: “Le isole offrono fra le immersioni più belle del Mediterraneo, piene di pesce e con fondali coloratissimi. L’air gun rischia di farle diventare solo un ricordo”. La tecnica di ispezione sottomarina è talmente invasiva che si è discusso a lungo se farla diventare reato quando si approvò il codice dell’Ambiente però anche in quel caso
 si decise di darla vinta ai petrolieri.
Ma i tremitesi non demordono e oltre alla lotta si affidano al loro santo in paradiso: Lucio Dalla. Qui il cantautore bolognese aveva la sua seconda casa e compose alcuni dei suoi brani più belli a iniziare 
dalla colonna sonora di questa battaglia: “Com’è profondo il mare”. “Fosse ancora vivo sarebbe in 
prima linea con noi a lottare per difendere le isole”, ricordando come anche grazie ai suoi concerti e alla sua popolarità riuscirono a fermare le trivelle già nel 2011 .

Fermiamo le Trivellazioni di Tremiti e Pantelleria
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giovedì 23 gennaio 2014

Bonifica Ex Sisas di Pioltello, gli arresti



Bonifica Ex Sisas di Pioltello, gli arresti di oggi confermano le nostre denunce


Nel 2011 avevamo iniziato ad indagare sulla bonifica all’ex Sisas di Pioltello-Rodano, un’area di 330 mila metri quadrati situata nella periferia est di Milano. Volevamo fare un po’ di luce su come venivano portate avanti le operazioni. Dopo una lunga serie di denunce spesso senza risposte, gli arresti di oggi sembrano darci ragione: si è trattato di un autentico scaricabarile dei rifiuti per il tornaconto economico di pochi, a danno della collettività.

L’intervento dell’Autorità Giudiziaria è importante e necessario, ma al tempo stesso conferma lo scandaloso comportamento del governo italiano e della Commissione Europea che non sono stati capaci di vedere quello che è sotto gli occhi di tutti: la bonifica della ex-Sisas di Pioltello-Rodano è una truffa vergognosa e una seria minaccia alla salute umana e all’ambiente.

In particolare, cercando di capirne di più sui criteri della caratterizzazione dei rifiuti esportati, sulla destinazione finale di parte dei rifiuti, sulla frazione di rifiuti pericolosi più contaminata da mercurio e sulle tempistiche, avevamo segnalato evidenti anomalie nella codifica, spedizione e stoccaggio finale dei rifiuti destinati alla discarica spagnola di Nerva, in provincia di Huelva (Andalusia), gestita alla società Befesa.

Un pasticcio figlio del solito malcostume nazionale dell'emergenza continua. Per la situazione rifiuti di Pioltello-Rodano l’Italia era stata condannata per “omessa bonifica” dopo ben due sentenze della Corte di Giustizia europea, rischiando una maxi sanzione di 400 milioni di euro.

Dopo avere segnalato a più riprese le anomalie riscontrate dalle “procedure d’emergenza”, nel giugno 2012 avevamo presentato una denuncia formale alla Commissione europea per accendere i riflettori, oltre che sulle evidenti responsabilità del governo italiano, anche sul comportamento omissivo della stessa Commissione Europea, che nella primavera del 2011 aveva avallato la “conclusione” della bonifica, certificando una bonifica truffaldina, cancellando la multa all’Italia e coprendo di fatto tutto quello che l’indagine della Procura di Milano sta svelando adesso.

Tutto regolarmente confermato: prima dalla relazione della Commissione parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e, adesso, da questi arresti.

In Italia, le aree da bonificare sono moltissime: 57 di esse, le più problematiche e pericolose, sono state classificate come “Siti d’Interesse Nazionale” (SIN). Il caso di Pioltello-Rodano, uno di questi SIN, è l’emblema di una gestione pessima di queste aree, a scapito di tutti per gli interessi privati di pochi. Ci auguriamo che sia anche l’ultimo, ma senza un chiaro cambio di rotta a livello governativo sarà difficile.

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Come procedere con le bonifiche? Greenpeace propone cinque passi per uscire dall’emergenza e trasformare le bonifiche in occasione di ricerca e innovazione, creando occupazione e salvaguardando il territorio, le risorse naturali e la salute umana:

Fine della gestione commissariale ed emergenziale delle bonifiche.

Abolizione dell’art.2 della Legge n.13/2009 (cioè di ogni ipotesi di “condono tombale”).

Elaborazione di un Piano Nazionale per le bonifiche dei SIN, che dovrà prevedere: - nuovi investimenti produttivi e nuove infrastrutture con elevati standard di sostenibilità ambientale per abbattere le emissioni inquinanti e prevenire la generazione di rifiuti; - misure e programmi per l’efficienza e il risparmio energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili; - attività di ricerca, sistemi di monitoraggio e controllo della qualità ambientale dei siti e degli effetti sulla salute dei cittadini.

Certezza sulle risorse finanziarie assegnate al Piano Nazionale bonifiche, sia da parte del Governo, sia dalle imprese interessate.

Allargamento alle rappresentanze dei cittadini, ai sindacati e alle associazioni ambientaliste di ogni sorta di tavolo di confronto sul tema bonifiche.

DA :
http://www.greenpeace.org/italy/it/campagne/inquinamento/Rifiuti/bonifiche/

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mercoledì 24 febbraio 2010

FIUME LAMBRO ( 24-2 ore 17.00 ) tentativo bonifica


ECCO LE FOTO :
TENTATIVO DI BONIFICA , DOPO 36 ORE DAL DISASTRO ECOLOGICO ,,,,
QUI SIAMO ALL'INTERNO DEL PARCO LAMBRO ,
ORMAI LA CHIAZZA PIU GRANDE DI PETROLIO AVRA RAGGIUNTO IL FIUME PO ,,,,,

AI LATI DEL FIUME SI VEDE BENISSIMO LA RIGA NERA LASCIATA DAL PETROLIO ,,,,

PUZZA DIFFUSA PER TUTTOIL PARCO .......... SOB


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Lo sporco viaggio dell'onda nera

Eleonora Formisani


Disastro ambientale in Lombardia. Gasolio e petrolio fuoriescono dalla ex raffineria Lombarda Petroli e finiscono nel fiume Lambro. Un atto doloso secondo la procura di Monza che apre un fascicolo. Sull'area l'ombra della speculazione edilizia con il placet del Comune.
Lambro10-4

Una marea nera di gasolio e petrolio, inarrestabile, micidiale ha avvolto il fiume Lambro. Si tratta di 600 mila litri di materiale tossico proviene dalla «Lombarda Petroli», una ex raffineria di Villa Santa in provincia di Monza. Ignoti hanno aperto i collettori di collegamento di tre cisterne del deposito facendo fuoriuscire il gasolio e l’olio combustibile che si sono riversati nel fiume.
Quasi certamente si tratta di un atto doloso [come è emerso da una riunione pomeridiana in Prefettura] sul quale la Procura del Tribunale di Monza ha aperto un fascicolo per disastro ambientale e avvelenamento delle acque. Secondo gli investigatori l’azione è stata condotta da persone che sapevano come azionare le valvole e sapevano anche quali erano i serbatoi pieni. L’accusa, al momento, è a carico di ignoti.
Nel corso della nottata le squadre specializzate hanno pompato gli idrocarburi posizionando delle barriere e dei materiali oleoassorbenti che però non hanno retto, la marea nera è riuscita a raggiungere il tratto piacentino del fiume Po e continua la sua corsa.

Un disastro ambientale di enorme portata. La macchia, grande almeno mille metri cubi come ha chiarito l’Arpa, è partita da Monza per poi attraversare alcune zone di Milano e Lodi. Centinaia gli animali morti: pesci, anatre selvatiche, aironi, germani reali. L’ecosistema del Parco regionale del Lambro è a serio rischio e i sindaci della zona sono stati invitati ad avvertire la popolazione di non bere l’acqua del rubinetto. Non solo, il fiume è off limits anche per innaffiare gli orti e i campi e, ovviamente, non si potrà più pescare, avverte la Asl Milano 2.
«Una vera e propria catastrofe ambientale – secondo il presidente di Legambiente Lombardia, Damiano Di Simine – L’impatto sulle comunità biologiche è ancora tutto da quantificare, ma per molto tempo produrrà un deserto biologico».
Forse questo è il colpo di grazia al fiume, uno dei più inquinati d’Italia nonostante i diversi miliardi investiti per il suo risanamento e nonostante la delocalizzazione di molte industrie dell’area brianzola.
«Nel 1988 era stato istituito un piano straordinario di bonifica ‘Lambro-Seveso-Olona’ per riqualificare i tre fiumi più importanti e più degradati dell’area milanese, ma non è mai stato realizzato. – ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia – Lo stesso piano di tutela delle acque regionale ha rinunciato esplicitamente alla possibilità di un serio recupero del fiume, affermando che sarebbe comunque impossibile entro il 2015 raggiungere il ‘buono stato ecologico’ richiesto dall’Europa. Dopo la dichiarazione di ‘morte biologica’ del Lambro, l’entrata in funzione dei 3 depuratori milanesi ha ridato al fiume una seppur minima vitalità ma questo non basta certo per salvare la situazione».
Ora uno dei tre depuratori, quello di Monza che serve mezzo milione di abitanti, è fuori uso. «C’è da mettere in conto il fatto che per settimane, forse mesi, quel depuratore sarà fuori servizio. Per cui il disservizio farà si che oltre all’inquinamento da gasolio si aggiungerà anche un inquinamento da sostanze organiche, da sostanze tossiche provenienti dalle aree industriali della Brianza. Un danno molto serio, anche nel medio periodo», aggiunge Di Simine.

Sull’area dell’ex raffineria Lombarda Petroli che stava per essere definitivamente dismessa, c’è molto interesse. È proprio qui infatti che, secondo un piano del comune datato 2004 con variante al piano regolatore, dovrebbe nascere un quartiere polifunzionale di 300 mila metri quadri: l’Ecocity Villasanta del valore di 250milioni di euro. A costruire sarà il gruppo Addamiano Costruzioni di Nove Milanese. «Un nuovo quartiere con particolare attenzione all’ecocompatibilità, all’utilizzo di tecnologie e materiali innovativi, al risparmio energetico, con uno stile architettonico che sia interprete degli stili di vita contemporanei e in linea con le tendenze future, e che leghi ambiente ed edifici in un unico elemento», si legge nella presentazione del progetto presentato dal gruppo.
Sarà la magistratura a chiarire, intanto la Regione Lombardia ha chiesto lo stato di emergenza.
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http://cipiri.blogspot.it/2010/02/la-marea-killer-attenta-al-delta-del-po.html

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