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martedì 8 febbraio 2011

Onda nera nel Lambro, indagati i petrolieri


http://cipiri6.blogspot.com/2010/02/petrolio-nel-lambro.html

http://cipiri6.blogspot.com/2010/02/fiume-lambro-24-2-ore-1700-bonofica.html

ALCUNE FOTO FATTE DA ME

La Procura di Monza: disastro per coprire l'evasione delle imposte su tonnellate di gasolio

Non l’avvertimento della ’ndrangheta, il sabotaggio della concorrenza, la vendetta di un dipendente. Ci sono due indagati nell’inchiesta sui veleni nel Lambro e nel Po, 2.600 tonnellate stimate di idrocarburi finite nella notte tra il 23 e il 24 febbraio scorso prima nell’affluente poi nel Grande Fiume. Un disastro ambientale, per giorni in mondovisione, causato da uno sversamento nella Lombarda Petroli, a Villasanta. Gli indagati sono Giuseppe e Rinaldo Tagliabue, 54 e 49 anni, gli stessi proprietari della società. I petrolieri. L’accusa: sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa sugli oli minerali. Ma attenzione: non è solo cosa di evasione. Partendo da qui si potrebbe chiudere il caso, con il reato di disastro ambientale. Senza dover andar lontano. Nel senso di luoghi e anche di persone.] Non l'avvertimento della 'ndrangheta, il sabotaggio della concorrenza, la vendetta di un dipendente. Ci sono due indagati nell'inchiesta sui veleni nel Lambro e nel Po, 2.600 tonnellate stimate di idrocarburi finite nella notte tra il 23 e il 24 febbraio scorso prima nell'affluente poi nel Grande Fiume. Un disastro ambientale, per giorni in mondovisione, causato da uno sversamento nella Lombarda Petroli, a Villasanta. Gli indagati sono Giuseppe e Rinaldo Tagliabue, 54 e 49 anni, gli stessi proprietari della società. I petrolieri. L'accusa: sottrazione all'accertamento o al pagamento dell'accisa sugli oli minerali. Ma attenzione: non è solo cosa di evasione. Partendo da qui si potrebbe chiudere il caso, con il reato di disastro ambientale. Senza dover andar lontano. Nel senso di luoghi e anche di persone.


AMMANCHI E INTERROGATORI - Da raffineria con 300 operai, la Lombarda Petroli si era trasformata in centro di stoccaggio con una decina di dipendenti. Eppure non c’era stato totale ridimensionamento. Continuavano a entrare enormi quantità tenute in deposito per conto terzi. Carburante, oli industriali. Le quantità, a detta degli accertamenti, non trovavano corrispondenza nei registri contabili e soprattutto nelle tasse versate. Si ipotizza che in quel febbraio controlli dell’Agenzia delle dogane avrebbero potuto comportare milioni di euro di multe e conseguenze penali. Le pm di Monza, Emma Gambardella e Donata Costa, condurranno altri interrogatori. I carabinieri di Monza e del Nucleo operativo ecologico hanno depositato i risultati di un intenso anno di indagini. Sarà la Procura a valutare ulteriori provvedimenti nei confronti dei Tagliabue. Secondo la ricostruzione, avrebbero favorito lo sversamento. Forse servendosi di qualche operaio. La fuoriuscita, se non provocata da un guasto, necessita di numerose manovre in sequenza. Difficile improvvisare. ] AMMANCHI E INTERROGATORI - Da raffineria con 300 operai, la Lombarda Petroli si era trasformata in centro di stoccaggio con una decina di dipendenti. Eppure non c'era stato totale ridimensionamento. Continuavano a entrare enormi quantità tenute in deposito per conto terzi. Carburante, oli industriali. Le quantità, a detta degli accertamenti, non trovavano corrispondenza nei registri contabili e soprattutto nelle tasse versate. Si ipotizza che in quel febbraio controlli dell'Agenzia delle dogane avrebbero potuto comportare milioni di euro di multe e conseguenze penali. Le pm di Monza, Emma Gambardella e Donata Costa, condurranno altri interrogatori. I carabinieri di Monza e del Nucleo operativo ecologico hanno depositato i risultati di un intenso anno di indagini. Sarà la Procura a valutare ulteriori provvedimenti nei confronti dei Tagliabue. Secondo la ricostruzione, avrebbero favorito lo sversamento. Forse servendosi di qualche operaio. La fuoriuscita, se non provocata da un guasto, necessita di numerose manovre in sequenza. Difficile improvvisare.


GLI ONASSIS BRIANZOLI - Dopo un ricco passato (i Tagliabue sono chiamati «gli Onassis della Brianza»), l’azienda era in dismissione. Su buona parte dei terreni dovrebbe sorgere una zona residenziale costruita dal gruppo Addamiano. Scherzo dei nomi: la - costosa bonifica permettendo - nuova area si chiamerà Ecocity. Giuseppe Tagliabue era stato già indagato per aver violato la normativa Seveso che consente di stoccare un massimo di 2.500 tonnellate di materiale inquinante. La marea nera era arrivata all’Adriatico. C’erano stati errori ed eccessive, a detta degli ambientalisti, rassicurazioni dalle istituzioni. Gli errori: ritardi nei soccorsi (sversamento alle 2.30, segnalazione alla sala operativa della Protezione civile regionale alle 10.25). Le rassicurazioni: il grosso delle tonnellate era stato recuperato, dunque i danni per l’ambiente erano stati contenuti. Vero o falso? GOMORRA E PARLAMENTO - Renato Vismara, docente di Ingegneria sanitaria ambientale al Politecnico, aveva subito detto: «Dei veleni alcuni viaggiano in superficie e possono essere fermati; altri viaggiano sott’acqua e non c’è niente da fare». Quale quantità di idrocarburi è rimasta ancorata? Quale si è depositata sugli argini? In questi mesi i Tagliabue, difesi dall’avvocato Giuseppe Bana, si sono professati innocenti. Semmai, in questa storia, hanno detto di essere soltanto vittime. Qualcuno ha evocato una Gomorra nostrana, in un territorio, tra Milano e Monza, infestato di discariche abusive. Di questo chiederanno conto, stamane, i membri della Commissione parlamentare (presidente Gaetano Pecorella) sulle attività illecite nel ciclo dei rifiuti. In programma audizioni. A cominciare dalla Procura brianzola. Federico Berni e Andrea Galli] GLI ONASSIS BRIANZOLI - Dopo un ricco passato (i Tagliabue sono chiamati «gli Onassis della Brianza»), l'azienda era in dismissione. Su buona parte dei terreni dovrebbe sorgere una zona residenziale costruita dal gruppo Addamiano. Scherzo dei nomi: la - costosa bonifica permettendo - nuova area si chiamerà Ecocity. Giuseppe Tagliabue era stato già indagato per aver violato la normativa Seveso che consente di stoccare un massimo di 2.500 tonnellate di materiale inquinante.
La marea nera era arrivata all'Adriatico. C'erano stati errori ed eccessive, a detta degli ambientalisti, rassicurazioni dalle istituzioni. Gli errori: ritardi nei soccorsi (sversamento alle 2.30, segnalazione alla sala operativa della Protezione civile regionale alle 10.25). Le rassicurazioni: il grosso delle tonnellate era stato recuperato, dunque i danni per l'ambiente erano stati contenuti. Vero o falso?

GOMORRA E PARLAMENTO - Renato Vismara, docente di Ingegneria sanitaria ambientale al Politecnico, aveva subito detto: «Dei veleni alcuni viaggiano in superficie e possono essere fermati; altri viaggiano sott'acqua e non c'è niente da fare». Quale quantità di idrocarburi è rimasta ancorata? Quale si è depositata sugli argini? In questi mesi i Tagliabue, difesi dall'avvocato Giuseppe Bana, si sono professati innocenti. Semmai, in questa storia, hanno detto di essere soltanto vittime. Qualcuno ha evocato una Gomorra nostrana, in un territorio, tra Milano e Monza, infestato di discariche abusive. Di questo chiederanno conto, stamane, i membri della Commissione parlamentare (presidente Gaetano Pecorella) sulle attività illecite nel ciclo dei rifiuti. In programma audizioni. A cominciare dalla Procura brianzola.

Federico Berni e Andrea Galli

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mercoledì 24 febbraio 2010

FIUME LAMBRO ( 24-2 ore 17.00 ) tentativo bonifica


ECCO LE FOTO :
TENTATIVO DI BONIFICA , DOPO 36 ORE DAL DISASTRO ECOLOGICO ,,,,
QUI SIAMO ALL'INTERNO DEL PARCO LAMBRO ,
ORMAI LA CHIAZZA PIU GRANDE DI PETROLIO AVRA RAGGIUNTO IL FIUME PO ,,,,,

AI LATI DEL FIUME SI VEDE BENISSIMO LA RIGA NERA LASCIATA DAL PETROLIO ,,,,

PUZZA DIFFUSA PER TUTTOIL PARCO .......... SOB


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Lo sporco viaggio dell'onda nera

Eleonora Formisani


Disastro ambientale in Lombardia. Gasolio e petrolio fuoriescono dalla ex raffineria Lombarda Petroli e finiscono nel fiume Lambro. Un atto doloso secondo la procura di Monza che apre un fascicolo. Sull'area l'ombra della speculazione edilizia con il placet del Comune.
Lambro10-4

Una marea nera di gasolio e petrolio, inarrestabile, micidiale ha avvolto il fiume Lambro. Si tratta di 600 mila litri di materiale tossico proviene dalla «Lombarda Petroli», una ex raffineria di Villa Santa in provincia di Monza. Ignoti hanno aperto i collettori di collegamento di tre cisterne del deposito facendo fuoriuscire il gasolio e l’olio combustibile che si sono riversati nel fiume.
Quasi certamente si tratta di un atto doloso [come è emerso da una riunione pomeridiana in Prefettura] sul quale la Procura del Tribunale di Monza ha aperto un fascicolo per disastro ambientale e avvelenamento delle acque. Secondo gli investigatori l’azione è stata condotta da persone che sapevano come azionare le valvole e sapevano anche quali erano i serbatoi pieni. L’accusa, al momento, è a carico di ignoti.
Nel corso della nottata le squadre specializzate hanno pompato gli idrocarburi posizionando delle barriere e dei materiali oleoassorbenti che però non hanno retto, la marea nera è riuscita a raggiungere il tratto piacentino del fiume Po e continua la sua corsa.

Un disastro ambientale di enorme portata. La macchia, grande almeno mille metri cubi come ha chiarito l’Arpa, è partita da Monza per poi attraversare alcune zone di Milano e Lodi. Centinaia gli animali morti: pesci, anatre selvatiche, aironi, germani reali. L’ecosistema del Parco regionale del Lambro è a serio rischio e i sindaci della zona sono stati invitati ad avvertire la popolazione di non bere l’acqua del rubinetto. Non solo, il fiume è off limits anche per innaffiare gli orti e i campi e, ovviamente, non si potrà più pescare, avverte la Asl Milano 2.
«Una vera e propria catastrofe ambientale – secondo il presidente di Legambiente Lombardia, Damiano Di Simine – L’impatto sulle comunità biologiche è ancora tutto da quantificare, ma per molto tempo produrrà un deserto biologico».
Forse questo è il colpo di grazia al fiume, uno dei più inquinati d’Italia nonostante i diversi miliardi investiti per il suo risanamento e nonostante la delocalizzazione di molte industrie dell’area brianzola.
«Nel 1988 era stato istituito un piano straordinario di bonifica ‘Lambro-Seveso-Olona’ per riqualificare i tre fiumi più importanti e più degradati dell’area milanese, ma non è mai stato realizzato. – ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia – Lo stesso piano di tutela delle acque regionale ha rinunciato esplicitamente alla possibilità di un serio recupero del fiume, affermando che sarebbe comunque impossibile entro il 2015 raggiungere il ‘buono stato ecologico’ richiesto dall’Europa. Dopo la dichiarazione di ‘morte biologica’ del Lambro, l’entrata in funzione dei 3 depuratori milanesi ha ridato al fiume una seppur minima vitalità ma questo non basta certo per salvare la situazione».
Ora uno dei tre depuratori, quello di Monza che serve mezzo milione di abitanti, è fuori uso. «C’è da mettere in conto il fatto che per settimane, forse mesi, quel depuratore sarà fuori servizio. Per cui il disservizio farà si che oltre all’inquinamento da gasolio si aggiungerà anche un inquinamento da sostanze organiche, da sostanze tossiche provenienti dalle aree industriali della Brianza. Un danno molto serio, anche nel medio periodo», aggiunge Di Simine.

Sull’area dell’ex raffineria Lombarda Petroli che stava per essere definitivamente dismessa, c’è molto interesse. È proprio qui infatti che, secondo un piano del comune datato 2004 con variante al piano regolatore, dovrebbe nascere un quartiere polifunzionale di 300 mila metri quadri: l’Ecocity Villasanta del valore di 250milioni di euro. A costruire sarà il gruppo Addamiano Costruzioni di Nove Milanese. «Un nuovo quartiere con particolare attenzione all’ecocompatibilità, all’utilizzo di tecnologie e materiali innovativi, al risparmio energetico, con uno stile architettonico che sia interprete degli stili di vita contemporanei e in linea con le tendenze future, e che leghi ambiente ed edifici in un unico elemento», si legge nella presentazione del progetto presentato dal gruppo.
Sarà la magistratura a chiarire, intanto la Regione Lombardia ha chiesto lo stato di emergenza.
LEGGI ANCHE
http://cipiri.blogspot.it/2010/02/la-marea-killer-attenta-al-delta-del-po.html

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martedì 23 febbraio 2010

PETROLIO NEL LAMBRO



OGGI POMERIGGIO , COME AL SOLITO CORRO IN BICI AL PARCO LAMBRO , GIA AD UNA DISTANZA DI100 METRI DAL FIUME SI SENTIVA ODORE DI PETROLIO , ED ECCO LA SORPRESA ,,,,,,,, SUL FIUME GALLEGGIAVANO POZZANGHERE COLOR ARCOBALENO , ,,,,,,,,,,,, E KE PUZZAAAA .
SEMBRA CHE CI SIA STATA UNA PERDITA NELLE FOGNE , DA UNA DITTA DI VILLASANTA A QUARANTA KILOMETRI DAL PARCO ,,,,,,,,,,,,, LA FUORIUSCITA SI E' VERIFICATA ALLE 04.00 DELLA NOTTE , ORMAI IL LIQUIDO OLEOSO AVRA' SICURAMENTE RAGGIUNTO IL FIUME PO',,,,,,,,,,


Un fiume di petrolio nel Lambro


Intorno alle 4 del mattino, ignoti hanno aperto i collettori di collegamento di tre cisterne del deposito della ex raffineria Lombarda Petroli di via Raffaelo Sanzio a Villasanta [Monza], causando la fuoriuscita di almeno 600 mila litri di gasolio per autotrazione e riscaldamento, e olio combustibile, che in parte sono finiti nel vicino fiume Lambro. E' disastro ecologico.

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