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giovedì 23 gennaio 2014

Bonifica Ex Sisas di Pioltello, gli arresti



Bonifica Ex Sisas di Pioltello, gli arresti di oggi confermano le nostre denunce


Nel 2011 avevamo iniziato ad indagare sulla bonifica all’ex Sisas di Pioltello-Rodano, un’area di 330 mila metri quadrati situata nella periferia est di Milano. Volevamo fare un po’ di luce su come venivano portate avanti le operazioni. Dopo una lunga serie di denunce spesso senza risposte, gli arresti di oggi sembrano darci ragione: si è trattato di un autentico scaricabarile dei rifiuti per il tornaconto economico di pochi, a danno della collettività.

L’intervento dell’Autorità Giudiziaria è importante e necessario, ma al tempo stesso conferma lo scandaloso comportamento del governo italiano e della Commissione Europea che non sono stati capaci di vedere quello che è sotto gli occhi di tutti: la bonifica della ex-Sisas di Pioltello-Rodano è una truffa vergognosa e una seria minaccia alla salute umana e all’ambiente.

In particolare, cercando di capirne di più sui criteri della caratterizzazione dei rifiuti esportati, sulla destinazione finale di parte dei rifiuti, sulla frazione di rifiuti pericolosi più contaminata da mercurio e sulle tempistiche, avevamo segnalato evidenti anomalie nella codifica, spedizione e stoccaggio finale dei rifiuti destinati alla discarica spagnola di Nerva, in provincia di Huelva (Andalusia), gestita alla società Befesa.

Un pasticcio figlio del solito malcostume nazionale dell'emergenza continua. Per la situazione rifiuti di Pioltello-Rodano l’Italia era stata condannata per “omessa bonifica” dopo ben due sentenze della Corte di Giustizia europea, rischiando una maxi sanzione di 400 milioni di euro.

Dopo avere segnalato a più riprese le anomalie riscontrate dalle “procedure d’emergenza”, nel giugno 2012 avevamo presentato una denuncia formale alla Commissione europea per accendere i riflettori, oltre che sulle evidenti responsabilità del governo italiano, anche sul comportamento omissivo della stessa Commissione Europea, che nella primavera del 2011 aveva avallato la “conclusione” della bonifica, certificando una bonifica truffaldina, cancellando la multa all’Italia e coprendo di fatto tutto quello che l’indagine della Procura di Milano sta svelando adesso.

Tutto regolarmente confermato: prima dalla relazione della Commissione parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e, adesso, da questi arresti.

In Italia, le aree da bonificare sono moltissime: 57 di esse, le più problematiche e pericolose, sono state classificate come “Siti d’Interesse Nazionale” (SIN). Il caso di Pioltello-Rodano, uno di questi SIN, è l’emblema di una gestione pessima di queste aree, a scapito di tutti per gli interessi privati di pochi. Ci auguriamo che sia anche l’ultimo, ma senza un chiaro cambio di rotta a livello governativo sarà difficile.

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Come procedere con le bonifiche? Greenpeace propone cinque passi per uscire dall’emergenza e trasformare le bonifiche in occasione di ricerca e innovazione, creando occupazione e salvaguardando il territorio, le risorse naturali e la salute umana:

Fine della gestione commissariale ed emergenziale delle bonifiche.

Abolizione dell’art.2 della Legge n.13/2009 (cioè di ogni ipotesi di “condono tombale”).

Elaborazione di un Piano Nazionale per le bonifiche dei SIN, che dovrà prevedere: - nuovi investimenti produttivi e nuove infrastrutture con elevati standard di sostenibilità ambientale per abbattere le emissioni inquinanti e prevenire la generazione di rifiuti; - misure e programmi per l’efficienza e il risparmio energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili; - attività di ricerca, sistemi di monitoraggio e controllo della qualità ambientale dei siti e degli effetti sulla salute dei cittadini.

Certezza sulle risorse finanziarie assegnate al Piano Nazionale bonifiche, sia da parte del Governo, sia dalle imprese interessate.

Allargamento alle rappresentanze dei cittadini, ai sindacati e alle associazioni ambientaliste di ogni sorta di tavolo di confronto sul tema bonifiche.

DA :
http://www.greenpeace.org/italy/it/campagne/inquinamento/Rifiuti/bonifiche/

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mercoledì 9 ottobre 2013

I Rifiuti all’estero sono un business in Italia un dramma



Riciclaggio rifiuti trasformarlo in un vero lavoro

Abbiamo ancora tutti impresse davanti agli occhi le tristi immagini dei fumi, delle proteste e soprattutto delle discariche che invasero la città di Napoli qualche anno fa. Ad onor del vero però, va detto, che il capoluogo campano è solo una delle tante città italiane in cui il problema rifiuti è diventato una vera e propria piaga sociale. Si rimane quindi ancora più stupiti nello scoprire come, proprio i rifiuti, in altre realtà non troppo lontane da noi, sono diventati un business.

È questo ad esempio il caso delle tante aziende che oggi producono gomme ricostruite – o rigenerate – per automobili, moto ed autocarri, proprio a partire dalla sostituzione del vecchio battistrada ormai non più utilizzabile, limitando ed eliminando quindi l’ammassarsi inquinante in discarica di questi ultimi, trasformandoli in prodotti competitivi a livelli di struttura e vendita. Oggigiorno esistono tantissimi portali specializzati nella vendita online di pneumatici, come ad esempio questo, che offrono un’ampia gamma dei migliori pneumatici di tutte le marche più conosciute, con al possibilità di poter comparare i prodotti, permettendo così un notevole risparmio nella semplicità di un solo click.

Ma oltre la gomma sono tanti i campi in cui il riciclo di materiali inerti o di scarto può diventare una solida opportunità di lavoro per il futuro. Si può ad esempio riciclare l’alluminio che si rivende sul mercato a 1.8 euro al Kq, o il rame che invece ha un costo al kg di quasi 7 euro. Interessanti anche i guadagni per chi rivende cartone riciclato, circa 15 centesimi di euro al kg, o la plastica delle bottiglie, 1.2 euro al kg. Anche la carta dei vecchi giornali può diventare un opportunità di business se riciclata, con un valore di 5 centesimi di euro al kg.

Può sembrare poco ma bisogna considerare che quando il riciclo diventa una professione, e quindi si ha a che fare ogni giorno con tonnellate di alluminio, carta, plastica, vetro ed altri materiali riciclabili, i suddetti prezzi al kg vanno moltiplicati per 1000! Ecco perché tantissimi, soprattutto tra i giovani, guardano con interesse a questo ambito, ed hanno intrapreso percorsi imprenditoriali, ad esempio aprendo nelle proprie città delle “isole ecologiche”, centri di raccolta dedicati al riciclo di materiali raccolti tanto dai privati quanto dalle pubbliche amministrazioni.
Rifiuti: all’estero sono un business, in Italia un dramma
Panchine, parchi gioco, gazebo, sedie e pavimentazioni esterne. Tutto grazie allo strongplast, un materiale ricavato dalle bottiglie di plastica riciclate. E ancora: confezioni per imballaggi ottenute, anche in questo caso, grazie al cartone riciclato. Sono le soluzioni green proposte da due aziende dell’eccellenza italiana, Eurocom e Sabox, che vantano riconoscimenti internazionali e che, ironia della sorte, si trovano nelle due regioni dove è più sentita l’emergenza rifiuti: Lazio e Campania. Tecniche di riciclo e discariche: di questo si è parlato al convegno Per una regione sostenibile che si è tenuto a Roma il 19-20 giugno.
“ I rifiuti per i tedeschi sono un risorsa per noi un guaio”. Luigi Scardaone, segretario generale di Uil Roma e Lazio, scuote la testa e denuncia la mancanza di strategia nell’amministrazione capitolina sul ciclo dei rifiuti: “ Una nuova discarica dovrà essere fatta. Ma il punto non è questo. L’aspetto centrale è la loro gestione.

Devono diventare una ricchezza”.

Malagrotta, la discarica della Capitale, detiene un pessimo primato: È la più grande d’Europa. Ma non è l’unico record negativo, come ha spiegato Rosella Giangrazi (segretaria regionale di Uil Roma e Lazio), probabilmente è anche tra le più inquinate del continente: “ Il 31 maggio l’Italia ha ricevuto un’ammonizione dalla Commissione europea per la violazione del trattamento dei rifiuti smaltiti nella discarica di Malagrotta: risultano insufficienti le misure per ridurre i danni all’ambiente e alla salute umana”.

Un’accusa, quella della Commissione, per tutti gravissima. Ma i numeri, che descrivono la gestione dei rifiuti capitolina, lo confermano: Roma riesce a riciclare solo il 24% dei rifiuti. Una percentuale bassa, visto che “ dalla Ue – ha sottolineato Giangrazi – ci chiedono di riciclarne il 65% entro l’anno”. E anche per questo, sul Campidoglio, piovono sanzioni: “ Dieci milioni di euro di multa per aver gettato rifiuti senza trattarli a Malagrotta”, sottolinea l’esponente della Uil. E ancora, chiedono dal sindacato, perché dei 4milioni di euro raccolti dalla tassa sui rifiuti il comune poi ne reinveste solo 890 mila, dove vanno a finire gli altri?

Eurocom e Sabox nel frattempo vanno avanti. I numeri sembrano dare loro ragione. Il business ambientale c’è. Le istituzioni un po’ meno. Occupazione in ascesa, riduzione dell’ emissioni di C02, meno materiale in discarica e rifiuti che si trasformano in oro. “Adesso – ha concluso Paolo Carcassi, segretario confederale Uil – dobbiamo farlo comprendere alla politica.
 E non sarà facile”.
Riciclaggio dei rifiuti: oltre che un dovere di ogni cittadino… perché non farne anche una professione? In Italia, quella dei rifiuti è una questione piuttosto delicata, basti citare una sola città per comprendere lo stato di gravità che può essere raggiunto: Napoli. Ebbene, proprio loro, i rifiuti, da dilemma possono divenire niente meno che una fonte di guadagno, un vero e proprio business. Come fare del riciclaggio dei rifiuti la vostra nuova attività?
 Semplice, recuperandoli per riutilizzarli, facendone “nuovi” materiali e/o oggetti.

 finanziamenti a fondo perduto messi a disposizione della famosa legge 95/95, che sostiene quei giovani con meno di 36 anni che aprono nuove imprese in regime di Spa, Srl, Ss, Sas, Snc e Sapa. Il finanziamento attraverso la legge 95/95 va richiesto presso gli uffici competenti della propria Regione di residenza, presso i quali è anche possibile conoscere in dettaglio quali sono i requisiti per l’accesso al fondo.

.leggi anche :  




Nella città a rifiuti zero: "Qui l'immondizia è oro"



A Capannori, in Toscana, dove la differenziata supera l'80 per cento. 

Il sindaco: "Le nostre tasse sulla spazzatura 
le meno care della Regione".

 Raccolta porta a porta con sessanta addetti, 
  
tutti giovani e assunti in forma stabile...






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martedì 8 maggio 2012

Trasformare i rifiuti in oro


Trasformare i rifiuti in oro


08/05/2012 - La Commissione Europea fa il punto sulla gestione dei rifiuti nei vari Paesi.

Con la relazione Getting gold from garbage – how some Member States are making waste a resource, la Commissione Europea fa il punto della situazione sulla gestione dei rifiuti all'interno dei Paesi dell'Unione. Non sorprende che il quadro che ne emerge sia estremamente eterogeneo e che il lavoro da fare sia ancora molto, specie in alcuni Paesi, non ultima l'Italia. In media, all'interno dell'UE, circa il 40% dei rifiuti viene riciclato o sottoposto a compostaggio, il restante 60% viene smaltito in discarica (circa il 38%) o all'interno di inceneritori (22%). Analizzando la situazione all'interno dei singoli Stati membri, emergono differenze estremamente significative che, almeno in parte, ripropongono l'idea di un'Europa a due, se non più, velocità. Stando alla relazione pubblicata il 27 marzo da Eurostat, infatti, i Paesi più virtuosi nella gestione, nel recupero e nel riutilizzo dei rifiuti sarebbero quelli dell'area Centro-Settentrionale, mentre nell'Europa dell'Est la percentuale di rifiuti conferiti in discarica sfiora in alcuni casi il 100%. In effetti, analizzando i dati relativi al 2010, emerge come gli Stati membri più avanzati in materia siano Belgio, Danimarca, Germania, Austria, Svezia e Paesi Bassi. In questi Paesi, meno del 3% dei rifiuti urbani viene smaltito in discarica. Al contrario, in ben nove degli Stati membri (Bulgaria, Estonia, Grecia, Cipro, Lettonia, Lituania, Malta, Romania, Slovacchia), tale percentuale supera il 75% del totale dei rifiuti trattati. Tuttavia, anche i Paesi più 'virtuosi', nonostante riciclino in misura maggiore di quanto non facciano gli altri (le percentuali di rifiuti riciclati o sottoposti a compostaggio variano tra il 43% della Danimarca e il 70% circa dell'Austria), si caratterizzano per un uso non trascurabile d'inceneritori (in media circa il 40% dei rifiuti nei sei Stati sopra menzionati). Per quanto riguarda l'Italia, dei 531 kg di rifiuti generati annualmente per persona (la media europea è di 505 kg/persona l'anno), circa il 95% viene trattato: di questa porzione più della metà finisce in discarica, il 15% viene trattato all'interno di inceneritori e solo il 34% viene riciclato o sottoposto a compostaggio.

La relazione pubblicata dalla Commissione Europea enfatizza inoltre come i Paesi più all'avanguardia nella gestione dei rifiuti abbiano ottenuto simili risultati grazie alla combinazione di diversi strumenti politici. Anzitutto l'introduzione d'imposte e divieti sulle discariche e sugli inceneritori; ma anche sistemi di 'paga quanto getti' che si sono rivelati particolarmente efficienti nel prevenire la produzione di rifiuti e incoraggiare i cittadini a partecipare alla raccolta differenziata. Inoltre l'introduzione di meccanismi di responsabilizzazione dei produttori ha consentito a vari Stati membri di raccogliere e ridistribuire i fondi necessari a migliorare la raccolta differenziata e il riciclaggio.

Tuttavia è la stessa UE a rimarcare che per raggiungere gli obiettivi previsti nella normativa europea in materia di rifiuti e di impiego efficiente delle risorse, tali strumenti debbano essere generalizzati a tutti gli Stati membri. L'UE ha pertanto annunciato che, nel contesto del riesame degli obiettivi dell'Unione in materia di rifiuti, vaglierà l'ipotesi di rendere obbligatorie alcune di queste misure. Sulla stessa linea di pensiero, la Commissione Europea prevede di inserire la buona gestione dei rifiuti fra le condizioni per l'ottenimento di determinati fondi europei.

In generale, dunque, così come esplicitamente dichiarato da Janez Poto?nik, Commissario per l'Ambiente, la strategia europea è quella di puntare su “l'attrattività economica della prevenzione, del riutilizzo e del riciclaggio mediante strumenti economici selezionati” per sfruttare il “valore dei rifiuti”. In effetti, stando ai dati pubblicati dalla Commissione, nel 2008 il settore della gestione dei rifiuti e del riciclaggio nell'UE ha realizzato un fatturato di 145 miliardi di euro per un totale di circa 2 milioni di posti di lavoro. La piena attuazione della politica comunitaria sui rifiuti potrebbe creare altri 400.000 posti di lavoro nel Vecchio Continente, incrementando di 42 miliardi di euro il fatturato annuo del settore.

Sebbene sia difficile non condividere il concetto, sponsorizzato da Bruxelles, del rifiuto come risorsa, appare tuttavia necessario riflettere sugli strumenti economici selezionati al fine di promuovere tale visione. Al di là dei ben noti strumenti di tassazione e di disincentivo a inquinare, sarebbe infatti opportuno rimarcare l'importanza di misure di incentivo che mirino ad accrescere la consapevolezza dei singoli individui sulla convenienza (sociale, ma anche economica) della prevenzione, del riutilizzo e del riciclo. Ci si riferisce, anzitutto, a misure come il vuoto a rendere che, sebbene estremamente semplici tanto a livello concettuale quanto pratico-organizzativo, si dimostrano però utilissime al fine di promuovere modelli di consumo responsabile tra la cittadinanza. Puntare, cioè, non solo sulla coattività del 'paga quanto getti', ma anche sulla proattività del 'risparmia quanto riutilizzi e ricicli'. In questo modo i cittadini diventerebbero soggetti attivi nella valorizzazione della risorsa-rifiuto. Appare dunque fondamentale il sostegno ad attività innovative in questi campi, così come a quelle d'informazione sulle modalità di smaltimento dei rifiuti, di 'formazione' a un consumo responsabile e di diffusione di buone pratiche. La strada da fare per ottenere 'oro dalla spazzatura' è ancora lunga, ma forse nel frattempo possiamo ispirarci a una metafora più antica e aspirare a far crescere fiori dal letame. In questo caso non ci sarebbe bisogno di miracoli né trasformazioni, basterebbe solo saper piantare il seme. Senza dimenticare che sebbene sia prezioso, anche dall'oro, come dai diamanti, non nasce nulla.

Da sempre attenta alla riduzione degli sprechi e al riciclo dei rifiuti, Slow Food ha appena pubblicato Fulmini e polpette, una guida alle buone pratiche da adottare per contribuire alla salvaguardia del nostro pianeta. La guida sarà distribuita gratuitamente il 26 maggio in 300 piazze d’Italia  in occasione del secondo Slow Food Day.  Non mancare!




Slow Food Day nel segno di cibo e clima


Scopri le iniziative del secondo Slow Food Day. Mangiare meglio per il bene nostro e del pianeta
Il 26 maggio Slow Food celebrerà la sua festa annuale in tutta Italia: 300 piazze, strade, mercati e giardini ospiteranno la seconda edizione dello Slow Food Day, dedicato quest'anno al rapporto tra il cibo che consumiamo quotidianamente e i cambiamenti climatici. Oggi il sistema agroalimentare dominante è tra le prime cause di inquinamento ambientale: si calcola che in Europa l'intero ciclo produzione-trasformazione-distribuzione-consumo-smaltimento dei rifiuti sia responsabile di un terzo delle emissioni di gas serra.
Con le nostre scelte, per esempio prediligendo cibo locale e di stagione, possiamo incidere molto sul futuro del pianeta. Consideriamo infatti che un nostro pasto percorre in media 1900 km prima di arrivare sulle nostre tavole, che sono necessari 15.500 litri d'acqua per produrre un chilo di carne bovina o che il 75% dell'alimentazione mondiale dipende da 12 specie vegetali e 5 animali.
«Durante lo Slow Food Day racconteremo le nostre proposte e distribuiremo gratuitamente Fulmini e polpette, una piccola guida alle buone pratiche per seguire una dieta amica del clima, gustosa ed economicamente interessante!» spiega Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia «Abbiamo scelto il tema cibo e clima anche perché, a pochi giorni dalla Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile che si terrà a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno, ci pare importante contribuire alla sensibilizzazione dei cittadini su un problema tanto urgente».
Il cibo è al centro delle azioni da intraprendere per un futuro migliore: accanto alla tutela della biodiversità, al mantenimento degli ecosistemi e alla lotta ai cambiamenti climatici, le discussioni di Rio verteranno sullo sviluppo agricolo sostenibile, sul ciclo acqua-cibo-energia e sulla sicurezza alimentare, temi su cui Slow Food è impegnata da sempre, con campagne internazionali e numerosi progetti educativi. La filosofia di Slow Food e di Terra Madre, affermata a livello internazionale, rappresenta uno degli elementi portanti di un'economia che lega lo sviluppo delle realtà produttive locali alla partecipazione attiva dei co-produttori, contribuendo così alla costruzione di un futuro sostenibile.
Saranno dunque questi i temi del secondo Slow Food Day: le Condotte organizzeranno gli appuntamenti più diversi, coinvolgendo il pubblico in mercati contadini, degustazioni, conferenze, incontri con i produttori e attività educative per tutti. A Padova sarà il caffè, bevanda del mondo per eccellenza, a far da protagonista, mentre l'Eat-in organizzato a Chieti permetterà di scoprire sapori locali e chiacchierare attorno a una grande tavolata. Napoli sarà il regno della pasta madre, "spacciata" in Piazza Dante, affinché siano sempre di più i produttori e i consumatori di pane "vero", che fa bene alla salute e al clima ed è buono anche dopo qualche giorno, senza sprecarne nemmeno un pezzetto; e a Soverato, accanto a un gustoso aperitivo, si discuterà dei problemi della nostra agricoltura e si scoprirà il mondo delle Comunità del cibo di Terra Madre. Questi sono solo alcuni esempi di quel che avverrà in 300 città italiane per celebrare la relazione tra il piacere di un'alimentazione sostenibile e il benessere del pianeta.
Scopri tutte le informazioni relative allo Slow Food Day e le iniziative della piazza più vicina su www.slowfood.it

Contatti Ufficio Stampa Slow Food
Alessia Pautasso
Tel. 0172 419 754
E-mail: a.pautasso@slowfood.it


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