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mercoledì 25 novembre 2015

Brasile: Rottura di due Dighe di una Miniera








STESSA TRAGEDIA DA 2 GIORNALI DIVERSI

di quale terremoto parlate?
 Lo scorso 5 novembre
  un terremoto di magnitudo 2,6 
potrebbe essere stato fra le cause 
della rottura di due dighe di una miniera situata nella regione di Mariana, in Brasile. L’incidente ha provocato un’immane catastrofe ecologica con lo sversamento di 50 milioni di metri cubi di fanghi e liquidi residui della lavorazione mineraria (pari allo riempimento di 20mila piscine olimpiche).

Nei fanghi, oltre al ferro e al silicio, sono stati sversati anche enormi quantitativi di un materiale altamente tossico come il mercurio.

A dieci giorni dal disastro ambientale decine di migliaia di persone si trovano senza acqua potabile. Negli scorsi giorni il presidente Dilma Roussef ha sorvolato l’area del disastro il cui bilancio, fino a ore, è di 9 morti e 18 dispersi.

Secondo il coordinamento del nucleo di emergenza di Ibama de Minas Gerais i fanghi si sono estesi per una superficie di 80 km nel letto d’acqua della regione. Una delle conseguenze è l’assorbimento ovvero l’accumulo di sedimenti nel letto del fiume, con impatti socioeconomici e ambientali.

Gli animali terrestri e acquatici stanno morendo da giorni per asfissia.

Alla fine della scorsa settimana è stata lanciata l’operazione Arca di Noè che vedrà la partecipazione di pescatori specializzati, associazioni ambientaliste che hanno come principale obiettivo quello di scongiurare l’estinzione del 100% delle specie che abitano il corso d’acqua.

Dilma Roussef ha garantito che l'impresa proprietaria della miniera, Samarco, riceverà una multa iniziale di 250 milioni di reais (oltre 60 milioni di euro). 

1 COMMENTO
Cristina S. #1 venerdì 20 novembre 2015 23:13
di quale terremoto parlate? 
oggi il mio paese sta affrontando il più grande disastro ambientale e a quanto pare a nessuno importa, visto che ad oggi 21 novembre (17 giorni dopo il crollo) nessun tg ha dato la notizia. la multinazionale responsabile della catastrofe è la maggior finanziatrice del governo brasiliano non che delle principali reti televisive... Il governo brasiliano mantiene una golden share, cioè un diritto di veto ad alcune decisioni rilevanti dei vertici dell’impresa visto che fino a qualche anno fa era una impresa statale. a una settimana esatta dal disastro, il presidente Dilma Rousseff, ha modificato un decreto legge esonerando cosi la Samarco (vale e BHP Billiton) della responsabilità nel peggiore disastro ambientale del Brasile, adducendo che il rompimento della diga è da considerare una calamità naturale e non dovuta alla negligenza, alla cattiva manutenzione e gestione della stessa. come si direbbe in italia: finito tutto a tarallucci e vino. grazie però a tante persone "comuni" che stanno facendo girare i vari video e documenti ufficiali, il mondo comincia a guardare e cercare non solo la verità, ma anche che chi ha sbagliato, ammazzato, contaminato ed inizi a pagare.

 Dam collapse creates environmental disaster in Brazil 

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 On November 5, 2015, two dams holding millions of cubic meters of mining waste gave way – launching one of the worst environmental disasters in Brazilian history. Mud – full of dangerous metals – quickly overtook the nearby mining community of Mariana in Minas Gerais state. At least seventeen people were killed. Hundreds more have been displaced by the wall of sludge released in the dam collapse.

Lo scorso 5 novembre il Brasile è stato colpito da una tragedia ambientale senza precedenti.
Gli argini di due dighe trasportanti liquidi di scarto industriale altamente tossici hanno ceduto, riversando nel Rio Doce 60 milioni di metri cubi di sostanze inquinanti.

Fanghi ferrosi contaminati da arsenico, piombo, cromo ed altri metalli pesanti hanno invaso la città di Mariana, continuando l’inarrestabile corsa di 500 km trasportati dalle acque del fiume fino alla sua foce: acqua e terreni circostanti, foreste, aree protette, campi agricoli, case, habitat sensibili – tutto è stato ricoperto dal fango tossico.

La responsabile di tale incalcolabile disastro è la ditta Samarco Mineracao Sa, la quale è controllata dalla anglo-australiana Bhp Billiton e dalla brasiliana Vale, entrambi colossi delle miniere. Una colpevolezza ingiustificabile, se si considera che l’azienda non era nemmeno dotata di sistemi di allarme ed evacuazione in caso di possibile incidente! Inoltre sembrerebbe che la causa del cedimento sia dovuta ai recenti lavori di ampliamento del canale: al momento del crollo alcuni operai erano all’opera per allargare la diga così da poter trasportare più materiale tossico, scarti prodotti sia dalle miniere locali che da quelle più distanti, in vista del continuo aumento della produzione.

Questa regione infatti è ricca di minerali: è qui che viene prodotto il 10% del ferro di tutto il Brasile ed è questa la ragione per cui il Rio Doce ad oggi appaia come una enorme pattumiera a cielo aperto, anche se decenni fa il fiume era immerso nella foresta amazzonica; oggi invece il panorama è spettrale, le rive del Rio appaiono disboscate, i fondali pieni di sedimenti.

Il bilancio è di 11 morti, 15 dispersi, 600 sfollati, 250.000 senza acqua potabile. La Samarco è stata obbligata a pagare 250 milioni di dollari al governo brasiliano, ma le stime per la pulizia riportano un danno di 27 miliardi di dollari. Senza calcolare tutte le conseguenze collaterali che riguarderanno l’oceano: già la biodiversità del fiume è andata completamente distrutta e diverse specie – incluse alcune indigene – sono da considerarsi estinte; ora la preoccupazione è rivolta all’impatto che il disastro avrà sull’ecosistema dell’Atlantico.
Scienziati e ambientalisti temono che se venti e correnti spingeranno l’onda tossica verso nord, l’Abrolhos Marine National Park sarà fortemente a rischio: il parco racchiude un arcipelago di isole e barriere coralline dove sono ospitate specie marine protette, come tartarughe, delfini e balene. Fortunatamente gli addetti del parco stanno già correndo ai ripari e per scongiurare una possibile moria di uova di tartaruga – deposte il mese scorso – hanno pensato di rimuoverle per tempo, sistemandole al sicuro.




Non ci sono parole per descrivere la gravità della situazione.
 Lasciamo che siano le immagini a parlare.


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Studio e realizzo i vostri banner pubblicitari con foto e clip animate. 
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MUNDIMAGO


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sabato 9 marzo 2013

Massacro di delfini a Taiji, Giappone


Unisciti ai Guardiani della Baia e aiutaci a fermare l’insensato massacro di delfini a Taiji, Giappone!

***Watch our livestream from the Front Lines***
Ogni anno, in Giappone, viene messo in atto il massacro di 20.000 delfini, focene e piccoli cetacei. A partire dal 1° settembre , fino all'incirca a marzo dell’anno successivo, i pescatori radunano intere famiglie di piccoli cetacei in baie poco profonde e li colpiscono senza alcuna pietà fino a farli morire affogati.
Questo annuale massacro di delfini era praticamente sconosciuto fino al 2003, quando Sea Shepherd ha diffuso a livello mondiale un video girato in segretezza e contributi fotografici sulla famigerata “Baia” maledetta, in un villaggio chiamato Taiji. A partire dal 2010 fino ad oggi Sea Shepherd ha garantito una continua presenza di volontari per monitorare la situazione alla Baia. Sono i Guardiani della Baia.
Con il tuo aiuto,  continueremo ad esercitare pressione sul Giappone, per porre fine a questo crudele e distruttivo massacro di delfini. Dato che siamo pieni di passione, dediti ed impegnati, anche se ci vorrà del tempo, alla fine la nostra determinazione vincerà per la causa dei delfini a Taiji. Vi invitiamo a visitare questa pagina e a sostenere i nostri sforzi!

Diamo voce ai delfini

Opponiamoci ai crimini e alle illegalità del governo giapponese ai danni dei nostri oceani
Commentario di Scott West, Direttore dell'Intelligence e delle Investigazioni
A pod of Pan-tropical spotted dolphins attempt to escape the killing CoveUn branco di stenelle maculate pantropicali
tenta di fuggire dalla baia della morte
Foto: Sea Shepherd
Non dovrebbe essere una sorpresa che il governo del Giappone abbia paura della verità. Pochi governi al mondo, sempre che ve ne siano, sarebbero completamente aperti alla verità o alla sua condivisione, ma il disprezzo del Giappone per la verità è un caso a sé. La cosa particolarmente inquietante è che il Giappone sostiene di avere un governo aperto e democratico.
I giornalisti giapponesi hanno finto sorpresa nell'udire queste dichiarazioni che ho reso quando eravamo dietro le linee della polizia ed i teloni, mentre gli addestratori ed i macellai di delfini di Taiji facevano i loro sporchi affari. I media giapponesi vengono spesso usati come strumenti del potere governativo e la maggior parte dei cittadini giapponesi accetta la rappresentazione data dai media sui vari argomenti come una verità. Per fortuna tutto questo sta cambiando e alcuni cittadini giapponesi stanno cominciando a guardare attraverso la censura dei media e le campagne pubblicitarie, in particolare a seguito del disastro di Fukushima.
Le bugie del governo giapponese sull'entità delle fughe di radiazioni sono ora evidenti al popolo del Giappone, così come al resto del mondo. Marinai americani hanno fatto causa all'ente per l'energia giapponese per l'esposizione alle radiazioni, causata dalla false informazioni promulgate dal governo giapponese. Questo governo ha dissipato milioni di dollari che avrebbero dovuto aiutare i cittadini vittime del terremoto e dello tsunami. Adesso il Giappone si sta nascondendo dietro la sua affermazione che la vita umana non deve essere messa in pericolo e sta manipolando la Corte del Nono Distretto degli Stati Uniti. Dov'era la loro preoccupazione per la tutela della vita umana dopo Fukushima?
Sono molto bravi a pronunciare verità parziali e menzogne. Le navi giapponesi hanno violato la moratoria sulla caccia commerciale alle balene per anni e continuano a violare l'ordine del tribunale australiano di cessare le attività di baleneria nel Santuario Antartico dei Cetacei. La più grande menzogna di tutte è, ovviamente, l'affermazione del Giappone secondo cui loro caccia sarebbe a fini di ricerca scientifica.
Il Giappone accusa Sea Shepherd di mettere in pericolo vite umane ma rimane il fatto che, in oltre 35 anni di attività, non abbiamo mai ferito nessuno ed i balenieri non sono mai stati in grado di dimostrare eventuali lamentele o produrre certificazioni mediche di lesioni. I balenieri giapponesi hanno, invece, ferito e messo in pericolo il nostro equipaggio, così come provocano morte e ferite sulle proprie navi, a causa delle loro stesse azioni. Eppure è Sea Shepherd che, su richiesta del Giappone, deve fare un passo indietro e obbedire all'ingiunzione della Corte del Nono Distretto.
Anche altri governi sono stati manipolati dal Giappone. Nel caso in questione il governo del Costa Rica, il quale ha richiesto il mandato di arresto contro il Capitano Watson eseguito dalla Germania lo scorso anno. Sulla base di verità parziali e menzogne, fornite da un prigioniero colluso, il Giappone ha emesso i suoi mandati contro il Capitano e li ha usati per tentare di manipolare la Germania, al fine di estradare il Capitano Watson in Giappone. Per fortuna, il Capitano ha vanificato il loro complotto.
Il disprezzo per la verità è evidente anche a Taiji, dove assistiamo ai patetici tentativi degli addestratori e dei macellai di mammiferi marini di nascondersi dietro i teloni e le linee della polizia. Sappiamo tutti cosa succede dietro quei teloni e quelle protezioni. Vediamo un branco di delfini spietatamente guidati nella Baia e poi non li rivedremo mai più vivi. Non importa quanti teloni innalzino o quanta polizia dispieghino, il mondo sa che i delfini a Taiji vengono catturati nel sangue e nella morte. I delfini di Taiji vengono spediti in tutto il mondo, per offrire intrattenimento nei parchi marini e per i programmi di nuoto con i delfini.
Ai veterani dei Guardiani della Baia è adesso negato l'ingresso in Giappone. Naturalmente una nazione ha il diritto di sovranità sui propri confini, ma tenere fuori persone che non hanno commesso nessun crimine e la cui unica "colpa" è aver testimoniato e documentato la verità del piccolo sporco segreto di Taiji è vergognoso. Dobbiamo essere orgogliosi di questi dinieghi, perché quando una nazione "civile" arriva a questi estremi per nascondere la verità, significa che la verità è pericolosa.
Tutte queste azioni stanno catalizzando l'attenzione del mondo sulle pratiche illegali e barbare dei balenieri giapponesi e degli assassini di delfini. Coloro che precedentemente erano rimasti passivi hanno adesso deciso di attivarsi e coloro che erano già attivi sono adesso ancora più impegnati. Attualmente abbiamo il maggior numero di volontari, tra i Guardiani della Baia, mai raggiunto in questa terza stagione della campagna. Abbiamo più navi e più membri di equipaggio di sempre, in attesa dell'arrivo della flotta baleniera giapponese illegale in Antartide. Mentre il governo del Giappone sparge bugie, il numero delle persone contrarie alle sue azioni aumenta, così come il disonore che ricade sul Paese e sui cittadini.
Questa è la vostra occasione per lottare per ciò in cui credete, attraverso l'esternazione del vostro disprezzo per le pratiche assassine e manipolative del Giappone. Come comunità mondiale abbiamo il dovere e la responsabilità di lottare contro l'ingiustizia e di parlare per chi non ha voce. Unitevi ai Guardiani della Baia di Taiji nel mese di febbraio. Questo dovrebbe essere l'ultimo mese della stagione di caccia, ma è possibile che prosegua fino a marzo. Sovrastiamoli con la nostra manifestazione di opposizione alle loro attività illegali e disumane. Per ogni veterano dei Guardiani della Baia cui è negato l'ingresso, faremo arrivare altri cinque Guardiani della Baia!
Questa è una frase pronunciata da un futuro Guardiano della Baia, in arrivo a Taiji nel mese di febbraio:
"Io ed il mio compagno abbiamo deciso di passare dalla 'lista dei sostenitori finanziari' alla 'lista dei personalmente impegnati' dopo l'arresto di Paul. Da quel fondamentale momento del "oh no, tu non l'hai fatto", siamo passati da sostenitori ad attivisti 'oltraggiati'... Quando abbiamo visto il Giappone cercare di eliminare in quel modo Paul dai giochi, abbiamo capito che le persone fisiche sono altrettanto importanti, se non di più, del sostegno finanziario per il movimento".
Se ritenete le tattiche illegali giapponesi disonorevoli e desiderate unirvi direttamente ai nostri sforzi per porre fine al massacro della vita nei nostri oceani, scrivete a coveguardian@seashepherd.org per sottoporre la vostra richiesta di arruolamento, fate le valigie ed entrate in azione per i delfini, per gli oceani, per la vita.


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sabato 3 dicembre 2011

Tutto per una scatoletta : VIDEO SHOK





Sai che tonno mangi?
Partecipa al nostro sondaggio e dai il tuo contributo alla nostra campagna.

Continueresti a comprare tonno in scatola se sapessi che per pescarlo vengono uccisi migliaia di squali e tartarughe?
Si
No
Pensi che scrivere sulla scatoletta "Ingredienti: tonno" sia un'informazione sufficiente a sapere che tonno mangi?
Si
No
Secondo te, i produttori di tonno in scatola danno poche informazioni ai consumatori perchè...
Utilizzano metodi di pesca che distruggono l’ecosistema
Ti vendono nelle scatolette anche specie di tonno a rischio
Non conoscono l'origine del loro tonno, che rischia di essere illegale
Non c’è niente da nascondere
Al momento sul mercato italiano non esiste una marca di tonno 100% sostenibile. Cosa dovrebbero fare le aziende per cambiare in meglio le proprie scatolette?
Acquistare solo tonno pescato in maniera sostenibile
Indicare sulle scatolette specie di tonno, area e metodo di pesca
Sostenere la creazione di riserve marine
Non c’è bisogno di cambiare





Video shock. Tutto per una scatoletta . 


  .




 Se decidi di guardare questo video shock, avrai le prove di come metodi di pesca al tonno distruttivi stiano minacciando l'intero eco-sistema. Il filmato documenta come la pesca con i FAD uccide diverse specie marine tra cui squali, mante, tartarughe, balene e delfini. È stato girato da un pilota di elicotteri dell'industria del tonno su un peschereccio coreano nell'Oceano Pacifico. www.tonnointrappola.it




 . Altroconsumo - Free mini stereo .

venerdì 2 settembre 2011

Il mondo si mobilita contro la mattanza dei delfini di Taiji-Giappone




Da Roma a New York, da Amsterdam a Mosca. Il mondo si mobilita contro la mattanza dei delfini di Taiji (Giappone) che, come ogni anno, riparte il 1 settembre. Nella capitale gli attivisti della Protezione Animali, che coordina la campagna internazionale in Italia, a partire dalle ore 11.00 presidieranno - insanguinati e vestiti a lutto – la sede dell’ambasciata giapponese in via Quintino Sella 60 per chiedere lo stop al massacro. «Tra tursiopi, grampi, globicefali, oltre 23 mila piccoli cetacei perdono la vita nella “Baia della Morte” tra atroci sofferenza – spiega Ilaria Ferri, direttore scientifico dell’Enpa -. Alla mattanza scampano soltanto gli esemplari più piccoli, non per tornare a una vita libera ma per essere venduti a circa 150-170 mila dollari ai delfinari di tutto il mondo. Dopo la cattura i cuccioli saranno sottoposti all’addestramento basato sulla deprivazione alimentare che li obbligherà a eseguire ridicoli esercizi e a compiacere spettatori, troppo spesso ignari di contribuire a condannare all’ergastolo creature innocenti che appartengono al mare.» «Ciascuno di noi può fare la sua parte aderendo alla giornata mondiale di mobilitazione – prosegue Ferri -. Chi non fosse in grado di intervenire alla manifestazione può contribuire al passaparola su internet e firmare la petizione a questo indirizzo web . E’ di fondamentale importanza riuscire a raggiungere la “massa critica” per spingere il governo nipponico fermare una volta per tutte la mattanza.» (30 agosto)

New idea for Japan Dolphins Day events!

Posted by Laura Bridgeman on August 23
Recreate the scene from The Cove where Ric is wearing the screen at the Washington conference! This can easily be done with iPads or even mobile phones. Check out our press room for images and video, and don't forget to take pictures of your group holding up your iPads and phones! http://savejapandolphins.org/press-room/

Support the cause. Be counted:

I-read-this

Roma come New York, Buenos Aires e Berlino. Nella giornata mondiale contro la mattanza dei delfini in Giappone, coordinata dal network (www.savejapandolphins.org) che fa capo a Ric O’Barry, l’Ente Nazionale Protezione Animali si è mobilitato per chiedere lo stop definitivo al massacro dei cetacei: dalle 11.00 gli attivisti dell’Enpa, insanguinati e vestiti a lutto, hanno manifestato di fronte all’Ambasciata del Giappone. L’appello dell’Enpa, e dei tantissimi attivisti scesi in piazza in tutto il mondo è stato raccolto dal nostro Ministro degli Esteri, Franco Frattini, che si è fatto portavoce della costernazione, della preoccupazione e della tristezza dell'opinione pubblica italiana per quanto accade a Taiji. «Ringrazio il Ministro Frattini per la grandissima sensibilità dimostrata anche in questo caso e mi auguro che le autorità giapponesi tengano nel dovuto conto la giornata di oggi» – ha dichiarato Ilaria Ferri, direttore scientifico e coordinatore della campagna in Italia. «Oggi, infatti, in tutti i continenti, dall’America all’Africa, dall’Oceania all’Europa passando per l’Asia, si manifesta contro la mattanza delfini in Giappone, dove viene autorizzato ogni anno il massacro di 23.000 piccoli cetacei (tursiopi, grampi, globicefali etc.).» «Siamo qui, insanguinati e “feriti” – ha concluso Ferri -, per testimoniare il crimine atroce di cui si macchia il Giappone e per pretendere che si fermi un agghiacciante massacro che Ric O’ Barry con il suo documentario premio Oscar 2010 “The Cove” ha avuto il merito di portare all’attenzione dell’opinione pubblica del pianeta. Gli occhi di tutto il mondo sono puntati sul governo nipponico.» Considerati competitori nella pesca, alla stregua delle balene, i delfini vengono intercettati dai pescatori, che, percuotendo sbarre di ferro sulle loro imbarcazioni creano un muro di suoni per costringere gli animali a rifugiarsi all’interno della baia di Taiji, la cui imboccatura viene chiusa per impedire alle vittime di scampare al loro destino. Una volta preparata la trappola ha inizio il massacro vero e proprio. A salvarsi sono soltanto gli esemplari più giovani, scelti dai mercanti di felini per essere venduti (la loro quotazione oscilla tra i 150 e 170 mila dollari) ai delfinari di tutto il mondo. Dopo la cattura, i cuccioli saranno sottoposti all’addestramento basato sulla deprivazione alimentare che li obbligherà a eseguire ridicoli esercizi e a compiacere spettatori, troppo spesso ignari di contribuire a condannare all’ergastolo creature innocenti che appartengono al mare. (1 settembre)

EARTH ISLAND INSTITUTE

Ejh
Earth Island Institute grows environmental leadership through education and activism. Our projects, publications, and initiatives support the biological and cultural diversity that sustain the environment.

Earth Island Institute is a... Learn more about this non-profit



ENPA PROTESTA CONTRO CACCIA AI DELFINI – Questa mattina si sono riuniti in un sit-in a Roma davanti all’ambasciata giapponese gli attivisti dell’Enpa, per protestare contro la storica pratica della caccia ai delfini, eseguita ancora ogni anno nella baia di Taiji (un villaggio a sud di Tokyo). Con cartelli e slogan, e volti e braccia cosparsi di sangue finto, hanno chiesto di dire basta definitivamente “al massacro dei cetacei”, il cui periodo di caccia doveva cominciare proprio in questi giorni. La giornata di oggi è stata non a caso proclamata “Giornata mondiale contro la mattanza dei delfini in Giappone” dal network “Savejapandolphins” fondato da Ric O’Barry, e ci sono state manifestazioni animaliste un po’ in tutto il mondo: New York, Buenos Aires e Berlino tra le altre. Ilaria Ferri, direttore scientifico e coordinatore della campagna in Italia, ha ricordato come in Giappone, di fatto, “viene autorizzato ogni anno il massacro di 23.000 piccoli cetacei”.
Gli attivisti hanno poi ringraziato il Ministro degli Esteri Frattini per aver dimostrato sensibilità nei confronti del tema, con la decisione di inviare l’Incaricato d’affari dell’ambasciata d’Italia a Tokyo (Alfredo Durante Mangoni) presso il ministero degli Esteri nipponico (Gaimusho), per un incontro con il direttore generale per l’Europa al quale ha consegnato una lettera di protesta. Gli ambasciatori nipponici in Italia fanno sapere dal canto loro che la pratica della caccia ai delfini rientra nelle tradizioni delle comunità locali, profondamente sentite, e che comunque è svolta in linea con criteri di sostenibilità delle risorse naturali (tenendo sempre presente il fattore “ripopolazione” dell’animale in questione) e appunto di rispetto e conservazione degli usi e costumi locali.
Annarita Favilla


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