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venerdì 2 settembre 2011

Il mondo si mobilita contro la mattanza dei delfini di Taiji-Giappone




Da Roma a New York, da Amsterdam a Mosca. Il mondo si mobilita contro la mattanza dei delfini di Taiji (Giappone) che, come ogni anno, riparte il 1 settembre. Nella capitale gli attivisti della Protezione Animali, che coordina la campagna internazionale in Italia, a partire dalle ore 11.00 presidieranno - insanguinati e vestiti a lutto – la sede dell’ambasciata giapponese in via Quintino Sella 60 per chiedere lo stop al massacro. «Tra tursiopi, grampi, globicefali, oltre 23 mila piccoli cetacei perdono la vita nella “Baia della Morte” tra atroci sofferenza – spiega Ilaria Ferri, direttore scientifico dell’Enpa -. Alla mattanza scampano soltanto gli esemplari più piccoli, non per tornare a una vita libera ma per essere venduti a circa 150-170 mila dollari ai delfinari di tutto il mondo. Dopo la cattura i cuccioli saranno sottoposti all’addestramento basato sulla deprivazione alimentare che li obbligherà a eseguire ridicoli esercizi e a compiacere spettatori, troppo spesso ignari di contribuire a condannare all’ergastolo creature innocenti che appartengono al mare.» «Ciascuno di noi può fare la sua parte aderendo alla giornata mondiale di mobilitazione – prosegue Ferri -. Chi non fosse in grado di intervenire alla manifestazione può contribuire al passaparola su internet e firmare la petizione a questo indirizzo web . E’ di fondamentale importanza riuscire a raggiungere la “massa critica” per spingere il governo nipponico fermare una volta per tutte la mattanza.» (30 agosto)

New idea for Japan Dolphins Day events!

Posted by Laura Bridgeman on August 23
Recreate the scene from The Cove where Ric is wearing the screen at the Washington conference! This can easily be done with iPads or even mobile phones. Check out our press room for images and video, and don't forget to take pictures of your group holding up your iPads and phones! http://savejapandolphins.org/press-room/

Support the cause. Be counted:

I-read-this

Roma come New York, Buenos Aires e Berlino. Nella giornata mondiale contro la mattanza dei delfini in Giappone, coordinata dal network (www.savejapandolphins.org) che fa capo a Ric O’Barry, l’Ente Nazionale Protezione Animali si è mobilitato per chiedere lo stop definitivo al massacro dei cetacei: dalle 11.00 gli attivisti dell’Enpa, insanguinati e vestiti a lutto, hanno manifestato di fronte all’Ambasciata del Giappone. L’appello dell’Enpa, e dei tantissimi attivisti scesi in piazza in tutto il mondo è stato raccolto dal nostro Ministro degli Esteri, Franco Frattini, che si è fatto portavoce della costernazione, della preoccupazione e della tristezza dell'opinione pubblica italiana per quanto accade a Taiji. «Ringrazio il Ministro Frattini per la grandissima sensibilità dimostrata anche in questo caso e mi auguro che le autorità giapponesi tengano nel dovuto conto la giornata di oggi» – ha dichiarato Ilaria Ferri, direttore scientifico e coordinatore della campagna in Italia. «Oggi, infatti, in tutti i continenti, dall’America all’Africa, dall’Oceania all’Europa passando per l’Asia, si manifesta contro la mattanza delfini in Giappone, dove viene autorizzato ogni anno il massacro di 23.000 piccoli cetacei (tursiopi, grampi, globicefali etc.).» «Siamo qui, insanguinati e “feriti” – ha concluso Ferri -, per testimoniare il crimine atroce di cui si macchia il Giappone e per pretendere che si fermi un agghiacciante massacro che Ric O’ Barry con il suo documentario premio Oscar 2010 “The Cove” ha avuto il merito di portare all’attenzione dell’opinione pubblica del pianeta. Gli occhi di tutto il mondo sono puntati sul governo nipponico.» Considerati competitori nella pesca, alla stregua delle balene, i delfini vengono intercettati dai pescatori, che, percuotendo sbarre di ferro sulle loro imbarcazioni creano un muro di suoni per costringere gli animali a rifugiarsi all’interno della baia di Taiji, la cui imboccatura viene chiusa per impedire alle vittime di scampare al loro destino. Una volta preparata la trappola ha inizio il massacro vero e proprio. A salvarsi sono soltanto gli esemplari più giovani, scelti dai mercanti di felini per essere venduti (la loro quotazione oscilla tra i 150 e 170 mila dollari) ai delfinari di tutto il mondo. Dopo la cattura, i cuccioli saranno sottoposti all’addestramento basato sulla deprivazione alimentare che li obbligherà a eseguire ridicoli esercizi e a compiacere spettatori, troppo spesso ignari di contribuire a condannare all’ergastolo creature innocenti che appartengono al mare. (1 settembre)

EARTH ISLAND INSTITUTE

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Earth Island Institute grows environmental leadership through education and activism. Our projects, publications, and initiatives support the biological and cultural diversity that sustain the environment.

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ENPA PROTESTA CONTRO CACCIA AI DELFINI – Questa mattina si sono riuniti in un sit-in a Roma davanti all’ambasciata giapponese gli attivisti dell’Enpa, per protestare contro la storica pratica della caccia ai delfini, eseguita ancora ogni anno nella baia di Taiji (un villaggio a sud di Tokyo). Con cartelli e slogan, e volti e braccia cosparsi di sangue finto, hanno chiesto di dire basta definitivamente “al massacro dei cetacei”, il cui periodo di caccia doveva cominciare proprio in questi giorni. La giornata di oggi è stata non a caso proclamata “Giornata mondiale contro la mattanza dei delfini in Giappone” dal network “Savejapandolphins” fondato da Ric O’Barry, e ci sono state manifestazioni animaliste un po’ in tutto il mondo: New York, Buenos Aires e Berlino tra le altre. Ilaria Ferri, direttore scientifico e coordinatore della campagna in Italia, ha ricordato come in Giappone, di fatto, “viene autorizzato ogni anno il massacro di 23.000 piccoli cetacei”.
Gli attivisti hanno poi ringraziato il Ministro degli Esteri Frattini per aver dimostrato sensibilità nei confronti del tema, con la decisione di inviare l’Incaricato d’affari dell’ambasciata d’Italia a Tokyo (Alfredo Durante Mangoni) presso il ministero degli Esteri nipponico (Gaimusho), per un incontro con il direttore generale per l’Europa al quale ha consegnato una lettera di protesta. Gli ambasciatori nipponici in Italia fanno sapere dal canto loro che la pratica della caccia ai delfini rientra nelle tradizioni delle comunità locali, profondamente sentite, e che comunque è svolta in linea con criteri di sostenibilità delle risorse naturali (tenendo sempre presente il fattore “ripopolazione” dell’animale in questione) e appunto di rispetto e conservazione degli usi e costumi locali.
Annarita Favilla


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