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venerdì 20 settembre 2019

Carne, ecco Quanto Inquina

Carne, ecco Quanto Inquina

L’allevamento intensivo, sopratutto quello dei bovini, ha un impatto ambientale sconcertante. Abbattimento di foreste, consumo d’acqua, emissione di gas serra, spargimento di prodotti chimici. Un danno gigante per la salute umana, e del pianeta.

Da una decina d’anni tutti i più grandi studi scientifici lo dicono, e continuano a confermarlo: la produzione di carne ha un impatto terrificante sull’ambiente. Un’analisi del 2013, comparsa su una delle più prestigiose riviste scientifiche, ha indicato l’allevamento intensivo di bestiame come l’attività umana probabilmente più impattante di tutte a livello ambientale.

Il 30% della superficie terrestre non coperta da ghiacci è utilizzata per allevare polli, maiali e bovini destinati al consumo alimentare umano. “Puoi pensare di vivere su un pianeta, in realtà vivi in una fattoria gigantesca, occasionalmente interrotta da città, foreste e oceani” esordiva  la rivista americana Time nel presentare i dati . 

Spazio ai pascoli!
E i dati sono questi: una grassa mucca occidentale consuma tra i 75 kg e i 300 kg di sostanza secca (foraggio, cereali, leguminose etc) per produrre 1 kg di proteine. Solo parlando di cereali, se ne producono 1,3 miliardi di tonnellate all’anno per nutrire gli animali da allevamento. Praticamente oltre la metà della produzione mondiale annua (2.5 miliardi di tonnellate).

Cosa significa questo? Che bisogna fare spazio per la loro coltivazione. Innanzitutto, abbattendo le foreste. E quelle pluviali non vengono certo risparmiate, anzi. Ogni anno a quello scopo ne vengono abbattuti sulla Terra migliaia e migliaia di ettari. Si calcola che per ogni hamburger importato dall’America Centrale siano stati abbattuti e trasformati a pascolo circa sei metri quadrati di foresta. L’88% della foresta amazzonica disboscata è diventata un pascolo. E quei terreni, senza più le radici degli alberi a tenerli insieme, sono soggetti a erosione (ossia a usura) e desertificazione (circa il 70% dei terreni adibiti a pascolo sono i via di desertificazione, secondo l’ONU).

Carne, ecco Quanto Inquina


Metti una mucca, ottieni una serra
Non solo: alle mucche si deve una quantità immensa di gas a effetto serra, quei gas che sono la causa prima del cambiamento climatico. Come? Durante il processo di digestione rilasciano metano - e protossido di azoto attraverso la decomposizione del letame. Chiamiamola pure flatulenza, il risultato è che i gas a effetto serra associati alla filiera produttiva equivalgono a ben il 14,5% per cento di tutte le emissioni di gas serra prodotte dagli esseri umani, secondo i dati della FAO del 2013. E, dal 1961 in avanti, queste emissioni animali non hanno fatto che aumentare, di oltre il 50%. Tra tutti, sono decisamente i bovini quelli che inquinano di più: con un 74% di emissioni che viene da loro, i bovini inquinano più delle auto, come hanno dimostrato i dati di uno studio californiano del 2012.

L’orma del cibo
Per questo si parla di “Foodprint”, ossia l’impatto ambientale della produzione di cibo, una parola che deriva dal termine inglese “carbon footprint”, l’indicatore che misura l’impatto delle attività umane sul cibo globale. La foodprint della carne è altissima. Un chilo di maiale produce 12,1 Kg di Co2 contro meno di u chilo per produrre 1 kg di lenticchie.  Un chilo di agnello costa 39,2 kg di Co2 – come viaggiare i auto per circa 160 km. E per portare un semplice hamburger di manzo in tavola ci vogliono 2,5 Kg di anidride carbonica, oltre 2400 litri di acqua e 18 m2 di superficie terrestre. L’uso dell’acqua è un altro fattore-chiave: per mangiare carne se ne consuma da 5 a 10 volte di più di quella che mangiando vegetariano.

Per produrre 1 kg di carne bovina ce ne vogliono circa 15 mila litri, il che corrisponde più o meno a 110 vasche da bagno, e che vuol dire che per produrre una bistecca si sono consumati quasi 5000 litri di acqua. Per 1 kg di maiale ce ne vogliono 6000. Per 1 kg di riso poco più di 2.500. 

Mica per niente la Danimarca, Paese civile per eccellenza, sta in questi tempi seriamente considerando d’introdurre una tassa per cercare di disincentivare il consumo di carne, considerato troppo inquinante. La tassa sulla carne rossa è caldeggiata dal Consiglio nazionale sull’etica, che considera un obbligo civile quello di minimizzare il proprio impatto sul clima. 

Carne, ecco Quanto Inquina


Chimici e antibiotici
Non è solo una questione di clima: gli allevamenti intensivi inquinano aria e acqua, dato che vengono utilizzate enormi quantità di prodotti chimici, tra cui fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi, che penetrano nel terreno ed inquinano le acque (e il cibo stesso. Negli Stati Uniti, per esempio, l’80% degli erbicidi è utilizzato nelle coltivazioni di mais e soia destinate agli animali.

Anche lo smaltimento delle deiezioni animali, spandendo i liquami nel terreno, è fonte d’inquinamento: questo letame non può fare da concime, perché non è “sano” lui a monte. Inoltre non bisogna dimenticare l’abuso di antibiotici nel mangime del bestiame, anch’esso fonte di seri rischi per la salute umana. Forse è davvero il caso, se non di eliminare, almeno di ridurre all’osso il consumo di carne.  Un animale allevato in modo non intensivo, nel rispetto dell'animale stesso, della natura e di noi stessi, ha certamente un impatto diverso, anche sul Pianeta. Consumare carne o meno è una scelta personale, certo salta all'occhio l'opportuniità di un consumo non esagerato e responsabile.


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venerdì 14 agosto 2015

Esaurite le Risorse del Pianeta per il 2015



Oggi è l’Earth Overshoot Day, 
il giorno del sovrasfruttamento della Terra:
 la popolazione mondiale ha già consumato tutte le risorse – frutta e verdura, carne e pesce, acqua e legno – 
disponibili per il 2015.

Da adesso stiamo depredando il Pianeta, e immettendo in atmosfera una CO2 che non può essere assorbita. A dirlo è il Global Footprint Network, secondo cui per soddisfare la domanda umana servirebbero 1,6 Terre.
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Il centro studi internazionale mette in rapporto l’impronta ecologica dell’uomo, cioè il suo consumo, con la biocapacità, cioè le risorse naturali che il mondo ha da offrire. Col passare degli anni questo rapporto è sempre più sproporzionato, con il risultato che l’Overshoot Day ricorre sempre prima: l’anno scorso si è celebrato il 19 agosto, mentre appena 15 anni fa era agli inizi di ottobre.

E’ il 1970, invece, l’ultimo anno in cui il consumo dell’uomo è stato pari alle risorse terrestri. I costi di questo sforamento ecologico, spiegano gli esperti, stanno diventando sempre più evidenti e si concretizzano nella deforestazione, nella siccità e nella scarsità di acqua dolce, nell’erosione del suolo, nella perdita di biodiversità ed infine nell’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera.

Il riassorbimento delle emissioni di carbonio costituisce più della metà della nostra “domanda alla natura“. Se le emissioni proseguiranno al ritmo attuale, sottolineano i ricercatori, nel 2030 per soddisfare il fabbisogno dell’umanità serviranno due Terre, mentre se le emissioni globali fossero ridotte del 30% avremmo bisogno di una Terra e mezza.



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domenica 23 febbraio 2014

Carne, la verità sconosciuta


Carne, la verità sconosciuta
Documentario completo ( cambiamento climatico )

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Un documentario con le migliori e più aggiornate informazioni scientifiche sui cambiamenti climatici e il loro legame con l'allevamento di animali : l'industria dell'allevamento causa il 18% dell'effetto serra totale, una percentuale simile a quella dell'industra, e maggiore di quella dell'intero settore dei trasporti pubblici e privati (13,5%). Con un linguaggio accessibile a tutti, interviste con scienziati, animazioni, statistiche, il documentario intende dare un importante contributo al dibattuto pubblico sul tema, mostrando come un'alimentazione maggiormente basata su ingredienti vegetali sia necessaria per diminuire drasticamente l'impatto sull'ambiente della produzione di cibo. Il documentario è adatto a giovani e adulti, particolarmente indicato per la visione nelle scuole superiori e nelle università. Le informazioni scientifiche derivano e sono state convalidate dalla FAO (Organizzazione per l'Agricoltura e l'Alimentazione dell'ONU), dal World Watch Institute e dall'Istituto per gli Studi Ambientali della Libera Università di Amsterdam.

L'importanza di rendere note al pubblico queste informazioni sta nel fatto che ciascuno di noi, come singolo cittadino, può fare moltissimo per alleviare il proprio peso sull'ambiente e quello che possiamo fare sul fronte della scelta del nostro cibo è decisamente più potente di quello che possiamo fare in ogni altro campo!

Questo lo conferma un articolo, pubblicato nell'aprile 2008 sulla rivista scientifica Environmental Science and Technology, di due ricercatori della Carnegie Mellon University, i quali spiegano che gli studi sul "consumo sostenibile" fatti negli ultimi anni hanno concluso che l'impatto dei singoli individui è dovuto a tre fattori principali: il cibo, l'energia usata in casa, e i trasporti, e di questi fattori, quello del "cibo", cioè di che cosa ciascuno sceglie di mangiare, è il più "potente". E' quello che in termini quantitativi ha il maggior impatto; ha il maggior livello di scelta personale, perché non dipende dalle normative, dalla disponibilità di mezzi pubblici o di fonti di energia alternative, ecc.; si può applicare già subito, non è a medio o lungo termine come possono esserlo altri aspetti che implicano cambiamenti nelle infrastrutture, nei beni disponibili, nella tecnologia usata.

"Non mangiare carne, va' in bici, sii un consumatore frugale" - ecco come fermare il riscaldamento globale.

leggi e guarda anche :  http://cipiri12.blogspot.it/2014/02/allevamento-di-animali-e-consumatori.html

Allevamento di Animali e Consumatori

SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO 


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leggi tutto sullo zodiaco

leggi anche 



NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://www.mundimago.org/carte.html


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venerdì 26 ottobre 2012

Carne insostenibile per l’ambiente e l’economia


Carne insostenibile per l’ambiente e l’economia

di Gaia Angelini - Il consumo di carne potrebbe crescere del 73% entro il 2050

La Fao denuncia: il consumo di carne potrebbe crescere del 73% entro il 2050. Ma l’impatto del ciclo di produzione sarebbe letale per gli ecosistemi terrestri. Colpa anche di un sistema di sussidi che rende bassi i costi rispetto a frutta e verdura. Ecco perché serve un

cambio nei nostri stili alimentari.

La produzione di carne a livello globale è raddoppiata dagli anni ’70, specie grazie ai sistemi di allevamento intensivo che gestiscono gli animali come prodotti industriali inanimati. Nell’ultimo trentennio l’allevamento di polli è cresciuto di sei volte, i suini si sono triplicati e i bovini raddoppiati. Ogni anno nel mondo si macellano circa 56 miliardi di animali terrestri a fronte di una popolazione di 6,8 miliardi di persone e, secondo la Fao, in uno scenario business-as-usual la produzione e il consumo di carne potrebbero crescere del 73% entro il 2050.

In Italia il consumo medio annuale di carne è di 87,5 kg procapite mentre negli Stati Uniti si stima intorno ai 122,8 kg, il più alto nel mondo. Tutto questo ha, però, un costo molto alto in termini di impatti ambientali; oggi il sistema zootecnico mondiale sfrutta circa il 30% delle terre emerse sul Pianeta e il 70% delle aree agricole mondiali e il “prodotto” carne è un inquinante potente per i terreni, il clima, le acque e l’atmosfera, oltre che un veicolo di deforestazione e perdita della biodiversità. Inoltre la carne di oggi è un prodotto globalizzato, veicolo di epidemie che colpiscono gli animali e l’uomo.

In Europa tutto questo avviene a spese della collettività, tramite sussidi europei e nazionali che incentivano la produzione di carne e garantiscono il basso costo al consumo, più basso di frutta e verdura. I sussidi della Politica Comune Agricola Europea (Pac) ai diversi settori coinvolti nella produzione della carne, latte e latticini ammontano a centinaia di euro all’anno.

Aiuti a un sistema inefficiente
In occasione del processo di riforma della Pac per il periodo 2014-2020, lo scorso giugno l’Associazione di protezione animali Lav (www.lav.it) ha pubblicato il rapporto “I costi reali del ciclo di produzione della carne” (scaricabile su: www.lav.it/index.php?id=1940), che analizza gli impatti ambientali, economici e sanitari della produzione di carne, utilizzando dati provenienti da recenti studi internazionali. «La produzione di carne è un sistema inefficiente, che trasforma una moltitudine di alimenti a base vegetale in una quantità estremamente limitata di alimenti di origine animale, riversando sui cittadini gli alti costi diretti e indiretti legati agli impatti ecologici, sanitari e veterinari», sostiene Roberto Bennati, vicepresidente Lav.

«La crescita esponenziale della produzione di carne è incentivata da sussidi governativi e dall’utilizzo di sistemi di allevamento intensivo che confinano gli animali in spazi chiusi e limitati, utilizzano antibiotici per prevenire e curare le infezioni animali e importano mangimi su vasta scala da Paesi extra-europei, indirettamente incentivando la deforestazione e l’uso di fertilizzanti e pesticidi. In termini di costi diretti e indiretti (legati agli impatti ambientali, sanitari e veterinari) la carne è probabilmente il prodotto agro-alimentare più caro sul mercato globale».

La produzione
Il ciclo di produzione della carne include molteplici attività. Inizia con l’occupazione di suolo per i mangimi per animali e finisce con la vendita della carne da servire sul piatto del consumatore. Nel mezzo ci sono: la coltivazione di mangimi; il trasporto dei mangimi; l’allevamento degli animali, il trasporto degli animali, l’uccisione e macellazione degli animali; il trasporto della carne; il suo imballaggio e distribuzione. Nella maggior parte dei casi le attività coinvolte nel ciclo di produzione avvengono in diversi Paesi europei ed extra-europei.

Il trasporto gioca un ruolo essenziale per lo svolgimento del ciclo di produzione: l’Unione Europea è il più grande importatore di mangimi al mondo, specie soia e grano. Infatti la produzione di mangimi e l’allevamento occupano circa l’80% delle terre agricole mondiali contro l’8% utilizzato per prodotti destinati a consumo umano, è necessario quindi ricorrere a larghe estensioni in Sud-America e Asia per l’approvvigionamento di mangimi; nell’Unione Europea gli animali sono trasportati spesso per giorni da un paese all’altro per l’ingrasso e la macellazione, e moltissimi animali vengono inviati in paesi extra-europei per essere macellati lì, in Russia, Medio-Oriente e altri paesi. I cosiddetti “viaggi della morte” seguono delle logiche legate agli incentivi e all’economia globale. Si calcola che più di 18 milioni di animali vivi siano trasportati, anche su lunghe distanze, ogni anno nell’Unione Europea.

I costi ambientali…
La produzione di carne è responsabile di una quota tra il 18% e il 51% delle emissioni di gas serra mondiali e in Europa di circa il 12,8%; si può quindi concludere che, essendo una fonte importante di emissioni di CO2, la produzione di carne stia frenando gli sforzi internazionali di lotta al cambiamento climatico.

Diversi studi internazionali raccomandano di sostituire il più possibile il consumo di proteine animali con quelle di origine vegetale, al fine di abbattere le emissioni di gas serra. Si è stimato che la produzione di 1 kg di carne di manzo emetta le stessa CO2 di un’automobile media guidata per 250 km, addizionata all’utilizzo di una lampadina da 100 watt per 20 giorni consecutivi. Secondo uno studio della Commissione Europea del 2008 il consumo di carne e prodotti lattiero-caseari produrrebbe un impatto ambientale del 24% rispetto al totale dei prodotti consumati nell’Unione Europea: 250 miliardi di euro se tradotto in termini monetari.

Gli effetti considerati, oltre alle emissioni di gas serra, sono: l’acidificazione e l’inquinamento delle acque, sfruttamento delle risorse naturali e inquinamento atmosferico. Il sistema di produzione della carne utilizza, infatti, enormi quantità di acqua e inquinanti come concimi azotati e pesticidi; lo spandimento dei liquami animali e l’erosione del suolo dovuto ai nitrati sono responsabili di circa il 50% - 80% dell’inquinamento delle acque. Lo studio calcola che la carne bovina abbia un impatto ambientale da 4 a 8 volte superiore a quello del pollame e 5 volte superiore a quella dei suini.

La produzione di carne necessita inoltre di ampie quantità di acqua: la produzione di 0,2 kg di carne di bovino si può tradurre nell’utilizzo di 25 mila litri di acqua (Agenzia Europea per l’Ambiente, 2005). L’acqua viene utilizzata in varie fasi del ciclo di produzione della carne (irrigazione dei campi per produrre i mangimi, pulizia delle installazioni, pulizia delle carcasse animali) e per esempio un bovino adulto può bere tra i 30 e 50 litri di acqua al giorno mentre un suino fino a 10 litri.

Gli impatti veterinari e sanitari
Le emergenze veterinarie e sanitarie legate alla produzione di carne sono costose: ad esempio si calcola che in Italia l’allarme virus della “mucca pazza” tra il 2001 e il 2007 sia costato 443 milioni di euro di cui circa la metà solo per la distruzione delle carcasse bovine. Le perdite finanziarie globali legate al virus della mucca pazza si stimano invece a 20 miliardi di dollari. La diffusione dell’influenza aviaria (AH5N1) nel mondo nel periodo 1999-2004 ha portato alla soppressione di 220 milioni di uccelli e alla morte di più di 60 persone. «In Europa attualmente la maggior parte degli animali destinati alla produzione di carne viene gestita come prodotti inanimati, veri e propri “prodotti”, e tutto ciò nonostante il Trattato Europeo riconosca tutti gli animali come esseri senzienti, e obblighi a mettere in pratica le misure necessarie al loro benessere. Gli allevamenti intensivi che rinchiudono una grande quantità di animali in piccoli spazi si prestano ad essere facili vettori di epidemie», sottolinea Paola Segurini, responsabile vegetarianismo della Lav.

Il ruolo del consumatore
Tranne alcune eccezioni le etichette non rilevano gli impatti ambientali del metodo di produzione della carne né da quali allevamenti l’animale provenga o per quanti km e ore sia stato trasportato, quindi la possibilità che il consumatore influenzi il mercato è molto limitata. L’unica certezza si applica ai prodotti biologici che specificano il metodo di allevamento, regolamentato e monitorato secondo normativa europea anche se per quanto riguarda il trasporto non ci sono informazioni specifiche. Inoltre, a seguito della diffusione del virus della mucca pazza, un’etichettatura e tracciabilità, poco comprensibile ai consumatori, è anche prevista per la carne bovina. Le sofferenze delle centinaia di animali rinchiusi in allevamenti industriali non sono neanche deducibili dall’etichetta.

La politica agricola del futuro
La Lav ha elaborato un decalogo per una nuova politica agricola sostenibile europea per il periodo 2014-2020. Esso prevede, tra l’altro, il supporto finanziario alla produzione di proteine vegetali come sostituto progressivo alle proteine animali, l’abolizione degli allevamenti intensivi, la revoca dei sussidi alla produzione di carne, l’introduzione di una tassa sulle emissioni di CO2 provenienti dalle attività del ciclo di produzione della carne e l’introduzione di una normativa sull’etichettatura e la tracciabilità di tutti i tipi di carne e che specifichi il metodo di allevamento utilizzato, i luoghi di provenienza e le distanze percorse dagli animali, la promozione di alti standard di benessere e salute animale in tutti gli allevamenti.

Fonte: Valori (Rivista)


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mercoledì 19 settembre 2012

LIBRI: Guide al consumo responsabile Slow Food

Cosa fa Slow Food

Slow Food attraverso la sua rete di persone attive sul territorio locale, nazionale e internazionale:

  • coordina e realizza progetti di ricerca, catalogazione e promozione per la salvaguardia della biodiversità alimentare
  • promuove iniziative per lo sviluppo di forme di agricoltura ecocompatibile;
  • preserva e valorizza l'identità storico-culturale di un territorio specifico, cui si lega una particolare produzione, in particolare attraverso l'istituzione di Presìdi per la difesa della biodiversità;
  • sviluppa relazioni, attività e iniziative con e fra le comunità del cibo, formate da tutti i soggetti che operano nel settore della produzione e della trasformazione del cibo;
  • favorisce la riduzione della filiera distributiva, il rapporto diretto tra produttore e coproduttore, e l'organizzazione di attività di turismo enogastronomico;
  • promuove, organizza, gestisce e partecipa ad attività educative anche nel campo della scuola e dell'università attraverso progetti di ricerca, coordinamento, formazione e aggiornamento, finalizzati a una piena attuazione del diritto allo studio, all'educazione alla salute, all'educazione sensoriale e del gusto, allo sviluppo di una corretta cultura alimentare;
  • propone e organizza programmi di cultura alimentare e sensoriale diretti ai soci, a tutti i cittadini e agli operatori del settore enogastronomico, per una più diffusa conoscenza delle radici storiche e dei processi produttivi in tutti i settori merceologici;
  • stimola iniziative tese al miglioramento dell'alimentazione quotidiana, anche rispetto alle forme di ristorazione collettiva.
  • pubblica guide, saggi, una rivista associativa

. Slow Food .
le guide QUI
LIBRI: Guide al consumo responsabile Slow Food: Sette guide, sulla carne, sul pesce e l'acquacoltura, sui legumi, su cibo e salute, su scelte alimentari e cambiamenti climatici e su...

- Slow Food -
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