loading...

Share
Visualizzazione post con etichetta Studio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Studio. Mostra tutti i post

venerdì 19 ottobre 2018

Salvi il Clima e Crei Posti di Lavoro

Secondo uno studio della Global Commission on the Economy and Climate, la transizione ecologica sarà benefica anche per l'economia e il lavoro


Secondo uno studio della Global Commission on the Economy and Climate,
 la transizione ecologica sarà benefica anche per l'economia e il lavoro.

 Basterebbe salvare il clima


Di Andrea Barolini

Che la transizione ecologica rappresenti un’opportunità di cambiamento e di crescita alternativa rispetto a quella dettata dal modello attuale è stato ribadito da università, istituti di ricerca, conferenze internazionali. Eppure in molti non sembrano ancora convinti dell’interesse non solo ambientale e climatico, ma anche economico del cambiamento.

Non lo sono i dirigenti delle major del petrolio o del carbone
 (il che non sorprende). Ma non lo sono neppure numerosi governi 
(probabilmente anche per via delle pressioni delle stesse lobby poco inclini a spendersi per il clima).

La lotta ai cambiamenti climatici più redditizia del business as usual
Un nuovo rapporto, pubblicato il 5 settembre, mostra – cifre alla mano – le enormi possibilità che la transizione apre al mondo intero. A redigerlo è stata la Global Commission on the Economy and Climate, organismo indipendente voluto da Regno Unito, Svezia, Indonesia, Norvegia, Corea del Sud, Colombia ed Etiopia. Il suo obiettivo è proprio di aiutare i governi a comprendere perché dovrebbero guardare al cambiamento eco-sostenibile come ad un volàno di crescita. Secondo i ricercatori della Commissione, la transizione potrebbe essere perfino
 più vantaggiosa del “business as usual”. 

Lo studio descrive sottolinea dapprima come il contesto sia ormai «in evoluzione». Gli esperti indicano che il picco nella domanda di carbone, petrolio e gas entro i prossimi 20 anni è «probabile». Nel primo caso, la richiesta potrebbe cominciare a scendere nel mondo già nei prossimi 5-10 anni. Ciò ha già portato ad un importante cambiamento nell’allocazione dei capitali nel settore dell’energia. Basti pensare all’alleanza firmata alla Cop 23 di Bonn 
da oltre 60 tra governi, imprese e altre organizzazioni.

«Evitabili 700mila morti premature dovute allo smog»
Di fronte a tele scenario, una “nuova” economia garantirebbe un “guadagno” cumulato di 26mila miliardi di dollari, rispetto al risultato atteso con il vecchio modello. Stima che è stata giudicata «prudente» dagli stessi autori. Inoltre, si potrebbero creare, entro il 2030, 65 milioni di posti di lavoro verdi. E si potrebbero evitare 700mila morti premature dovute all’inquinamento dell’aria entro i prossimi dodici anni.

Tutto ciò sarebbe raggiungibile su cinque settori: energia, città, trattamento delle acque, settori industriali, agricoltura e utilizzo del suolo. Il rapporto spiega infatti che la bonifica di 160 milioni di ettari di terre degradate potrebbe far guadagnare 84 miliardi di dollari all’anno. Solo per i popoli autoctoni della foresta amazzonica, si potrebbero generare «fino a 10mila dollari per ettaro in termini di vantaggi per il sistema». Inoltre, una riforma delle sovvenzioni e del prezzo del carbone assicurerebbe un aumento delle entrate pubbliche pari a 2.800 miliardi di dollari all’anno nel 2030. L’equivalente del Pil di un Paese come l’India.

Servono investimenti verdi e uno stop ai finanziamenti alle fossili
Ciò a condizione, però, che si operino delle scelte precise. La Commissione spiega che un prezzo delle emissioni di CO2 compreso tra 40 e 80 dollari dovrebbe essere fissato da tutte le grandi potenze economiche. E che ciò dovrebbe essere fatto entro il 2020. I finanziamenti pubblici alle energie fossili e alle agroindustrie inquinanti dovrebbero essere cancellati. Si dovrebbe inoltre obbligare imprese e investitori a comunicare gli impatti dei loro business sul clima.

Occorre inoltre lanciare un grande programma di sostegno alle infrastrutture sostenibili. Le banche per lo sviluppo, poi, dovrebbero raddoppiare gli investimenti verdi. E, entro il 2020, tutte le imprese dell’indice Fortune 500 dovrebbero presentare obiettivi aziendali in linea con l’Accordo di Parigi.

In materia idrica, «delle buone politiche potrebbero far aumentare il Pil del 6% in alcune regioni, di qui al 2050». E ciò «malgrado i cambiamenti climatici e la crescita demografica». Ma occorrono circa 114 miliardi di dollari all’anno, soprattutto nelle economie emergenti, per garantire l’accesso universale all’acqua potabile. Mentre nei settori dell’industria pesante e dei trasporti, l’introduzione di tecnologie migliori potrebbe ridurre i consumi di energia del 26% nei prossimi 25 anni. Il che garantirebbe un calo delle emissioni di CO2 del 32% nello stesso periodo.

Il messaggio, dunque, è che è tutto fattibile. E che ne vale anche la pena: dal punto di vista del clima, della salute, del benessere e dello sviluppo. A mancare è soltanto la volontà politica di avviare seriamente il cambiamento. Basti pensare che è dal 2009 che il mondo ha promesso di stanziare 100 miliardi di dollari all’anno per opere di difesa del clima. Cifra che è stata ribadita nell’Accordo di Parigi del 2015. Ma che, ad oggi, non è ancora mai stata stanziata.


.
Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.
.

Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive, 
disegnare loghi e marchi.
Posso realizzare biglietti da visita, 
personalizzare banner e clip animate.
Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,
 blog personalizzati e pagine Social.
Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti.


MIO SITO  :

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.

domenica 16 settembre 2012

SITI ITALIANI A RISCHIO TUMORE


L'ELENCO COMPLETO DEI 44 SITI ITALIANI A RISCHIO TUMORE PER I RESIDENTI 44 zone contaminate sparse in tutta la penisola italiana. I SITI A RISCHIO TUMORE - Si chiamano Sin (Siti d’interesse nazionale) e sono stati mappati nell’ambito del Progetto Sentieri, acronimo che sta per Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento. L’elenco completo
dei siti è uscito in allegato all’ultimo numero della rivista «Epidemiologia e Prevenzione», pubblicata dall’Associazione italiana di epidemiologia, e vi hanno lavorato esperti dell’Istituto superiore di sanità, della sede di Roma dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Università La Sapienza. Nel nostro Paese dal 1978 al 2003 circa un milione di residenti si sono ammalati di cancro e di questi la metà è morto. Le statistiche, fornite dall’Associazione italiana registro tumori (Airtum), sono state il punto di partenza per un convegno che si è tenuto il 16 marzo a Catanzaro e che è stato organizzato dall’Arpacal. 5% DI CASI IN PIU’ - Dei 44 Sin, di cui Ilsussidiario.net è in grado di pubblicare in anteprima esclusiva on-line l’elenco completo, 15 si trovano al sud, 21 al nord e otto al centro e i residenti a rischio sono in tutto 5 milioni e mezzo. Nel corso del convegno il dirigente dell’Istituto superiore di sanità, Pietro Comba, ha osservato: «Sul rapporto tra ambiente e malattie tumorali esistono più filoni di studio. Ma qual è la percentuale di casi di tumore che non si verificherebbero in assenza di esposizione al rischio e che è prevenibile attraverso il risanamento ambientale? Oggi l’inquinamento delle matrici aria, acqua e suolo è associato a circa il 5% dei casi totali di tumore. Seguendo nel tempo dei campioni della popolazione è possibile individuare rischi specifici associati a esposizioni comuni».

CANCRO E STRADE TRAFFICATE - E ha aggiunto l’epidemiologo: «Per esempio attraverso l’Airtum, l’Italia partecipa al progetto europeo che consiste nel seguire 1.500 volontari di diversi Paesi mettendo in relazione stili di vita e abitudini alimentari con l’incidenza dei tumori». Per Comba inoltre la ricerca ha permesso di «misurare un aumento di circa il 50% del rischio di cancro polmonare per i non fumatori correlato alla residenza in prossimità di strade di grande traffico». Roberta Pirastu, epidemiologo dell’Istituto superiore di sanità, ha a sua volta osservato: «Per quanto riguarda tutti i tumori e, in particolare, i tumori a trachea, bronchi e polmoni, è stata fornita una valutazione di inadeguata e limitata evidenza dell’associazione causale tra tutti i tumori e la residenza nei Sin dove erano presenti dei petrolchimici. Questa evidenza dell’azione causale è limitata per lo stesso petrolchimico e i tumori». TASSO DI MORTALITA’ NEI SIN - Ma ha proseguito la ricercatrice: «Il tasso di mortalità per tutte le cause in 27 Sin per gli uomini e in 24 Sin per le donne è superiore alla media italiana. Mentre il tasso di mortalità causato da tutti i tipi di tumore è superiore alla media regionale in 28 Sin per gli uomini e in 21 Sin per le donne. Nei 44 Sin si sono verificati 10mila decessi per tutte cause e 4mila per tutti i tumori in eccesso rispetto ai riferimenti regionali. E’ una prima conferma del fatto che questi 44 Sin realmente rispondevano a un criterio di rischio sanitario esistente». TRATTO DA Eco(R)esistenza


-


.
 .
 .

loading...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post più popolari

SALVA GLI ALBERI

SALVA GLI ALBERI
1 KLIK AL GIORNO E SALVI UN ALBERO

Lettori fissi

Visualizzazioni totali

motori di ricerca

Add