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domenica 1 dicembre 2019

In Europa ci sono altri 4 Mose

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In Europa ci sono altri 4 Mose


Quello tedesco è costato 200 mln di euro

 “Sono quattro le strutture che in Europa sono state realizzate con compiti simili a quelli del Mose. Quella dalle caratteristiche più vicine all’opera italiana si trova a Bad Ems, in Germania. Ma è costata solo 200 milioni di euro”. Parola di Georg Umgiesser, esperto del Cnr di Venezia.

“La prima – prosegue lo specialista – è quella che si trova sul Tamigi, per proteggere Londra dalle inondazioni, ma è diversa dal Mose. Così come è diversa quella di Rotterdam in Olanda, tante volte citata in riferimento  in questi giorni”.

Il Mose tedesco ha una “profondità e la larghezza della bocca infatti sono paragonabili a quelle di Venezia, anche se in questo caso la barriera si vede, mentre le paratie del Mose sono sott’acqua. A differenza della struttura italiana, costata finora oltre 5 miliardi di euro, per quella tedesca sono stati spesi 200 milioni di euro”.

Se il Mose potesse funzionare infatti  “dovrebbe chiudersi ogni volta che l’acqua supera 1,10 metri, cosa che ora avviene circa dieci volte l’anno – continua Umgiesser – e che in futuro accadrà ancora più spesso, visto l’innalzamento dei mari dovuto al riscaldamento globale. La struttura olandese invece è gigantesca e altissima, e si chiude quando c’è una fortissima inondazione, cosa che è accaduta finora una volta in dieci anni”.

A San Pietroburgo in Russia infine si è optato per una diga di 25 chilometri davanti alla baia, con paratie che si chiudono e si aprono”.

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venerdì 15 novembre 2019

Firmato Forza Italia e Lega : Venezia Affonda

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Venezia è sott’acqua mentre il Mose resta spento a fare la ruggine. È il paradosso dell’opera ambiziosa che avrebbe dovuto mettere al riparo dalla furia delle acque la città lagunare e la cui realizzazione è iniziata nel 2003, quando a capo del governo nazionale c’era Silvio Berlusconi, ma che, nonostante il susseguirsi di differenti amministrazioni comunali e regionali, resta tutt’ora un’eterna incompiuta. Già perché il gigantesco sistema di dighe, detto Modulo Sperimentale Elettromeccanico (Mose), è stato pensato addirittura negli anni ’80, doveva essere terminato già nel 2016 ma, per problemi di progettazione, scandali e inchieste, ha visto slittare i tempi in modo esponenziale tanto che ora il nuovo termine è previsto per il 2021. Dati alla mano, infatti, l’opera è pronta all’incirca all’85%. Così per capire le ragioni del disastro che sta sconvolgendo Venezia, non si può che partire dalle indagini della magistratura e quindi dalle
 conseguenti responsabilità della politica.

Firmato Forza Italia e Lega : Venezia Affonda

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NEL MIRINO DEI PM. L’esecuzione dei lavori, ben 16 anni fa, era stata affidata al Consorzio Venezia Nuova che altro non è che una concessionaria del ministero delle Infrastrutture. La società, con fortune alterne, andava avanti fino al 2014 quando sul gigantesco impianto, i cui costi lievitavano sempre più e in modo a dir poco incomprensibile, si abbatteva uno tsunami giudiziario che portava all’arresto di 35 persone, tra politici di primo piano e funzionari pubblici, e all’iscrizione nel registro degli indagati di altri 100 individui. Pesantissime le contestazioni che i magistrati veneti contestavano agli indagati che, a seconda delle posizioni, erano accusati di corruzioni e false fatturazioni.

Tra i tanti, a farne le spese furono soprattutto il presidente della regione Veneto, Giancarlo Galan, sostenuto da Forza Italia e Lega Nord, e l’allora ministro dell’ambiente e delle infrastrutture Altero Matteoli. Per l’allora Governatore, la faccenda si chiuse con un patteggiamento a 2 anni e 10 mesi perché accusato di corruzione continuata mentre non andò altrettanto bene all’ex ministro forzista che, per quella vicenda, subì una condanna a quattro anni. Nei guai finirono anche esponenti del centrosinistra con in prima fila l’allora sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, che a luglio 2019 ha visto terminare la propria vicenda giudiziaria con l’avvenuta prescrizione. Può sembrare incredibile ma questa non è l’unica inchiesta che si è abbattuta sulla gigantesca opera. Nel 2018 nuove indagini, avviate per riciclaggio internazionale ed esercizio abusivo dell’attività finanziarie, puntavano nuovamente il dito nei confronti dell’ex governatore Galan il quale, secondo i pm, aveva speso le tangenti del Mose in appartamenti di lusso a Dubai e per l’acquisto di fabbricati industriali in Veneto.

RESPONSABILITà POLITICHE. In questo triste scenario non sorprende vedere Venezia affogare. Eppure negli ultimi anni più che dell’emergenza – cronica – delle maree e del Mose, si è parlato delle grandi navi che scorrazzano a pochi metri da Piazza San Marco. Uno scandalo anche questo che però non si capisce come possa aver catalizzato tutta l’attenzione a dispetto del ben più grave problema delle maree. In tal senso fa storcere la bocca il silenzio della politica che solo a disastro compiuto si ricorda dei mali della laguna, ovviamente dimenticando le proprie responsabilità che, secondo i pm, sono state rigorosamente bipartisan. E non può che far sorridere sentire Matteo Salvini dire che in questa vicenda “la Lega non c’entra niente“ e che “il Mose è fondamentale e conto che la manovra esca con 100 milioni di euro per mettere in esercizio un’opera piuttosto che tenerla ferma”.

Risulta incomprensibile questo tentativo di lavarsene le mani visto che al governo della Regione, dal 2000 al 2010 c’era il forzista Galan supportato dall’allora Lega Nord mentre dal 2015 a oggi c’è Luca Zaia. Insomma appare complicato dire che il Carroccio in tutta questa storia sia stato un semplice spettatore. Come non regge neanche la questione dei fondi da stanziare di cui, ieri, il Capitano si è fatto promotore, annunciando un apposito emendamento, perché fino a prova contraria per 14 mesi è stato vicepremier e ministro dell’Interno del governo gialloverde. Insomma di tempo e modo per agire ne aveva avuto a sufficienza. La realtà è che nel disastro di Venezia la vecchia politica ha nuovamente dimostrato tutti i propri limiti.

Firmato Forza Italia e Lega : Venezia Affonda

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La Lega Nord Padania, governa il Veneto da oltre vent'anni prima con Galan e adesso con Zaia.Bisogna finirla di parlare del modello Lega in questa regione . Da quando la governano hanno provocato solo danni e danni . Mazzette , bustarelle ,malaffare , odio e spinte secessioniste . Il Mose che doveva salvare Venezia , fortemente voluto dalla Lega e da Berlusconi è costato alla collettività 7 miliardi ha peggiorato la situazione , oltre alle mazzette che si sono beccati imprenditori e politici e la cosa bella che ancora lo devono finire dopo 15 anni. Per finire questa mattina Salvini al Senato ha presentato un emendamento cui chiede altri 100 milioni di Euro per Venezia. Dopo tutti i miliardi che si sono mangiati. Perché se accadono in Veneto le cose la colpa è sempre della natura e mai dell' uomo.


L'acqua alta a Venezia non ha risparmiato la Basilica di San Marco, allagata per la sesta volta in 1200 anni. La marea a 127 centimetri ha invaso il Nartece, la parte iniziale della chiesa, sommerso con 70 centimetri d'acqua, con possibili danni ai mattoni e alle colonne dell'edificio oltre ai marmi recentemente sostituiti. E stanotte l'acqua potrebbe salire ancora a 140 centimetri. La procuratoria della Basilica ha già predisposto turni di guardia per difendere la cattedrale, quanto più possibile, dall'eccezionale acqua alta delle ultime ore ...  




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giovedì 14 novembre 2019

Allagata la Basilica di San Marco

Allagata la Basilica di San Marco

Si temono oltre 190 centimetri Marea eccezionale a Venezia, emergenza in Calabria e Puglia Italia sotto attacco del maltempo. L'82% del centro storico di Venezia è ormai sott'acqua. Colpita in particolare la zona del Metapontino e quella jonica lucana. Allarme in Calabria, Puglia e Sicilia. Due le vittime delle intemperie 

A Venezia l'acqua alta ha superato i 180 cm e potrebbe arrivare a oltre 190. Record dal 1966. Il sindaco: "Questa volta è un disastro". Chiesto lo stato di calamità

 Venezia teme che l'acqua alta nella notte arrivi a 190 centimetri. Scuole chiuse a Matera, una tromba d'aria vicino Metaponto. Vento fortissimo, fino a 113 chilometri l'ora in Calabria e 170 millimetri di pioggia in 12 ore. Emergenza anche in Puglia, in particolare nel Salento. Allagamenti nel Brindisino, chiusi parchi e cimiteri. Due le vittime: un anziano nel Barese, colpito da un ramo e una clochard nel Crotonese, morta per il freddo. E' la sintesi della forte ondata di maltempo che sta colpendo l'Italia in queste ore. San Marco sott'acqua L'acqua alta adesso a Venezia fa paura. Secondo il Centro maree è previsto un possibile picco di marea di 190 centimetri verso le ore 23.30. E' la seconda misura della storia, dopo i 198 cm dell'alluvione del 1966. E' quanto si legge in un tweet del Comune di Venezia. 

"Stiamo affrontando una marea più che eccezionale", ha detto il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro sull'emergenza acqua alta a Venezia. Si teme che rispetto ai 148 centimetri sul medio mare delle ore 22 con l'82% della città allagata, ci si avvii a una massima che potrebbe arrivare a 190 cm. Brugnaro, in un tweet dice "tutti mobilitati per gestire l'emergenza: #PoliziaLocale, @infprefve, #ProtezioneCivile del @comunevenezia, @vvfveneto e tutte le forze dell'ordine, 
insieme per #Venezia". 

L'acqua alta ha invaso quasi tutto il centro storico di Venezia e Piazza San Marco, uno dei punti più bassi della città, e ancora una volta non ha risparmiato la Basilica di San Marco. I tecnici della Procuratoria di San Marco temono "danni ai materiali lapidei: mattoni e alle colonne dello storico edificio. E' stato messo in atto un sistema di valvole e di pompe che protegge la basilica fino ad acque alte 80 centimetri, ma poco si può contro acque alte 130 centimetri e più, come quella di oggi". La Procuratoria della Basilica di San Marco di Venezia ha già predisposto turni di guardia fino a tarda notte per difendere la cattedrale, quanto più possibile, 
dall'eccezionale acqua alta che si sta registrando in queste ore.

Il ministro Franceschini "Attendiamo gli esiti del sopralluogo degli ispettori del ministero che avverrà non appena l'attuale fenomeno di acqua alta sarà terminato, ma siamo pronti a finanziare quanto richiesto lo scorso anno dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna per la tutela della Basilica di San Marco". 


La ministra Bellanova "Sto seguendo con grande apprensione le notizie sul maltempo che arrivano dalle regioni meridionali. Leggo di coltivazioni distrutte, di danni ingenti nel metapontino, dei Sassi e del Centro storico di Matera letteralmente invasi dall'acqua e sono vicina alle popolazioni, alle imprese, alle istituzioni locali, ai vigili del fuoco e alla Protezione civile che in queste ore si trovano a fronteggiare l'emergenza. Ho già chiesto ai miei Uffici di mettersi in contatto con le istituzioni regionali e a loro rinnovo la nostra disponibilità e collaborazione nella fase di stima dei danni al settore agricolo e di attivazione dei necessari strumenti di intervento. Ancora una volta verifichiamo la fragilità dei nostri patrimoni territoriali, urbani, storici, e quanto sia urgente intervenire con forza, a tutti i livelli e chiamando a raccolta competenze e saperi, perché il contrasto al dissesto idrogeologico si realizza soltanto attraverso una gestione attiva e sostenibile del territorio, come quella - tra le altre - che può essere assicurata dall'impresa agricola".  


Basilicata in ginocchio E' iniziata la conta dei danni in Basilicata, dopo la tromba d'aria che ha colpito la notte scorsa il Metapontino, la zona jonica lucana, in provincia di Matera. Chiuse le scuole in molti comuni della zona, tra i quali Matera, dove piove ancora. I problemi maggiori sono segnalati tra Policoro, Scanzano Jonico e Montalbano. Oltre cinquanta gli interventi dei Vigili del fuoco di Matera nella zona del Metapontino dove i danni sono ingenti. A Matera sono in corso gli interventi degli operai del Comune per ripristinare i i luoghi danneggiati dalle alluvioni nel centro storico e nei Sassi. Nel Sasso Caveoso la pavimentazione in basolato è stata divelta dalla forza dell'acqua che ha trasportato detriti e fango in piazza San Pietro Caveoso. Allagamenti anche nei locali ipogei che ospitano i negozi di artigianato artistico e i bagni pubblici che si affacciano in piazza Vittorio Veneto. Invasi nella mattinata e poi liberati dall'acqua i sottopassi in via Annibale Maria Di Francia e Villa Longo. In via Marzabotto tre alberi di grosse dimensioni sono stati sradicati dalla furia del vento. Pini caduti anche in varie altre zone della città. Allagati alcuni ambienti dell'ospedale di Matera. Istituzioni presenti "Abbiamo già provveduto a mandare il materiale richiesto", ha detto in conferenza stampa a Potenza il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese sull'emergenza maltempo che in queste ore si è abbattuta sul Materano e nel Metapontino. Lamorgese ha fatto sapere che la prefettura ha messo a disposizione 120 posti letto per Policoro dove ci sarebbero degli sfollati. Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, insieme ai sindaci di Policoro, Enrico Mascia e di Scanzano Jonico, Raffaello Ripoli ha visitato le zone del disastro dopo aver tenuto una riunione operativa con i vertici della Prefettura e delle forze dell'ordine. Bardi ha assicurato l'impegno della Regione a favore delle zone colpite dal maltempo, affermando che
 "la protezione civile regionale rimarrà in allerta fino a questa notte". 


Puglia, un morto Un anziano di 80 anni, Pasquale Cutecchia, è morto mentre era a piedi vicino al cancello di casa in contrada Malerba ad Altamura (Bari), colpito dal ramo di un albero del proprio giardino spezzato dal forte vento. Sono intervenuti i soccorsi del personale del 118 e dei Carabinieri, giunti sul posto, ma l'anziano è morto sul colpo. Raffiche e forte pioggia hanno colpito oggi molti comuni del Nord Barese, il Salento e altre località della Puglia, con danni ad alcune strutture e scuole chiuse in diversi comuni, a Taranto anche domani. In una nota il deputato barese del Pd, Alberto Losacco, chiede lo stato di calamità a causa di un evento atmosferico eccezionale. E domani in tutta la regione ancora allerta arancione. Le Eolie isolate Eolie isolate, un 'fiume' di pomice ha invaso una strada a Lipari. Interrotti i collegamenti via mare tra il porto di Termoli e le Isole Tremiti (Foggia) a causa del maltempo. La motonave merci e passeggeri "Isola di Capraia" oggi non ha effettuato il viaggio verso le Diomedee rimanendo in porto dove sono stati rinforzati gli ormeggi. La Capitaneria ha emesso un avviso di burrasca, inviato a tutti gli operatori marittimi e portuali, valido fino alla serata che prevede mare mosso e vento di sud-est forza 8. Allerta meteo in Campania prorogata fino a domani  Il maltempo ha causato danni anche a Capri. Le forti raffiche di vento hanno causato il distacco di uno spigolo di cornicione dalla torre campanaria nella celebre Piazzetta, con i calcinacci caduti sulle scale del ristorante sottostante. Il vento ha anche fatto volare parte della copertura del ristorante. Non si registrano feriti. Tragedia sfiorata nello stazionamento dei bus Ctp di Pozzuoli (Napoli), dove il forte vento ha abbattuto un albero che è rovinato su un bus fermo. Tanta paura per l'autista che è stato portato in ospedale per essere sottoposto ai controlli dei sanitari. Sul mezzo c'erano quattro passeggeri in attesa della partenza, tutti illesi. 

La Protezione civile della Regione Campania ha prorogato l'avviso di allerta meteo per vento forte, mare agitato e temporali fino alle 18 di domani su tutto il territorio. Prorogata anche la criticità  idrogeologica di colore giallo per rischio localizzato.  Sicilia, smottamenti e scuole chiuse Tragedia sfiorata a Isnello, nel Palermitano, dove si sono registrati alcuni crolli dal campanile della chiesa. A causa del forte vento è precipitata la croce che si trovava sulla sommità. A Messina diversi alberi sono crollati in pieno centro. I rami hanno danneggiato diverse auto e una persona è rimasta ferita in modo non grave. Scuole chiuse, oggi, in molte città siciliane, compresi i capoluoghi di Catania, Messina, Siracusa e Ragusa. Ma anche grossi centri come Noto, Pozzallo e Caltagirone. Chiuse pure le sedi dell'Università di Catania, incluse quelle di Ragusa e Siracusa, e nella Scuola Superiore di Catania. Chiusi cimiteri e impianti sportivi. Allerta arancione a Palermo come ad Agrigento. La strada statale 113 Settentrionale Sicula è chiusa al traffico in entrambe le direzioni, all'altezza di Gioiosa Marea, in provincia di Messina, a causa del maltempo. Per l’allerta meteo possibili riduzioni del servizio ferroviario sulle linee interne. Mareggiate e allagamenti nel Catanzarese Notte di vento e pioggia, con violente mareggiate lungo la costa, in tutta la provincia di Catanzaro con le condizioni meteo che continuano a creare danni e disagi. Sono queste le criticità a causa della violenta ondata di maltempo che ha portato alla decisione di decretare l’allerta rossa. Sono molti gli allagamenti segnalati lungo tutta la fascia ionica, ma anche a Catanzaro città. Durante la notte, in molti centri della provincia sono stati superati i livelli 2 e 3 di pioggia, con particolare attenzione nella fascia Presolana. Una donna è stata trovata morta questa mattina sulla spiaggia di Marina di Strongoli, nel crotonese, dove si era accampata ieri sera insieme ad un gruppo di clochard. La donna, della quale non si conosce neppure la nazionalità, sarebbe morta per cause naturali ma quasi certamente le sono state fatali le cattive condizioni del tempo. Sul posto sono giunti i carabinieri per i rilievi mentre la Procura della Repubblica di Crotone ha disposto l'esame autoptico.   

 Allerta mareggiate. Particolare attenzione è rivolta alle zone a ridosso del litorale, dove si segnalano violente mareggiate. I centralini dei vigili del fuoco, e quelli delle forze di Polizia, sono stati tempestati da richieste di intervento. Aperti i Centri operativi comunali di tutti i Comuni, mentre la Prefettura di Catanzaro sta seguendo l'evoluzione degli eventi. Tromba d'aria in Ciociaria?Disagi per il maltempo in provincia di Frosinone con forti precipitazioni accompagnate da raffiche di vento che hanno causato non pochi problemi in molte zone del Frusinate. Numerosi gli alberi caduti e che hanno richiesto l'intervento di vigili del fuoco e protezione civile. Una tromba d'aria ha causato danni nel nord della Ciociaria al confine con la provincia di Roma. Disagi anche sulla linea ferroviaria Roma-Cassino dove la circolazione è rimasta rallentata per un guasto tra Morolo e Anagni. I treni hanno accusato ritardi di venti minuti. 



Notte di paura a Venezia per l’acqua alta, oggi un’altra super marea. Il sindaco:   “E’ un disastro”. Due i morti.  Raggiunti ieri i 197 centimetri: solo nel 1966 una situazione peggiore. Due vittime nell’isola di Pellestrina. Brugnaro chiede lo stato di calamità.  Il Mose , la Salerno Reggio Calabria veneta.  Mose: il taglio del nastro della grande opera per la salvaguardia di VENEZIA dalle acque alte continua a slittare. «Mancano ancora 15 paratie». Poi ci saranno 3 anni di collaudo e i lavori di messa a punto della struttura. Storia di un cantiere infinito.

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Acqua Alta a Venezia

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Allagata la Basilica di San Marco: sommerso il Nartece 
È la sesta volta in 1200 anni. Danni ai mattoni e alle colonne dell'edificio .

 L'acqua alta a Venezia non ha risparmiato la Basilica di San Marco, allagata per la sesta volta in 1200 anni. La marea a 127 centimetri ha invaso il Nartece, la parte iniziale della chiesa, sommerso con 70 centimetri d'acqua, con possibili danni ai mattoni e alle colonne dell'edificio oltre ai marmi recentemente sostituiti. E stanotte l'acqua potrebbe salire ancora a 140 centimetri. La procuratoria della Basilica ha già predisposto turni di guardia per difendere la cattedrale, quanto più possibile, dall'eccezionale acqua alta delle ultime ore .  

Il nartece, già inondato e danneggiato lo scorso anno, viene allagato da maree superiori ai 110 cm ma fino a 150 cm resta al sicuro il resto della Basilica, la parte dedicata alle funzioni religiose e al culto. Esiste un sistema di protezione dall'acqua, che, in casi come questo, risale dai tombini e dagli scoli, ma è in grado di proteggere la Chiesa solo con maree inferiori agli 85 centimetri. 


 "Noi cerchiamo di limitare il danno - ha precisato Pierpaolo Campostrini, Procuratore della Basilica - ma non abbiamo sistemi di difesa quando l'acqua è così alta, se non parziali e in alcune zone, per esempio nella cappella Zen con paratie mobili; abbiamo altri strumenti di difesa passiva con paratoie che sono state spostate e adeguate, e con pompe in funzione. Però questo è largamente insufficiente quando l'acqua è a quell'altezza". 


 Per quanto riguarda il nartece, l'allagamento "genera danni per capillarità" nei mattoni - ha spiegato Campostrini. "Un terremoto o un crollo di un edificio sono evidenti, ma un'invasione mareale ripetuta come questa accresce il danno che è subdolo, perché nascosto. L'acqua va via ed evapora, ma il sale rimane dentro". Per il nuovo picco previsto questa notte, Campostrini ha detto che "il Proto starà stanotte in Basilica con le nostre maestranze finché l'acqua non scende. Le previsioni hanno una loro incertezza, le cose potrebbero andare meglio ma anche peggio, quindi il monitoraggio visivo deve essere continuo. Faremo quel che possiamo fare in attesa che lo Stato adempia alle sue promesse, il che vuol dire il Mose e l'impermeabilizzazione della piazza", ha detto, "anche perché il tempo non è una variabile indipendente, una protezione tra 10 anni non è la stessa cosa che averla domani, e l'invecchiamento della basilica ad ogni acqua alta aumenta".   


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giovedì 24 gennaio 2019

Se il livello dei mari s'innalza: i luoghi più a rischio

Erosione antartica


 Da Venezia alle Maldive, sono tante le aree del pianeta 
che potrebbero rimanere sommerse dalle acque.



L'innalzamento della temperatura e del livello dei mari deteriora le imponenti calotte glaciali dell'Antartide causandone l'erosione a partire dal fondo. Negli ultimi decenni una serie di spettacolari crolli della calotta glaciale ha aggravato l'aumento del livello dei mari. Dai bordi della calotta si sono staccati milioni di tonnellate di ghiaccio; ma quel che è peggio è che i ghiacciai, prima arginati, hanno cominciato a scivolare nell'oceano.

Allarme in California



Secondo una relazione del 2009, intitolata "California Climate Adaptation Strategy", a causa dell'aumento del livello dei mari entro il 2100 la celebre Sunset Beach e molte altre città della costa californiana saranno esposte a regolari inondazioni provocate da violenti temporali. Nella relazione si raccomanda quindi allo Stato di prendere provvedimenti per impedire lo sviluppo di nuove aree urbane su questi territori a rischio.

Famiglia Alluvionata


Nella foto una donna lotta con i suoi bambini contro le acque alluvionali in Bangladesh. I paesi densamente popolati che si trovano a livello del mare sono quelli che risentiranno di più delle conseguenze dell'innalzamento delle acque: secondo un comitato delle Nazioni Unite, un aumento di un metro basterà perché il Golfo del Bengala sommerga il 20 per cento del Bangladesh.

Diga salva-isola


L'isola di Malé, capitale delle Maldive, l'arcipelago dell'Oceano Indiano, è al centro del problema globale dell'innalzamento del livello dei mari. La maggior parte del suo territorio, infatti - dove le altitudini massime sono di 2,4 metri - verrà sommersa anche se il livello aumenterà di poco. Per premunirsi contro questa minaccia, il governo ha già eretto una diga intorno all'intero perimetro dell'isola.

Venezia e il MOSE


I veneziani - come i lavoratori nella foto, intenti a ripulire il pavimento di un portico di Piazza San Marco - sono avvezzi all'acqua alta. Tuttavia l'aumento del livello dei mari ha reso l'allagamento naturale della città, regolato dalla marea, sempre più frequente e preoccupante. Nel disperato tentativo di arginare l'Adriatico, il governo italiano ha intrapreso un progetto miliardario: la costruzione di una diga monumentale, il tanto discusso Mose 
(MOdulo Sperimentale Elettromeccanico).

Casa divelta


Con l'aumento del livello dei mari, le onde oceaniche riescono a spingersi sempre più all'interno, mettendo a rischio aree un tempo considerate sicure. Lo dimostra questa casa divelta dall'erosione a Shishmaref, in Alaska, dove il problema si può riassumere in due punti: scomparsa del ghiaccio marino e scioglimento del permafrost costiero.

L'isola più a rischio


L'Isola di Smith - l'unica isola abitata nella baia di Chesapeake, nel Maryland, non collegata tramite un ponte alla terraferma - ha i giorni contati. Questo piccolo villaggio di pescatori di granchi, che conta solo 350 abitanti, si trova a poco più di mezzo metro sul livello del mare e sta affondando giorno dopo giorno. Probabilmente sarà tra le prime isole abitate al mondo a essere sommersa, se le previsioni sull'aumento del livello dei mari - anche le più caute - dovessero rivelarsi esatte.

58 centimetri


Un innalzamento, anche lieve, del livello dei mari rischia di far scomparire le isole Maldive: l'80 per cento di questo arcipelago dell'Oceano Indiano si trova infatti a meno di un metro sul livello del mare. Secondo un comitato delle Nazioni Unite, entro la fine del secolo il livello degli oceani subirà un incremento di 58 centimetri, una stima che molti ritengono persino troppo cauta.

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Secondo uno studio basato sui dati satellitari,
 per colpa del riscaldamento globale 
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con una crescita non regolare ma sempre più veloce...

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