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domenica 1 novembre 2015

I Dissuasori Antipescaastrascico Funzionano





I dissuasori antistrascico funzionano:
 nelle Egadi dimezzato quello illegale sotto costa

Lo strascico sotto costa, all’interno della batimetrica dei 50 metri, è vietato in tutta Italia da una legge nazionale, anche fuori delle aree marine protette. La pesca a strascico sotto costa distrugge i fondali, 
danneggiando coralligeno e praterie di Posidonia oceanica, e depaupera la risorsa ittica, catturando 
anche pesci allo stadio giovanile, non commercializzabili, costituendo in più una concorrenza sleale per la piccola pesca artigianale e per la pesca strascico svolta al largo, nel rispetto delle regole. Un  
fenomeno che è particolarmente grave in un’area marina protetta, perché ne vanifica l’effetto 
ripopolante. Ma le azioni dei bracconieri potrebbero aver trovato un forte ostacolo: la direzione dell’Area marina protetta delle Isole Egadi ha reso noti i risultati del monitoraggio sulla  pesca a strascico illegale sotto costa, effettuato acquisendo dal Comando Generale delle Capitanerie di porto i dati relativi ai segnali blue-box, i dispositivi satellitari per la rilevazione della posizione delle motobarche da pesca di lunghezza superiore ai 15 metri, registrati all’interno dell’Amp.

All’Amp delle Egadi spiegano che «Un primo monitoraggio è stato effettuato per il periodo dal 1 gennaio 2011 al 31 luglio 2012, nei primi 18 mesi dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento dell’Amp: in tale periodo i dati hanno accertato il verificarsi di 71 incursioni in zona A (divieto integrale), 512 incursioni in zona B (divieto parziale) e 1.210 passaggi sospetti in zona C (dove è consentito solo il transito delle barche a strascico, previa autorizzazione). Il secondo monitoraggio è stato effettuato per il periodo dal 1 agosto 2012 al 31 dicembre 2013, e ha evidenziato 30 incursioni in zona A, 356 incursioni in zona B e 865 passaggi “sospetti” in zona C (cioè alla velocità di navigazione con cui viene esercitata la pesca a strascico). Si è pertanto registrata una riduzione molto significativa degli abusi, di oltre il 57% per le 
zone di massima tutela (dove tali violazioni sono reato), 
di oltre il 30% in zona B e del 28% in zona C».

Secondo Giuseppe Pagoto, sindaco di Favignana e presidente dell’Amp, si tratta d «Un risultato 
eccezionale raggiunto grazie ad un mix di fattori: in primis il posizionamento attorno alle coste dell’isola di Favignana, nel giugno 2013, dei dissuasori antistrascico, 
finanziati dal Ministero dell’Ambiente».

Il direttore dell’Amp, Stefano Donati, spiega che «Si tratta  di sistemi di deterrenza passiva, anche 
ripopolanti, che scoraggiano le violazioni, poiché fanno perdere le reti ai pescatori abusivi; ma hanno 
contribuito a questo risultato anche la continua presenza in mare del personale Amp, le azioni di 
denuncia e le revoche delle autorizzazioni, per i casi più gravi. Abbiamo anche registrato una maggiore consapevolezza da parte dei pescatori ed è cresciuto il dialogo con tutta la categoria, dalle cooperative, alle Associazioni, fino ai Consorzi. Ovviamente hanno svolto un ruolo di primissimo piano tutte le Forze dell’Ordine operanti in mare e soprattutto la Capitaneria di porto, con tutti gli uffici territoriali impegnati nella prevenzione e nella repressione degli illeciti: oltre alle ordinarie attività di pattugliamento e controllo, la CP Trapani si è 
attivata per il controllo continuo, da remoto, dei tracciati AIS, richiamando via radio le unità che 
accedevano in zona interdetta».

Donati conclude: «Riteniamo probabile che il monitoraggio dello strascico sotto costa nel 2014 ci riservi un dato ancora più confortante, con una ulteriore riduzione degli abusi. E stiamo avviando i progetti per il potenziamento dei dissuasori. Ci auguriamo, quindi, di proseguire questa straordinaria collaborazione con la Capitaneria di Porto».

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giovedì 21 giugno 2012

Taranto: Porto d'Europa



Accordo per Taranto
«Porto d'Europa»

ROMA - Un accordo storico, capace di ridisegnare il futuro del porto di Taranto, della Puglia e dei traffici marittimi commerciali, nazionali e internazionali, è stato siglato ieri mattina, alla presidenza del Consiglio dei ministri, da governo, Regione Puglia, Provincia, Comune e Autorità Portuale di Taranto, Sogesid, Ferrovie dello Stato e compagnie di navigazione e logistica impegnate nello scalo pugliese: Evergreen, Tct, Luante Estate B.V. Gsi Logistic e i cinesi di Hutchison.

Gli interventi per la riqualificazione e l’ampliamento del porto sono quelli di cui si parla da anni, alcuni dal lontano protocollo del 1998: la nuova diga foranea di protezione del porto, la riqualificazione delle aree ricadenti nel Sin, il sito di bonifica di Interesse Nazionale, la riconfigurazione della banchina del molo polisettoriale, l’ammodernamento della banchina e dei piazzali, il dragaggio dei fondali, il tutto per investimenti di quasi 190 milioni di euro.

La novità è che le parti si impegnano a terminare gli interventi in 24 mesi a partire da ieri, a garantire la movimentazione di 1 milione di container nell’anno successivo alla fine dei lavori, a trasformare la mobilità dei 160 lavoratori della Evergreen in cassa integrazione a rotazione, mentre la Tct recupererà le due linee di traffico spostate sul Pireo.

Scongiurati i licenziamenti, il governatore della Puglia Nichi Vendola ringrazia il governo per la nomina del commissario straordinario Sergio Prete, che è anche presidente dell’Autorità portuale di Taranto, definito dal ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca «l’acceleratore» dell’accordo.

Il ministro attribuisce il grande risultato raggiunto «al livello e alla qualità della cooperazione istituzionale rafforzata. L’accordo odierno rientra nella strategia di rilancio degli investimenti pubblici in Europa a cui il nostro governo sta lavorando». Soddisfatti anche il sottosegretario al ministero dell’Ambiente, il foggiano Tullio Fanelli e il viceministro delle Infrastrutture e Trasporti, Mario Ciaccia, che nel marzo scorso ha inaugurato il primo cantiere della piastra logistica di Taranto, la cui funzione, osserva, sarebbe stata vanificata senza gli impegni messi nero su bianco, ieri, in un crono programma dei lavori sulla cui attuazione vigilerà il commissario Lepre.

«Ora - aggiunge Ciaccia - si restituisce alla Puglia una grande possibilità di recupero, importante per l’Italia e l’Europa, che considerano strategico il Porto di Taranto». Lo scalo tarantino non solo sarà «il più infrastrutturato d’Italia, ma con il dragaggio – ricorda Vendola – diventerà l’unico porto italiano a poter ospitare le navi container di ultima generazione e quindi anche il traffico internazionale: quello che si muove da nord verso sud, dalla Cina cioè verso Rotterdam, dovrà rivedere le proprie rotte». Non è probabilmente un caso che l’autorità portuale di Taranto abbia siglato due accordi di collaborazione con Shanghai e lo scalo olandese.

Emozionati, il presidente della Provincia di Taranto, Giovanni Florido, e il sindaco della città, Ippazio Stefàno, si sono impegnati a non deludere le aspettative riposte sullo scalo pugliese, dopo aver ringraziato il governo per l’attenzione manifestata durante tutta la lunga istruttoria. Se Taranto è candidata ad essere uno dei principali Hub del Mediterraneo, secondo l’assessore ai Trasporti della Regione Puglia, Guglielmo Minervini (assente all’incontro perché impegnato alla Camera dei deputati) è perché questa candidatura «l'abbiamo conquistata tappa dopo tappa: con il protocollo d’intesa con Rfi del giugno del 2010 che ha assegnato 35 milioni per il raccordo ferroviario, con lo sblocco della delibera Cipe per il finanziamento di 219 milioni della piastra logistica», fino al protocollo di ieri.

Presente alla firma anche il deputato tarantino Ludovico Vico, che rileva come «la commissione Trasporti abbia certificato l’importanza del porto di Taranto, collocato tra i dieci scali strategici del Mediterraneo, come previsto dall’Ue».


 di ALESSANDRA FLAVETTA
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