Fumi, diossina, furani e pcb: le indagini della procura di Taranto sono partite circa due anni fa dopo il ritrovamento di tracce di questi veleni nei formaggi degli allevamenti a ridosso della zona industriale. Sono quattro gli indagati di spicco coinvolti: il patron dell’Ilva Emilio Riva, suo figlio Nicola [da poco più di un mese alla guida dell’acciaieria di famiglia], il direttore dello stabilimento tarantino Luigi Capogrosso e il responsabile dell’agglomerato 2, Angelo Cavallo. Fra i reati contestati, per la prima volta, c’è quello di disastro ambientale. Da mesi, da parte di associazioni cittadine ed ambientaliste, si erano sollevati cori di protesta per le incredibili nuvole di fumo, visibili perfino dai paesi della provincia distanti diversi chilometri, che in particolare di notte si sono alzate dalle ciminiere. Rilievi tecnici curati per l’Arpa, inoltre, avevano scatenato l’allarme dei pcb [policlorobifenili], composti cancerogeni banditi già dagli anni ’70, prodotti non nella combustione, come la diossina, bensì utilizzati nei trasformatori elettrici.
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