martedì 29 marzo 2011

LEGAMBIENTE, 20 I COMUNI ITALIANI AUTOSUFFICIENTI GRAZIE ALLE RINNOVABILI

abbiamo 8.094 comuni IN ITALIA

ENERGIA: LEGAMBIENTE, 20 I COMUNI ITALIANI AUTOSUFFICIENTI GRAZIE ALLE RINNOVABILI


Sono 20 i Comuni italiani autosufficienti dal punto di vista elettrico grazie a sole, vento, biomasse e geotermia, escludendo gli enti con grandi impianti idroelettrici e geotermici. Realtà che rappresentano il miglior esempio d'innovazione energetica e ambientale, dove 'nuovì impianti a biomasse allacciati a reti di teleriscaldamento soddisfano ampiamente i fabbisogni termici e un mix d'impianti diversi da rinnovabili consente di soddisfare, e superare spesso ampiamente, i fabbisogni elettrici dei residenti. È quanto emerge dal Rapporto annuale di Legambiente che traccia il quadro dell'energia verde in Italia.
La classifica prende in considerazione solo i Comuni dove sono stati installati 'nuovi' impianti e presentano almeno quattro tipi di fonti diverse. Si è scelto, dunque, di evidenziare non la produzione assoluta ma il mix di impianti diversi. Una impostazione che ha di certo limitato il campo dei candidati. Sono, infatti, 964 i Comuni che producono più energia elettrica di quanta ne consumano grazie a una sola fonte rinnovabile (mini-idroelettrica, eolica, fotovoltaica, da biomasse o geotermica, escludendo i grandi impianti idroelettrici), mentre sono 27 i Comuni che superano largamente il proprio fabbisogno termico grazie a impianti di teleriscaldamento collegati a impianti da biomassa o geotermici.

Colpo di freno agli incentivi per le "rinnovabili", entro il 2014 sarano completamente eliminati. Si uccide un comparto che stava dando occupazione.
Il governo vuole proporre lo stop agli incentivi per le energie rinnovabili, solare ed eolico. Il ministro dello Sviluppo Paolo Romani proporrà ai colleghi dell' esecutivo un decreto che taglia da subito gli incentivi al fotovoltaico e chiudendo del tutto il rubinetto degli aiuti dal 2014. Colpo di freno anche per le pale eoliche con un taglio retroattivo del 30 per cento degli incentivi.

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Monitoraggio del livello della radioattività in tempo reale. A puro
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lunedì 28 marzo 2011

Greenpeace , Fukushima , Evacuare subito la popolazione




Team di esperti a lavoro in Giappone

Dal nostro team a Fukushima: “Evacuare subito la popolazione”

La nostra squadra di radioprotezione è arrivata nella zona di Fukushima. Ieri nel villaggio di Iitate, a 40 km a Nord-Ovest della centrale - e a 20 km oltre la zona ufficiale di evacuazione - abbiamo trovato livelli di contaminazione tali che la popolazione, soprattutto donne incinte e bambini, deve essere evacuata subito.

A Iitate i nostri esperti hanno rilevato tra 7 e 10 micro Sievert per ora (µS/h). Questi valori si riferiscono alla sola radioattività esterna e non considerano il rischio aggiuntivo causato da inalazione e/o ingestione di particelle radioattive. Vivendo in quest’area, in soli cinque giorni viene superato il limite per la dose annua che è di 1000 µS/h.
Stare a Iitate non è sicuro. Le autorità giapponesi lo sanno ma non fanno niente per proteggere gli abitanti né per informarli dei rischi che corrono. Devono definire immediatamente zone di evacuazione intorno alla centrale di Fukushima in base ai valori di radioattività effettivamente presenti nell'area. Ancora duemila persone, inoltre, starebbero ancora nell'area di massima esclusione.

Ingrandisci la mappa dei rilievi di radioattività fatti dal nostro team
Gli effetti che la ricaduta radioattiva avrà sulla popolazione locale sono preoccupanti. Un nuovo studio commissionato da Greenpeace Germania al Dr. Helmut Hirsch, esperto di sicurezza nucleare, rivela che l'incidente alla centrale giapponese di Fukushima ha già rilasciato abbastanza radioattività da essere classificato di livello 7, secondo l’nternational Nuclear Event Scale (INES). 7 è il livello massimo di gravità per gli incidenti nucleari, raggiunto in precedenza solo a Cernobyl.
Stando alle ultime notizie, il Primo Ministro giapponese sapeva del rischio di fusione del nocciolo dal primo giorno dell'incidente, ma ha autorizzato lo scarico di vapore dal reattore solo due giorni dopo, aumentando probabilmente i danni al combustibile nucleare e al sistema di raffreddamento.
Oltre a fare chiarezza sui reali rischi di questa crisi nucleare, la migliore mossa per il Giappone e per tutti i governi è smantellare subito le centrali nucleari e investire in efficienza e rinnovabili.


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domenica 27 marzo 2011

Fukushima. L'errore dei media che tolgono i riflettori sul Giappone


Fukushima. L'errore dei media che tolgono i riflettori sul Giappone mentre il livello d'allarme sale ed i danni sono infiniti

GIAPPONE: MARE RADIOATTIVO A FUKUSHIMA,
1250 VOLTE OLTRE LIMITE

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(AGI) - Sendai (Giappone), 26 mar. - Mare radioattivo di fronte all'impianto nucleare di Fukushima, in Giappone, dove le operazioni per tentare di contenere il disastro innescato dal terrificante sisma dello scorso 11 marzo proseguono senza sosta.
  Un campione di acqua marina prelevata a 330 metri da un condotto di drenaggio del disastrato impianto nucleare ha rivelato una concentrazione di iodio radioattivo (I-131) 1.250 volte superiore al limite considerato sicuro, ha reso noto l'Agenzia per la Sicurezza Nucleare del Giappone: bere una bottiglia da mezzo litro di acqua dolce con la stessa concentrazione esporrebbe una persona a ricevere una radioattivita' di 1 millisievert, la quantita' normalmente assunta in un anno, ha spiegato un portavoce, il quale pero' ha escluso una minaccia immediata alla vita acquatica e alla sicurezza degli abitanti della zona. "Da un punto di vista generale, il materiale radioattivo rilasciato in mare si disperdera' grazie alle correnti: sarebbe necessaria dunque una quantita' assai maggiore perche' le alghe e l'ambiente marino lo assorbano". Tra l'altro lo iodio 131 decade abbastanza rapidamente, si dimezza in otto giorni, e "nel momento in cui la gente mangera' il pesce la radioattivita' sara' sensibilmente diminuita", ha assicurato il portavoce. Ma il nuovo allarme complica ulteriormente gli sforzi per rimettere sotto controllo l'impianto e risolleva il timore che le vasche di contenimento delle barre di combustibile o le loro valvole o le loro conduttore abbiano una falla. Secondo l'agenzia di notizie Kyodo, negli edifici delle turbine ci sono alcune zone letteralmente inondate di acqua altamente contaminata (in alcuni punti raggiunge 1,8 metri). Non e' chiara l'origine del liquido, ma considerato l'alto livello di radioattivita' la Tepco, la societa' che gestisce l'impianto, non esclude che provenga dall'interno di uno dei reattori o di una delle piscine di combustibile esausto. Dopo che tre operai sono stati ustionati da radiazioni lavorando con i piedi immersi in questa acqua, i tecnici stanno cercando di drenare le pozze d'acqua altamente radioattiva vicino ai reattori. "Sta diventando molto importante sbarazzarsi dell'acqua rapidamente", ha detto un funzionario dell'agenzia nucleare. Il timore e' che il combustibile all'interno del nucleo del reattore numero 3 - dove c'e una miscela micidiale di uranio e plutonio - abbia gia' iniziato a bruciare e si sia aperto un varco nel contenitore in acciaio del nucleo. "Una delle ipotesi e' che la vasca di contenimento del reattore si sia fessurata e che materiale radioattivo stia uscendo fuori", ha ammesso Olivier Isnard, un esperto dell'istituto francese per la sicurezza nucleare e la protezione radiologica.Non e' chiaro quanti impiegati ancora partecipino alle operazioni, ma secondo l'agenzia Kyodo sono varie centinaia quelli che entrano ed escono ogni giorno nella centrale, dove si utilizzano tra le 500 e le 1000 tute anti-radiazione ogni giorno. Nelle ultime ore, gli operai sono riusciti a portare la luce dentro la sala di controllo del reattore numero 2 (nei giorni scorsi l'impresa era riuscita anche nelle unita' 1 e 3). Inoltre per abbassare la temperatura nelle vasche di contenimento dei reattori 1, 2 e 3 (quest'ultimo il piu' pericoloso, perche' l'unico che contiene plutonio) si e' cominciato a versare acqua dolce (al posto di quella marina: il sale, cristallizzandosi potrebbe rendere difficile la circolazione del liquido). Nell'unita' 2, secondo l'ultimo rapporto ufficiale, la temperatura del reattore e' "stabile", mentre nell'unita' 4 si tenta ancora di raffreddare la piscina dove si trova tutto il combustibile del reattore. Nelle unita' 5 e 6, che erano in fase di manutenzione come il 4 al momento del sisma, la situazione sembra essere sotto controllo, con temperature stabilizzate a livelli "accettabili". Intanto e' stata trovata lattuga contaminata, con radiazioni sopra il limite legale, in un mercato all'ingrosso in Giappone centrale, spedita da una fattoria a nord di Tokyo.
  Il livello di iodio radioattivo era di 2.300 becquerel per chilogrammo, al di sopra del limite di 2.000. La verdura, che proveniva da una fattoria a Koga, nella prefettura di Ibaraki, che confina con Fukushima, conteneva anche 150 becquerel di cesio (entro i limiti di sicurezza).

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sabato 26 marzo 2011

Allarme NUCLEARE è Adesso








IL giornalista Gianni Lannes è stato a Caorso, nella più importante centrale nucleare e qui ha scoperto entrando di nascosto, senza autorizzazione, che il governo Berlusconi ha affidato lo smantellamento delle centrali nucleari alla ndrangheta, che sta dietro una società che si chiama Ecoge che ha sede a Genova. Questa società carica i rifiuti nucleari in dei container che da Caorso vanno a Genova e poi a La Spezia, in attesa di navi su cui caricarli e verranno affondate.

La Stampa ha impedito a Lannes di pubblicare l'inchiesta e nessun altro giornale l'ha voluta questa inchiesta.

Guarda anche la video-inchiesta:

http://www.youtube.com/watch?v=xATSW_xDI80

Per saperne di più:
http://www.giornalettismo.com/archives/51594/nave-veleni-lannes/2/

Tutte le inchieste censurate di Gianni Lannes

http://congiannilannes.blogspot.com/




Il giornalista Gianni Lannes anticipa i risultati della sua inchiesta sull’affondamento di barche, container e barili di rifiuti tossici nel Mediterraneo. E racconta anche la sua vita sotto storta e gli attentati e le intimidazioni che ha subìto



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«Io so e ho le prove. Fra quaranta giorni avremo pronto un dossier che racconta di questa vicenda che parte circa trent’anni fa. Si tratta dell’affondamento nel Mediterraneo di carrette del mare, container, barche, navi, barili, ma soprattutto penetratori (una sorta di siluro riempito di rifiuti che viene lasciato cadere nei fondali fangosi e vi penetra per un centinaio di metri ndr)». Il giornalista d’inchiesta Gianni Lannes racconta così, alla Casa della Pace di Roma, le sue ultime scoperte sulle navi dei veleni affondate nelle acque italiane.
UN FREELANCE CONTRO TUTTILannes è un freelance da 25 anni. Si è sempre occupato di inchieste che riguardano soprattutto le ecomafie, le navi dei veleni e molti altri misteri italiani. A causa del suo lavoro ha subìto tre attentati mafiosi e ora vive sotto tutela della Polizia di Stato. Il primo è stato il 2 luglio del 2009 quando gli è stata incendiata la macchina. Il secondo il 23 dello stesso mese: i freni della sua auto sono stati sabotati. L’ultimo il 5 novembre quando è saltata in aria la macchina di sua moglie. Nel giugno del 2009 ha inoltre fondato un giornale di cui è anche direttore responsabile, “Italia Terranostra” che attualmente è congelato perché anche i giovani redattori sono stati minacciati più volte. «Dal 2008 sono a contratto con La Stampa di Torino. A un certo punto mi sono trovato in una situazione strana. Qualche tempo fa sono andato in Sicilia e ho scoperto che Renato Schifani stava sponsorizzando la realizzazione di una superstrada. I lavori avrebbero massacrato un’intera area archeologica e l’unico bosco protetto dell’Isola. Per evitare le ispezioni di valutazione di impatto ambientale, i lavori sono stati divisi in vari lotti, e sono iniziati proprio da quelli marginali. In questo modo ecologisti, opinione pubblica e naturalisti, sono stati messi davanti al fatto compiuto: non si può impedire la realizzazione di un’opera pubblica avviata già all’80%. Schifani, saputo del mio interessamento, mi ha invitato a Roma a palazzo Giustiniani. Al nostro incontro mi ha consigliato di “andare in vacanza”. Da allora il mio lavoro alla Stampa si è interrotto senza spiegazioni da parte della direzione del giornale. La mia inchiesta concordata, sulla strada della Sicilia, non è mai stata pubblicata, come anche quella sulle navi dei veleni. Quando ho scoperto che De Benedetti aveva creato una società che si chiama Sorgenia e che realizza illegalmente rigassificatori da costruire in aree protette, ho chiuso anche la collaborazione con l’Espresso, il giornale di famiglia».
TANTE STORIE, TUTTE UGUALI – Sono tante le vicende di cui parla Lannes durante il suo intervento a proposito delle navi. La prima storia è quella dell’Etsuyo Maru, un’imbarcazione varata in Giappone nel 1969 e arenatasi il 16 dicembre 1988 nel Gargano, in Puglia. L’ultimo viaggio fatale parte da Beirut in Libano. Ufficialmente l’Etsuyo Maru doveva recarsi in Jugoslavia, ma segue una strana rotta che la porta invece fra le isole Tremiti e il Gargano. Viene segnalata alla Guardia Costiera da un elicottero civile. Ubaldo Scarpa, l’allora comandante della Capitaneria di porto di Manfredonia, contatta via radio la nave per offrire aiuto ma l’Etsuyo Maru rifiuta: non ha mai lanciato il mayday nonostante fosse già arenata sul fondo. L’ispezione dell’imbarcazione avverrà solo il 23 dicembre. Dall’esito emerge che la nave, in balìa del mare grosso, era troppo leggera per resistere alle onde. Le pompe delle zavorre non funzionavano e i vani che normalmente vengono riempiti d’acqua, per appesantire il cargo, erano vuoti come lo era anche la stiva. È come se al momento dell’incidente l’Etsuyo Maru fosse stata svuotata del suo carico. Le immagini che Lannes ha proiettato durante il suo intervento alla Casa della Pace però, mostrano dei cumuli di rifiuti sulla spiaggia circostante. La nave, sostiene il giornalista, ha avuto tanti nomi ma un unico proprietario. Per anni ha fatto la spola per il traffico di armi. E poi anche per i rifiuti, sia chimici che radioattivi. Nonostante questo, la vicenda è stata dimenticata e a distanza di più di dieci anni il relitto è ancora lì, in un’area protetta delle coste pugliesi. Questa è solo la prima delle scoperte di cui parla Lannes.

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ALTRI ABUSI -Il giornalista racconta che il suo interessamento alla vicenda delle navi dei veleni si è riacceso dopo aver assistito, in Calabria, alla conferenza stampa che il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha tenuto sulla vicenda della Cunsky. Nell’ottobre dello scorso anno, il pentito Francesco Fonti ha rivelato che a largo di Cetraro erano presenti delle navi contenenti sostanze pericolose. Fra queste vi era anche la Cunsky con dentro 120 bidoni di scorie radioattive. Secondo la versione del governo invece, il relitto dell’imbarcazione che si trova davanti alle coste calabresi è del Catania, un mercantile affondato durante la prima guerra mondiale. Ma il giornalista, che ha avuto accesso alle fonti della marina militare italiana, è in grado di dimostrare che il Catania è stato affondato il 4 agosto del 1943 nel porto di Napoli. Proprio questo depistaggio ha spinto Lannes a mettere insieme un pool di giornalisti, in Italia e all’estero, che sta cercando di identificare tutte le navi già individuate nei fondali italiani. Lannes infine ha anche anticipato alcuni dettagli della sua ultima inchiesta. Due anni fa, racconta il giornalista, ha chiesto alla SOGIN (società controllata dal Ministero del Tesoro e incaricata, nel 1999, di smantellare gli impianti nucleari in Italia) l’autorizzazione per visitare alcune centrali. Non avendo ricevuto risposta, si è recato a Caorso, in provincia di Piacenza, sul Po, dove si trova la più grande centrale nucleare italiana. Eludendo senza difficoltà la sorveglianza, è riuscito ad introdursi nello stabilimento con tre macchine fotografiche e a documentare quanto stava accadendo: «a smantellare la centrale c’erano dei camion della ECOGE s.r.l, con sede a Genova e di proprietà della famiglia Mamone. Dai rapporti della DIA (Direzione investigativa antimafia), a partire dall’anno 2002, risulta che i Mamone siano organici alla ‘Ndrangheta. Il loro compito era quello di trasportare fuori dagli impianti i rifiuti radioattivi». E quindi di far sparire in qualche modo quei rifiuti, magari proprio affondandoli nei nostri mari con quelle navi. «Aver scoperto nella più grande centrale nucleare italiana che lo smantellamento è stato affidato a una società mafiosa è inquietante. Queste navi, non sono state affondate perché lo hanno deciso le organizzazioni criminali, ma per decisione dei Governi. Io mi chiedo, quali sono le responsabilità?»
PROVE DIMENTICATE - Dopo le elezioni, perché questa vicenda non venga strumentalizzata, il pool di giornalisti presenterà il risultato dell’ultima inchiesta di Lannes e dei suoi collaboratori, prima a Roma, alla sede della stampa estera,e poi anche a Strasburgo al Parlamento europeo. Il dossier riguarda non soltanto le navi nel Tirreno, ma anche nel Mar Jonio, nell’Adriatico e lungo le coste della Sardegna. Attraverso la collaborazione di ingegneri navali, capitani di lungo corso ed ex ufficiali della marina militare italiana, si stanno valutando le prove e i riscontri raccolti. Sarà così possibile dimostrare la complicità degli Stati nel traffico transfrontaliero dei rifiuti pericolosi dall’Europa verso i paesi del terzo e quarto mondo. Non soltanto in Somalia, ma anche nel Mediterraneo e nelle nostre coste. Ma chi c’è dietro questi traffici? Le rotte seguite sono le stesse utilizzate per il trasporto illecito di armi fra Stati, spiega Lannes, e quello dei rifiuti tossici è un problema globale. Abbiamo una parte dell’economia occidentale che ha deciso di non pagare gli oneri legali e corretti per lo smaltimento delle scorie. Secondo l’OCSE non ci sono dati, nemmeno approssimativi, sulla produzione di rifiuti industriali in Europa. Non si sa che fine facciano, nonostante la convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti di rifiuti pericolosi e sulla loro eliminazione. Eppure le navi ci sono. «Attorno al Gargano –racconta Lannes- all’interno di un parco nazionale, abbiamo trovato migliaia di container imbottiti di rifiuti. Questa scoperta la dobbiamo soprattutto ai pescatori che hanno iniziato a mappare queste zone. E le evitano perché molti di loro ci hanno perso la vita. Cosimo Troiano aveva 26 anni quando la sua barca, l’Orca Marina, è affondata. Era il marzo del 1998, mare calma piatta, una serata ideale per la pesca a strascico. A 90 metri di profondità l’imbarcazione incappa in un ostacolo, la barca improvvisamente si capovolge e Cosimo Troiano rimane imprigionato all’interno. Il suo corpo verrà recuperato 4 mesi più tardi dalla marina militare. I sub girano anche un filmato, riprendono i container ma il video rimane dimenticato in un archivio».
DECISIONI - La decisione di riprendere in mano questa inchiesta, ha spiegato Lannes, l’ha presa dopo essere stato interpellato da alcune persone molto preoccupate. «Spesso erano medici e pediatri che mi hanno segnalato un anomalo aumento delle patologie tumorali e delle malformazioni, soprattutto nei bambini. Eppure in questo Paese non si fanno seriamente ricerche epidemiologiche che fornirebbero un quadro molto più preciso. Sono davvero preoccupato dello stato di degrado dell’informazione italiana sul problema delle navi dei veleni. Per dirla con Gandhi, alle parole devono seguire le azioni, quindi su la testa».

Debora Aru


16 febbraio 2010

   
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Fukushima , Nocciolo squarciato al reattore 3, livello INES 6




Fukushima 
Nocciolo squarciato al reattore 3
livello INES 6




Ecco l’immagine che sta facendo il giro della Rete in queste ore.
Si tratta di ciò che rimane del reattore 3 di Fukushima: un cumulo di macerie. Dove vedete la fila di colonne sbilenche, ebbene lì sarebbero dovute esserci le vasche delle barre di Mox esaurito. Quelle che ci dicono “non si sa se sono sott’acqua, se c’è abbastanza acqua, se si stanno fondendo, boh, chissà, ora però torna la corrente”. In realtà c’è rimasto si e no un muro pericolante, altro che vasche. E a proposito, dov’è finito l’impenetrabile scudo di zirconio? Vaporizzato anch’esso, insieme a tutto il resto?
E’ per via che non era della terza generazione. Era dell’ultima.
- di Debora Billi -



Sono le ultime notizie con cui il mondo ci dà il buongiorno. Di pochi minuti fa, la prima ci comunica che il nucleo potrebbe essere rotto:
L'Agenzia Nucleare giapponese ha comunciato che il nucleo di un reattore all'impianto di Fukushima potrebbe essere squarciato e stare causando una fuoriuscita di radiazioni. "E' assai probabile che ci sia una fuoriuscita al rettaore 3" ha dichiarato Hidehiko Nishiyama, portavoce della Japan Nuclear and Industrial Safety Agency a Tokio. Mentre acqua radioattiva è molto probabilmente fuoriuscita dal nucleo del reattore, potrebbe però anche essere stata originata dalle vasche delle barre esaurite sopra il reattore.
La seconda riguarda la gravità dell'incidente. Finora mantenuta al livello 5 (lo stesso di Three Miles Island), sembra che sia stata elevata al livello 6 poco fa. Notizia data per certa da Zerohedge e ancora in forse dall'ANSA.
Oggi l'Agenzia nipponica per la sicurezza nucleare ha indicato che potrebbe rialzare la valutazione della crisi dell'impianto di Fukushima numero uno a livello sei, anche detto 'grave incidente', il penultimo della scala. Il livello sette e' stato assegnato solo al disastro di Chernobyl.

CONTAMINATI 24 OPERAI DELLA CENTRALE



Allarme in Giappone, c'è acqua radioattiva
Rilevata in quattro reattori a Fukushima



TOKYO - Acqua altamente radioattiva è stata rilevata nei quattro reattori più problematici della centrale nucleare di Fukushima, pari a 10.000 volte i livelli normali. Lo riporta l'agenzia Kyodo, citando la Tepco, secondo cui ci sono vasche di 40-150 cm di profondità con acqua tossica. Tepco ha reso noto che ha iniziato oggi a riversare acqua dolce nei reattori n.1 e n.3, quelli che hanno mostrato segnali più critici nelle ultime ore, allo scopo di migliorare l'efficienza del raffreddamento, anche se l'acqua radioattiva è stata trovata in entrambi e in quelli n.2 e n.4. Gli ultimi sforzi per portare sotto controllo i reattori puntano a prevenire che il sale cristallizzato dell'acqua marina finora utilizzata possa corrodere le strutture di contenimento e formare una crosta sulle barre di combustibile, fungendo quasi da isolante rispetto alla circolazione di acqua liscia, diminuendo così l'effetto del raffreddamento. La conferma sulla pericolosità della situazione è giunta all'indomani della grave esposizione di tre operai ad acqua con materiale radioattivo pari a 10.000 volte il livello normale presso l'edificio della turbina collegata al reattore n.3, alimentato dal mox, combustibile misto uranio-plutonio.
FUKUSHIMA 'IMPREVEDIBILE' - La situazione nella centrale nucleare di Fukushima rimane "imprevedibile". Lo ha detto oggi il primo ministro giapponese Naoto Kan. "La situazione rimane altamente imprevedibile. Lavoriamo per evitare che non peggiori. Dobbiamo essere estremamente vigilanti", ha detto Kan in una conferenza stampa, a due settimane dal sisma e dallo tsunami che hanno devastato il nord-est del Paese provocando più di 10mila vittime. L'operatore della centrale di Fukushima, Tokyp Electric Power (Tecpo), ha ammesso oggi che le operazioni di raffreddamento dei reattori con cannoni ad acqua e i lavori di ripristino delle pompe ad acqua elettriche avanzano lentamente lentamente a causa della pericolosità del sito. Ieri due tecnici sono stati ricoverati in ospedale dopo aver subito un'alta dose di radiazioni. La Tepco ha avvertito inoltre che la vasca del reattore n.3 della centrale, che contiene barre di combustibile, potrebbe essere danneggiato.

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mercoledì 23 marzo 2011

BLOG DI CIPIRI: Disastri ambientali, la strage impunita di Bhopal

BLOG DI CIPIRI: Disastri ambientali, la strage impunita di Bhopal: "Disastri ambientali, la strage impunita di Bhopal . . Il tribunale distrettuale di Bhopal, in India, li ha condannati l'est..."

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martedì 22 marzo 2011

La Nube radioattiva raggiungerà l’Italia

 

Nube radioattiva

 

di Fukushima giovedì

 

raggiungerà l’Italia



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La fonte è Meteo-France (che è un ente pubblico): sul sito dell’Istituto francese è consultabile il modello di previsione secondo cui mercoledì 23 marzo la nube radioattiva coprirà la Francia, il giorno successivo sarà la volta dell’Italia. Ecco il sito:
http://www.irsn.fr/FR/popup/Pages/irsn-meteo-france_19mars.aspx
La concentrazione attesa sulla base di questo modello dovrebbe essere dell’ordine di 0,001 Bq / m 3 in Francia e sul resto dell’emisfero settentrionale. L’Ispra conferma: anche in Italia aumenterà la radioattività, ma in dosi minime.
Previsioni di meteo-France

La centrale nucleare giapponese era a rischio già dal 1985.
 
Ma l'agenzia nipponica ha preferito tacere
 
dirigenti tepco 300x197 Fukushima, Tepco falsificò per anni i controlli di sicurezza 

La Tepco falsificava i dati sulla sicurezza di Fukushima. Nel 2002 il presidente e 4 top manager della compagnia energetica rassegnarono le dimissioni per lo scandalo: ma di nuovo nel 2006 il governo chiese la revisione dei dati dichiarati perché palesemente falsi. E ancora ammissioni di falsificazione nel 2007. La centrale  di Fukushima era a rischio dal 1985.
La Tepco (Tokyo Energy Power Company) è la principale compagnia energetica del Giappone. Nel 1971 aveva acceso il primo reattore - da 460 MW - della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, quello che oggi è a rischio disastro atomico. Ma nel corso della sua storia il gigante nipponico ha avuto parecchi grattacapi da Fukushima, come riporta anche la CNN.
Nel 2002 scoppia infatti uno scandalo sulla sicurezza della centrale: il presidente della società e quattro dirigenti rassegnano le dimissioni dopo aver ammesso di aver falsificato i dati delle ispezioni della Iaea e di aver taciuto la realtà per oltre dieci anni. Le ispezioni dell'Agenzia per la sicurezza atomica giapponese (il Nisa), infatti, avevano rilevato negli anni '80 e '90 valori fuori norma nella radioattività della centrale di Fukushima e altri 12 impianti simili, in seguito a diversi terremoti. I dirigenti avevano coperto tutto falsificando i documenti, e il governo dell'allora premier Junichiro Koizumi aveva fatto finta di niente. (Corriere della sera, 30 agosto 2002).
Non basta. Nel 2006 il governo giapponese guidato da Shinzo Abe chiede alla Tepco di ricontrollare i dati storici reali, dopo una nuova ammissione di colpevolezza da parte della compagnia: la temperatura di raffreddamento della centrale di Fukushima, tra il 1985 e il 1988, era stata nascosta perché al di fuori dei valori regolamentari. I rischi erano cresciuti, nessuno ammetteva di quanto. E nel 2007, la stessa Tepco torna ad ammettere, su pressione dei media e dell'opinione pubblica, di aver riscontrato nuove falsificazioni nei dati storici della centrale incriminata.
I controlli sono stati falsati per anni. Chi doveva controllare ha preferito coprire piuttosto che intervenire. L'effetto è ora sotto gli occhi di tutti, ma chi si assumerà le responsabilità del passato?


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mercoledì 16 marzo 2011

MI DIVERTO: I pannelli solari che funzionano anche al buio






Si tratta, come spiega Steven Novak al New Scientist, di antenne fotosensibili su scala nanometrica in grado di sfruttare la radiazione infrarossa, quella che ha una frequenza inferiore alla luce visibile e che viene emessa normalmente da qualunque oggetto si trovi a una temperatura al di sopra dello zero assoluto (dunque anche dalla Terra dopo il tramonto). 


MI DIVERTO: I pannelli solari che funzionano anche al buio: "I pannelli solari che funzionano anche al buio Assorbono gli infrarossi e producono elettricità anche di notte. Una sco..."

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IL NUCLEARE NON È UN'OPINIONE




Milioni di tonnellate di detriti radioattivi provvenienti dalle miniere d'Uranio... utilizzati per le infrastrutture + IVA... (ponti, parcheggi, stadi, interramenti per case popolari, strade e tangenziali...) con le loro conseguenze sulla salute dei piu' ed a vantaggio di "chi fa impresa"...

NON SONO UN'OPINIONE

Fonte: NoNukes.it (nota di Massimo Greco censurata 2 volte su facebook nel 2010) : questa è la posizione ufficiale di RNA. Da sempre.

Devastazioni territoriali con manodopera NEGRA che lavora a mani nude nelle miniere d'Uranio (non solo Niger...) con discariche dei detriti a cielo aperto per ingrassare i magnaccia delle nostre democrazie...

NON SONO UN'OPINIONE.

Gli incidenti catastrofici come Chernobyl (checché ne "pensino" i negazionisti "di sinistra...) con tutte le loro conseguenze a livello planetario e non solo locale...

NON SONO UN'OPINIONE.

Che il nucleare sia la piu' COLABRODESCA delle tecnologie (malgrado i DEVIAZIONISMI degli UFOLOGI di quarta, quinta o sesta generazione... le bufale al thorium o i PIEZO-isterismi)

NON E' UN'OPINIONE.

Conseguenze su 6MILA generazioni dei rifiuti radioattivi. Contaminazioni quotidiane. Nascituri malformi, Diffusione di malattie derivate dall'inquinamento OGGETTIVO, cancro, sofferenze e DANNI NON RISARCIBILI.

NON SONO UN'OPINIONE.

NON SI HA ALCUN DIRITTO di DEVIARE anche il solo linguaggio o manipolare il problema riducendolo ad un fatto di "opinione".

A tale operazione si prestano già gli Iscritti all'Albo dell'Ordine Mussoliniano dei Giornalisti ed il gregariato criminale che cerca di "salvare" figure scadute ed avariate, ormai anche come mito, quali Margherita Hack, Veronesi, il "disinistra" Zucchetti... ed altri personaggi tutelati e promossi solo dai media di Regime.

.... inclusi i politici con la loro corrotta funzione "costituzionale"... I servi Lobbysti: Scienziati che finalizzano il proprio senso della vita al servizio del Mercato e non certo per il bene comune.

Associarsi, anche "dal basso", a tale mistificazione rende complici.

Non si può riconoscere a "CHI LA PENSA DIVERSAMENTE" il diritto di assassinare le nostre vite o di esserne complice:

Perché in questo caso NON siamo piu' di fronte ad "un fatto di opinione"... si tratta delle nostre vite, della nostra salute e di quella di figli e generazioni e quindi entra in gioco la Legittima Difesa e non certo l'Idiozia... che fa democrazia...

Detto questo, quel "NO GRAZIE" assume certamente un significato più vasto.

Un "NO GRAZIE" ove il "NO" sia più vasto e generale, e produca una elevazione di chi lo fa suo per superare una visione riduttiva e produrne un’altra, piu' intransigente ed inattaccabile, a livello generale:

CHERNOBYL DAY 2011

Neghiamo le priorità ed i deviazionismi propinati dai media di Regime.
Mostra tutto
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lunedì 14 marzo 2011

Ripercussioni sanitarie in caso di disastro nucleare



Ripercussioni sanitarie in caso di disastro nucleare


Non abbiamo ancora dati precisi sul danno ecologico di tipo nucleare del disastro giapponese causato dal maremoto dell’11 marzo 2011, perché ogni centrale nucleare ha anche caratteristiche proprie. Sappiamo però che in Giappone è immediatamente scattata la raccomandazione di assumere dello iodio per saturare la tiroide e questo ci riporta alla tragica esperienza del disastro di Chernobyl (Biolorussia) del 26 aprile 1986.
Per quello che sappiamo finora, pare che l’esplosione di Chernobyl sia stata ecologicamente più dannosa di quella giapponese e noi italiani siamo anche salvaguardati dalla considerevole distanza che ci separa dal Giappone.
In ogni caso, possiamo fare alcune considerazioni generali che sono sempre valide in queste situazioni:
a) La fuoriuscita delle sostanze radioattive (radioisotopi) non avviene tutta in un colpo nel momento dell’esplosione, ma si protrae nel tempo sotto forma di gas, vapori e polveri.
b) Fra i principali radionuclidi liberati e in particolare tra quelli che conosciamo meglio per il loro effetto biologico sugli organismi viventi, bisogna segnalare essenzialmente i radioisotopi dello iodio (131-I, 132-I, 134-I, 135-I), del cesio (134-Cs, 137-Cs) e dello stronzio (89-Sr, 90-Sr), anche se non vanno dimenticati i radionuclidi del plutonio (238-Pu, 239-Pu, 240-Pu) e dell’uranio e i gas radioattivi e altamente tossici di xenon (133-Xe) e kripton (85-Kr).
c) I radioisotopi dello iodio vengono assorbiti prevalentemente per via alimentare e concentrati dalla tiroide, mentre lo stronzio entra nella composizione delle ossa e il cesio, dato che segue le vie metaboliche del potassio, viene facilmente eliminato con le urine.
d) L’emivita di queste sostanze (cioè il tempo in cui la loro radioattività di dimezza o, meglio ancora, il tempo che deve trascorrere affinché la metà dei nuclei di un dato radionuclide vada incontro a decadimento) dipende dalla sostanza in oggetto e in particolare:
Immagine%201 Ripercussioni sanitarie in caso di disastro nucleare
Dai dati emersi dall’esplosione di Chernobyl, risulta che il contributo maggiore alla radioattività è dovuto allo iodio. Pertanto, dato che la tiroide utilizza lo iodio per produrre gli ormoni tiroidei, è l’organo più colpito dagli effetti tardivi di una esplosione nucleare.
Il maggior rischio: il cancro tiroideo
La tiroide ha bisogno dello iodio per sintetizzare gli ormoni tiroidei e assume questo minerale con l’alimentazione (e in minor misura con la respirazione). Dato che in molti Paesi (anche in Italia) lo iodio è scarsamente presente nei cibi e nelle bevande, la tiroide diventa particolarmente avida di iodio e quindi lo accumula rapidamente appena lo riceve dal sangue. Quindi, quando un’esplosione nucleare libera grandi quantità di radioisotopi di iodio, questi inquinano l’ambiente (aria, acqua, terra e quindi cibi), noi li ingeriamo con l’alimentazione ed essi, dopo essere giunti nel sangue, vengono accumulati dalla tiroide dove si concentrano in dosi elevatissime. Nella tiroide, pertanto, essi esercitano il loro maggior danno biologico causando alterazioni infiammatorie, autoimmunitarie e anche cancerogene.
La tiroide accumula una quantità di iodio radioattivo inversamente proporzionale alla sua massa e quindi le tiroidi più piccole (come quelle dei bambini) accumulano più radioiodio delle tiroidi grandi (dell’adulto). Infatti, dopo l’incidente di Chernobyl, i bambini (specie quelli sotto i 6 anni e più ancora quelli neonati o addirittura presenti ancora nel grembo materno nel momento del disastro nucleare) hanno registrato un maggior numero di tumori tiroidei rispetto gli adulti.
Il periodo di latenza medio fra l’esposizione alle radiazioni e la diagnosi di patologia tiroidea è di circa 4-5 anni. I più frequenti tumori tiroidei infantili causati da un disastro nucleare sono i carcinomi papillari, mentre lo stato pre-tumorale è rappresentato dall’iperplasia micropapillare.
I tumori tiroidei conseguenti dovuti ad un inquinamento nucleare sono molto più aggressivi di quelli ad insorgenza spontanea (i tumori della tiroide indotti dall’esplosione del reattore di Chernobyl mostravano una invasione extratiroidea già al momento della diagnosi nel 49,1% dei casi, rispetto al 24,9% dei casi di tumori simili riscontrati in altri Paesi non inquinati dalla radioattività nucleare).
Come proteggere la tiroide in caso di disastro nucleare?
Non si può certamente fare molto, a parte di cercare di allontanarsi il più possibile e il prima possibile restando lontani dalla zona contaminata per almeno alcuni mesi. Se questo non è completamente possibile oppure se ci si deve recare nelle zone a rischio, il consiglio è quello di assumere una dose adeguata di iodio per tenere saturate le cellule tiroidee impedendo loro di captare altro iodio e quindi lo iodio radioattivo. Il vantaggio dello iodio risiede nella sua rapidità d’azione che consente di avere un’azione efficace di blocco dell’assunzione tiroidea di nuovo iodio in breve tempo.
Nell’adulto, lo iodio viene somministrato come soluzione satura di Ioduro di potassio o come Soluzione di Lugol al 5% (1 goccia = 8 mg di iodio; 5 gocce 3 volte al giorno).
Ai bambini evacuati dalla zona di Chernobyl sono state invece somministrate le seguenti dosi di Ioduro di potassio:
- bambini di 1-3 anni: 0,5 mg ogni 15 giorni;
- bambini di 4-7 anni: 0,5 mg ogni settimana;
- bambini dagli 8 anni in su: 1 mg alla settimana.
Gli studi presenti in letteratura affermano che l’assunzione dello ioduro di potassio è associata ad una significativa riduzione del rischio di avere in futuro un cancro tiroideo da sostanze radioattive.
Dr. Roberto Gava
Farmacologo, tossicologo

Bibliografia
1) Tronko MD, Howe GR, Bogdanova TI, Bouville AC et al. A cohort study of thyroid cancer and other thyroid diseases after the Chernobyl accident: thyroid cancer in Ukraine detected during first screening. Journal of the National Cancer Institute 2006; 98 (13): 897-903.
2) http://www.fisicamente.net/DIDATTICA/index-1089.htm.
3) http://www.arca-onlus.it/Pagine/Chernobyl/conseguenze2.asp.
4) Heidenreich WF, Kenigsberg J, Jacob P, Buglova E, Goulko G, Paretzke HG, et al. Time trends of thyroid cancer incidence in Belarus after the Chernobyl accident. Radiat Res 1999;151:617–25.
5) Cardis E, Kesminiene A, Ivanov V, Malakhova I, Shibata Y, Khrouch V, et al. Risk of thyroid cancer after exposure to 131I in childhood. J Natl Cancer Inst 2005;97:724–32.
6) Astakhova LN, ed. Children’s thyroid gland: consequences of the Chernobyl accident [in Russian]. Ministry of Public Health of Belarus, Minsk; 1996.

http://www.informasalus.it/it/articoli/ripercussioni-sanitarie-disastro-nucleare.php

di Roberto Gava – Informasalus

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venerdì 11 marzo 2011

Il mattone in canapa e calce


Il mattone in canapa e calce


 Un promettente materiale per l’edilizia sostenibile? Il cemento ottenuto dalla combinazione della parte legnosa dello stelo di canapa e un legante a base di calce idraulica. Ottimo capacità di isolamento, durevolezza ma anche riciclabilità ed ecocompatibilità

Il cemento di canapa e calce è un materiale biocomposito ottenuto dalla combinazione della parte legnosa dello stelo di canapa, conosciuta anche come canapulo, ed un legante a base di calce idrauilca con l’aggiunta di acqua. La canapa fa da materiale riempitivo leggero, detto anche aggregato, mentre la calce da legante e conservante. Il canapulo è solitamente un sottoprodotto della lavorazione della fibra di canapa ed essendo naturalmente ricco di silice, aiuta l’indurimento della calce; il biocomposito si trasforma così in un materiale rigido e leggero con ottime caratteristiche di isolamento e durevolezza (HLCPA, 2006). Il mix si consolida in poche ore, mentre con il passare del tempo e per via del processo di pietrificazione, acquisisce una consistenza simile alla pietra (Michka, 1994).
Il biocomposito di canapa e calce puó essere impiegato nella costruzione di muratura massiccia alla stregua di un conglomerato cementizio, sia indipendentemente che come riempimento in una struttura di legno a travi e pilastri. Puó inoltre essere utilizzato in forma di mattoni e come intonaco isolante (Woolley, 2006). La miscela viene solitamente gettata all’interno di pannelli in legno che fanno da temporaneo contenimento e successivamente pressata in modo da assicurare una posa omogenea. Recentemente, al fine di rendere l’operazione piú veloce ed efficiente dal punto di vista economico, alcuni costruttori hanno iniziato a spruzzare il mix utilizzando apposite attrezzature.
Per comprendere in pieno le sue potenzialità devono esserne chiarite le proprietà. Calce e canapa sono state già utilizzate dall’umanità da diversi secoli ma solo recentemente stanno dimostrando risultati estremamente interessanti una volta combinati tra loro nel biocomposito. Da una decina di anni, la ricerca scientifica viene condotta in maniera costante per meglio capire il loro comportamento e determinare linee guida e buone pratiche perché possano essere diffuse all’interno dell’industria edile.

Isolamento termico ed inerzia termica

La performance termica di un edificio è una questione piuttosto complicata da valutare. Nonostante il calore si propaghi in tre diversi modi (conduzione, convezione ed irraggiamento), i regolamenti edilizi si concentrano sulla perdita di calore da conduttività. Il valore-U, un parametro imposto dai regolamenti, misura il flusso di calore che passa attraverso 1m2 di muro, pavimento o tetto per ogni differenza di 1°C di temperatura nei i due lati opposti (Lime Technology, 2006). Con più il valore-U è alto, con più è scarsa la performance di isolamento.
Secondo i risultati del test condotto da BRE (2002) ad Haverhill, il valore-U dell’edificio costruito con il biocomposito era più alto di quello misurato nell’edificio standard. Nonostante ciò, la temperatura media interna nella struttura a canapa e calce è rimasta di 2°C più alta rispetto a quella riscontrata nell’edificio standard, pur avendo lo stesso consumo di combustibile durante il periodo. È stato quindi concluso che il valore-U non è il metodo più appropriato per valutare la performance termica del cemento di canapa e calce .
Nonstante ciò, in base ai livelli misurati, i valori-U del biocomposito sono inferiori alla soglia attuale prevista dai regolamenti edilizi Britannici e Francesi. Con un muro spesso 300mm, il valore-U misurato è di 0,3 W/m2K, di 0,22 W/m2K per 400mm e di 0,18 W/m2K per 500mm .
Un secondo rapporto redatto da BRE (2003) che consiste in un ispezione termografica, ha rilevato che la temperatura esterna dell’edificio di canapa e calce era di circa 5°C inferiore a quella dell’edificio standard. Il biocomposito elimina quindi ogni forma di ponte termico isolando completamente la struttura portante in legno. Inoltre la costruzione si è dimostrata essere a tenuta d’aria, evitando così ogni perdita di calore dall’interno.
L’inerzia termica è la capacità di un materiale di conservare energia calorifica e di rilasciarla su un periodo più lungo di tempo. Périer (2001) riconosce in questa proprietà la capacità del cemento di canapa e calce di controllare le differenze di temperatura e quindi di aiutare a rendere l’edificio più confortevole. Quando il biocomposito viene esposto al sole si scalda in modo molto limitato, e quando la temperatura esterna scende è in grado di rilasciare il calore bilanciando la differenza di temperatura tra ambiente interno ed esterno. Questa proprietà viene anche confermata dal test BRE ad Haverhill (2001).
Ulteriore ricerca è attualmente in corso per dimostrare una volta per tutte i vantaggi termici del biocomposito di canapa e calce rispetto ai materiali da costruzione standard. Il concetto è confermato da Wolley quando afferma che non è possibile dare una valutazione conclusiva sulla questione fino a che la ricerca lo dimostri definitivamente.

Respirabilità ed edifici salubri

Il biocomposito di canapa e calce combina la permeabilità al vapore della calce all’igroscopicità della canapa, vale a dire la capacità del canapulo di assorbire elevate quantità di vapore acqueo. I muri ed i pavimenti di un edificio a canapa e calce possono ‘respirare’ assorbendo l’umidità e successivamente rilasciandola attraverso l’evaporazione. Questa caratteristica evita lo sviluppo di umidità ed il relativo deterioramento all’interno del materiale, e favorisce la riduzione del livello di umidità all’interno dell’edificio. L’effetto complessivo è un ambiente più salubre e naturale, che necessità oltretutto di un minore condizionamento dell’aria.

Sequestro del carbonio

La canapa assorbe diossido di carbonio (CO2) dall’atmosfera durante la sua crescita. Secondo Pervais (2003), 325Kg di CO2 vengono catturati in una tonnellata di canapa secca. La costruzione a base di canapa e calce è quindi una modalità efficace per contrastare il riscaldamento globale. Lime Technology (2006) affema che vengono sequestrati 110Kg di CO2/m3 nell’edificio quando il biocomposito viene spruzzato, che diventano 165 Kg di CO2/m3 quando viene gettato e pressato all’interno dei pannelli temporanei di contenimento.
Le stime citate già tengono conto della CO2 emessa durante la preparazione della calce. Per questo motivo si può affermare che la costruzione a base di canapa e calce è potenzialmente ad emissioni negative di carbonio. Un’ulteriore dimostrazione viene fornita da Woolley e Bevan (2007) quando dichiarano che 31Kg di CO2 per m2 vengono conservati in un muro di biocomposito dello spessore di 300mm, che diventano 53Kg/m2 con uno spessore di 500mm. Ulteriori risparmi di emissioni di CO2 sono una conseguenza diretta della performance termica della costruzione a canapa e calce che riduce il fabbisogno di riscaldamento dell’edificio (Rhydwen, 2006).

Isolamento acustico

Secondo i risultati dei test acustici condotti da BRE durante il progetto ad Haverhill (BRE, 2002), gli edifici di canapa e calce hanno avuto una performace inferiore rispetto a quelli costruiti con metodi tradizionali, ma nonostante ciò hanno soddisfatto i requisiti di resistenza acustica. Périer (2001) afferma che il biocomposito di canapa e calce è altamente fono assorbente, sopratutto quando la sua superficie viene lasciata grezza senza intonaco. Ulteriore ricerca è al momento in corso per massimizzarne il potenziale affinché possa essere utilizzato in applicazioni come isolante acustico.

Resistenza all’incendio

Il cemento di canapa e calce è ignifugo senza l’aggiunta di sostanze tossiche ritardanti di fiamma. Périer (2001) afferma che secondo i testi condotti dal ‘Centre Scientifique et Technique du Batiment’, il biocomposito è stato classificato come ‘resistente alla fiamma’ senza rilascio di fumi tossici o D-infiammabili, soddisfacendo la categoria francese M1. Viene anche affermato che la miscela abbia resistito un test di quattro ore a temperature superiori a 1800°C.

Protezione dalle infestazioni

La canapa non è appetibile a topi e ratti, i quali non sono nemmeno attratti dalla calce che è stata anche utilizzata per centinaia di anni per mantenere livelli di igiene (Wolley, 2006). L’uso della calce nel corso della storia dimostra come sia adatta per preservare le fibre naturali e proteggerle da ogni forma di infestazione.


di Paolo Ronchetti

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