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lunedì 15 febbraio 2016

Mari del nord Sardegna diventano francesi



Mari del nord Sardegna diventano francesi, pescatori sardi cacciati via
"Pescatori sardi cacciati via, ignorata la Sardegna: un accordo internazionale con la Francia ha cambiato i confini a nord dell’isola". La denuncia del deputato Mauro Pili

CAGLIARI - “I mari al nord della Sardegna diventano francesi. Con un blitz senza precedenti il governo Renzi ha ceduto alla Francia le acque più pescose al Nord della Sardegna. Un’operazione scattata nei giorni scorsi quando un peschereccio sardo una volta lasciato il porto di Alghero e raggiunte le tradizionali aeree di pesca al nord dell’Isola si è sentito intimare dalle autorità francesi lo stop immediato. Il messaggio è stato chiaro: fermatevi state entrando in acque nazionali francesi in base all’accordo internazionale sottoscritto dal governo italiano da quello francese. Le autorità francesi non ci hanno pensato due volte a fermare l’imbarcazione sarda. E’ solo così che tra ieri e oggi si è scoperto che un accordo internazionale siglato dal Ministro degli esteri francese Fabius e quello italiano Gentiloni aveva ceduto porzioni infinite di mare alla Francia, guarda caso quelle aree notoriamente più pescose e battute dalle imbarcazioni della flotta sarda”.

Lo ha denunciato il deputato sardo di Unidos Mauro Pili che ha presentato un’interrogazione urgente al Ministro degli esteri e dell’agricoltura. Mauro Pili ieri ha incontrato i pescatori del Nord Sardegna e le organizzazioni di categoria annunciando anche iniziative clamorose se non verrà subito dismesso quel divieto illegale da parte delle autorità francesi.

"L’accordo siglato a Caen il 21 marzo del 2015  - prosegue Pili - è stato fatto scattare nei giorni scorsi in modo unilaterale dalla Francia, considerato che lo ha già fatto ratificare al proprio parlamento. Non altrettanto ha fatto il governo italiano che lo ha tenuto nascosto e
 non lo ha mai sottoposto al parlamento". 


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venerdì 3 gennaio 2014

Pianura Padana, rifiuti tossici e nucleari interrati come al Sud


Pianura Padana

 rifiuti tossici e nucleari interrati come al Sud

Se pensavate che il fenomeno dei rifiuti interrati riguardasse solo il Sud, vi sbagliate di grosso, infatti dalle risaie del Vercellese a Pordenone, il terreno della Valpadana è risultato inquinato a causa dei rifiuti tossici, scorie radioattive ed ex terreni industriali in attesa di bonifica.

Anche il Nord è fortemente inquinato e brucia. E quelle pubblicità come la Pxxì, che esalta la provenienza padana dei suoi pomodori come garanzia, hanno torto marcio. Tra le risaie del Vercellese, c’è una delle più grandi discariche di rifiuti nucleari italiani, scarti di quelle centrali atomiche spente nel 1987, ma che continuano ad inquinare l’aria e la terra.

In quelle zone sono presenti oltre il 90% delle scorie radioattive prodotte in Italia, e le mura in cemento che dovrebbero contenere questi scarti nucleari altamente pericolosi, dopo tanti anni, sono irrimediabilmente danneggiate rilasciando continuamente acqua radioattiva nelle acque del fiume Dora e nel Po. Nei terreni circostanti ai depositi nucleari, viene coltivato il riso tra il più venduto nel mondo.

Anche in Veneto non se la passano bene. Infatti Porto Marghera è una delle terre più contaminate d’Europa, la zona è completamente disseminata di impianti, oramai quasi totalmente dismessi, con scarti e scorie di lavorazione ancora da bonificare.

Un altro caso decisamente preoccupante è Ispra, una cittadina sul versante lombardo del lago Maggiore, in provincia di Varese. In questa città per decenni era in funzione una piccola centrale nucleare dell’Enea, e dove credete che venivano scaricate le scorie ed i liquami? Direttamente nelle acque del lago. Attualmente nella provincia di Varese c’è la più alta incidenza di carcinomi mammari, ogni anno si registrano circa 800 donne affette da questa patologia.

Per concludere in Friuli Venezia Giulia, una ricerca della Asl di Pordenone parla di acque superficiali “a rischio contaminazione“, da idrocarburi rinvenuti nelle acque di falda vicine all’aeroporto militare Usa di Aviano, dove negli anni si sono registrati casi di rottura delle condotte di carburante. Nel 1998 il “Centro di riferimento oncologico di Aviano” segnalava che, all’interno della base americana, a 15 chilometri da Pordenone, il tasso di radioattività dell’aria era cinque volte superiore alla media italiana.

Quindi possiamo tranquillamente dire che il Nord non ha nulla di insegnare al Sud, l’unica cosa che potrebbe tramettere al resto d’Italia è la profonda ipocrisia che le aziende locali utilizzano per pubblicizzare i propri prodotti alimentari. Lo smaltimento dei rifiuti riguarda tutta l’Italia.
Di: Luigi Palumbo
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venerdì 15 novembre 2013

Terra dei Fuochi : le Rotte dal Nord




le rotte dal Nord verso la Terra dei Fuochi. 
Domani a Napoli Legambiente nel #fiumeinpiena per archiviare questa triste stagione

In 22 anni sversati nella Terra dei Fuochi circa 10 milioni di tonnellate di veleni, oltre 410mila camion che hanno viaggiato verso le province di Napoli e Caserta
Dal 1991 al 2013 sono state censite ben 82 inchieste per traffico di rifiuti che hanno incanalato veleni da ogni parte d’Italia per seppellirli direttamente nelle discariche legali e illegali della Terra dei Fuochi, gestite della criminalità organizzata casertana e napoletana; inchieste concluse con 915 ordinanze di custodia cautelare, 1.806 denunce, coinvolgendo ben 443 aziende: la stragrande maggioranza di queste ultime con sede sociale al centro e al nord Italia. In questo quarto di secolo lungo le rotte dei traffici illeciti è viaggiato di tutto: scorie derivanti dalla metallurgia termica dell’alluminio, polveri di abbattimento fumi, morchia di verniciatura, reflui liquidi contaminati da metalli pesanti, amianto, terre inquinate provenienti da attività di bonifica. E ancora rifiuti prodotti da società o impianti, noti nel panorama nazionale, come quelli di petrolchimici storici del nostro Paese: i veleni dell’Acna di Cengio, i residui dell’ex Enichem di Priolo, i fanghi conciari della zona di Santa Croce. In ventidue anni sono stati smaltiti nella Terra dei Fuochi, tra la provincia di Napoli e di Caserta, circa 10 milioni di tonnellate di rifiuti di ogni specie.


Adelphi, Black Hole, Caronte, Cassiopea, Chernobyl, Dirty Pack, Ecoboss, Falena, Giudizio Finale, Houdinì, Madre Terra Matrix, Nerone, Nolo, Old Iron, Partenope, Quattro Mani, Re Mida, Terra Mia, Tre Ruote, Ultimo Atto. In ventidue anni di Rifiuti Spa viene scritto il primo “Dizionario dell'ecocidio nella Terra dei Fuochi”. Dietro ogni singola voce del dizionario dell'ecocidio c'è un'inchiesta contro la “Rifiuti Spa” con rotte illegali che partono da ogni dove e trovano la loro meta finale sempre e solo nella Terra dei Fuochi, nelle province di Napoli e Caserta. Nomi fantasiosi ma evocativi, nomi in codice dati dagli inquirenti, che Legambiente ha tradotto in numeri e che tracciano le rotte della Terra dei Fuochi, in vista della manifestazione promossa dal movimento #fiumeinpiena con adesione di comitati, associazioni, studenti che si svolgerà domani sabato 16 novembre a Napoli.

Numeri - denuncia Legambiente - che raccontano l'ecocidio in atto nella Terra dei fuochi. Dal 1991 al 2013 sono state censite ben 82 inchieste per traffico di rifiuti che hanno incanalato veleni da ogni parte d’Italia per seppellirli direttamente nelle discariche legali e illegali della Terra dei Fuochi, gestite della criminalità organizzata casertana e napoletana; inchieste concluse con 915 ordinanze di custodia cautelare, 1.806 denunce, coinvolgendo ben 443 aziende: la stragrande maggioranza di queste ultime con sede sociale al centro e al nord Italia.

In questo quarto di secolo - prosegue Legambiente - lungo le rotte dei traffici illeciti è viaggiato di tutto: scorie derivanti dalla metallurgia termica dell’alluminio, polveri di abbattimento fumi, morchia di verniciatura, reflui liquidi contaminati da metalli pesanti, amianto, terre inquinate provenienti da attività di bonifica. E ancora rifiuti prodotti da società o impianti, noti nel panorama nazionale, come quelli di petrolchimici storici del nostro Paese: i veleni dell’Acna di Cengio, i residui dell’ex Enichem di Priolo, i fanghi conciari della zona di Santa Croce. In ventidue anni sono stati smaltiti nella Terra dei Fuochi, tra la provincia di Napoli e di Caserta, circa 10 milioni di tonnellate di rifiuti di ogni specie. Un tir, secondo gli inquirenti, è in grado di trasportarne 25 tonnellate alla volta. Circa 410.905 camion carichi di rifiuti hanno attraversato mezza Italia terminando il loro tragitto nelle campagne del napoletano e nelle discariche abusive del casertano. Soltanto l’inerzia diffusa delle istituzioni, la «disattenzione» di chi doveva controllare, e una fitta rete di collusioni e omertà possono aver consentito «l’invisibilità» di una colonna di decine di migliaia di tir.

“Un crimine in piena regola – dichiara Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente -. Oggi però, grazie all'impegno di magistrati, forze dell'ordine e cittadini, conosciamo i responsabili e le aziende coinvolte in questi traffici dalle conseguenze devastanti. Le responsabilità, che vengono da un passato trentennale, sono enormi – prosegue Rossella Muroni - e intrecciano i rapporti tra imprenditoria del nord, camorra e politica, a partire dalla fine degli anni Ottanta. La gravità della situazione e l’urgenza di dare risposte efficaci, troppo a lungo rimandate, richiede uno sforzo congiunto di tutti. Vogliamo che sia archiviata finalmente la triste stagione della Terra dei fuochi e che il territorio possa tornare a vivere e credere nel futuro”. Ottantadue inchieste che in questi 22 anni raccontano, in definitiva, di un sistema criminale mafioso-imprenditoriale che s’è potuto muovere agevolmente grazie alla protezione e complicità di una rete di colletti bianchi, uomini politici, funzionari pubblici, massoni e faccendieri di ogni risma. Un sistema ecomafioso, come l’ha definito Legambiente a partire dal 1994, che ha fagocitato ogni cosa e creato le premesse per l’accumulazione di un potere economico che ha inquinato ogni aspetto del vivere civile di quei territori.

“Davanti a questi numeri - denuncia Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania - le parole sono diventate stanche, mascherano le responsabilità, le incompetenze e le complicità della politica e delle amministrazioni in tutti questi anni. Chi perseguirà su questa strada, chi ancora per una volta assisterà inerme e in silenzio e non trasformerà i tanti annunci di questi decenni in provvedimenti concreti si dovrà assumere in pieno la responsabilità e, prima o poi, dovrà renderne conto alle vittime invisibili sempre più numerose di questo disastro”.

Ricostruire le rotte dei traffici, approfondire l’esame di quanto è già stato accertato dalla magistratura e dalle forze dell’ordine vuole essere un contributo di verità e giustizia nei confronti dei tanti onesti cittadini campani che vogliono riscattare il proprio territorio e affermare i principi di legalità e trasparenza. Una speranza, questa, che vorremmo si realizzasse il più presto possibile.

Per fermare le illegalità e l’ecomafia è necessario dare risposte efficaci, troppo a lunghe rimandate, che richiedono uno sforzo congiunto di tutti. Vanno in questo senso le proposte elaborate insieme da Legambiente, Libera e Fiom: rendere pubblica e aggiornare l’attività di mappatura e censimento dei siti contaminati; avviare una sistematica e puntuale attività di campionamento e analisi dei prodotti ortofrutticoli e alimentari; reperire risorse e predisporre strumenti certi ed efficaci per la messa in sicurezza e la bonifica delle aree inquinate, individuare un piano sanitario pubblico specifico per le zone colpite dagli sversamenti e dichiarate ad alto rischio di tumori, anche al fine di informare la popolazione su precauzioni da osservare; sostenere una rete di aziende e soggetti pubblici che promuovano e difendano la Campania pulita; predisporre un piano di riconversione delle aree contaminate basato sulle tecniche no food e sulla fitoremediation; introdurre nel Codice Penale i delitti contro l’ambiente; istituire in Campania, a partire dalla Terra dei fuochi, un Osservatorio tecnico scientifico indipendente che accompagni questa lunga e difficile stagione di affermazione della legalità e di risanamento ambientale. L’ufficio stampa Legambiente

Contro le ecomafie, per il lavoro, la giustizia e la salute.


Mobilitazione popolare sabato 16 Novembre a Napoli
 per fermare l'ecocidio nella "Terra dei fuochi".
 Non possiamo restare a guardare.
Le responsabilità enormi dell'ecocidio che si sta consumando nella "Terra dei fuochi" arrivano da un passato trentennale ma riguardano soprattutto il futuro. La gravità della situazione richiede risposte concrete urgenti, da troppo tempo rimandate, di cui le amministrazioni locali e il governo nazionale devono farsi carico. Da anni la questione viene denunciata dai cittadini dei comuni colpiti, dalle associazioni, BASTA! Vogliamo giustizia. Vogliamo che la "Terra di fuochi possa tornare ad essere di nuovo “Campania felix”: terra felice.
Rispondiamo all'invito di #fiumeinpiena, partecipiamo tutti alla manifestazione a Napoli il 16 novembre, appuntamento ore 14.30 in piazza Mancini. E' ora di costruire un fronte unico CONTRO LE ECOMAFIE, PER IL LAVORO, LA GIUSTIZIA E LA SALUTE .

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 “Scaricavamo su un’area di 150-200 ettari. I contadini prendevano 45 milioni di lire a buca, il nostro guadagno era di 15 milioni. Ad un certo punto un avvocato gli propone di sotterrare dei fusti. Ci offrivano 200mila lire a fusto. Feci i conti e alla fine, venivano fuori guadagni di miliardi”, Carmine Schiavone, intervistato dalla Vita in Diretta, parla, parla e racconta come la camorra ha contaminato la terra, la terra della Campania, la terra dei fuochi: “Io mi sono ribellato – racconta – quando hanno cominciato a scaricare rifiuti tossici e rifiuti atomici. Là sotto c’è qualcosa di nucleare”. In quell’occasione, prosegue, “mio cugino mi dice: ‘Carmine, ma sei impazzito, ma che vogliamo uccidere tutta Casale, tutta la provincia di Caserta?’ Allora ho detto ‘hai ragione, non se ne fa niente”. Due anni dopo però, dice ancora Schiavone, “ho scoperto che avevano continuato a scaricare fusti in tutto il litorale. I contadini continuarono a guadagnare. Solo che hanno continuato a usare quell’acqua fetida per irrigare”.
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