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venerdì 15 novembre 2013

Free The Arctic 30


Negli ultimi 30 anni abbiamo perso

 tre quarti dei ghiacci artici. 

Meno ghiaccio in Artico vuol dire

 poter trivellare alla ricerca di petrolio, 

quello che vogliono fare giganti come Shell e Gazprom.

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Né pirati né vandali. Colpevoli di pacifismo.

Gli Arctic30 hanno cercato di difendere pacificamente

 quello che rimane dell'Artico e sono stati arrestati. 

La salvaguardia di un bene globale 

non è nè pirateria nè vandalismo.


METTICI LA FIRMA


Invia un'email all'ambasciata russa per liberare gli Arctic30

 e fermare le trivellazioni nell'Artico. 






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leggi anche 


NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://maucas.altervista.org/imago_carte.html

GUARDALE QUI SOTTO CLICCA
LA FOTO



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lunedì 24 giugno 2013

POSSIAMO fermare : Aree di ghiaccio Artico scomparse



Questa potrebbe essere l’email più importante che vi abbia mai scritto. 

La scienziata Julienne Stroeve ha studiato il ghiaccio dell’Artico per decenni. Ogni estate si sposta verso nord per misurare lo scioglimento dei ghiacci. Sa che il cambiamento climatico sta accelerando lo scioglimento, ma durante il suo ultimo viaggio non poteva credere ai suoi occhi. Enormi aree del ghiaccio Artico erano scomparse, andando oltre le nostre peggiori aspettative. 

Gli scienziati ci avevano avvertito che sarebbe successo. Man mano che la terra si surriscalda, si giunge a “punti di non ritorno” che accelerano il riscaldamento fino a portarlo fuori controllo. Il surriscaldamento genera lo scioglimento dei ghiacci nel Mare Artico, distruggendo il gigantesco “specchio” bianco che riflette il riscaldamento verso spazio, causando un enorme surriscaldamento dell’oceano e facendo scogliere ancora più ghiaccio, e così via. Fino a portare la situazione fuori controllo. Già quest’anno si sono verificati eventi climatici senza precedenti comprese bufere e temperature fuori controllo. 

Ma, se agiamo uniti e in fretta, POSSIAMO fermare tutto questo.Una volta usciti dall'incubo dell’estinzione, potremo davvero lavorare per un futuro migliore per i nostri figli e nipoti: un futuro pulito, verde, in armonia con il pianeta che ci ha dato la vita. 

Tra 30 mesi ci sarà la Conferenza di Parigi, l’incontro che gli stessi leader mondiali hanno deciso stabilirà le sorti delle nostre battaglie contro il cambiamento climatico. Potrebbe sembrarvi ancora lontana, ma non lo è. Abbiamo30 mesi per scegliere i leader giusti, portarli all'incontro, dar loro un piano e poi fare in modo che mantengano le promesse. Siamo noi contro le compagnie petrolifere e il fatalismo. Possiamo vincere, dobbiamo vincere, ma dobbiamo iniziare da subito, con delle promesse di donazione di solo 1€ a settimana fino al vertice: addebiteremo le donazioni solo se raggiungeremo il nostro obiettivo. Per il mondo che tutti noi sogniamo, facciamo in modo che accada: 

https://secure.avaaz.org/it/30_months_loc_nd/?bkBgnbb&v=26186 

Quando si tratta di cambiamento climatico il fatalismo non è solo inutile, è anche incompetente. E’ già tardi, ma abbiamo ancora il potere di fermare questa catastrofe, se riusciremo a convertire le nostre economie fondate su petrolio e carbone verso fonti di energia alternative. Un'obiettivo che porterà l'umanità a collaborare come mai prima d’ora e ci permetterà di creare il futuro per cui fin dall'inizio è nata Avaaz. 

Per affrontare questa sfida c’è bisogno di passione, speranza e di tutte le nostre capacità. Ecco il piano:
    1. Diventare politici - eleggere Leader del Clima: nei prossimi 30 mesi, in 5 importanti paesi ci saranno elezioni. Assicuriamoci di far vincere le persone giuste, e di farle vincere con il giusto mandato. Avaaz è tra le poche organizzazioni di pressione a livello globale a poter essere politica. E visto che questa battaglia può essere vinta o persa solo su un piano politico, a un certo punto potrebbe essere uno scontro tra noi e le compagnie petrolifere a stabilire a chi i nostri leader daranno ascolto.

    2. Rendiamo Hollande un eroe: il presidente francese Francois Hollande presiederà il vertice, una posizione importantissima. Dobbiamo tentare ogni strategia e ogni canale (la sua famiglia, gli amici, il suo elettorato, i suoi consiglieri politici) per farlo diventare l’eroe di cui abbiamo bisogno per rendere la conferenza un successo.

    3. Facciamo fare un salto di qualità alla mobilitazione: la portata di questa crisi è tale che abbiamo bisogno di andare al di là di una normale campagna. E’ tempo di entrare in azione in modo potente, diretto e non violento, di colpire l’immaginazione, far emergere l’urgenza morale e spingere le persone ad agire. Pensate a Occupy.

    4. Via gli elementi di disturbo: miliardari come i fratelli Koch e le loro compagnie petrolifere sono i maggiori elementi di disturbo in tema di cambiamento climatico. Finanziano sedicenti scienziati per confonderci e spendono milioni in campagne di comunicazione fuorvianti, mentre comprano politici all'ingrosso. Con il giornalismo investigativo e oltre, abbiamo bisogno di far conoscere e reagire alle loro orribili e irresponsabili azioni.

    5. Definiamo gli accordi: persino di fronte a una catastrofe di proporzioni planetarie, 195 governi in una stanza possono rivelarsi semplicemente degli incompetenti. Abbiamo bisogno di investire nei migliori consulenti politici per sviluppare strategie vincenti e compromessi ben studiati in modo che, quando avrà luogo la conferenza, buona parte dei leader sarà già dalla nostra parte e nessuno potrà dire che non esiste una soluzione reale.


Per potercela mettere tutta, abbiamo bisogno di decine di migliaia di promesse di donazione. Non importa tanto la cifra quanto la scelta di sperare e di agire: 

https://secure.avaaz.org/it/30_months_loc_nd/?bkBgnbb&v=26186 

Durante l’ultima conferenza sul clima a Copenaghen, nel 2009, abbiamo giocato un ruolo fondamentale nelle elezioni “verdi” di Germania e Giappone, nel cambiamento delle politiche del Brasile e nel raggiungimento di un importante accordo sul finanziamento, da parte dei paesi sviluppati, di 100 miliardi di dollari all'anno ai paesi in via di sviluppo per affrontare il cambiamento climatico. Allora, i membri di Avaaz erano 3 milioni. Dopo Copenaghen, abbiamo capito che dovevamo essere molti di più per affrontare la sfida del cambiamento climatico. Ora siamo in 22 milioni e cresciamo al ritmo di un milione al mese. 

Il cambiamento climatico è il problema più grave a livello globale e per questo richiede la cooperazione di tutti i governi del mondo. Con milioni di membri uniti da uno stesso ideale e provenienti da tutti i paesi del mondo, Avaaz rappresenta la migliore soluzione per un’azione collettiva, con milioni di noi uniti da una visione che unisce ogni paese del pianeta. E’ la nostra occasione per costruire un mondo la cui bellezza raggiunge quella di quello che immaginiamo e vorremmo per i nostri figli. Diamoci da fare. 

Con speranza e riconoscenza per questa straordinaria comunità, 

Ricken e tutto il team di Avaaz 

ULTERIORI INFORMAZIONI: 

L'inverno artico non esiste più, si stanno sciogliendo i ghiacci del Polo Nord (Adnkronos)
http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Risorse/Linverno-artico-non-esiste-piu-si-stanno-sciogliendo-i-ghiacci-del-Polo-Nord_32189274093.html 

Sempre più caldo, i ghiaccidel Polo Nord al minimo storico (National Geographic)
http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2012/08/30/news/i_ghiacci_del_polo_nord_sono_sempre_pi_sottili-1228538/ 

Artico senza ghiaccio entro 2020. CryoSat rivela scioglimento sempre più veloce (Blitz Quotidiano)
http://www.blitzquotidiano.it/scienza-e-tecnologia/artico-senza-ghiaccio-entro-2020-cryosat-rivela-scioglimento-sempre-piu-veloce-1475388/ 

“Clima, l’Europa dia l’esempio fissando gli obiettivi per il 2030” (La Stampa)
http://www.lastampa.it/2013/06/21/scienza/ambiente/inchiesta/clima-leuropa-dia-lesempio-fissando-gli-obiettivi-per-il-5XlRE2uHSHa2AplHTHKxrI/pagina.html 

IEA: le quattro azioni che potrebbero salvare il clima (Green News)
http://www.greenews.info/politiche/international-energy-agency-ridefinire-quadro-energia-clima-energia-4-azioni-20130612/ 



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venerdì 31 maggio 2013

Fermiamo il massacro delle balene




Il Primo Ministro olandese Mark Rutte e al Segretario di Stato per gli Affari Economici Sharon Dijksma: In quanto firmatari della Convenzione Internazionale per la Regolamentazione della Caccia alla Balena, vi chiediamo di proibire immediatamente il transito di carne di balena attraverso i porti olandesi e aiutare a mettere fine alla tratta globale alle balene. La vostra decisione diventerà un precedente che potrebbe salvare le balenottere e aiutare a fermare la caccia alla balena in Europa.

Le balenottere sono degli incredibili giganti del mare. Ma tra pochi giorni oltre 180 di questi animali in pericolo di estinzione sono destinati a essere trucidati da un ricco industriale e dai suoi amichetti il cui hobby estivo è arpionarle, farle a pezzi, e spedirne la carne attraverso l’Olanda fino al Giappone per poi farne cibo per cani!

C’è un modo per fermare la caccia prima che inizi: non è possibile ormeggiare una nave piena di carcasse illegali di balene ovunque. Le autorità tedesche e finlandesi si sono rifiutate di essere coinvolte in questa tratta infame. Ora gli olandesi sono la chiave di volta. Tengono moltissimo alla loro reputazione di difensori dell’ambiente, e sperano che su questa tratta insanguinata non si accendano i riflettori di tutto il mondo. Ma se la renderemo nota a tutti ora chiedendo alle autorità olandesi di rifiutarsi di far passare la carne di balena dal loro porto, potremo fermare il massacro di balene!

Dobbiamo agire velocemente: le baleniere salperanno per iniziare la caccia tra pochi giorni. Firma ora e invita tutti a unirsi: facciamo arrivare subito a un milione di firme una petizione rivolta al Primo Ministro Mark Rutte avvertendolo che solleveremo un polverone sui media con balene giganti fuori dalla sua porta se non fermerà il trasferimento nei porti olandesi.

firma qui : http://www.avaaz.org/it/days_to_stop_the_whale_slaughter_global/?khkztbb


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lunedì 21 giugno 2010

Ma ci vorrà molto tempo per fermare la marea nera nel Golfo del Messico

Relief well, pozzo di soccorso. Cos’è e perchè ci vorranno altri mesi per fermare la marea nera
 
 
 
 
Le speranze sono affidate ai “relief well“, i pozzi di soccorso. Ma ci vorrà molto tempo per fermare la marea nera nel Golfo del Messico. Fino a Natale addirittura, secondo l’opinione di esperti intervistati dal Guardian.

Ogni giorno si riversano in mare fino a 60.000 barili di petrolio (l’ultima stima ufficiale, ma c’è chi dice di più) : sono circa 9,5 milioni di litri quotidiani. Tre piscine olimpioniche abbondanti. E moltiplicatele per otto mesi.

Per chiudere Macondo, il pozzo Bp che sversa petrolio dal 20 aprile, si stanno scavando due “relief well” .

Il primo sarà ultimato a fine luglio, si era detto all’inizio: e più o meno (con qualche ritardo per via degli uragani) questa resta la previsione. Ma “ultimato” non è ancora sinonimo di efficace. E soprattutto, se davvero l’interno del pozzo è danneggiato, la situazione è complicata davvero. Vediamo.

Il “relief well” è un pozzo che per un primo e lungo tratto viene scavato parallelo a quello che perde: Macondo è situato a 1500 metri circa di profondità sotto il mare e scende sottoterra per altri 5.000 metri circa.

Ad un certo punto la traiettoria del “relief well” piega per incontrare il pozzo che perde. I due scavi devono esattamente congiungersi: fatto questo, attraverso il “relief well”, può essere effettuata sul pozzo danneggiato una manovra tipo top kill, per turarlo una volta per tutte.

Chilometri di lunghezza e poche decine di centimetri di larghezza. La difficoltà di centrare esattamente il vecchio pozzo con il nuovo è evidente. Per quanto la tecnologia aiuti, si procede per tentativi ed errori. Ai primi di agosto potrà appunto cominciare questa fase.

Ne 1979 furono scavati “relief well” anche per bloccare la perdita di petrolio proveniente dal pozzo offshore Ixtoc situato sul lato messicano del Golfo del Messico. I tentativi ed errori presero tre mesi a partire dal completamento dello scavo.

Era trent’anni fa; qualche progresso la tecnologia lo ha fatto. E in effetti il pozzo Ixtoc si trovava su un fondale profondo 150 metri: non 1500 come quello della Bp…

L’anno scorso, per turare il pozzo Montara al largo dell’Australia (raggiungeva la profondità di 2.600 metri circa a partire dal fondale), ci vollero dieci settimane di tentativi ed errori con il “relief well”.

E non solo. Se il senatore Nelson ha ragione, se il rivestimento artificiale all’interno del pozzo Bp si è crepato, la faccenda si complica non poco.

Significa che il petrolio si infiltra attraverso le crepe nelle rocce circostanti, cercando si aprirsi una strada verso l’alto. Possiamo immaginarlo come un albero: il pozzo è il tronco, le infiltrazioni di petrolio attraverso le crepe sono come i rami. “Rami” e “ramoscelli” che si allargano e si innalzano fino a trovare uno sbocco sul fondale.

In questo caso, per bloccare la perdita il “relief well” deve centrare il pozzo Macondo nello spazio compreso fra il più basso dei “rami” e il limite superiore del giacimento. Al confronto, giocare a mosca cieca è uno scherzo.

Altro ingrediente che rende la situazione difficile: lo scavo dei “relief well” dovrà misurarsi con le stesse difficoltà incontrate dalla Bp per scavare il pozzo Macondo. Prima dell’esplosione del 20 aprile aveva dato più volte problemi legati alla presenza di grandi quantità di metano. Quel pozzo è un incubo, è scritto in una mail interna della Bp.

Associated Press ha appurato che la Bp ha redatto i progetti per i “relief well” a tamburo battente, nei giorni convulsi successivi all’incidente del 20 aprile: non contengono praticamente dettagli, scrive l’agenzia, salvo uno.

Sarebbe questo. I progetti sottolineano che in caso di incidente c’è la possibilità di uno sversamento di petrolio in mare ancora più grave.

Sul Guardian il pozzo Bp potrebbe non essere tappato prima di Natale

Su Associated Press via Yahoo! News “relief well, la lezione del 1979

Su Bloomberg il “relief well” per tentativi ed errori

Su Associated Press via Yahoo! News il progetto Bp per il relief well

Sul New York Times la mail interna della Bp che definisce “un incubo” il pozzo Macondo

Su Bloomberg i problemi incontrati dalla Bp durante la trivellazione del pozzo Macondo

Foto Flickr


http://www.blogeko.it/2010/relief-well-pozzi-di-soccorso-cosa-sono-e-perche-ci-vorranno-mesi-per-fermare-la-marea-nera/


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