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giovedì 24 gennaio 2019

Il 2018 l’anno più caldo per gli Oceani

Il 2018 l’anno più caldo per gli oceani e le conseguenze dureranno a lungo

Il 2018 l’anno più caldo per gli oceani e le conseguenze dureranno a lungo
Gli oceani assorbono il 93 percento del calore dovuto al cambiamento climatico. 
Ma questo effetto ha degli importanti e duraturi.
dal  nationalgeographic

Da quando l’uomo ha cominciato a misurarne regolarmente la temperatura, gli oceani della Terra sono più caldi oggi rispetto ad ogni altro periodo. È questo il risultato di un’analisi pubblicata il 16 gennaio sulla rivista Advances in Atmospheric Sciences.

Gli oceani hanno assorbito più del 90% del calore rilasciato dai gas a effetto serra emessi dalle attività umane, rallentando il riscaldamento dell’atmosfera, ma causando molte altre spiacevoli alterazioni al clima terrestre.

Un oceano anche solo leggermente più caldo può avere impatti drammatici. Alcune altre ricerche pubblicate recentemente mostrano che l’aumento della quantità di calore negli oceani può determinare onde più forti, mentre una maggiore temperatura dell’acqua superficiale alimenta temporali più violenti, facendo aumentare i danni causati dai cicloni e dalle tempeste tropicali.

L’aumento di temperatura dell’acqua di mare distrugge l’habitat dei coralli e ha impatti negativi sulle risorse ittiche. Un altro studio mostra che in Antartide la calotta polare si sta sciogliendo ad una velocità circa sei volte superiore a quella del periodo 1979-1990, un aumento in parte dovuto a masse d’acqua più calda che oggi lambiscono la piattaforma continentale.

“Gli oceani sono il miglior termometro del pianeta” dice Zeke Hausfather, esperto di energia e scienza del clima all’Università della California a Berkeley, che utilizzando gli stessi dati sul calore intrappolato negli oceani pubblicati nell’articolo su Advances in Atmospheric Sciences ha pubblicato l’11 gennaio un articolo sulla rivista Science. “I dati relativi alla quantità di calore intrappolato negli oceani ci danno una immagine chiara e senza equivoci del riscaldamento climatico.”

Trovato il “calore mancante” 

Già all’inizio dell'Ottocento gli scienziati sospettavano che l’immissione di anidride carbonica in atmosfera avrebbe causato un aumento della temperatura dell’atmosfera stessa.
Attorno al 1960, quando sono cominciate le registrazioni regolari della temperatura dell’aria e della concentrazione di anidride carbonica in varie località del pianeta, le loro previsioni sono state confermate.
Tuttavia sembrava che l’atmosfera stesse riscaldandosi meno di quanto predetto dai loro calcoli. Dove sarebbe potuto andare il calore in più?
Alcuni oceanografi sospettarono che il calore “mancante” fosse in realtà assorbito dagli oceani, ma misurare il calore dell’oceano era molto più difficile che misurare la temperatura dell’aria. E anche se alcune navi impegnate in missioni di ricerca misuravano occasionalmente la temperatura dell’acqua, i dati raccolti erano esigui in confronto all’estensione degli oceani.

Gli scienziati, quindi, cominciarono a raccogliere tutti i dati che potevano trovare, dalle osservazioni delle navi commerciali, ai dati navali, alle registrazioni storiche. Analizzando tutti questi dati assieme si sono resi conto che l’oceano, in effetti, agisce come un enorme cuscinetto per il sistema climatico, attenuandone gli impatti.

Nell’ultimo decennio le misurazioni del contenuto di calore dell’oceano sono state migliorate notevolmente da un nuovo strumento: circa 3800 sensori galleggianti, chiamati Argo floats, che sono stati rilasciati negli oceani. Questi sensori autonomi registrano a intervalli regolari la temperatura nei 2000 metri superficiali della colonna d’acqua ed hanno migliorato immensamente la qualità dei dati a disposizione dei ricercatori per lo studio del calore contenuto negli oceani.

Grazie a queste misurazioni, è stato possibile capire che gli oceani stanno assorbendo circa il 93 percento del calore causato dalle emissioni di anidride carbonica. Ed è stato calcolato che se tutto il calore che gli oceani hanno assorbito dal 1955 ad oggi fosse rilasciato ad un tratto nell’atmosfera, la temperatura dell’aria salirebbe di colpo di circa 33,3 °C .  In altre parole, gli oceani agiscono come un gigantesco tampone termico che ci protegge dal sentire direttamente tutto il calore del cambiamento climatico. Ma questo calore non è scomparso.

Il riscaldamento sta accelerando 

Nel 2018 l’intero strato superficiale degli oceani, dalla superficie fino a 2000 metri di profondità, è risultato più caldo di tutti gli anni precedenti, in media di un decimo di grado in più rispetto alla media sul lungo periodo. Questo piccolo aumento di temperatura è stato sufficiente per determinare un aumento di 3 millimetri del livello medio del mare, 
semplicemente perché l’acqua calda occupa più spazio.

Ma il 2018 arriva dopo circa tre decenni di riscaldamento regolare e consistente, i cui effetti cumulativi possono essere percepiti in modo più acuto.

 “L’aumento di temperatura sembra piccolo su base giornaliera, ma sommato sul lungo periodo diventa importante” dice Kevin Trenberth, climatologo del National Center for Atmospheric Research in Colorado, e co-autore sia dell’articolo su Advances in Atmospheric Sciences che di quello su Science.
L’eccesso di energia nell’atmosfera si diffonde lentamente nell’oceano e “questo è il motivo per cui ogni anno la temperatura dell’oceano è sempre più calda” dice il ricercatore.

Ancora più allarmante il fatto che negli ultimi decenni gli oceani si sono riscaldati il 40 percento più velocemente di quanto avessero fatto nella metà del secolo scorso, dice Trenberth.
Dalla rivoluzione industriale a oggi la quantità di calore che è stato assorbito negli oceani a causa delle emissioni di gas a effetto serra è circa 1000 volte più grande della quantità di calore che viene utilizzata ogni anno a livello mondiale, dice Laure Zanna, climatologa dell'Università di Oxford che recentemente ha compilato un inventario del calore in eccesso assorbito dagli oceani. 

Quello che succede adesso ha conseguenze nei secoli a venire

Gli oceani sono grandi e profondi, e non c’è praticamente alcun limite alla quantità di calore che possono assorbire dall’atmosfera. Ma gli oceani hanno la memoria lunga, e il calore assorbito oggi rimarrà intrappolato sul nostro pianeta per centinaia e migliaia di anni: un altro recente studio pubblicato all’inizio di gennaio su Science mostra che ancora oggi nelle acque oceaniche si possono trovare le tracce della cosiddetta Piccola era glaciale.

Per questo motivo le decisioni che prendiamo adesso hanno un impatto su quello che succederà nel futuro, dice Susan Wijffels, oceanografa al Woods Hole Oceanographic Institute di Cape Cod, Massachusetts. “L’oceano ha una grande capacità di assorbire calore sul lungo periodo. Ma tutto il calore intrappolato rimane bloccato nel sistema climatico terrestre e ha delle conseguenze sul suo funzionamento presente e futuro” dice la ricercatrice. Quindi, anche se smettessimo domani di immettere gas a effetto serra nell’atmosfera, l’oceano continuerà a riscaldarsi per secoli, e ci vorrà ancora più tempo perché si liberi di tutto il calore in eccesso che ha accumulato.

Il calore intrappolato negli oceani, dicono gli autori del rapporto su Advances in Atmospheric Sciences, avrà dei probabili impatti distruttivi sia sulla fisica degli oceani che sugli ecosistemi marini. Un oceano più caldo contiene quantità minori di ossigeno, il che ha degli effetti negativi sugli organismi marini, dal plankton fino alle balene. Una temperatura di base più calda rende più probabile il verificarsi di ondate di calore marine, come quella che ha colpito le zone a Nord-est della Cina l’estate scorsa, rovinando la raccolta dei cetrioli di mare (oloturie) nelle acque poco profonde.

Zanna e i suoi colleghi hanno rilevato dei cambiamenti anche nelle dinamiche delle principali correnti oceaniche che trasportano i nutrienti e il calore.

Ci vorranno centinaia di anni per vedere le conseguenze di tutti questi cambiamenti, dice Wijffels. Ogni molecola di CO2 che evitiamo di immettere nell’atmosfera oggi ci risparmia un potenziale riscaldamento nel futuro” dice la ricercatrice. 
“Per questo dobbiamo fare tutto il possibile per ridurre le emissioni".

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martedì 6 giugno 2017

Salviamo gli Oceani dalla Plastica


Salviamo gli Oceani - Basta plastica !

Entro il 2050, negli oceani ci sarà più plastica che pesci. 

È una vergogna. Metà della plastica la usiamo una volta sola e poi la buttiamo, 
soffocando i mari e tutti gli animali che ci vivono. 

Ma i governi di tutto il mondo stanno per incontrarsi e potrebbero fermare la marea di plastica, 
prendendosi l’impegno epocale di ripulire gli oceani. 
La pressione pubblica ha già obbligato l’Indonesia, 

secondo più grande produttore di rifiuti plastici, a impegnarsi a ridurli del 70%! 
Ora dobbiamo fermare anche gli altri. 

Se arriveremo a un milione di firme per questo appello globale, il direttore del programma ONU per 
l’ambiente annuncerà la nostra campagna davanti a tutti i governi mondiali e lavorerà con noi per 
arrivare al divieto della plastica usa-e-getta e a far respirare di nuovo il mare. 

Ai leader mondiali:
L’inquinamento dei rifiuti plastici sta uccidendo gli oceani -- entro il 2050 conterranno più plastica che pesci. Vi chiediamo di avviare la transizione verso l’eliminazione totale della plastica usa-e-getta entro i prossimi 5 anni e di mettere in campo le politiche 
di cui gli oceani hanno bisogno per rigenerarsi.

FIRMA LA PETIZIONE QUI


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domenica 3 luglio 2016

VIDEO: Pulizia dalla Plastica negli Oceani Ocean Cleanup



Gli oceani sono ormai intasati dagli oggetti di plastica che gli esseri umani scartano e che vanno a finire in mare. Grazie alle correnti sono cinque le enormi isole di spazzatura che ingorgano le acque 
oceaniche: soltanto nel Pacifico si parla di 150milioni di tonnellate di rifiuti che in alcune zone superano la concentrazione di plankton. In tutto sono 5250 miliardi i pezzi di rifiuti che inquinano gli oceani e i mari. Fino a questo momento l'unica strada consigliata è stata quella di consumare meno plastica per non peggiorare la situazione.

Boyan Slat, nato in Olanda nel 1994, ha rovesciato la percezione del problema: CONTINUA A LEGGERE ... VIDEO: Pulizia dalla Plastica negli Oceani Ocean Cleanup

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lunedì 21 febbraio 2011

Troppo fosforo e plastica negli oceani


Troppo fosforo e plastica negli oceani






Unep: «Trasformare i rifiuti in risorse preziose»

 LIVORNO. Secondo lo "Year Book 2011 - Emeerging issues in our global environment" del Programma Onu per l'ambiente (Unep) «Le quantità considerevoli di fosforo e di plastiche scaricate negli oceani del pianeta hanno un impatto diretto sull'ambiente e mettono in luce un problema mondiale di gestione di questi rifiuti».

Il fosforo, utilizzato soprattutto come fertilizzante, viene sversato negli oceani «A causa dell'inefficacia dell'agricoltura e dell'incapacità di riciclare le acque reflue. Tali rifiuti, così come quelli di altri prodotti chimici come l'azoto e il potassio, producono una proliferazione di alghe nocive per la qualità delle acque, gli stock di pesci e il turismo. Solo negli Stati Uniti, il costo di questo inquinamento è stimato in più di 2 miliardi di dollari all'anno. A livello mondiale, arriva quindi a decine di miliardi di dollari».

I principali responsabili di questo tipo di inquinamento sono la crescita della popolazione mondiale e lo sviluppo dell'agricoltura intensiva che tra il 1950 e il 2000 hanno prodotto un aumento del 600% dell'utilizzo mondiale di fertilizzanti contenenti fosforo, azoto e potassio e l'Unep sottolinea che «La cifra dovrebbe ancora aumentare, tenuto conto dei bisogni alimentari crescenti dei Paesi in via di sviluppo».

L'altro inquietante problema messo in risalto dal rapporto dell'Unep è  l'impatto dei miliardi di frammenti di plastica di ogni dimensione che finiscono nei mari del pianeta e che «Hanno delle conseguenze dirette e indirette sula salute della fauna e l'ambiente marino».

Year Book 2011 cita una nuova ricerca secondo la quale «Questi frammenti di plastica possono assorbire una gamma di prodotti chimici tossici che si ritrovano nella catena alimentare, sono legati ai cancri ed hanno degli effetti sui processi riproduttivi degli esseri umani e della fauna». Per questo l'agenzia dell'Onu per l'ambiente sottolinea «L'importanza di mettere in atto una gestione migliore dei rifiuti nel mondo e dei modelli migliorati di consumo e produzione che permettano di evitare questi scarichi».

Il direttore dell'Unep, Achim Steiner, ha detto che «La scienza è essenziale per aiutare i governi a stabilire delle priorità di azione sulle sfide persistenti ed emergenti e queste questioni emergenti saranno al centro dei prossimi  15 mesi e della preparazione della Conferenza mondiale dell'Onu per lo sviluppo sostenibile organizzata a Rio l'anno prossimo. Il fosforo e le materie plastiche mettono in evidenza la necessità urgente di colmare le lacune scientifiche, ma anche di catalizzare una transizione mondiale verso una green economy  efficace, che permetta uno sviluppo sostenibile ed una lotta contro la povertà».

Steiner ha poi parlato degli impegni della Conferenza di Rio, che si terrà dal 14 al 16 maggio 2012, 20 anni dopo il Summit della terra a Rio de Janeiro, e 10 anni dopo il Summit mondiale sullo sviluppo sostenibile a Johannesburg: «A Rio, l'accento sarà messo sulle soluzioni e le opportunità. Che sia il fosforo, le materie plastiche od una qualunque delle sfide alle quali il mondo moderno fa fronte, ci sono manifestamente delle possibilità di produrre dei nuovi tipi di industrie più efficaci». Steiner ha concluso chiedendo la messa in opera di «Una gestione più intelligente, per trasformare i rifiuti, e i loro impatti sull'ambiente e la salute, in risorse preziose».

www.greenreport.it

leggi anche http://cipiri6.blogspot.it/2012/03/isola-di-plastica.html
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